domenica 30 dicembre 2018

FLOP 10 FILM 2018


I più orridi, quelli che già prima di vederli sentivo l’olezzo ma che ho visto fino in fondo anche per voi, anche per poi scrivere quest’attesissima flop 10 2018.



Allora ricapitoliamo un attimo le regole per chi se le fosse perse:

-        Film usciti in sala per la prima volta dal 1 gennaio al 24 dicembre;
-        Film usciti su Netflix o sulle altre piattaforme on-demand nello stesso arco di tempo;
-        Non sono ammessi “film” di natale usciti direttamente su Youtube sul canale della Rai, prodotti da Rai2 e Rai digital, con il Pancio ed Enzuccio.

L’altra faccia della medaglia di una clamorosa TOP 10 doveva essere una FLOP di buchi nell’acqua e cocenti delusioni. Ma andiamo spediti, che domani è un nuovo giorno anno.



10 - Batman Ninja di Junpei Mizusaki
Allora, ci stanno:

Il regista de Le bizzarre avventure di Jojo
Lo sceneggiatore di Kill la kill
Il character designer di Afro samurai

E già così mare una barzelletta. E invece le premesse potevano sembrare sensazionali, ma il risultato è un accrocco di idee tendenti al trash che tentano di avvicinare il cavaliere oscuro all’anima del Giappone feudale, fallendo alla base del progetto: Batman Ninja è uno stand alone che come film non si regge in piedi e i colpi di scena arrivano uno dopo l’altro senza nessuna logica.
Le animazioni spettacolari si sprecano e finiscono per diventare un puro esercizio di stile. Vedibile, ma anche rivedibile.



9 - Sono tornato di Luca Miniero
L’originale tedesco era una buona idea per un brutto film televisivo. Il remake italiano del rodato regista di Benvenuti al Sud invece migliora la componente cinematografica per un’opera che non riesce ad essere altrettanto efficace. Spara due tre colpi a salve, cambia il finale e crolla nel tentativo di italianizzare un problema che era invece il passatismo, che non ha colore o dimensione storica.
E Frank Matano non ci azzecca niente. Per piacere.




8 - A casa tutti bene di Gabriele Muccino
Questo film è costruito su delle fantastiche scene corali fatte di dialoghi intrecciati, piani sequenza, perfette coincidenze temporali. Una gioia per gli occhi.
Ebbasta.
Non c’è nient’altro.
Personaggi imbarazzanti, storia trita e ritrita, reazioni umane che L’ultimo bacio al confronto era uno studio sociologico accurato. Ma poi la comic relief è Massimo Ghini che ha l’alzheimer? Aspè, ve lo spiego meglio: se fai una commedia nera, pure Aigor il gobbo diventa esilarante. Se invece vuoi fare un mezzo dramma molto italiano che ammicca alla crisi, ammicca alla fine dei valori e tutti questi buoni sentimenti, non puoi in nessun modo cercare di far ridere con una malattia degenerativa. E dai, le basi proprio.


 7 - The end? l’inferno fuori di Daniele Misischia



Sosteniamo l’indie italiano, purché non si tratti di quei due scappati di casa con la chitarrina.
Però qui l’idea non basta e l’esordio cinematografico di Misischia si affloscia col passare dei minuti. Un Roja costantemente fuori parte non aiuta certo l’opera ad acquisire un ritmo degno e i pochi colpi di scena non riescono ad invertire un senso di noia e di già visto che aleggia su una pellicola dimenticabile.
Il cinema di genere è possibile, lo abbiamo dimostrato. Questo The End? L’inferno fuori si attesta semplicemente come un passaggio non riuscito appieno. E parlarne in questa classifica è un dispiacere vero.
Sosteniamo l’indie italiano.



6 - Il vegetale di Gennaro Nunziante
Favoletta contemporanea sulla famiglia, l’amicizia, la solidarietà, l’ecologia. Evvabene.
Però Nunziante ha mantenuto anche i riferimenti ai film precedenti, quelli con Zalone: e quindi caporalato, immigrazione, crisi del lavoro, situazione giovanile, corruzione. Però questo non va con quello e un film per tutti diventa un’operetta infantile con strizzate d’occhio al pubblico più impegnato.
Ah, e comunque Nunziante continua a non realizzare una messa in scena cinematografica.
Ah, e comunque Rovazzi.
Ma quello è Montalbano?



5 - Sconnessi di Christian Marazziti

Ed è come sparare sulla croce rossa, lo so.
Sono prodotti un po’ così, nati per essere futili, velleitari. E il cinema sta da un’altra parte. Però - come volevasi dimostrare - il livello della commedia popolare italiana fatica ogni anno a risollevarsi e non basta qualche trovata a invertire la rotta.
Sconnessi aveva catturato la mia attenzione per la presenza di Fabrizio Bentivoglio nel cast. E Fabrizio Bentivoglio è sempre degno d’attenzione.
Sempre, ma non qui.




4 - Animali Fantastici: i crimini di Grindelwald di David Yates
Togliete la penna di mano alla Rowling per piacere!
E quello che doveva essere il capitolo della svolta per la nuova saga diventa un filler bruttino, diretto senza grande gusto e soprattutto scritto troppo male per essere vero: buchi di trama, spiegoni, salti temporali, personaggi inutili e una narrazione che fa acqua da tutte le parti.

La saga non è morta, visti i numeri al botteghino. Ma qualcosa va fatto, e io ho una proposta, anzi tre:

-        Assumete un’equipe di esperti che tengano d’occhio la continuity
-        Lasciate Johanna al soggetto, ma avvaletevi di validi sceneggiatori e dialoghisti
-        Ma soprattutto, affidate l’intero progetto nelle mani di Guillermo del Toro. È lui l’uomo della svolta. Me lo sento dentro.



3 - Tonno spiaggiato di Matteo Martinez
Ariecco Frank.
Mi hanno detto per anni che Frank Matano è figlio di un’altra comicità, quella americana. Poi gli si dà la possibilità di fare un film in totale libertà e quello che ne esce è un film per sketch che non fa ridere; sfiora anzi il cringe involontario in parecchi frangenti.
Se la scena più divertente è quella della signora che bestemmia, forse così alternativa questa comicità non è.



2 - Natale a 5 stelle di Marco Risi
Filmaccio inguardabile. E fin qui niente di nuovo.
Ma ora proviamo a spiegare perché Natale a 5 stelle non fa ridere: il riso - che sia del gesto, per parole o scritto - si fonda su un’incongruenza, un disvelamento che mette a nudo un procedimento sociale fino a quel momento ritenuto naturale.
La satira è il disvelamento dell’attitudine troppo umana che si cela dietro la maschera dell’ars politica.
Natale a 5 stelle invece non disvela, ma narra la politica italiana nelle sue sfaccettature. Narrare è descrivere un paesaggio. Avete mai riso di un paesaggio?



1 - Venom di Ruben Fleischer
Opera ignobile, fuori tempo massimo. Un film vecchio anche per gli inizi del Duemila.
Viene snaturato il personaggio di Venom per andare in contro, assecondare basse esigenze di un pubblico troppo giovane e poi si vieta il film ai minori. La trama scorre senza dare il giusto peso agli eventi mostrati e quindi i presenti colpi di scena arrivano telefonati e fiacchi. Lo stesso egregio Tom Hardy finisce per fornire un’interpretazione macchiettistica a metà tra body horror e commedia degli equivoci.
Il comparto tecnico inoltre fallisce nel tentativo di eguagliare le produzioni più ricche e contribuisce ad affossare un prodotto difettoso e pretenzioso, ma soprattutto consapevole della propria pochezza.
E questo è stato uno dei migliori incassi del 2018.
E il pubblico l’ha amato.
Allora forse ho davvero smesso di capire le cose che vedo.


La Flop 10 finisce qui.
Questo è anche l’ultimo articolo del 2018, a cui seguirà come di consueto una buona pausa, almeno finché non mi sarò raccapezzato tra la laurea, il sonno e le cose della vita. In questo preciso ordine.
È stato un anno mediamente ignobile, ma direi che il bilancio dopotutto – al netto della TOP 10 2018 – può dirsi pienamente positivo.
Non mi resta che augurarvi un 2019 più intenso e sorprendete. Sia in sala che fuori.
Che capiti qualcosa di inaspettato: un grande ritorno, una conferma sperata, la dirompente novità.
Io sono qua che guardo film e aspetto. Quando volete.

giovedì 27 dicembre 2018

TOP 10 FILM 2018

Anno ricchissimo. Punto.
Rivediamoci velocemente le regole che non si sa mai, anche se lo so che alla fine non le leggete.

-        Film usciti in sala per la prima volta dal 1 gennaio al 24 dicembre;
-        Film usciti su Netflix o sulle altre piattaforme on-demand nello stesso arco di tempo;
-        Non sono ammessi “film” di natale usciti direttamente su Youtube sul canale della Rai, prodotti da Rai2 e Rai digital, con il Pancio ed Enzuccio.

È stato un anno così ricco che avrei potuto stilare una TOP 30 senza calare di qualità. Ma sono state fatte delle scelte. Le mie. Che non sono le vostre. Quindi scanniamoci sotto nei commenti come non volessimo arrivare al 2019. Daje.



10 - Ready Player One di Steven Spielberg
Dal besteller di Ernest Cline, il nuovo ambizioso classico di Spielberg cambia forma a ritmo di musica nel regno della fantasia digitale. Il risultato è un assolo di citazioni nerd e avventura anni ’80 che abbaglia il cuore bambino e lascia dietro una scia di meraviglia. Peccato il film tenda troppo spesso a specchiarsi nel suo stesso fanservice e finisca per autolimitarsi in un canovaccio invecchiato tutt’altro che bene. Non il capolavoro annunciato, ma un’opera di cuore (nerd).
 
First time?
9 - La ballata di Buster Scruggs di Joel ed Ethan Coen
Dal cinema alla televisione; da una miniserie antologica ad un film a episodi. Cambiano gli ingredienti, ma il risultato è sempre altissimo cinema. I Coen tornano nel west per raccontare sei storie di morte e fortuna e recuperare il livello delle migliori produzioni del loro passato, dimostrando che Netflix non è solamente un mostro da demonizzare.
La collezione di storie del vecchio volume del west tocca a turno tutte le corde, per arrivare ad un finale metacinematografico semplicemente perfetto in cui gli ospiti della diligenza sono i personaggi sulla pellicola e siamo anche noi, e i cacciatori di taglie sono dei semplici funzionari e anche due angeli della morte. Corsi e ricorsi autocitazionisti si intrecciano per chiudere un’opera totale sulla natura umana.
 
Black


8 - BlacKkKlansman di Spike Lee
Il ritorno in grande stile di Spike Lee nel suo habitat naturale: la rivalsa sociale della popolazione afroamericana. Il film centra fin da subito ambientazioni anni ’70 e ritmo, riuscendo ad alternare alla perfezione il riso, la riflessione sociale e i momenti emotivamente più forti, risultando efficace oltre ogni immaginazione.

(Apro una parentesi: il film più importante dell’anno
C’è chi utilizza il mezzo per un fine più alto. E allora, oltre la qualità, va premiato anche l’impatto sociale, perché scrivere di un mondo diverso da quello che abbiamo è più facile e infinitamente meno utile del racconto per immagini. E quindi lo scorso anno la palma importanza andò a Detroit di Kathrine Bigelow. Quest’anno è il caso di premiare Spike Lee, che sarà di parte dall’altra parte, ma come racconta questa strana brutta storia americana (quasi) nessuno.
E considero chiusa la polemica tra me e il sottoscritto.
E chiudo anche una parentesi)



7 - Hostiles di Scott Cooper
Sorpresa dell’anno per un’opera tagliante e scorretta che inverte i canoni del genere western per dare nuova linfa ad un filone morente. In particolar modo la prima parte rasenta la perfezione per il suo naturale andamento aschematico che restituisce un quadro di violenza e sofferenze in cui ognuno è toccato dalla colpa del genocidio degli indiani d’America. Il dolore delle perdite di una madre sgretolata dal dolore sarà la chiave per un futuro condiviso. Grande cinema anticontemporaneo e, anche per questo, perfettamente attuale.



6 - Mirai di Mamoru Hosoda
Quale meravigliosa scoperta.
Hosoda torna ai livelli di Wolf children per raccontare il percorso di crescita di un bambino di quattro anni costretto a fare i conti con l’arrivo di una sorellina. Tra realtà e immaginazione, tra passato e futuro, il regista restituisce alla perfezione il passaggio da un naturale solipsismo al riconoscimento di  una stato superiore: essere al contempo se stessi e una parte di un altro individuo, di cui portiamo il sangue.
Raffinato, onirico e infine toccante, Hosoda intercetta la vita nel suo groviglio di fantasie.



5 - L’isola dei cani di Wes Anderson
Ogni nuovo lavoro il cinema di Wes sale di livello. Stavolta una storia di contorno diventa in realtà il centro di una rivolta nazionale per un Giappone tanto militarizzato quanto feudale e ciò porta la tipica struttura dell’autore texano a fondersi con intenzioni spiccatamente politiche.
Animazione tecnicamente eccelsa per una carrellata di opere d’arte su pellicola che rapiscono l’occhio, colpiscono il sentimento. Dopo Fantastic Mr Fox, più dissacrante - ma non disimpegnato come potrebbe apparire - Anderson riprende la stop motion come la miglior espressione della sua idea artistica fatta di simmetrie, colori accesi e movimenti di macchina a 90°.

E con questa perla termina per il 2018 la quota animata. Purtroppo ogni anni perdiamo una settimana di cinema da Natale a capodanno, proprio quando la Disney decide di rilasciare i nuovi classici. Lo scorso anno il fuori-classifica toccò a Coco, che, da un’analisi a posteriori, si sarebbe fermato ai piedi del podio. Quest’anno è la volta di Spiderman: un nuovo universo, che avrò modo di vedere solo il 27 dicembre. Mi flagello.



4 - La forma dell’acqua di Guillermo del Toro
Del Toro sguazza sorridente nel cinema (quello vero). Racconta la diversità in ogni sua forma. Tratteggia dolcezza e amore sconfinato per la settima arte. E il risultato è puro godimento sensoriale.
Il film trionfatore agli Oscar 2018 è figlio di un cinema passato e delle migliori fiabe Disney. Potrebbe bastare l’intermezzo da cinema muto in bianco e nero a portare in alto l’opera in questa personalissima classifica. Un film da guardare con gli occhi che avevamo anni fa.



3 - Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
Disarmante la maestria con cui McDonagh è in grado di alternare il dramma più crudo al riso. Nella dimensione della commedia nera si trova il perfetto equilibrio di un’opera curatissima e intelligente che intercetta come nessun’altra il carico di violenza che grava sulla società occidentale.
Una serie di personaggi sui generis ed estremamente umani è il mezzo per raccontare il percorso della violenza che nasce da un efferato omicidio e si conclude con una soluzione vuota: una dispersione che possa racchiudere in sé un nuovo inizio, oltre la sofferenza.
Tre manifesti ricalca lo stile dei Coen per arrivare dove i fratelli registi non erano mai riusciti e punge un sistema inefficace nella sua manifestazione, che è l’apice della sua criticità.
Attori straripanti e due sequenze magnifiche (scena delle scale e incendio dei manifesti) portano il film verso il cult istantaneo, un apice della commedia nera che resterà a lungo insuperato.



2 - Il sacrificio del cervo sacro di Yorghos Lanthimos
Il lavoro di Yorgos Lanthimos sulle falle della natura umana e della sua organizzazione sociale prosegue con una rivisitazione del mito di Ifigenia, protagonista di due tragedie di Euripide. Il regista greco mantiene e accentua il suo stile fortemente cinematografico per mettere lo spettatore in una condizione di difficoltà e spingerlo ad aprire una questione. Le immagini disvelano una violenza nascosta che non passa dalle parole, ma dalla messa in scena, dalle musiche, dalle inquadrature.
Il sacrificio del cervo sacro è un’esperienza superiore e complessa, difficilmente sostenibile senza una preparazione adatta. La difficoltà creata a livello linguistico si traduce gradualmente in una difficoltà concettuale sulle forme sociali e familiari.
Lanthimos si rinnova e ritorna su se stesso per dare sempre vita a qualcosa che non c’era.


1 - Dogman di Matteo Garrone
Il miglior film del 2018 è senza dubbio l’italianissimo Dogman di Matteo Garrone, rivisitazione del brutto affare del canaro della Magliana. Il canaro cinematografico non pone tanto l’attenzione sul fatto di cronaca nera, ma lo utilizza per raccontare la vita degradata degli ultimi nella periferia romana. Marcello Fonte, miglior attore a Cannes, interpreta un uomo a cui viene sottratto tutto, finanche l’umanità. E senza l’ultimo briciolo di umanità, anche la violenza più efferata può sembrare adatta al degrado del contesto.
La forza del racconto è nelle immagini più che nella trama. Garrone riversa una forza d’impatto nella sua pellicola tale da devastare lo spettatore ad ogni nuova visione. Questo cinema arriva all’istintività dell’uomo, dove giace una violenza sopita, che è la stessa che muove il canaro, ormai fantoccio della società che l’ha cullato in un rovo di spine fin dalla nascita.
L’eccellenza quest’anno è italiana; segno che il problema non sono i mezzi, ma le idee per un cinema migliore.



Siamo arrivati quindi alla conclusione. Avrei potuto parlarvi ancora di Lady Bird, opera dolce e indipendente, proprio come la sua protagonista, oppure di The disaster artist, esperimento imperdibile; di Tonya o de L’uomo che uccise don Chisciotte, di First man o del piccolo cult che è Notti magiche di Virzì, ma non lo farò, questa classifica, questo meraviglioso anno di cinema termina qui.

Sono state scelte inusuali? Forse
Sono state scelte in controtendenza? Sì
Sono state scelte un tantino hipster? MA CERTO!!!

E quindi prendete queste scelte per quelle che sono. Soggusti. Non prendetevela ammale.
Noi ci rivediamo il 30 dicembre, quando ancora non saprete cosa fare a capodanno, ma verrete finalmente a conoscenza della mia FLOP 10 2018. Che non aspettate altro, e buon inizio di fine anno (?)