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venerdì 29 dicembre 2017

TOP 10 FILM 2017

Eccoci arrivati al consueto appuntamento natalizio. Vi ricordo che i film presi in considerazione per la classifica sono i soli visti tra quelli usciti nelle sale italiane dal primo gennaio 2017 al 23 dicembre dello stesso anno, giorno in cui sto ultimando la stesura della top e della flop. A questo link trovate la lista completa dei film visti, dategli un’occhiata prima di fiondarvi nei commenti per difendere a spada tratta un titolo piuttosto che un altro, semplicemente potrei non averlo visto. So che le premesse allungano sempre l’attesa per il fulcro della questione, il motivo per cui avete cliccato su questa pagina, la classifica, ma vorrei specificare ancora una volta che non si tratta di giudizi assoluti, non è quello il mio intento. La classifica rispetta semplicemente i miei gusti personali e talvolta questi possono anche andare contro una parvenza di oggettività, come scoprirete in seguito. Fatte le dovute premesse, è giunto il momento di scoprire questa Top 10 dei miei film preferiti del 2017. Che il flame abbia inizio!



10 - Madre! di Darren Aronofsky
Film malato e disturbante che spiazza lo spettatore impedendo ogni tipo di comprensione. Solo successivamente, a mente fredda, arriva la consapevolezza della finalità di un prodotto tanto fastidioso quanto elevato. Affrontare un’opera priva di chiavi palesi per la sua stessa interpretazione crea una difficoltà proibitiva, ma se si accetta questa posizione scomoda si entra in un turbinio di emozioni, riferimenti e significati unici. Un’opera complessa, presuntuosa e profonda; impossibile lasciarla fuori.
Per approfondire: Come interpretare Madre!?



9 - Silence di Martin Scorsese
Distante da The wolf of wall street, Silence prosegue un filone sommerso della filmografia di Scorsese legato alla spiritualità più che alla religioni. Andrew Garfield e Adam Driver inseguono fino in Giappone padre Ferreira e una voce che possa confermare loro la bontà delle loro convinzioni teologiche. A metà tra racconto storico e romanzo di formazione, l’opera ultima di Scorsese stupisce per una cura al dettaglio che solo i grandi maestri del cinema possono vantare. Una lentezza esasperata nell’azione viene bilanciata da una tensione psicologica oppressiva. Da approcciare con la giusta preparazione, ma assolutamente imperdibile.



8 - Smetto quando voglio - Masterclass di Sidney Sibilia
Sidney Sibilia e Matteo Rovere hanno fatto il miracolo di tornare ad internazionalizzare il cinema italiano. Dei tre film che compongono la saga - di cui ben due usciti nel corso di quest’anno solare - Masterclass si erge al di sopra degli altri per la spiccata dose di azione e adrenalina, condita con il solito umorismo sofisticato e al contempo naturale. La critica sociale che si evolve verso un’opera movimentata e così ambiziosa rappresenta il fiore all’occhiello di questa stagione per il cinema italiano. Alcune scene indimenticabili, come quella dell’assalto al treno, rimarranno impresse negli occhi degli spettatori ancora per molto tempo.



7 - Guardiani della galassia vol. 2 di James Gunn
I cinecomics hanno stancato da un pezzo, chiudendosi in stereotipi triti e ritriti che non hanno più la forza di trasmettere le emozioni di un tempo. Eppure la creatura pop e colorata di James Gunn continua a rappresentare la più lieta eccezione. In un universo Marvel in cui tutto tende a concludersi verso i team-up, la forza dei Guardiani della galassia è proprio quella di ripercorre le dinamiche del gruppo di outsiders lontani dalla lente d’ingrandimento degli Avengers. Anche per questo motivo sono ancora combattuto sulla presenza di Starlord e soci nell’imminente Infinity War.
Guardiani della Galassia vol. 2 decide di raccontare una storia secondaria, che sembra essere di minore importanza fino al plot twist. Una sorta di filler che in realtà coglie appieno l'essenza dei personaggi ed esalta un gruppo allargato di supereroi. Comparto tecnico impeccabile, una comicità più matura e scene d’azione mozzafiato in funzione di un finale da brividi. James Gunn riesce ancora a fare cinema con la materia supereroistica.


6 - Arrival di Denis Villeneuve
La fantascienza secondo Denis Villeneuve non deve necessariamente sbaragliare la logica per aprire la via alla più becera guerra totale. Egli sfrutta la linguistica e la fisica per mettere in scena un film estremamente raffinato, curato, coinvolgente e spettacolare nello sciorinamento della matassa. A stupire maggiormente è l’ interpretazione del genere fantascientifico, che entra nel canone di Villeneuve e ne esce rafforzato da una struttura cinematografica solida. Uno dei migliori, se non il miglior film di fantascienza degli ultimi quindici anni.



5 - T2 - Trainspotting di Danny Boyle
Veder tornare sul grande schermo dei personaggi cult invecchiati di vent’anni sarebbe già di per sé un evento mondiale. Il primo Trainspotting si chiudeva con un monologo indimenticabile che arrivava a compimento di una riflessione sulla società degli anni ’90. Cosa avevano ancora da dire i quattro personaggi di Edimburgo? Danny Boyle rilancia il guanto di sfida a questo nuovo presente nato da un cambiamento-peggioramento e mette da parte la questione delle dipendenze per concentrarsi sulle disfunzioni dell’animo umano. Il risultato è un passo avanti sotto il punto di vista critico, la regia di Boyle poi è maturata notevolmente in questi vent’anni e l’esperienza migliora di gran lunga la riuscita finale. Rispetto al film del ’96 però questo T2 - Trainspotting non raggiunge le stesse vette iconiche e non riesce a racchiudere in sé la rappresentazione di una generazione in maniera altrettanto spiazzante. Resta un film fantastico e soprattutto necessario.



4 - Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve
E con questa posizione diventa fondamentale la premessa noiosa dell’inizio: non si tratta di una classifica assoluta, e non aspira ad esserlo; semplicemente rispecchia i miei gusti cinematografici. Quindi Arrival è il più bel film di fantascienza degli ultimi quindici anni? Sì, ma personalmente ho preferito Blade Runner 2049 per tutto ciò che rappresenta e per la mole di emozioni che una pellicola all’apparenza asettica è riuscita a trasmettermi. Parliamo ancora di Denis Villeneuve - presente due volte in questa classifica - e della sua versione del mito di Blade Runner. Forse non era necessario rimettere mano al capolavoro di Scott, specialmente in ottica franchise aperto, ma il modo in cui Villeneuve rielabora gli stilemi del padre della fantascienza esalta e stupisce. Ancor più che in Arrival, questo Blade Runner 2049 trasuda cinema di spessore. Ogni inquadratura è un dipinto, ogni location respira e si muove nella desolazione di un mondo decaduto. Ryan Golsing dà vita ad un personaggio tutt’altro che scontato, in grado di reggere il paragone con il Rick Deckard di Harrison Ford.
Non un film privo di difetti, ma ogni ombra è rischiarata dalle luci più splendenti della magnificenza di Blade Runner.



3 - Detroit di Katrine Bigelow
Il film più importante dell’anno. Kathryn Bigelow mette tutto il suo talento al servizio di una storia vera che riapre un discorso attuale e futuribile sulle colpe storiche che la società bianca cerca di nascondere dietro un dito. L’opera in tre atti mette in scena una ricostruzione realistica di una guerriglia urbana nella città di Detroit  per poi concentrarsi su di un vero e proprio massacro avvenuto in un motel poco lontano dal centro. Grazie ad un comparto tecnico eccezionale, Bigelow conduce lo spettatore all’intero della faida e lo costringere a guardare in faccia la violenza più sudicia dell’uomo forte sul più debole e indifeso. Un film che vuole arrivare allo stomaco e alla mente, colpendo e aprendo un dialogo costruttivo. Quando il cinema migliore trova il valore sociale. Se non dovesse essere preso in considerazione per gli Oscar si tratterebbe solamente di un caso di cattiva distribuzione nell’ambito delle “cene per le candidature”. Il poco rumore non intacca minimamente il valore assoluto dell’opera.



2 - Dunkirk di Christopher Nolan
Con la seconda posizione ci avviciniamo allo spettro luminoso del capolavoro. Nolan è semplicemente IL regista del nuovo millennio: amato e odiato, criticato ed esaltato, sulla scia di Kubrik riesce a mantenere una cifra stilistica elevata e inconfondibile pur variando il genere. Con Dunkirk i fratelli Nolan esplorano il cinema di guerra, un banco di prova non indifferente visti i maestri che hanno contribuito alla storia del genere. Dunkirk depenna totalmente l’aspetto empatico dalla spiaggia francese e punta a narrare una situazione di guerra, senza una reale storia a fare da motore per gli eventi. È la narrazione tripartita in tempi e luoghi differenti a dare lo slancio necessario all’opera per raggiungere il suo obiettivo. La grandezza delle gesta umane arriva ugualmente, senza proclami o frasi ad effetto, ma unicamente grazie alla regia quadrata e misurata di Nolan. La condizione dei soldati prende il sopravvento e lo spettatore è portato naturalmente a vivere la precarietà di quei giorni, senza bisogno di un personaggio posticcio o di una situazione fasulla per creare un legame irreale. La magia del cinema, la maestria di Nolan.



1 - La La Land di Damien Chazelle
Se dovessi affibbiare ad un solo titolo l’appellativo di “capolavoro” per questo 2017 non avrei dubbi su quale scegliere. La La Land è un film totale che si rifà al musical classico per raccontare una storia senza tempo. Il comparto tecnico rasenta la perfezione, dopo Whiplash Chazelle dimostra ancora una volta di avere un’abilità fuori dal comune nel mettere in scena la musica. La storia di Mia e Sebastian è coinvolgente e travolgente, e, pur non spiccando per originalità, risulta stupefacente per il modo in cui è stata realizzata dal regista. La La Land è un film che crea dipendenza con le sue atmosfere magiche, le sue musiche indimenticabili. I protagonisti entrano fin da subito nel cuore degli spettatori, mentre le immagini meravigliose ammaliano gli occhi e non si può fare a meno di crollare emotivamente in un finale che riporta la magia alla realtà e ci ricorda tutto quello che non è stato, tutto quello che sarebbe potuto essere. Se Detroit era il film più importante dell’anno, La La Land è quello che resterà negli annali. Un capolavoro, la consacrazione definitiva di tutti coloro che hanno preso parte al progetto, dal regista al ragazzo che porta il caffè. Un onore essere nato in questo periodo per poter vivere La la land.

E voi? Siete d'accordo con questa classifica quali sono i film che vi hanno colpito di più in questo 2017? Ditelo con un commento qua sotto o sui social. Ci rivediamo il 31 dicembre, per parlare del male di questo 2017 cinematografico: la tanto temuta Flop 5. Snyder-Whedon aspettatemi!

giovedì 22 dicembre 2016

TOP 15 FILM 2016 - TERZA PARTE




5 - Kubo e la Spada Magica
Kubo è un bambino con un solo occhio che vive nell’incavo di una scogliera con la madre e ogni giorno raggiunge il paese più vicino per trovare un contatto umano e rallegrare la popolazione del luogo con il suo potere, quello di raccontare storie servendosi di origami animati con la magia. Quando il sole sta per tramontare, il piccolo Kubo deve però tornare dalla madre perché questa lo protegga dal male che vuole l’altro occhio del figlio.
Kubo e la Spada Magica è una storia di racconti e leggende, descrive l’epopea di un bambino solo e sottolinea l’importanza fondamentale del racconto nel racconto. Abbiamo la necessità vitale di continuare a narrare per continuare a vivere restando diversi dagli altri. Il tutto è realizzato attraverso una tecnica mista di CGI e stop motion tra le migliori mai viste sul grande schermo. La regia riesce a rendere giustizia della cura del dettaglio messa in atto nel realizzare ogni singolo elemento, ogni singola foglia, ogni granello di sabbia.

Uno stile unico, elegante e nostalgico che ricorda l’Oriente e strizza l’occhio al mondo videoludico. Un film profondissimo, potenzialmente aperto a molte chiavi di lettura, vivace al punto giusto, triste quanto basta. Non un prodotto per bambini, ma una grande opera per adulti, anche per coloro che hanno preferito girare al largo alla vista dell’animazione. L’animazione è una tecnica, non il senso più profondo di un’opera meravigliosa come questo Kubo e la Spada Magica.


4 - Sully
Sully è la perfezione. Può essere criticato per quello che non è, ma mai per quello che è e sarà nella storia del cinema. Poteva essere anche più di quello che già è, ma ciò che è non pecca di nulla. Ancora una volta Clint Eastwood riesce a dare un senso all’enorme equipe che sta dietro la realizzazione dei suoi film, ancora una volta il vecchio uomo senza nome è riuscito a narrare alla perfezione la storia di un miracolo visto dal punto delle detrazioni e della frustrazione di aver compiuto un gesto malsano.
Il 15 gennaio 2009, il volo US Airways 1549, in seguito alle difficoltà occorse dopo l’incontro con uno stormo di uccelli, mentre sorvolava Manhattan, riuscì a compiere un ammaraggio d’emergenza sull’Hudson. Evento che ancora oggi è ricordato come “Il Miracolo sull’Hudson”. Sully è la storia di ciò che avvenne dopo, ovvero il processo intentato al pilota e al copilota dell’aereo per non aver seguito le indicazioni della stazione radio. Tom Hanks è un Sully stanco, travolto dalla pressione mediatica e dal senso di colpa di aver raggiunto un fine positivo percorrendo una via negativa. Ad essere a rischio è la sua carriera come pilota e quella come consulente, nonché la sua figura, ormai sdoganata a livello mondiale.
Eastwood riesce a costruire un film su un evento della durata di appena duecento secondi. Per fare ciò è ricorso all’escamotage di riproporre più volte la stessa scena, quella dell’ammarraggio, riuscendo sempre a trasmettere una sensazione diversa ad ogni nuova visione. Dare profondità alla piattezza del tempo muto. Un’altra opera che nasconde molto più di quello che mostra.


3 - Animali Notturni
Tom Ford stupisce riuscendo a portare uno stile e una raffinatezza propri del mondo della moda sul grande schermo. Animali Notturni è un sottile gioco di luci che ricerca l’originalità in un ambito complesso.
Amy Adams è Susan, artista alla ricerca di un senso, infelice con l’uomo che ha sposato lasciando Edward, interpretato da uno stratosferico Jake Gyllenhaal. Il film in realtà si compone di tre storyline differenti: il passato della coppia, il presente buio e la storia alternativa introdotta con il libro dello stesso Edward. Questa struttura tripartita cerca di comprendere e spiegare le cause di una rottura drammatica, ma lo fa aggiungendo elementi completamente esterni alla narrazione romantica, andando a sfociare in pieno nel genere thriller. La storia narrata nel libro è un meraviglioso film nel film composto da momenti adrenalinici, sequestri e violenza gratuita. Tutto ciò poi assume un senso differente alla luce del finale che riprende le fila del discorso e si concentra sulla questione dell’abbandono e della vendetta. Il film è un misto di realismo, situazioni asfissianti e metafore intelligentemente velate. Un prodotto finalmente originale che in un futuro remoto ancora distingueremo dalla massa di prodotti commerciali fatti con sciatteria. Animali Notturni lascia l’inquietudine degli occhi dell’animale che spiccano nella notte più buia.


2 - Revenant
Revenant non è solamente il film che passerà alla storia per l’Oscar a DiCaprio, ma dietro la presenza ingombrante di uno dei migliori attori della sua generazione c’è una grande epopea, un viaggio ai limiti della terra conosciuta per tornare indietro nel tempo e narrare la storia di una vendetta che va oltre la morte.
DiCaprio è Hugh Glass, guida di un gruppo di uomini bianchi alla ricerca di pellicce e carni. In seguito all’attacco di un orso grizzly verrà gravemente ferito e sarà abbandonato dalla carovana che lui stesso stava portando in salvo. Da quel momento in poi il film sarà una continua lotta tra la vita e la morte per raggiungere la causa del suo male più grande.
Revenant mostra di essere un film di livello superiore per una regia, quella di Inarritu, ormai matura e stupefacente, e per la fotografia che trasmette un senso di pace e inquietudine allo stesso tempo. Le vaste distese innevate di Lubezki provocano un brivido lungo la schiena ad ogni visione e i movimenti di macchina del regista riescono a valorizzare appieno gli scorci naturali del North Dakota e il lavoro del direttore della fotografia. Revenant è un film che non ha bisogno di parole per avanzare nella sua narrazione o per dare una spiegazione a ciò che avviene, tutto ciò che ci viene offerto sono i versi doloranti del moribondo Hugh, che lotta contro i limiti della natura che lo circonda per dare un ultimo senso alla sua vita. A metà tra il cinema d’autore e l’infallibile intrattenimento. Un film probabilmente finora valorizzato per i motivi sbagliati.
Per approfondire: NBT: The Revenant


1 - The Hateful Eight
L’ultimo film di Quentin Tarantino è un indiscutibile capolavoro. La scrittura perfetta del regista più influente della sua generazione stavolta esonda e sfocia in una forma vicina alla piece teatrale. Otto personaggi in cerca di Daisy tentano di stare lontani dalla morte rinchiusi in una baita di montagna, durante un tempesta di neve, ma tutto diventa più difficile quando dietro la macchina da presa siede Quentin.
La costruzione dell’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi, la scrittura dei dialoghi e il doppio fondo storico rappresentano picchi che nessun altro film è riuscito a raggiungere nel corso di questo 2016. Il film si rivela in realtà essere in controtendenza rispetto agli ultimi lavori del regista e si rifà maggiormente ad un ritmo noir, più vicino a Jackie Brown e alle Iene. Ma la situazione si carica di una tensione palpabile, viva fino al memento in cui la molla scatta e Tarantino muove la sua opera verso gli ultimi lavori. Una sorta di compendio che pare prendere il meglio dai trascorsi del regista per creare arte innovativa, diversa, inarrivabile.
Gli otto attori rendono libidinosa l’attesa della fine con una serie di siparietti indimenticabili. Personaggi che fanno già parte della carrellata dei classici del regista e della storia del cinema. Samuel L. Jackson ancora una volta da Oscar, Kurt Russel di nuovo sulla neve, Walton Goggins sorprendente e Jennifer Jason Leigh meravigliosa. LA colonna sonora inconfondibile di Ennio Morricone è poi il dettaglio che corona l’esperienza definitiva dell’Emporio di Minnie. A volte si premia sempre poco il talento quando non si comprende appieno l’arte e l’innovazione che sta dietro un lavoro del genere. A volte ci si rifà semplicemente ai titoli vinti per poter cominciare a discutere di un’opera. Ma questo The Hateful Eight non ha bisogno di discussioni, né di statuette. Non poteva che essere al primo posto in questa classifica. Unico.
Per approfondire: NBT: The Hateful Eight


Siamo arrivati alla fine. Questi erano i miei 15 film del 2016, soltanto i miei, senza voti, perché ridurre alcuni grandi opere presenti in questa lista ad un numero sarebbe offensivo. A presto con la più attesa, più temuta, più detestabile Flop 10 del 2016. Aspettatevi il peggio, non rimarrete delusi.

Potrebbero interessarti anche:

TOP 15 FILM 2016 - SECONDA PARTE

Clicca qui per la PRIMA PARTE, se te la fossi persa!



10 - Perfetti Sconosciuti
Altra sorpresa italiana firmata Paolo Genovese. Pefetti sconosciuti è la copertina della nostra vita, le menzogne che ci raccontiamo l’un l’altro per andare avanti nell’amore, nell’amicizia, nel lavoro. Cosa accadrebbe se tutti noi smettessimo di vivere tre vite contemporaneamente e portassimo tutto alla luce del sole con un semplice tocco di touch screen?
Perfetti sconosciuti non è solamente un buon soggetto, ma un complesso di elementi all’altezza delle produzioni internazionali che alza il prodotto al di sopra della media italiana e lo eleva a portabandiera di quello che potrebbe essere la nuova commedia italiano, dopo un paio di decenni bui. Gli attori, talvolta sottotono in altre prove, danno un senso maggiore all’opera e dimostrano quanto una produzione adatta e una cura registica influiscano sulle performance attoriali. Dialoghi finalmente sensati, tesi e credibili. Finale amaro in linea con il cinismo delle battute agrodolci dell’opera. Un punto di svolta (?).


6 - Il Caso Spotlight
Il Caso Spotlight, o come scoperchiare il vaso di pandora. Spotlight è il nome della squadra d’inchiesta del Boston Globe, divenuta famosa per aver portato a galla lo scandalo della pedofilia all’interno della chiesa cattolica.
A dispetto delle premesse boriose e didascaliche, Il Caso Spotlight si rivela essere un film estremamente popolare, accessibile a tutti, costruito come se fosse un vero e proprio giallo investigativo, con una squadra di giornalisti intenzionata a scavare a fondo per raggiungere la verità. Il ritmo con cui McCarthy sostiene il film è coinvolgente. Si percepisce costantemente la tensione dell’avvicinamento alla scomoda realtà dei fatti e contemporaneamente si impone sulla scena la gravosità crescente della scoperta. Questo perfetto mix di elementi è stato reso possibile grazie all’ottimo lavoro del cast, in particolare quello di Mark Ruffalo, Michael Keaton e Rachel McAdams, sempre perfettamente nelle loro parti, sempre al servizio della riuscita ottimale del film, senza sbavature o improvvisate sul pezzo che gli sarebbero potute valere qualche premio in più, ma che avrebbero inevitabilmente comportato una perdita di credibilità per la pellicola.
Un’opera credibile, coinvolgente e perfettamente bilanciata che fornisce una documentazione realistica dei fatti tremendi venuti alla luce poco più di dieci anni fa e lo fa mettendo in scena un buon cinema.


8 - Il Libro della Giungla
Personalmente sono contrario a quest’opera di reboot della vecchia guardia Disney in versione live action. I precedenti Cenerentola e Maleficent non erano riusciti a coinvolgermi e avevano solamente palesato la mancanza di idee in casa Walt, ma questo nuovo Libro della Giungla è stato totalmente diverso.
L’opera di Jon Favreau è un tripudio di colori vivi, ambientazioni incredibili e rocambolesche fughe realizzate grazie all’ausilio di una CGI pressoché perfetta. A colpire maggiormente è però la rielaborazione del messaggio del film originale, che ridà un senso più profondo all’opera e la rende appetibile anche ad un pubblico più maturo. Il senso di una fuga dal mondo dei lupi è la ricerca di un posto nel mondo che possa rispecchiare le esigenze specifiche di un Mowgli della giungla, né uomo, né lupo. Un viaggio nel passato con un occhio nuovo.
Per approfondire: Mowgli della Giungla


7 - Ave Cesare
Il mio debole per i fratelli Coen è cosa nota. Avrei davvero voluto che questo giallo-noir ambientato nella Hollywood degli anni ’50 fosse il film dell’anno, ma così non è stato. Al di là di alcune pecche resta però un’opera fantastica, curata e precisa al millimetro, perfettamente in linea con l’ironia e lo stile dei fratelli cinema. A supportare il film troviamo un cast stellare che va a comporre una fittizia classe di mestieranti del settore nella città del cinema, nel quale spiccano Josh Brolin e George Clooney, rispettivamente il signor Wolf della situazione e lo sprovveduto divo vittima di rapimento.
All’apparenza Ave Cesare potrebbe sembrare una serie di sequenze ben realizzate montate insieme per formare un’opera unica. In realtà il modello citazionistico tipico dei Coen è utilizzato per raccontare una storia di espiazioni e di religiosità. Anche nella leggerezza di una trama grottesca e sopra le righe, gli ultimi Coen non rinunciano ad una riflessione che portano avanti da anni in un sistema alternativo di cinema superiore.
Diversi livelli di lettura, diversi personaggi indimenticabili, molti sorrisi sottili e un’enorme capacità regalata al mondo della settima arte.


6 - Tutti Vogliono Qualcosa
Linklater colpisce ancora! Tutti Vogliono Qualcosa resta impresso principalmente per la sua capacità di saper ricreare la realtà: ogni cosa è al suo posto, ogni momento ha il giusto peso. L’opera ultima del regista di Boyhood è il racconto di tre giorni di vita, nulla di più e nulla di meno. Ma in quei tre giorni si trova il senso di una maturazione. Nonostante passino poche ore dall’inizio all’ultima scena, il cambiamento nel protagonista e in alcuni personaggi è tangibile.
Divertimento, spensieratezza, amore e vita, tutto racchiuso in un’unica opera che scorre sulle note dei Dire Straits e dei Van Halen. Un ritratto del momento in cui potremmo essere chiunque e dobbiamo solo cominciare a percorre la nostra strada, con il rischio di sbagliare, di incespicare, di ritrovarsi schiacciati dalle scelte di altri vent’anni dopo, ma con la voglia di imporsi al mondo.
Per approfondire: Everybody Wants Some!!


TOP 15 FILM 2016 - PRIMA PARTE

Stilare una classifica è sempre complicato. Vorresti non dover scegliere. Parti con l’idea di fare una Top 10 e finisci con trenta film di cui devi assolutamente parlare, perché da quando non ci sono più le recensioni della settimana un po’ ti manca anche quella voglia di parlare a vanvera di ogni film che vedi, come se fossimo seduti i venerdì sera al pub. Ho detto venerdì, una volta dicevo sabato. Sto diventando vecchio.
Tagliando qua e là comunque sono riuscito a raggiungere una cifra ragionevole. Quindici film per divertirsi, crescere, sognare e nell’oscurità incatenarli. Quindici film per riassumere un anno poco interessante, poco innovativo, poco memorabile, ma pieno zeppo di pellicole passate in sordina da recuperare assolutamente.

Ma quali sono i criteri di questa classifica? Innanzitutto i film presenti nella lista devono essere arrivati sui nostri schermi nel corso dell’anno solare. Troverete quindi anche film prodotti nel 2015 o addirittura nel 2014, ma giunti da noi solo con un periodo di incubazione mediamente troppo lungo. Detto questo, vi ricordo che tutti i pareri espressi sono strettamente personali e che potreste anche non trovare i vostri film preferiti del 2016, semplicemente perché potrei averne preferiti altri o perché non ho avuto occasione di vederli. Per ovviare a ciò vi lascio consultare la LISTA COMPLETA dei film tra i quali ho compiuto le mie scelte. Che il flame abbia inizio!



15 - La Pazza Gioia
Paolo Virzì torna nella sua territorialità e abbandona il ricercato film di genere per dedicarsi al capitale umano più intimo. Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti sono due donne ugualmente inadatte che nascondono la loro sconclusionata natura sotto spoglie differenti. Da una parte lo sfarzo e l’esagerazione dei modi e delle immagini, dall’altra la trasandatezza di chi non ha più nulla. L’incontro di queste due personalità sfocerà in un road movie atipico, poco adrenalinico e molto personale che scava nella vita delle due, alla ricerca di una soluzione ai mali di chi non riesce a vivere come gli altri. La Pazza Gioia è un film semplice che nasconde un doppio fondo, che si interroga sul senso dell’alienazione in una società così differenziata eppure così costretta dagli stessi stereotipi.
Virzì riesce ancora una volta a girare con leggerezza e pulizia, muovendo lo spettatore alla riflessione tra lacrime e risate.


14 - Il Piccolo Principe
Il Piccolo Principe siamo tutti noi che lo leggevamo da bambini. Siamo cresciuti con questo mito della purezza, della gioia e dell’amore per poi scontrarci con una realtà differente. Cupa, violenta, ingiusta. Nella realtà che lentamente muore, Mark Osburne, già regista del primo e apprezzato Kung Fu Panda, ambienta una rivisitazione particolare del libro di Antoine de Saint-Exupéry. La protagonista, una bambina sveglia, vivace e allegra, si ritrova schiacciata dalle esigenze della società le impone attraverso la figura gravosa della madre. Solo l’incontro con l’aviatore farà breccia nell’involucro fittizio delle relazioni formali e mostrerà alla bambina il vero senso dei legami attraverso la narrazione della storia del Piccolo Principe.
Un film alternativo, caratterizzato da un uso intelligente e originale della materia prima da cui prende spunto. Portatore di un messaggio sempre attuale e probabilmente mai davvero raccolto da chi distrattamente passa da questa Terra. Un’opera che saprà colpire chi ha voglia e necessità di essere colpito ancora dalla voglia di credere in un mondo migliore.


13 - Fuocoammare
Fuocoammare è stata una significativa esperienza metaforica dietro le maschere della colpevolezza che ogni giorno cerchiamo di affibbiare a qualcuno che non siamo noi. Immagini potenti, precise e pulite al servizio di un ritorno alla coscienza sociale.
Rosi firma un docufilm di pregevole fattura andando a ripescare i defunti del Mar Mediterraneo nella situazione critica a cui è relegata l’isola di Lampedusa. Sbarchi, morti, ricerche notturne e soprattutto solitudine. È il suono della solitudine quel silenzio ingombrante che pervade la pellicola e che vuole dimostrarci quanto il reale sia lontano dal racconto che se ne fa, quanto le nostre battaglie quotidiane all’insegna del nazionalismo siano grida ai mulini a vento.
Per sua stessa natura, questo film mostra delle lacune rispetto ad altri titoli presenti in classifica, ma il valore sociale dell’opera colma i vuoti e rende Fuocoammare un manifesto crudo di questi ultimi anni. La pellicola era stata inoltre proposta da una commissione qualificata per rappresentare l’Italia alla prossima cerimonia degli Oscar, ma è stata esclusa pochi giorni fa. Un peccato se si pensa al rumore che avrebbe potuto provocare a Los Angeles. Resta uno dei nostri lavori più riusciti del 2016.


12 - Zootropolis
Finalmente un classico Disney non Natalizio che si discosta dagli stereotipi che ormai la casa di produzione ha deciso di seguire negli ultimi anni. Non siamo più in un mondo fatato, non ci sono principesse né canzoni inutili ai fini della trama. Il film di Howard e Moore è un vero e proprio poliziesco che nasconde un profondo messaggio sulla diversità.
Zootropolis è una città complessa, diversificata e problematica. La coesione tra prede e predatori non è in realtà facile come poteva sembrare dalla copertina e una divisione in quattro parti della zona metropolitana mostra una tangibile distanza tra le parti. Il film Disney, ricolmo di citazioni più alte, è un prodotto destinato ad un pubblico più riflessivo di quello infantile e gioca, mascherando i personaggi di animali antropomorfi, ad ipotizzare un futuro di coesistenza globale, si libertà e uguaglianza. Siamo già quel mondo, lo diventeremo o abbiamo già smesso di esserlo? Basta una scintilla per riaccendere l’odio della diversità esteriore e gettare un mondo nel caos.
Zootropolis vince la scommessa di puntare su una trama matura, senza rinunciare alle risate facili di un pubblico più giovane. Un film così ben realizzato che potrebbe rimettere in discussione la già discussa Top 15 Classici Disney.
Per approfondire: Top Classici Disney


11 - Café Society
Woody Allen è leggenda. A ottant’anni il maestro del cinema nevrotico riesce ancora a stupire per la cura, l’ironia e stavolta anche e soprattutto per il messaggio che Jesse Eisenberg e Kristen Stewart provano a trasmettere nel corso di una lunga e impossibile storia d’amore. Un viaggio tra le due coste, tra il cinema e la letteratura degli anni ’30, per rivivere una storia di ambizioni, sfarzi e sogni infranti.
Bobby è un giovane e puro ragazzo di New York che incontrerà negli occhi di Vonnie lo specchio dei suoi desideri, ma la lontana Los Angeles avrà già intaccato l’anima della ragazza e il mondo dell’apparenza e dell’apparizione sta per prendere anche lo sprovveduto Bobby. Café Society è un complesso modo di rapportarsi alla classe a cui vorremmo appartenere e per la quale dobbiamo sacrificare qualcosa. Stare in questo mondo vuol dire scegliere e scegliere è un po’ morire. Uccidere noi stessi è lo scotto da pagare per restare vivi.
Un’opera malinconica e dal sapore nostalgico che parla dei favolosi anni del jazz per parlare di noi e delle nostre debolezze, di dove porta rinunciare ad andare con l’idea.



venerdì 9 dicembre 2016

2016: TOP 10 UNDERRATED ALBUMS

Uno dei pochi, pochissimi lati positivi dell’essere pendolare è quello di passare una discreta parte della giornata sui mezzi. E si sa che per il pendolare il migliore amico è il cellulare con annessi auricolari, perché il pendolare è un animale asociale. Questo quotidiano dondolio mi permette di ascoltare un buon numero di album nel corso dei mesi, quelli più attesi, di artisti famosi e meno famosi, album di debutto e non. A volte poi, si riesce perfino a scoprire qualcosa che in pochi conoscono. Ecco alcune delle uscite più interessanti del 2016 che magari vi sono sfuggite.


Suuns – Hold/Still
Be’ in realtà questi quattro ragazzi di Montreàl hanno una certa fama, conquistata in quasi dieci anni di ottima musica. In questo caso Hold/Still rientra nella categoria di quegli album notevoli – a mio avviso tra i migliori in assoluto di quest’anno – a cui purtroppo non è stato reso il riconoscimento che gli spettava. Il terzo album dei canadesi ha l’aspetto scarno di un qualcosa a cui è stato tolto con minuziosa precisione tutto il superfluo, lasciando solo l’ossatura, l’essenziale.
Da ascoltare: Instrument

Palmistry – Pagan
Pagan è quello che succede quando la club culture inglese fa una vacanza in Giamaica. Con il suo debutto – publicato non a caso per la Mixpak – Benjy Keating, a.k.a. Palmistry, ha sperimentato efficacemente una dancehall minimale che cattura immediatamente con la sua estrema semplicità, spesso nulla di più di un beat regolare e una voce sottile, a tratti sussurrata.
Da ascoltare: Club Aso



Africaine 808 – Basar
Altro esordio felicemente inaspettato del 2016, Africaine 808 è un progetto elettronico tedesco che con lì elettronica tedesca non ha nulla da spartire. O forse ha tutto da spartire. In perfetta sintonia con il suo titolo, Basar esplora gli angoli più lontani ed esotici del pianeta, ne cattura ritmi e melodie, strumenti e voci, e li modella intorno alla buona, vecchia techno europea. Uno degli album più variopinti dell’anno, una ventata di freschezza in un genere che ultimamente iniziava a odorare un po’ di chiuso.
Da ascoltare: Crawfish Got Soul

Lowtide – Lowtide
Questo album potrebbe non essere uscito proprio nel 2016. Sembra strano, ma si trovano così poche informazioni – per giunta contrastanti – su questo gruppo Australiano, che non sono riuscito a capire se il loro album di debutto è uscito nel 2016 o nel 2014. A prescindere da ciò rimane un bellissimo lavoro, etereo nel suo essere shoegaze ma orecchiabile – o come dicono gli americani, catchy – nelle sue melodie pop.
Da ascoltare: Held

Eluvium – False Readings On
Eluvium bazzica la scena ambient da parecchi anni, con lavori decisamente buoni e atri meno, ma sempre interessanti. Quest’anno però ha pubblicato quello che è probabilmente il suo miglior album, False Readings On, che è stato purtroppo quasi ignorato da critica e pubblico, nonostante endorsement di band di tutto rispetto come gli Explosions In The Sky. E nei mattini invernali, quelli un po’ malinconici, silenziosi, vuoti e colmi di pensieri, questa musica riesce sinceramente a commuovere.
Da ascoltare: Fugue State



Not Waving – Animals
La musica in Italia nel 2016 ha la faccia di Calcutta, Tommaso Paradiso e Niccolò Contessa. Questo per noi autoctoni almeno. Per chi ci osserva da fuori l’Italia ha tutta un’altra forma d’onda. L’ultimo disco di Lorenzo Senni ha come al solito ricevuto il plauso di critica e pubblico, d’altronde è stato pubblicato dalla Warp Records che, concedetemelo, ha una risonanza un po’ diversa da quella di Bomba Dischi. Senni non è la sola eccellenza italiana nell’elettronica, a fargli compagnia c’è il neofita del genere Alessio Natalizia, in arte Not Waving, che ha stupito un po’ tutti con un album acid-techno davvero notevole.
Da ascoltare: 24

Yeti Lane – L’aurore
In questa multietnica non-classifica trova il suo spazio anche la francia, troppo spesso snobbata – specialmente da noi cugini d’oltralpe – per quanto riguarda la musica. A nostra discolpa possiamo dire che non sono troppo bravi a farsi pubblicità. Gli Yeti Lane sono pressoché sconosciuti, quasi del tutto ignorati anche dalla stampa specializzata. Ed è un peccato, perché il loro ultimo album, L’aurore, è un viaggio psichedelico a cui non si rimane indifferenti.
Da ascoltare: Good Word’s Gone

Xenia Rubinos – Black Terry Cat
La musica jazz fa sempre una certa fatica ad arrivare al grande pubblico, è cosa ormai nota. Gli artisti che riescono a renderla appetibile ad un gran numero di persone sono più unici che rari, e in genere riescono nel loro intento facendole oltrepassare i confini di genere. Innegabilmente l’album jazz che ha avuto più eco in questi mesi è l’ultimo lavoro di Esperanza Spalding, Emily’s D+Evolution. Un altro album, decisamente pop, ma con spunti jazzistici interessanti, è Black Terry Cat della statunitense Xenia Rubinos; piacevole e ancora una volta scarsamente considerata sorpresa della scorsa primavera.
Da ascoltare: Right?



Let’s Eat Grandma – I, Gemini
Uno dei nomi di band più inquietanti e malati di sempre nasconde il debutto più dolce dell’anno. Dietro Let’s Eat Grandma si celano due ragazzine inglesi, Jenny Hollingworth e Rosa Walton, entrambe nemmeno diciottenni, che hanno confezionato un album pop dai colori freddi e notturni. La giovane età non deve far però presupporre superficialità o mancanza di sperimentazione, anzi. I, Gemini è un album forse fin troppo eterogeneo nella sua mescolanza di generi e influenze, ma mantiene sempre una sua coerenza interna. 
Da ascoltare: Deep Six Textbook

Mothers – When You Walk A Long Distance You’re Tired

Ormai tutto è indie e, di fatto, nulla lo è più. Come per il cosiddetto alternative, che non si sa più bene a cosa fosse alternativo, si è perso il concetto di indipendenza (se mai c’è stata un’indipendenza) che dovrebbe contraddistinguere questo genere. Per un qualche misterioso motivo però, alcuni gruppi sembrano suonare autenticamente indie, qualunque cosa ciò voglia dire. Tra questi ci sono i Mothers, al loro debutto con un album il cui titolo sprizza hipsteria da ogni poro. Hipsteria su cui si chiude un occhio quando si ascoltano pezzi come Too Small for Eyes.

Marsha Bronson

mercoledì 2 settembre 2015

TOP 15 SERIE ANIMATE DISNEY - FINALE

Eccoci arrivati all’ultima parte della nostalgica classifica incentrata sulle migliori serie TV animate targate Disney. Quelle con cui siamo cresciuti, che ci hanno formato e informato sul mondo. Quelle serie che ci svegliavano meglio la mattina o che ci tenevano compagnia nei pomeriggi autunnali di pioggia, quando non si poteva far altro che stare a casa. Le serie di cui ancora oggi ricordiamo sigle, personaggi ed episodi storici. Un pezzo di noi.


5° POSIZIONE: Cip Ciop - Agenti Speciali (1989)
Ricordate Cip e Ciop, i due fastidiosi scoiattoli che da sempre rovinano i momenti di tranquillità sull’amaca del malcapitato Paperino? Ecco, prendete quei personaggio, rendeteli più umani e vestiteli da novelli Sherlock e Holmes. Avrete così ottenuto il giallo Disney più divertente, appassionante e variegato. I due protagonisti, affiancati da altri tre personaggi coloratissimi e molto divertenti, formeranno una novella Misteri e Affini alla caccia di loschi malviventi. Gli elementi che ancora ricordo chiaramente di questa serie, ormai passata di moda, sono il metodo meticoloso e attento con cui i protagonisti ricercano indizi utili alla risoluzione dei casi, la frenesia degli inseguimenti, i colpi di scena e la perfetta costruzione delle storie. Una costruzione che pone sui dettagli e sulla suspance le sue fondamente. Se non ci fosse stato Scooby-Doo non ci sarebbe stata Cip e Ciop, ma senza Cip e Ciop non ci sarebbe stata Fillmore. Un’opera storica da recuperare e gustare ancora oggi. Fatelo.


4° POSIZIONE: Ricreazione (1997)
I personaggi più iconici di sempre. Il ritratto perfetto della vita di un bambino delle elementari. Ricreazione riesce a ricreare quel momento in cui tutto è più grande ma l’immaginazione di un pargolo ha la meglio sulla cattiveria del mondo, sulla routine, sulla tristezza e una semplice e ordinaria giornata di scuola può trasformarsi nell’esperienza più entusiasmante di sempre. Ciò che dimentichiamo di saper fare crescendo. La mia fanciullezza in una sola semplice serie. Meravigliosa.


3° POSIZIONE: Lilo E Stitch (2003)
L’omonimo lungometraggio animato del 2002 ha dato inizizio ad una serie di prodotti seondari legati al brand dell’esperimento 626. Tra questi spicca indubbiamente la serie animata andata in onda prima su Disney Channel e poi sulle reti Rai. Le atmosfere sono le stesse dei film: isolotto nelle Hawaii, surf, musica folkloristica, problemi familiari e molto Elvis. Ciò che di nuovo la serie introduce sono gli altri esperimenti; e per ognuno Lilo e Stitch dovranno trovare una sistemazione utile alla comunità dopo aver salvato il potenziale pericolo dalle grinfie di Gantu e dell’accanito preparatore di panini 625. La serie spinge fortemente sul lato collezionistico e sulla curiosità innata del giovane pubblico centrando perfettamente nel segno. Un esperimento più fantasioso dell’altro, una puntata migliore dell’altra. Ricordo perfettamente almeno la metà degli episodi, questo vorrà pur dire qualcosa. What Children Want!


2° POSIZIONE: Kim Possible (2002)
LA Storia del canale. Basterebbe solo questo per descrivere Kim Possible, ma parliamone ancora un po’. In realtà la serie narra di Rufus, talpa senza pelo, amante dei burritos e dei tacos, che vive nella tasca del pantalone di Ron Stoppable. È lui il vero protagonista. La talpa, non Kim, non Ron. Ma se vi interessa la storia della donzella, essa ruota attorno all’agente segreto più divertente della storia dell’animazione. Avventure ben congeniate, epiche ed esilaranti. A metà tra storie originali e parodie dei classici d’azione e di spionaggio vicini alla serie dell’agente 007. Una comicità classica ma sempre fresca e un finale di serie ( il film “Kim Possible - La Sfida Finale”) che rende giustizia all’intera produzione superando il livello medio degli episodi. Ciò che ogni serie perbene meriterebbe e che invece quasi mai viene realizzato. Il nuovo punto di riferimento per tutte le serie action nate dal 2000 ad oggi. Storico.


1° POSIZIONE: DuckTales (1987)
Prima di DackTales il mondo era diverso: il muro di Berlino era ancora in piedi, non esisteva l’Unione Europea tanto cara a Salveenee, la Disney non produceva serie originali e l’idea di creare degli spin-off con le star dei film era ancora lontana quando i responsabili della casa di produzione decisero di trasporre sul piccolo schermo la serie a fumetti DuckTales. Zio Paperone, Qui, Quo e Qua, Jet, Archimede e sporadicamente Paperino. La dinastia dei paperi alle prese con le avventure di Indiana Jones. Prima di Kim Possible fu Paperon De’ Paperoni a dettare i canoni delle serie animate Disney per quasi quindici anni. Perfetta, con l’aggiunta di una sigla storica che probabilmente rende più in italiano che in lingua originale, strano ma provare per credere. Cosa chiedere di più? Irraggiungibile.

Ora potete finalmente rilasciare tutte le lacrime trattenute. Spero che questa serie vi abbia fatto tornate, anche se per poco, un po’ bambini. Spero che tutti voi, grandi e piccini, ricordiate chiaramente la vostra infanzia. Quando non c’erano responsabilità o problemi. Quando il mondo era più colorato.
A presto con la prossima TOP/FLOP. A presto. Lacrime.


lunedì 17 agosto 2015

TOP 15 SERIE ANIMATE DINEY - SECONDA PARTE

Rieccoci a parlare di passato con le lacrime agli occhi e le sigle nelle orecchie. Oggi prosegue la scalata alla vetta attraverso cinque serie Disney, alcune più classiche, alcune più particolari, alcune più fantastiche. Ormai, arrivati a questo punto, la qualità intrinseca dei prodotti è pressoché stabilizzata su uno standard medio-alto, ciò che incide maggiormente sulla scelta delle posizioni da assegnare è il mio personalissimo gusto; per cui fatevene una ragione se non siete d’accordo, godetevi questa rosea rimembranza ed eventualmente commentate qui sotto o sui social(s) per dire la vostra. E che Magia sia!


10° POSIZIONE: Timon e Pumbaa (1995)
Ad un anno dall’uscita nelle sale del Re Leone, arrivano sul piccolo schermo le avventure delle due spalle comiche più iconiche di sempre: il suricata Timon e il facocero Bumbaa. Le risate sono garantite. Episodi molto spesso autoconclusivi che indagano il dolce far nulla della coppia nella giungla. Citazioni a raffica e trovate sempre nuove per stupire i giovani spettatori che non possono fare a meno di aspettare con impazienza l’ora di Timon e Pumbaa, l’ora del divertimento, anche a vent’anni di distanza. L’età che non si sente. Serie poco profonda ma indubbiamente riuscita e senza tempo.


9° POSIZIONE: Pepper Ann (1997)
Le disavventure semicomiche di una ragazza adolescente, poco appariscente, ma molto creativa e intelligente. La serie, che dallo stile dei disegni e dalle musiche potrebbe far pensare alla solito prodotto incentrato sui soliti stereotipi dei soliti ragazzi americani medi, in realtà scava nel profondo del personaggio di Pepper Ann mostrandone dubbi, perplessità e problemi apparentemente insormontabili legati all’età attraverso i monologhi della protagonista con la se stessa immaginaria, quella dello specchio per intenderci. Anche i personaggi secondari non sono da meno, dalla madre ai due migliori amici, tutti ben caratterizzati, divertenti e funzionali all’introduzioni di temi più interessanti; uno su tutti la difficoltà di crescere con i genitori divorziati. Una serie molto sottovalutata a causa di alcune lacune tecniche non indifferenti. Da recuperare.


8° POSIZIONE: Phineas e Ferb (2007)
I cartoni di una volta sono migliori di quelli di oggi. Ai miei tempi non c’era Peppa Pig. Si stava meglio quando si stava peggio, non esiste più la mezza stagione e altre sciocchezze simili. Phineas e Ferb ha esordito sulle reti satellitari nel lontano 2007, quando il sottoscritto scrivano aveva già dodici anni suonati, anche se ne dimostrava undici e mezzo. Credo fosse l’estate in cui cambiai voce. Dodici cominciavano ad essere abbastanza per andare in classe e raccontare di quanto fosse stata avvincente l'ultima puntata di quel cartone su Disney Channel. Sta di fatto che di serie animate come queste non se ne vedevano da tempo: esilarante, accattivante, divertente e innovativa. Una comicità quasi mai banale che cita spesso (soprattutto nelle storie del duo Agente P.-Dr. Doofenshmirtz) e riesce sempre a rinnovarsi. Trovate geniali come i cori per annunciare i luoghi o il mattone (“È  divertente”). Ma ciò che risalta di più di Phineas e Ferb è l’inventiva dei creatori nell’immaginare in ogni puntata cosa potrebbero creare di nuovo due bambini usando solo la loro immaginazione. Gli sceneggiatori sono realmente riusciti ad entrare nella mente di un pre-adolescente e a capire le prerogative della fantasia di questo. Unica.


7° POSIZIONE: Fillmore! (2002)
Una delle mie serie preferite in assoluto. L’universo del giallo e del poliziesco viene adattato e riversato in uno stampino formati mini a forma di scuola media X. Intenso, coinvolgente, ben scritto e decisamente maturo. Tutto ruota attorno alla figura dell’agente Cornelius Fillmore che, coadiuvato dalla nuova arrivata Ingrid Third, si occupa della sicurezza nella suddetta scuola. Giovani malviventi, spacciatori di figurine e ragazzi scartati dalla squadra di football assetati di vendetta però rischieranno di minare costantemente il lavoro della vigilanza. Fantastici i dialoghi in salsa pulp tra il protagonista e il responsabile del corpo di agenti (due coetanei adolescenti). Interessante anche l’apertura successiva al mondo esterno alla scuola. Se al posto dell’ambiente scolastico ci fosse un quartiere malfamato della Grande Mela e al posto delle figurine ci fosse della droga oggi staremmo parlando di una rinomata e duratura serie crime in onda su Fox, invece Fillmore! fu cancellata per penuria di ascolti. L’aspetto cartoonesco inganna. Non indirizzata ai più piccoli.


6° POSIZIONE: Gargoyles (1994)
Quella sigla mi incuteva timore al punto da bloccarmi immobile davanti al televisore acceso. Forse era questo l’intento fin dall’inizio. Tutto ciò che non è Disney: stile gotico e spigoloso, atmosfere Dark, violenza e drammi adulti. Tutto meravigliosamente diverso. La storia segue le avventure di un gruppo di Gargoyle (o gargolle in italiano), ossia quelle statue di pietra che troneggiano sulla cime di torri e di chiese antiche, che, a causa di un sortilegio magico, si risveglia nella New York degli anni ’90. Dopo un iniziale sbandamento, i nostri protagonisti decidono di impiegare le loro forzo nella lotta al male, sorvolando sul loro profondo desiderio di tornare al 994 e di riunirsi ai loro cari. Da qui prendono inizio le appassionati avventure dei guardiani della notte, avventure che si mischieranno alla malavita, agli incantesimi, alla mitologia nordica e alla guerra intestina tra Gargoyle. La Disney finalmente punta in alto e colpisce nel centro, al cuore dei ragazzi ormai stanchi delle monotone avventure di quel topo fastidioso e della sua dolce metà dalla voce infrangi-cristalleria. Una serie matura, adulta e dall’intreccio invidiabile. Quel picco che segno una generazione, purtroppo non la mia.

La prossima settimana prendiamo una pausa con questa speciale classifica nostalgica e fantasiosa per lasciare spazio ad un articolo più impegnato e riflessivo. Stile classico insomma. Per cui l’appuntamento è rimandato all’ultimo giorno d’agosto, quando sulle mie spalle graverà oramai un altro anno. Ah! La vecchiaia.

martedì 11 agosto 2015

TOP 15 SERIE ANIMATE DISNEY - PRIMA PARTE

Non conosco il vostro passato, non posso conoscere il passato di ogni giovane lettore di questo blog e come egli abbia passato l’infanzia. Però ricordo il mio passato e la mia infanzia, che, tra un giro in bicicletta e una maratona di Pokemon Argento, era perennemente segnata dalla presenza di Disney Channel, canale satellitare della casa di produzione statunitense. Di tale canale ricordo ancora tutto: serie originali, film, serie tv con attori in carne ed ossa, produzioni nostrane della Disney Italia, Giovanni Muciaccia, ma soprattutto le serie animate, quelle che spesso riprendevano i personaggi storici del brand di Topolino e ne approfondivano passato, presente e futuro. Perché allora non dedicare una TOP senza FLOP (perché FLOP non ne ho trovati) alle serie animate in questione? Ho cercato sull’onnipresente wiki con l’idea di stilare una TOP 5. Ciò che in realtà è venuto fuori dalla mia cernita è stata una TOP 17 (!), poi ridotta a fatica a 15 per convenienza.
Armatevi di lacrime e nostalgia quindi, stiamo per rituffarci in un cassetto immenso e roseo della mia memoria, stiamo per riesumare un pezzo della nostra infanzia ormai volata via. Ecco a voi le migliori serie animate Disney.



15° POSIZIONE: Brandy e Mr Whiskers (2004)
Serie alquanto bizzarra che, almeno a prima vista, non farebbe pensare mai alla Disney delle famose principesse, ma più a cartoni animati psichedelici e disturbanti in voga negli ultimi anni quali Adventure Time (capolavoro) e Sanjey e Craig. Brandy è una cagnolina ricca e snob, mentre Mr. Whiskers rappresenta il completo opposto: sudicio, rumoroso, fastidioso e decisamente poco attento all’outfit. Questa strana coppia si ritrova su un’isola fuori dal mondo e dovrà imparare a collaborare per sopravvivere. Gli episodi ovviamente sono autoconclusivi e, tranne in rari casi, non modificano la psiche dei personaggi e il rapporto tra questi. Ciò che davvero caratterizza la serie è la comicità “volgare” (almeno per i bambini) che faceva ridere puntando alla pancia dei bambini. Una piccola rivoluzione per l’epoca.



14° POSIZIONE: La Famiglia Proud (2001)
Questa serie riesce forse ad essere ancor più innovativa della precedente. Le classiche serie tv anni ’80 e ’90 che vedevano protagonista una normale famiglia di folkloristici afroamericani vengono condensate e rese graficamente con uno stile sporco e spigoloso; come sporca e spigolosa è la comicità che contraddistingue l’indimenticabile famiglia Proud. In particolare ricordo la nonna “Sugar Mama” (chiamata in questo modo da chiunque in famiglia) e il piccolo di casa con i capelli afro. Colonna sonora nera e decisamente azzeccata. Infinite le citazioni alla cultura Hip Pop americana di fine anni ’90 e inizio anni 2000.



13° Posizione: American Dragon (2005)
Serie che ho amato molto all’epoca dell’uscita, forse perché incentrata sul mondo dei draghi e dei ninja e a dieci anni tutti i bambini amano i draghi e i ninja. Jake long è un normalissimo ragazzo che all’occorrenza più tramutarsi in drago per combattere le forze del male. A differenza delle serie precedenti, questa presenta una trama di fondo molto ben scritta che viene portata avanti di episodio in episodio. Società segrete, poteri nascosti, amori inconfessabili e colpi di scena davvero di grande effetto. Una delle migliori serie action presenti in classifica. Sapeva esattamente cosa volessero i bambini all’epoca e il successo di pubblico fu più che meritato.



12° POSIZIONE: Buzz Lightyear da Comando Stellare (2000)
Talvolta cavalcare l’onda è sinonimo di soldi facili a discapito della qualità, ma non è questo il caso della serie animata incentrata sulle ipotetiche avventure dell’enorme Buzz Lightyear, protagonista della celebre saga di Toy Story. In realtà esiste un passaggio intermedio che molti ignorano: la serie presente in questa classifica è in realtà il prosieguo di un pilot-film rilasciato direttamente in VHS nello stesso 2000 dal titolo “Buzz Lightyear da Comando Stellare: Si Parte”. La storia riprende le ipotetiche avventure di Buzz sul suo pianeta natio, coadiuvato da tre agenti spaziali molto sopra le righe nella battaglia infinita a Zurg. La serie probabilmente pecca graficamente e non riesce a mantenere lo stesso livello d’intrattenimento in tutti gli episodi, ma rivedere questo personaggio storico della Pixar in una serie tutta sua ed esplorare con lui il comando stellare fino a quel momento solo sognato le fa meritare il dodicesimo posto.



11° POSIZIONE: Ecco Pippo! (1992)
Pippo è esilarante. Una sagoma maldestra dedita alla risata. I corti più datati lo vedevano sempre alle prese con situazioni surreali e sopra le righe, ma come se la cava il nostro Pippo nella quotidianità? Ecco che il giovane Max ci viene in aiuto e costringe lo stravagante protagonista ad assumersi le responsabilità del padre. E il connubio Pippo-semplicità funziona benissimo divertendo, coinvolgendo e regalando sporadicamente interessanti lezioni di vita che un bambino non riconosce al momento ma che ricorderà e riconoscerà poi. Una serie d’altri tempi. Si stava meglio quando si stava peggio, ogni tanto ci credo.

Spero che anche voi abbiate ricordato con piacere queste serie di un futuro passato o di un passato futuro; facciamo di un passato passato. A lunedì prossimo per la seconda parte della classifica estiva. Buone vacanze, almeno per chi è in vacanza, altrimenti buon caldo.