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venerdì 8 maggio 2015

TOP 15 CLASSICI DISNEY - FINALE

Eccoci arrivata alla fine di un lungo excursus sui classici Disney durato ben cinque settimane. Spero che questa serie di articoli v’abbia garbato perché penso di realizzare in futuro altre classifiche inerenti a temi vari ed eventuali, magari qualcosina sui cinecomics (SPOILER!!!).
Prima di passare ai cinque classici di cui vorrei parlare oggi però ci terrei a precisare ancora una volta che la scelta delle posizioni e l’analisi dei titoli sono solamente opinioni personali. Inoltre sappiate che, arrivati a questo punto, tutti i film analizzati rasentano la perfezione, e forse qualcuno la raggiunge, quindi la differenza tra due posizioni limitrofe è davvero ridicola. Ipoteticamente avrei anche potuto capovolgere questa TOP 5 senza stravolgere il senso della classifica, per cui se ho deciso di mettere un film al quarto posto e un altro al terzo è solo per quel piccolo dettaglio che me l’ha fatto apprezzare di più. Finiti i convenevoli addentriamoci per l’ultima volta nel fantastico mondo dei cartoni animati targati Disney.


5° POSIZIONE: Aladdin (1992)
Si vola a bordo del tappeto magico muto più espressivo della storia del cinema fino nell’antico mondo incantato tratto da “Le Mille e una Notte”. L’atmosfera orientaleggiante è indubbiamente una delle più riuscite: ogni nota usata come sottofondo, ogni punta arricciolata delle calzature tipiche richiama il mondo arabo. Anche i protagonisti vengono resi attraverso una tonalità di colore più scura per la pelle e ciò rappresenta una novità eccezionale, Jasmine, protagonista femminile, infatti è la prima principessa Disney a non essere raffigurata con la pelle candida, come era stato per Biancaneve, Cenerentola e Ariel.
La più grande novità introdotta è forse però la comicità del Genio (doppiato in originale da un neo speaker Robin Williams e in italiano da Gigi Proietti). Irriverente, logorroico e dissacrante. Impossibile non amarlo. Attraverso questa spalla comica inoltre viene introdotta una forte vena citazionista che diverrà poi uno dei marchi di fabbrica della Disney del nuovo millennio.
La storia d’amore tra Aladdin e la principessa Jasmine è sì interessante e ben costruita, ma a tratti pecca di poca originalità, nelle meccaniche della relazione sembra già vista. Il cattivo invece merita un plauso particolare; Jafar infatti è un diabolico stratega senza scrupoli, uno dei più amati personaggi dell’animazione statunitense.
Ottime, evocative e decisamente azzeccate nell’ambientazione orientale le musiche (su tutte “A Whole New World”), anche se decisamente non all’altezza di quelle del film alla prossimo posizione.


4° POSIZIONE: Il Re Leone (1994)
Uno dei titoli giustamente più amati di sempre. Un tuffo nella savana, nel mondo degli animali selvaggi in cui alla legge del più forte è associata anche un’organizzazione gerarchica della società che vede al potere il re leone. Paesaggi mozzafiato, scene ampie e corali dal taglio cinematografico come la sequenza d’apertura (“Azibegna”, la più bella Africa in libertà), quella del battesimo di Simba o la tragica morte di Mufasa. Ottima trasposizione animata dell’Amleto di Shakespeare e buone anche le altre citazioni alle opere del misterioso autore anglosassone. La storia non è però il punto forte di questo film, sembra a tratti un pretesto per l’introduzione di personaggi indimenticabili e la giustificazione di canzoni meravigliose; per cui un pretesto più che giustificato. I personaggi, sia quelli principali che secondari, sono tutti fantastici, ben caratterizzati, colorati e simpatici fin da subito. Timon e Pumba storiche e insostituibili spalle comiche. Rafiki; non serve aggiungere altro. Se dovessi però indicare la vera eccezione della pellicola direi sicuramente le musiche, composte dal sempreverde Hans Zimmer, e le scene a queste correlate: “Voglio Diventar Presto un Re”, “Hakuna Matata”, “Can You Feel The Love Tonight” e soprattutto “Il Cerchio della Vita”, epicità pura.
Un film attraverso cui da piccolo ho assimilato il concetto di morte. Quante lacrime versate su quella cassetta. Peccato che tutte le sfaccettature del capolavoro indiscusso abbiano preso vagamente ispirazione da “Kimba, il Leone Bianco” del celebre mangaka Osamu Tetzuka. Peccato.


3° POSIZIONE: Mulan (1998)
La Cina, il paese più popoloso al mondo, in tutto il suo splendore: tradizioni, folklore, architetture inimitabili e paesaggi diversificati. Viene però puntato il dito anche contro la chiusura mentale, la divisione in classi sociali e soprattutto contro la forte misoginia che regna sovrana. Un film che rilancia la figura della donna in una chiave molto moderna e aiuta i bambini a sviluppare un’idea di uguaglianza tra sessi che porteranno con loro per il resto della vita. Un insegnamento molto prezioso e profondo.
Il tratto del disegno richiama gli ideogrammi e i disegni tipici cinesi, i personaggi risultano ironici e simpatici, soprattutto i tre soldati caratterizzati. Mushu esilarante quasi come il Genio (peccato per la voce della mooseca), Cri Kee e il cavallo riescono a far ridere senza parlare, dote di pochi. Villain perfido, minaccioso, silenzioso e astuto, uno dei migliori di sempre.
I protagonisti della Disney troppo spesso vengono relegati a collante di altre situazioni comiche o di insegnamenti poco interessanti, Mulan invece si impone come figura centrale e portante dell’intero film. Cosa rimarrebbe a questo prodotto se gli venisse tolta l’eroina con gli occhi a mandorla? Poco, quasi nulla. Mulan è il centro indiscusso dell’opera e infatti, quando viene allontanata per un lasso di tempo breve a causa del suo sesso, la situazione precipita rapidamente. Personalità dirompente. Fantastica.
Il film si compone di molte sequenze azzeccate e ispirate, ma tre di queste emergono decisamente sulle altre sottolineando la qualità del prodotto: l’addestramento sulle note di “Farò di Te un Uomo” che carica in maniera indescrivibile lo spettatore, a prescindere dalla sua età, la valanga provocata dalla strategia di Fa Mulan e lo scontro finale tra i fuochi d’artificio con annessa citazione epica al nostro caro cavaliere oscuro.
Peccato per una lentezza a tratti eccessiva in alcuni frangenti, come ad esempio all’inizio, ma comunque eccezionale.



2° POSIZIONE: Le Follie Dell’Imperatore (2001)
Il primo film analizzato nelle prime Recensioni dellaSettimana, già storia di questo blog secolare. Cosa aggiungere allora a ciò che avevo già detto riguardo questo titolo quasi due mesi fa? Potrei elogiare Kronk in quanto spalla comica non-sense più riuscita di sempre, potrei sottolineare la maturità del prodotto, privo di morali banali ed edulcorate (se non nel finale), potrei ribadire l’ondata di novità portata da Kuzco, cinico e spietato protagonista che stravolge totalmente i canoni classici, potrei cominciare a citare le battute più divertenti del film ma finirei per riportare qui tutta la sceneggiatura e ciò allungherebbe un po’ troppo questo articolo, potrei ricordare tutte le comparse che aiutano a sostenere una pellicola che si presenta senza molte pretese ma che vola altissimo, potrei ribadire la scena con i giaguari nella giungla, quella del ponte o quella dell’inseguimento finale condito da esilaranti trasformazioni (l’uomo-mucca su tutte).
Potrei, sì, ma non credo ce ne sia bisogno. Mi limito solo a dire Capolavoro.


1° POSIZIONE: Hercules (1997)
Come superare il Capolavoro con la C maiuscola? Semplice, con la Perfezione, anche questa con la lettera maiuscola ovviamente. Sarà a causa del mio debole per l’epica e la mitologia greca, ma obiettivamente non riesco a trovare difetti in questo film. Tutti gli ingredienti che in passato avevano garantito alla Disney i grandi successi che conosciamo vengono ripresi, ingigantiti con intelligenza e mescolati abilmente per creare IL film d’animazione americana per eccellenza.
A partire dal protagonista tutti i personaggi, principali e secondari sono caratterizzati alla perfezione magari attraverso pochi dettagli esteriori o volatili battute fugaci. Phil (cioè dai, il nostro amato Presidente della Repubblica Giancarlo Magalli che doppia un satiro tozzo ma abile nell’addestrare gli eroi deve essere l’epicità fatta personaggio), Pena e Panico, Pegaso. Tutti meravigliosi. Un discorso a parte va fatto per Ade, allo stesso tempo esilarante e diabolico, ridicolo e minaccioso. “Chi mi ha spento i capelli?”. Semplicemente il miglior cattivo Disney e uno dei migliori della storia del cinema, sicuramente tra i più iconici.
Altro grande punto a favore di Hercules è la trama, stavolta davvero interessante, coinvolgente, movimentata e ricca di colpi di scena: prima le origini dell’eroe, poi l’adolescenza con gli allenamenti, il time skip, le fatiche, la gigantomachia, la storia d’amore e il successo. Densità unica per i film Disney che in passato ci avevano abituato a film molto più vuoti, anche se altrettanto godibili (Robin Hood, La Spada nella Roccia, Il Libro della Giungla, ecc…). Le musiche si rivelano tutte ispirate, ma le canzoni delle muse, utili alla narrazione, si presentano come una scelta azzeccata e memorabile.
Epicità in ogni singolo frame. Con la triste sensazione che un film d’animazione d’intrattenimento così perfettamente bilanciato e completo non vedrà la luce ancora per molti anni.


Dopo aver analizzato, magari molto poco oggettivamente, venticinque film (uff, che fatica!) direi che per i classici è tutto. E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con le mie scelte e i miei giudizi? Ma soprattutto: qual è il vostro classico preferito in assoluto? E la vostra TOP 5? Ditelo con un commento qui sotto o nei social. A presto con una nuova classifica.

Lunga vita alla Disney, creatrice di storie magiche e sogni senza tempo.

mercoledì 8 aprile 2015

TOP 15 CLASSICI DISNEY PARTE 1

Dopo aver scelto il topic di questa nuova serie di articoli ho cercato di selezionare i cinque migliori classici Disney. Andando però ad eliminare quelli oggettivamente scadenti, quelli inutili e quelli che, per gusti personali, non ritengo all’altezza dei grandi capolavori della casa di produzione californiana, non sono riuscito a restringere il campo a meno di quindici titoli. Ho deciso quindi di dividere questa classifica in tre parti, in ognuna delle quali prenderò in considerazione cinque film, partendo dall’ultima posizione.
Ovviamente premetto che le opinioni espresse sono del tutto personali, per cui non rammaricatevi, non disperate se il vostro classico preferito non rientra nelle prime posizioni o addirittura non compare affatto nella classifica da me stilata. Per classici Disney, se qualcuno non lo sapesse, si intende il filone di film d’animazione principali; quelli usciti al cinema sostanzialmente. Saranno quindi esclusi dalla classifica tutti i seguiti o comunque i film secondari del grande Walt. Per ulteriori informazioni vi rimando all’elenco ufficiale.



15° POSIZIONE: BIANCANEVE E I SETTE NANI (1937)
Primo lungometraggio animato Disney che ha gettato le basi per il filone di cartoni basato sulle fiabe popolari. Film che introduce tutti i punti cardini dell’animazione classica. l’ambientazione incantata riprende il dualismo città-campagna molto caro all’Ottocento, l’animazione risente degli anni che ha ma per l’epoca fece inneggiare a ragione al capolavoro. Vengono introdotti alcuni stereotipi di personaggi classici come la candida principessa dal cuore puro, la matrigna usurpatrice e perfida (molti bambini ancora oggi tremano durante la scena della trasformazione), il cacciatore scorbutico ma dall’animo gentile, lo specchio e il principe azzurro. Con gli anni l’interesse per queste figure è andato scemando, fino ad arrivare alla totale parodia nei primi due capitoli della saga dell’orco verde firmata Dreamworks. Nonostante Biancaneve presenti molti limiti tecnici, nella trama e nello sviluppo dei personaggi, ovviamente accentuati dall’età, gli va riconosciuto il merito di aver contribuito alla nascita e allo sviluppo del genere e soprattutto di aver introdotto i Sette Nani: icone immortali della Disney, ancora oggi presenti su gadget e t-shirt. Maestria rara nella caratterizzazione attraverso i nomi e poche battute ricorrenti. Memorabili.



14° POSIZIONE: BIG HERO 6 (2014)
Dopo il primo classico passiamo all’ultimo, quello uscito nelle sale lo scorso Dicembre. Dopo qualche pellicola meno ispirata poiché basata ancora sugli inflazionati canoni classici di cui sopra, lo studio decide di sperimentare prendendo un fumetto semisconosciuto della Marvel ed estrapolandone un film d’animazione. Il risultato è ottimo; si ritrova la freschezza nei personaggi e nell’ambientazione, la novità che aveva caratterizzato i film del rinascimento Disney nei primi anni ’90.
La storia, ambientata in una moderna San Fransokyo (connubio giappo-americano), risulta molto profonda, andando a toccare temi importanti come morte, senso della vita, progresso tecnologico e bene comune. Il design dei personaggi è particolare, poco realistico ma adatto ad un cinecomic animato. Alcune scene suggestive, come quella del primo volo, rendono la pellicola uno spettacolo per gli occhi. I richiami all’ingegneria avvicinano i bambini ad un mondo più impegnato e contemporaneamente alleggeriscono l’argomento agli occhi degli adulti. I due pilastri su cui fonda il film sono però Baymax e il villain. Il primo funziona egregiamente come spalla comica ed è al centro di tutte le scene chiave del film, il secondo invece tiene in piedi l’intera trama risultando misterioso, accattivante e perfettamente caratterizzato. Colpo di scena finale intuibile ma azzeccato. Ottimo prodotto d’intrattenimento per tutta la famiglia.


13° POSIZIONE: DUMBO (1941)
Capolavoro Disney nato come disperata manovra commerciale volta a ripianare i debiti pregressi della casa di produzione. La storia ripercorre sostanzialmente le peripezie di un elefantino separato della madre. La grande novità del film sta nell’introduzione della disabilità; la particolarità di Dumbo è infatti quella di avere delle orecchie enormi, decisamente fuori dall’ordinario. Inizialmente questa diversità fisica del protagonista viene vissuta come un problema, un motivo di isolamento dai suoi simili. Con lo sviluppo della trama invece l’elefantino impara a superare le differenze esteriori e addirittura a valorizzarle per potersi elevare al di sopra della massa. Grande insegnamento racchiuso in un film destinato ai più piccoli ma godibile anche con uno sguardo più maturo. Ottime musiche (“Quando Ho Visto un Elefante Volar” su tutte) al servizio di un ottimo prodotto. Un plauso alla scena psichedelica legata all’ubriacatura di Dumbo e del piccolo topo Timoteo: semplicemente arte visiva.



12° POSIZIONE: KODA, FRATELLO ORSO (2003)
Uno dei migliori classici degli anni 2000, caratterizzati da molti bassi e troppi pochi alti. Disney incontra le tradizioni nordiche, le leggende peruviane, incontra l’amore per la natura. Una storia di vendetta, mitologia e animali totem, ma anche di amicizia, fratellanza e rispetto del mondo animale. Anche gli animali selvaggi hanno una loro storia, una loro dignità, e questo film gliela restituisce appieno.
L’atmosfera che si assapora è molto lontana dal canone disneyano; le ambientazioni sono assai ispirate, poetiche, meravigliosamente evocative. Le musiche di Phil Collins, di nuovo al lavoro con il marchio di Topolino, si armonizzano alla perfezione con i paesaggi alaskani. Freddo sulla pelle, calore nel cuore.
Alcune scene commoventi, come la morte del fratello di Kenai o il finale, ed altre visivamente incredibili, come l’aurora boreale e le trasformazioni del protagonista, impreziosiscono un capolavoro a volte sottovalutato. La forza della Natura che accresce l’uomo.



11° POSIZIONE: GLI ARISTOGATTI (1970)
Come si dice, quando il topo non c’è i gatti ballano… credo.
 In questo caso è così perché a quattro anni dalla dipartita del grande Walt, padre di Topolino, lo studio riesce finalmente a produrre il lungometraggio con protagonisti dei gatti, animali tanto odiati dal nonno dei cartoni, e il risultato è una pietra miliare della storia dell’animazione.
La scelta di partenza è quella di mantenere uno stile musicale unico per tutto il film, ossia il jazz. Molti dei simpatici animali che popolano questa pellicola sono infatti collegati a tale genere. Anche il tratto sporco con cui sono caratterizzati i personaggi richiama i suoni discordati e bizzarri tipici della musica jazz.
La storia segue l’epopea di quattro gattini costretti ad affrontare la dura vita di strada per poter tornare a casa dalla loro facoltosa e anziana padrona, in procinto di definire il proprio testamento.
Una sfilata di personaggi sui generis e indimenticabili sulle note di musiche curate e coinvolgenti. Anche il meno importante risulta caratterizzato alla perfezione da dettagli esteriori specifici e da poche, ma taglienti e intelligentemente divertenti battute. Duchessa, Romeo, il maggiordomo Edgar, i jazzisti, i gattini, Napoleone e Lafayette, Guendalina e Adelina, lo zio Reginaldo, tutti indimenticabili, protagonisti di sketch esilaranti. Film coinvolgente e divertente. Imperdibile per coloro che sentono la musica scorrere nelle loro vene.

giovedì 22 dicembre 2016

TOP 15 FILM 2016 - PRIMA PARTE

Stilare una classifica è sempre complicato. Vorresti non dover scegliere. Parti con l’idea di fare una Top 10 e finisci con trenta film di cui devi assolutamente parlare, perché da quando non ci sono più le recensioni della settimana un po’ ti manca anche quella voglia di parlare a vanvera di ogni film che vedi, come se fossimo seduti i venerdì sera al pub. Ho detto venerdì, una volta dicevo sabato. Sto diventando vecchio.
Tagliando qua e là comunque sono riuscito a raggiungere una cifra ragionevole. Quindici film per divertirsi, crescere, sognare e nell’oscurità incatenarli. Quindici film per riassumere un anno poco interessante, poco innovativo, poco memorabile, ma pieno zeppo di pellicole passate in sordina da recuperare assolutamente.

Ma quali sono i criteri di questa classifica? Innanzitutto i film presenti nella lista devono essere arrivati sui nostri schermi nel corso dell’anno solare. Troverete quindi anche film prodotti nel 2015 o addirittura nel 2014, ma giunti da noi solo con un periodo di incubazione mediamente troppo lungo. Detto questo, vi ricordo che tutti i pareri espressi sono strettamente personali e che potreste anche non trovare i vostri film preferiti del 2016, semplicemente perché potrei averne preferiti altri o perché non ho avuto occasione di vederli. Per ovviare a ciò vi lascio consultare la LISTA COMPLETA dei film tra i quali ho compiuto le mie scelte. Che il flame abbia inizio!



15 - La Pazza Gioia
Paolo Virzì torna nella sua territorialità e abbandona il ricercato film di genere per dedicarsi al capitale umano più intimo. Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti sono due donne ugualmente inadatte che nascondono la loro sconclusionata natura sotto spoglie differenti. Da una parte lo sfarzo e l’esagerazione dei modi e delle immagini, dall’altra la trasandatezza di chi non ha più nulla. L’incontro di queste due personalità sfocerà in un road movie atipico, poco adrenalinico e molto personale che scava nella vita delle due, alla ricerca di una soluzione ai mali di chi non riesce a vivere come gli altri. La Pazza Gioia è un film semplice che nasconde un doppio fondo, che si interroga sul senso dell’alienazione in una società così differenziata eppure così costretta dagli stessi stereotipi.
Virzì riesce ancora una volta a girare con leggerezza e pulizia, muovendo lo spettatore alla riflessione tra lacrime e risate.


14 - Il Piccolo Principe
Il Piccolo Principe siamo tutti noi che lo leggevamo da bambini. Siamo cresciuti con questo mito della purezza, della gioia e dell’amore per poi scontrarci con una realtà differente. Cupa, violenta, ingiusta. Nella realtà che lentamente muore, Mark Osburne, già regista del primo e apprezzato Kung Fu Panda, ambienta una rivisitazione particolare del libro di Antoine de Saint-Exupéry. La protagonista, una bambina sveglia, vivace e allegra, si ritrova schiacciata dalle esigenze della società le impone attraverso la figura gravosa della madre. Solo l’incontro con l’aviatore farà breccia nell’involucro fittizio delle relazioni formali e mostrerà alla bambina il vero senso dei legami attraverso la narrazione della storia del Piccolo Principe.
Un film alternativo, caratterizzato da un uso intelligente e originale della materia prima da cui prende spunto. Portatore di un messaggio sempre attuale e probabilmente mai davvero raccolto da chi distrattamente passa da questa Terra. Un’opera che saprà colpire chi ha voglia e necessità di essere colpito ancora dalla voglia di credere in un mondo migliore.


13 - Fuocoammare
Fuocoammare è stata una significativa esperienza metaforica dietro le maschere della colpevolezza che ogni giorno cerchiamo di affibbiare a qualcuno che non siamo noi. Immagini potenti, precise e pulite al servizio di un ritorno alla coscienza sociale.
Rosi firma un docufilm di pregevole fattura andando a ripescare i defunti del Mar Mediterraneo nella situazione critica a cui è relegata l’isola di Lampedusa. Sbarchi, morti, ricerche notturne e soprattutto solitudine. È il suono della solitudine quel silenzio ingombrante che pervade la pellicola e che vuole dimostrarci quanto il reale sia lontano dal racconto che se ne fa, quanto le nostre battaglie quotidiane all’insegna del nazionalismo siano grida ai mulini a vento.
Per sua stessa natura, questo film mostra delle lacune rispetto ad altri titoli presenti in classifica, ma il valore sociale dell’opera colma i vuoti e rende Fuocoammare un manifesto crudo di questi ultimi anni. La pellicola era stata inoltre proposta da una commissione qualificata per rappresentare l’Italia alla prossima cerimonia degli Oscar, ma è stata esclusa pochi giorni fa. Un peccato se si pensa al rumore che avrebbe potuto provocare a Los Angeles. Resta uno dei nostri lavori più riusciti del 2016.


12 - Zootropolis
Finalmente un classico Disney non Natalizio che si discosta dagli stereotipi che ormai la casa di produzione ha deciso di seguire negli ultimi anni. Non siamo più in un mondo fatato, non ci sono principesse né canzoni inutili ai fini della trama. Il film di Howard e Moore è un vero e proprio poliziesco che nasconde un profondo messaggio sulla diversità.
Zootropolis è una città complessa, diversificata e problematica. La coesione tra prede e predatori non è in realtà facile come poteva sembrare dalla copertina e una divisione in quattro parti della zona metropolitana mostra una tangibile distanza tra le parti. Il film Disney, ricolmo di citazioni più alte, è un prodotto destinato ad un pubblico più riflessivo di quello infantile e gioca, mascherando i personaggi di animali antropomorfi, ad ipotizzare un futuro di coesistenza globale, si libertà e uguaglianza. Siamo già quel mondo, lo diventeremo o abbiamo già smesso di esserlo? Basta una scintilla per riaccendere l’odio della diversità esteriore e gettare un mondo nel caos.
Zootropolis vince la scommessa di puntare su una trama matura, senza rinunciare alle risate facili di un pubblico più giovane. Un film così ben realizzato che potrebbe rimettere in discussione la già discussa Top 15 Classici Disney.
Per approfondire: Top Classici Disney


11 - Café Society
Woody Allen è leggenda. A ottant’anni il maestro del cinema nevrotico riesce ancora a stupire per la cura, l’ironia e stavolta anche e soprattutto per il messaggio che Jesse Eisenberg e Kristen Stewart provano a trasmettere nel corso di una lunga e impossibile storia d’amore. Un viaggio tra le due coste, tra il cinema e la letteratura degli anni ’30, per rivivere una storia di ambizioni, sfarzi e sogni infranti.
Bobby è un giovane e puro ragazzo di New York che incontrerà negli occhi di Vonnie lo specchio dei suoi desideri, ma la lontana Los Angeles avrà già intaccato l’anima della ragazza e il mondo dell’apparenza e dell’apparizione sta per prendere anche lo sprovveduto Bobby. Café Society è un complesso modo di rapportarsi alla classe a cui vorremmo appartenere e per la quale dobbiamo sacrificare qualcosa. Stare in questo mondo vuol dire scegliere e scegliere è un po’ morire. Uccidere noi stessi è lo scotto da pagare per restare vivi.
Un’opera malinconica e dal sapore nostalgico che parla dei favolosi anni del jazz per parlare di noi e delle nostre debolezze, di dove porta rinunciare ad andare con l’idea.



lunedì 20 aprile 2015

TOP 5 CLASSICI DISNEY SOTTOVALUTATI

Mentre stilavo la classifica dei migliori classici Disney all time ho notato che alcuni di questi hanno ottenuto nel tempo valutazioni discrete, o talvolta appena sufficienti, che però, a mio parere, non rispecchiano il vero valore dei titoli in questione. Per questo motivo, e per aumentare l’hype relativo alla prima parte della classifica principale, ho deciso di stilare una top 5 dei classici più sottovalutati.



5° POSIZIONE: BASIL L’INVESTIGATOPO (1986)
Il periodo nero della Disney. Se vale il detto “non è tutto oro quel che luccica”, vale anche l’opposto. Come non si potrebbe provare interesse e simpatia per un topo che vive sotto l’alloggio 221B di Baker Street a Londra? La traslazione delle storie di Sherlock in un universo parallelo popolato da topi antropomorfi è davvero ben riuscita. Basil rappresenta il primo vero giallo animato per la casa di produzione americana che riesce a mantenere nella trasposizione cinematografica lo spirito tipico delle opere di Arthur Conan Doyle. Basil estremamente intelligente, ma poco sensibile (almeno apparentemente) ed eccessivamente sicuro dei suoi mezzi, Rattigan cattivo d’eccezione che riprende la genialità meschina e subdola del famoso professor Moriarty.
Trama purtroppo a tratti troppo semplificata e sbrigativa; comparto tecnico sottotono. Tre scene però sostengono tutto il film: il rapimento traumatico dell’inventore all’inizio, la fuga di Basil e Topson dall’ingegnosa trappola e l’indimenticabile duello finale tra il protagonista e un Rattigan indemoniato e traumatizzante (per noi poveri bimbi) sul Big Ben che sovrasta l’intera città di Londra.
Film purtroppo sottovalutato. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.



4° POSIZIONE: ATLANTIS - L’IMPERO PERDUTO (2001)
Miti e Leggende. La vita dell’uomo è da sempre resa più interessante da storie fantastiche e dense di mistero. Quando queste incontrano l’animazione classica americana nasce Atlantis. Il protagonista, con il sogno del nonno esploratore negli occhi, parte alla scoperta della città sottomarina accompagnato da un gruppo di personaggi sui generis la cui caratterizzazione troppo spesso eccede nella caricatura e l’eccessiva densità di dettagli toglie loro l’aria di macchiette che avrebbero dovuto avere secondo il progetto del film. Milo invece è perfetto, caparbio e insicuro, intelligente e ingenuo, uno dei migliori personaggi Disney di sempre. 
La trama ruota attorno al voltagabbana del gruppo di esploratori che accompagnano il giovane protagonista. Chi sono gli amici? Chi sono i nemici? “Pocahontas”, “La Strada Per El Dorado” e i romanzi di Jules Verne vengono mescolati per creare un’ambientazione evocativa e surreale che rende il film vecchio ma nuovo, innovativo solo in parte. Le scene legate a Kida sono meravigliosamente vive e visivamente fantastiche. Interessante la mitologia della popolazione di Atlantide. Da vedere e rivedere lo scontro finale con i protagonisti positivi a bordo di moto-pesci steampunk.



3° POSIZIONE: BIANCA E BERNIE NELLA TERRA DEI CANGURI (1990)
Raramente la Disney inserisce i sequel dei classici nella stessa sezione, ma l’eccezione fatta per “The Rescuers Down Under” è ben giustificata. Se il primo capitolo era stato un flop sia commerciale che qualitativo e aveva ammorbato una generazione di bambini con una lentezza soporifera e con dei personaggi piatti e noiosi, il secondo rilancia l’intero franchise riprendendo i pochi elementi positivi e affiancandone a questi altri molto validi e interessanti. L’Australia funziona perfettamente come ambientazione per un film incentrato sull’azione, la storia avventurosa coinvolge ed appassiona e il cattivo memorabile ricorda per atteggiamenti e minacciosità quello che sarebbe poi stato Clayton per Tarzan qualche anno dopo. Bianca e Bernie confermano di essere personaggi simpatici, ma di non saper reggere un intero film da soli; per questo vengono affiancati da Cody, ragazzo locale che vive a contatto con la natura e che i due topini dovranno salvare dal malvagio bracconiere. L’avventura è però la vera protagonista della pellicola. Si respira un’aria fresca, nuova e libera immersi nella natura unica ed inimitabile presente in Oceania. Buone le musiche. Standing ovation per la scena del volo sull’aquila. Spettacolo.



2° POSIZIONE: LILO E STITCH (2002)
Agli inizi degli anni 2000 la Disney era in una fase di cambiamento e rischiava di sfornare prodotti di transizione ambientati in location già viste e quindi poco ispirati. Rischiava di ripetersi cercando di forzare la mano su filoni già ampiamente sfruttati. Il nuovo studio situato in Florida, precisamente ad Orlando, dimostrò invece che la vena creativa di Topolino e soci era tutt’altro che esaurita fondendo il filone fantascientifico, mai davvero sfruttato a fondo dal vecchio Walt, e le Hawaii. Connubio quantomeno bizzarro che, a dispetto della aspettative, funziona soprattutto grazie ad un’ambientazione fresca e accattivante, a disegni sporchi e folkloristici e a musiche perfette tra cui Elvis e l’indimenticabile “He Mele No Lilo”. Sfondi ad acquarello che sembrano quadri di Gauguin.
I personaggi, sia gli umani che gli alieni, ispirano simpatia a prima vista, sono ben caratterizzati e subito riconoscibili. Tra questi però spicca la dolcissima e problematica Lilo. Stitch è fantastico e sarebbe perfetto se non fosse per il marketing sfrenato che è stato creato attorno alla sua figura e che ha in parte oscurato la bellezza del film stesso. 
Finale più maturo di quanto ci si potrebbe aspettare; rapporto Lilo-Nani commovente, toccante e realistico. Un plauso enorme alla serie tv animata tratta dal film.



1° POSIZIONE: IL PIANETA DEL TESORO (2002)
Rivisitazione in chiave steampunk-futuristica de “L’Isola del Tesoro” di Stevenson. Il giovane Jim Hawkins trova una sfera dorata contenente la mappa per il tesoro di Flynn e decide di salpare alla volta del Pianeta indicato dalla mappa stessa. Jimbo personaggio perfetto, con gli stessi pregi di Milo di “Atlantis”, ma con l’aggiunta di incertezza e insoddisfazione che immortalano realisticamente le difficoltà dell’adolescenza; quel momento della vita che tutti passano in cui ci si sente fuoriposto, inadeguati rispetto al mondo che ci circonda. Long John Silver enigmatico, accattivante e, a dispetto dell’aspetto fisico, molto realistico come personaggio. L’allontanamento dal mondo reale ha permesso di ottenere in maniera inaspettata il risultato opposto, ossia il realismo nelle azioni, nei pensieri e nei comportamenti dei protagonisti. 
Lo spazio sconfinato fa da sfondo alle avventure di questo improbabile equipaggio. L’ambientazione risulta accattivante, ispirata e perfettamente amalgamata con lo spirito e la trama dell’opera letteraria a cui si rifà la pellicola. Lo spazioporto sulla Luna e la traslazione dall’ “Isola” al “Pianeta” sono due perle che risplendono in una sceneggiatura già ottima. Musiche azzeccate (“Ci Sono Anch’Io”, cantata in Italiano da Max Pezzali). Rispetto della trama e dello stile avventuroso di Stevenson; sarà un piacere per gli appassionati del libro scoprire come sono stati riadattati molti particolari del libro. Finale coinvolgente, frenetico ed entusiasmante. Un ottimo classico che merita più rispetto e attenzione rispetto a quelli che ha attualmente. 

mercoledì 15 aprile 2015

TOP 15 CLASSICI DISNEY PARTE 2


10° POSIZIONE: LA SPADA NELLA ROCCIA (1963)
Ultimo classico uscito nelle sale prima della morte di Walt, penultimo realizzato sotto la sua supervisione. La Disney incontra l’epica cavalleresca attraverso la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 1938. Il risultato è un film caratterizzato soprattutto da un’atmosfera ispiratissima che rimanda in maniera perfetta al mondo medievale. Architetture, giochi, giostre, cavalieri, maghi, dame e scudieri. Lo spirito è lo stesso che contraddistingue opere osannate come “La Morte di Artù” di Sir Thomas Malory, ma anche altre minori e sottovalutate come “I Cavalieri della Tavola Rotonda” di Mino Milani. Associata a questa componente storico - letteraria risalta la dissacrante comicità, talvolta surreale, che pervade ogni scena. Personaggi nati come spalle comiche, come mago Merlino e il gufo Anacleto, sono diventati poi i cardini della pellicola. Le musiche dei fratelli Sherman, per la prima volta a lavoro con la Disney, si armonizzano perfettamente con l’ambientazione catapultando lo spettatore in un mondo antico e nuovo, magico e fantastico. Epica ed esilarante la scena del duello tra Merlino e Maga Magò. Forse solo la narrazione risulta un gradino sotto tutte le altre componenti del film. Uno dei classici più ispirati.


9° POSIZIONE: LA BELLA E LA BESTIA (1991)
Finalmente l’Academy si accorge della validità assoluta dei prodotti Disney successivi a “La Sirenetta” e decide di candidare “La Bella e La Bestia” come miglior film agli Oscar; scelta quanto mai azzeccata.
In alcune meccaniche strutturali la pellicola si rivela rivoluzionaria: l’amore viene posto al centro della narrazione e non più sullo sfondo, usato solo come espediente narrativo banale o happy ending, l’eroe invece nasce come antieroe e l’aspetto bestialmente ripugnante lo porta a comportarsi come tale per buona parte del film. Il punto a favore più significativo è però l’atmosfera tardo barocca che si respira soprattutto nelle scene ambientate nel castello, quella del ballo su tutte.
La cura del dettaglio è maniacale e denota il livello elevatissimo che i classici hanno raggiunto durante il “Rinascimento Disney”. Musiche che fanno dimenticare la natura cartoonesca del film. Spalle comiche ben realizzate e decisamente divertenti. Grande classico da Oscar.


8° POSIZIONE: RALPH SPACCATUTTO (2012)
"Senzadubbiamente" il miglior classico degli ultimi dieci anni. Finalmente la Disney si evolve, smette di guardare e di ispirarsi ad un passato statico e per certi versi inflazionato e comincia a sfruttare il mondo che ci circonda, la tecnologia, e ciò funziona egregiamente. Protagonista del film è infatti il mondo video ludico che ha accompagnato l’infanzia e l’adolescenza delle ultime due generazioni. La casa di produzione, guidata dal quasi infallibile John Lasseter, scopre un citazionismo esagerato e sempre bilanciato fino a quel momento sconosciuto. Piccole chicche per pochi e camei popolari per molti. La creazione di un universo informatico interno al nostro nel quale i personaggi dei videogiochi conducono una vita simile alla nostra è un colpo di genio che ricorda parzialmente sia Toy Story (creato e diretto dallo stesso Lasseter, “coincidenze? Io non credo”) e Tron. Ogni dettaglio è studiato e introdotto nella trama in maniera encomiabile. “Ralph Spaccatutto” però non è solo questo; il citazionismo è sorretto da una trama solida e interessante che riprende a tratti Dumbo nella gestione della disabilità della dolcissima Vanellope. Finale a sorpresa che raggiunge picchi di suspance ed epicità inimmaginabili. Protagonista e villain tra i migliori mai visti in un film d’animazione. Evoluzione perfetta.


7° POSIZIONE: FANTASIA (1940)
Unica pellicola in live action presente in classifica. Esperimento coraggioso della Disney che chiama Stokovski a dirigere otto meravigliosi pezzi di classica, riprende alcune bozze di corti su cui aveva lavorato in precedenza e dà vita ad un capolavoro. Musiche alte, solenni, pure, evocative, eseguite da un’orchestra di Philadelphia in stato di grazia si fondono a corti tipici della casa di produzione californiana in maniera perfetta. Tutti i corti presi singolarmente rappresentano delle perle rare, ormai classici dell’animazione, ma, se considerati all’interno del film, tra questi spiccano nettamente l’intramontabile "Apprendista Stregone” (dal cui concept è stata tratta e rielaborata l’omonima pellicola del 2010 con Nicholas Cage) e “Una Notte Sul Monte Calvo” con le musiche di Modest Musorgskij, decisamente il mio preferito.
Un esperimento innovativo che ha portato alla nascita di un ibrido, un prodotto a metà tra lirica e animazione, un capolavoro senza tempo che andrebbe esposto in un museo. Opera d’Arte, Arte visiva pura.


6° POSIZIONE: TARZAN (1999)
Alla fine degli anni ’90 e ormai al tramonto del “Rinascimento Disney” si vola nella foresta pluviale africana per scoprire Tarzan: adattamento cinematografico animato della serie di racconti “Tarzan of the Apes”.  Rivoluzione tecnica nella realizzazione di opere d’animazione attraverso l’introduzione della computer grafica. Film che ruota attorno al concetto di diverso: l’invito è quello a superare le apparenza per scoprire che in fondo gli elementi in comune sono più delle differenze, la Natura è uguale per tutti. Altro tema fondante è infatti quello della Natura e del rispetto per questa. Molto interessante anche lo sviluppo della storia legata al rapporto tra tra il protagonista e i genitori adottivi. Personaggi ben caratterizzati e graficamente accattivanti, comicità dosata in maniera intelligente, trama già vista ma pur sempre funzionale, senza tempo. Un plauso al villain Clayton che, seppur presentatoci senza mostrare passato e aspirazioni del personaggio, risulta scaltro e minaccioso, perfido e accattivante.
Le musiche di Phil Collins, che ha voluto cantare anche l’ottima versione italiana dei pezzi principali per l’edizione nostrana, suggellano il capolavoro. Indimenticabili la scena del time skip (“Son of Man”) e quella del confronto tra Tarzan e la madre Kala. "You'll Be in My Heart" un gradino sopra le altre. Poesia, avventura, amore, Natura. Tutto.

mercoledì 2 settembre 2015

TOP 15 SERIE ANIMATE DISNEY - FINALE

Eccoci arrivati all’ultima parte della nostalgica classifica incentrata sulle migliori serie TV animate targate Disney. Quelle con cui siamo cresciuti, che ci hanno formato e informato sul mondo. Quelle serie che ci svegliavano meglio la mattina o che ci tenevano compagnia nei pomeriggi autunnali di pioggia, quando non si poteva far altro che stare a casa. Le serie di cui ancora oggi ricordiamo sigle, personaggi ed episodi storici. Un pezzo di noi.


5° POSIZIONE: Cip Ciop - Agenti Speciali (1989)
Ricordate Cip e Ciop, i due fastidiosi scoiattoli che da sempre rovinano i momenti di tranquillità sull’amaca del malcapitato Paperino? Ecco, prendete quei personaggio, rendeteli più umani e vestiteli da novelli Sherlock e Holmes. Avrete così ottenuto il giallo Disney più divertente, appassionante e variegato. I due protagonisti, affiancati da altri tre personaggi coloratissimi e molto divertenti, formeranno una novella Misteri e Affini alla caccia di loschi malviventi. Gli elementi che ancora ricordo chiaramente di questa serie, ormai passata di moda, sono il metodo meticoloso e attento con cui i protagonisti ricercano indizi utili alla risoluzione dei casi, la frenesia degli inseguimenti, i colpi di scena e la perfetta costruzione delle storie. Una costruzione che pone sui dettagli e sulla suspance le sue fondamente. Se non ci fosse stato Scooby-Doo non ci sarebbe stata Cip e Ciop, ma senza Cip e Ciop non ci sarebbe stata Fillmore. Un’opera storica da recuperare e gustare ancora oggi. Fatelo.


4° POSIZIONE: Ricreazione (1997)
I personaggi più iconici di sempre. Il ritratto perfetto della vita di un bambino delle elementari. Ricreazione riesce a ricreare quel momento in cui tutto è più grande ma l’immaginazione di un pargolo ha la meglio sulla cattiveria del mondo, sulla routine, sulla tristezza e una semplice e ordinaria giornata di scuola può trasformarsi nell’esperienza più entusiasmante di sempre. Ciò che dimentichiamo di saper fare crescendo. La mia fanciullezza in una sola semplice serie. Meravigliosa.


3° POSIZIONE: Lilo E Stitch (2003)
L’omonimo lungometraggio animato del 2002 ha dato inizizio ad una serie di prodotti seondari legati al brand dell’esperimento 626. Tra questi spicca indubbiamente la serie animata andata in onda prima su Disney Channel e poi sulle reti Rai. Le atmosfere sono le stesse dei film: isolotto nelle Hawaii, surf, musica folkloristica, problemi familiari e molto Elvis. Ciò che di nuovo la serie introduce sono gli altri esperimenti; e per ognuno Lilo e Stitch dovranno trovare una sistemazione utile alla comunità dopo aver salvato il potenziale pericolo dalle grinfie di Gantu e dell’accanito preparatore di panini 625. La serie spinge fortemente sul lato collezionistico e sulla curiosità innata del giovane pubblico centrando perfettamente nel segno. Un esperimento più fantasioso dell’altro, una puntata migliore dell’altra. Ricordo perfettamente almeno la metà degli episodi, questo vorrà pur dire qualcosa. What Children Want!


2° POSIZIONE: Kim Possible (2002)
LA Storia del canale. Basterebbe solo questo per descrivere Kim Possible, ma parliamone ancora un po’. In realtà la serie narra di Rufus, talpa senza pelo, amante dei burritos e dei tacos, che vive nella tasca del pantalone di Ron Stoppable. È lui il vero protagonista. La talpa, non Kim, non Ron. Ma se vi interessa la storia della donzella, essa ruota attorno all’agente segreto più divertente della storia dell’animazione. Avventure ben congeniate, epiche ed esilaranti. A metà tra storie originali e parodie dei classici d’azione e di spionaggio vicini alla serie dell’agente 007. Una comicità classica ma sempre fresca e un finale di serie ( il film “Kim Possible - La Sfida Finale”) che rende giustizia all’intera produzione superando il livello medio degli episodi. Ciò che ogni serie perbene meriterebbe e che invece quasi mai viene realizzato. Il nuovo punto di riferimento per tutte le serie action nate dal 2000 ad oggi. Storico.


1° POSIZIONE: DuckTales (1987)
Prima di DackTales il mondo era diverso: il muro di Berlino era ancora in piedi, non esisteva l’Unione Europea tanto cara a Salveenee, la Disney non produceva serie originali e l’idea di creare degli spin-off con le star dei film era ancora lontana quando i responsabili della casa di produzione decisero di trasporre sul piccolo schermo la serie a fumetti DuckTales. Zio Paperone, Qui, Quo e Qua, Jet, Archimede e sporadicamente Paperino. La dinastia dei paperi alle prese con le avventure di Indiana Jones. Prima di Kim Possible fu Paperon De’ Paperoni a dettare i canoni delle serie animate Disney per quasi quindici anni. Perfetta, con l’aggiunta di una sigla storica che probabilmente rende più in italiano che in lingua originale, strano ma provare per credere. Cosa chiedere di più? Irraggiungibile.

Ora potete finalmente rilasciare tutte le lacrime trattenute. Spero che questa serie vi abbia fatto tornate, anche se per poco, un po’ bambini. Spero che tutti voi, grandi e piccini, ricordiate chiaramente la vostra infanzia. Quando non c’erano responsabilità o problemi. Quando il mondo era più colorato.
A presto con la prossima TOP/FLOP. A presto. Lacrime.


giovedì 27 dicembre 2018

TOP 10 FILM 2018

Anno ricchissimo. Punto.
Rivediamoci velocemente le regole che non si sa mai, anche se lo so che alla fine non le leggete.

-        Film usciti in sala per la prima volta dal 1 gennaio al 24 dicembre;
-        Film usciti su Netflix o sulle altre piattaforme on-demand nello stesso arco di tempo;
-        Non sono ammessi “film” di natale usciti direttamente su Youtube sul canale della Rai, prodotti da Rai2 e Rai digital, con il Pancio ed Enzuccio.

È stato un anno così ricco che avrei potuto stilare una TOP 30 senza calare di qualità. Ma sono state fatte delle scelte. Le mie. Che non sono le vostre. Quindi scanniamoci sotto nei commenti come non volessimo arrivare al 2019. Daje.



10 - Ready Player One di Steven Spielberg
Dal besteller di Ernest Cline, il nuovo ambizioso classico di Spielberg cambia forma a ritmo di musica nel regno della fantasia digitale. Il risultato è un assolo di citazioni nerd e avventura anni ’80 che abbaglia il cuore bambino e lascia dietro una scia di meraviglia. Peccato il film tenda troppo spesso a specchiarsi nel suo stesso fanservice e finisca per autolimitarsi in un canovaccio invecchiato tutt’altro che bene. Non il capolavoro annunciato, ma un’opera di cuore (nerd).
 
First time?
9 - La ballata di Buster Scruggs di Joel ed Ethan Coen
Dal cinema alla televisione; da una miniserie antologica ad un film a episodi. Cambiano gli ingredienti, ma il risultato è sempre altissimo cinema. I Coen tornano nel west per raccontare sei storie di morte e fortuna e recuperare il livello delle migliori produzioni del loro passato, dimostrando che Netflix non è solamente un mostro da demonizzare.
La collezione di storie del vecchio volume del west tocca a turno tutte le corde, per arrivare ad un finale metacinematografico semplicemente perfetto in cui gli ospiti della diligenza sono i personaggi sulla pellicola e siamo anche noi, e i cacciatori di taglie sono dei semplici funzionari e anche due angeli della morte. Corsi e ricorsi autocitazionisti si intrecciano per chiudere un’opera totale sulla natura umana.
 
Black


8 - BlacKkKlansman di Spike Lee
Il ritorno in grande stile di Spike Lee nel suo habitat naturale: la rivalsa sociale della popolazione afroamericana. Il film centra fin da subito ambientazioni anni ’70 e ritmo, riuscendo ad alternare alla perfezione il riso, la riflessione sociale e i momenti emotivamente più forti, risultando efficace oltre ogni immaginazione.

(Apro una parentesi: il film più importante dell’anno
C’è chi utilizza il mezzo per un fine più alto. E allora, oltre la qualità, va premiato anche l’impatto sociale, perché scrivere di un mondo diverso da quello che abbiamo è più facile e infinitamente meno utile del racconto per immagini. E quindi lo scorso anno la palma importanza andò a Detroit di Kathrine Bigelow. Quest’anno è il caso di premiare Spike Lee, che sarà di parte dall’altra parte, ma come racconta questa strana brutta storia americana (quasi) nessuno.
E considero chiusa la polemica tra me e il sottoscritto.
E chiudo anche una parentesi)



7 - Hostiles di Scott Cooper
Sorpresa dell’anno per un’opera tagliante e scorretta che inverte i canoni del genere western per dare nuova linfa ad un filone morente. In particolar modo la prima parte rasenta la perfezione per il suo naturale andamento aschematico che restituisce un quadro di violenza e sofferenze in cui ognuno è toccato dalla colpa del genocidio degli indiani d’America. Il dolore delle perdite di una madre sgretolata dal dolore sarà la chiave per un futuro condiviso. Grande cinema anticontemporaneo e, anche per questo, perfettamente attuale.



6 - Mirai di Mamoru Hosoda
Quale meravigliosa scoperta.
Hosoda torna ai livelli di Wolf children per raccontare il percorso di crescita di un bambino di quattro anni costretto a fare i conti con l’arrivo di una sorellina. Tra realtà e immaginazione, tra passato e futuro, il regista restituisce alla perfezione il passaggio da un naturale solipsismo al riconoscimento di  una stato superiore: essere al contempo se stessi e una parte di un altro individuo, di cui portiamo il sangue.
Raffinato, onirico e infine toccante, Hosoda intercetta la vita nel suo groviglio di fantasie.



5 - L’isola dei cani di Wes Anderson
Ogni nuovo lavoro il cinema di Wes sale di livello. Stavolta una storia di contorno diventa in realtà il centro di una rivolta nazionale per un Giappone tanto militarizzato quanto feudale e ciò porta la tipica struttura dell’autore texano a fondersi con intenzioni spiccatamente politiche.
Animazione tecnicamente eccelsa per una carrellata di opere d’arte su pellicola che rapiscono l’occhio, colpiscono il sentimento. Dopo Fantastic Mr Fox, più dissacrante - ma non disimpegnato come potrebbe apparire - Anderson riprende la stop motion come la miglior espressione della sua idea artistica fatta di simmetrie, colori accesi e movimenti di macchina a 90°.

E con questa perla termina per il 2018 la quota animata. Purtroppo ogni anni perdiamo una settimana di cinema da Natale a capodanno, proprio quando la Disney decide di rilasciare i nuovi classici. Lo scorso anno il fuori-classifica toccò a Coco, che, da un’analisi a posteriori, si sarebbe fermato ai piedi del podio. Quest’anno è la volta di Spiderman: un nuovo universo, che avrò modo di vedere solo il 27 dicembre. Mi flagello.



4 - La forma dell’acqua di Guillermo del Toro
Del Toro sguazza sorridente nel cinema (quello vero). Racconta la diversità in ogni sua forma. Tratteggia dolcezza e amore sconfinato per la settima arte. E il risultato è puro godimento sensoriale.
Il film trionfatore agli Oscar 2018 è figlio di un cinema passato e delle migliori fiabe Disney. Potrebbe bastare l’intermezzo da cinema muto in bianco e nero a portare in alto l’opera in questa personalissima classifica. Un film da guardare con gli occhi che avevamo anni fa.



3 - Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
Disarmante la maestria con cui McDonagh è in grado di alternare il dramma più crudo al riso. Nella dimensione della commedia nera si trova il perfetto equilibrio di un’opera curatissima e intelligente che intercetta come nessun’altra il carico di violenza che grava sulla società occidentale.
Una serie di personaggi sui generis ed estremamente umani è il mezzo per raccontare il percorso della violenza che nasce da un efferato omicidio e si conclude con una soluzione vuota: una dispersione che possa racchiudere in sé un nuovo inizio, oltre la sofferenza.
Tre manifesti ricalca lo stile dei Coen per arrivare dove i fratelli registi non erano mai riusciti e punge un sistema inefficace nella sua manifestazione, che è l’apice della sua criticità.
Attori straripanti e due sequenze magnifiche (scena delle scale e incendio dei manifesti) portano il film verso il cult istantaneo, un apice della commedia nera che resterà a lungo insuperato.



2 - Il sacrificio del cervo sacro di Yorghos Lanthimos
Il lavoro di Yorgos Lanthimos sulle falle della natura umana e della sua organizzazione sociale prosegue con una rivisitazione del mito di Ifigenia, protagonista di due tragedie di Euripide. Il regista greco mantiene e accentua il suo stile fortemente cinematografico per mettere lo spettatore in una condizione di difficoltà e spingerlo ad aprire una questione. Le immagini disvelano una violenza nascosta che non passa dalle parole, ma dalla messa in scena, dalle musiche, dalle inquadrature.
Il sacrificio del cervo sacro è un’esperienza superiore e complessa, difficilmente sostenibile senza una preparazione adatta. La difficoltà creata a livello linguistico si traduce gradualmente in una difficoltà concettuale sulle forme sociali e familiari.
Lanthimos si rinnova e ritorna su se stesso per dare sempre vita a qualcosa che non c’era.


1 - Dogman di Matteo Garrone
Il miglior film del 2018 è senza dubbio l’italianissimo Dogman di Matteo Garrone, rivisitazione del brutto affare del canaro della Magliana. Il canaro cinematografico non pone tanto l’attenzione sul fatto di cronaca nera, ma lo utilizza per raccontare la vita degradata degli ultimi nella periferia romana. Marcello Fonte, miglior attore a Cannes, interpreta un uomo a cui viene sottratto tutto, finanche l’umanità. E senza l’ultimo briciolo di umanità, anche la violenza più efferata può sembrare adatta al degrado del contesto.
La forza del racconto è nelle immagini più che nella trama. Garrone riversa una forza d’impatto nella sua pellicola tale da devastare lo spettatore ad ogni nuova visione. Questo cinema arriva all’istintività dell’uomo, dove giace una violenza sopita, che è la stessa che muove il canaro, ormai fantoccio della società che l’ha cullato in un rovo di spine fin dalla nascita.
L’eccellenza quest’anno è italiana; segno che il problema non sono i mezzi, ma le idee per un cinema migliore.



Siamo arrivati quindi alla conclusione. Avrei potuto parlarvi ancora di Lady Bird, opera dolce e indipendente, proprio come la sua protagonista, oppure di The disaster artist, esperimento imperdibile; di Tonya o de L’uomo che uccise don Chisciotte, di First man o del piccolo cult che è Notti magiche di Virzì, ma non lo farò, questa classifica, questo meraviglioso anno di cinema termina qui.

Sono state scelte inusuali? Forse
Sono state scelte in controtendenza? Sì
Sono state scelte un tantino hipster? MA CERTO!!!

E quindi prendete queste scelte per quelle che sono. Soggusti. Non prendetevela ammale.
Noi ci rivediamo il 30 dicembre, quando ancora non saprete cosa fare a capodanno, ma verrete finalmente a conoscenza della mia FLOP 10 2018. Che non aspettate altro, e buon inizio di fine anno (?)