martedì 7 aprile 2015

1992 - Episodi 3 e 4

Dopo aver visto i primi due episodi confesso di essere rimasto piacevolmente sorpreso: la serie funzionava anche se le promesse iniziali erano state parzialmente infrante dalle scelte narrative degli sceneggiatori. In questi due episodi invece il livello del prodotto precipita vertiginosamente verso la mediocrità a siamo abituati da anni in Italia.


La doppia narrazione vista la scorsa settimana aveva portato lo spettatore ad identificarsi con i protagonisti e ad appassionarsi agli avvenimenti legati allo scandalo Mani Pulite. Queste due componenti, correttamente bilanciata, avevano reso la serie interessante e coinvolgente, ma, venuta a mancare quasi completamente una delle due, il risultato è deludente. 1992 manca clamorosamente il bersaglio perdendo di vista quello che almeno in partenza era l’obbiettivo annunciato della serie, ossia quello di raccontare in maniera fresca e trasversale l’alba di Tangentopoli e la corruzione dilagante nell’anno in cui il serial è ambientato.  A parte un paio di scene incentrate su Antonio Di Pietro, sempre meno credibile rispetto all’originale, e sul dottor Mainaghi (uno dei pochi personaggi che mantengono un’aria di credibilità), la serie si focalizza unicamente sui sei personaggi immaginari. Alcune idee discrete come quella di introdurre Falcone e il pool antimafia, vengono rese inconsistenti da una realizzazione poco precisa e da tempistiche del tutto inaccettabili. Miriam Castello Leone impersona una ragazza troppo lontana dal mondo di mani pulite per risultare interessante agli occhi di uno spettatore critico; fortunatamente però il livello di recitazione dell’attrice siciliana si mantiene a livelli più che discreti, come nella scena della morte di Mainaghi (una delle più ispirate finora).


Il Dandi si conferma un ottimo caratterista impersonando un personaggio intrigante, misterioso e accattivante che non ha ancora rivelato la sua vera natura, solamente intravista nel rapporto tra il suddetto personaggio e Stefano Accorsi.
Bibi risulta la meno azzeccata dei protagonisti finora dal punto di vista recitativo. Tea Falco sembra sempre fuori posto, ogni frase un fastidioso, monotono lamento e ciò influisce decisamente sull’empatia che lo spettatore può sviluppare nei confronti di un simile insulto recitativo. Le premesse fanno pensare ad uno sviluppo interessante della storia della novella imprenditrice milanese, stavolta davvero invischiata in faccende più importanti delle semplici disavventure di una viziata figlia di papà, ma l’errore madornale nella scelta dell’attrice al casting potrebbe seriamente compromettere questo braccio della narrazione.


Pietro Bosco è invece la sorpresa positiva della prima parte della serie: l’interpretazione molto convincente e credibile regalata dall’ispettore Manara si accompagna ad uno sviluppo della trama assai interessante legato strettamente alla politica italiana del tempo. La corruzione e le meccaniche sporche che regolano la vita parlamentare emergono in maniera chiara e ben congeniata. Lo spettatore è portato a provare simpatia per il deputato, nonostante questo faccia parte di una Lega macchiata. Uno dei pochi motivi che spingono ad attendere i prossimi episodi.
Diele soffre della sindrome Falco, ossia la totale assenza di espressività e ciò emerge in maniera meno pesante per il ruolo che l’attore interpreta. Il vero problema sta nella costruzione del personaggio: con il potenziale dato dal legame diretto di Pastore con Di Pietro ci si aspettava decisamente un’implicazione maggiore del procuratore aggiunto nella vicenda Mani Pulite, invece questa è pesantemente ed ingiustificatamente oscurata da un AIDS inserito forzatamente nella trama e da una vendetta misteriosa che, se non lo ha già fatto fino ad ora, rischia davvero di stancare e rendere insopportabile il personaggio in questione.


Leonardo Notte è invece l’emblema della mediocrità mostrata da “1992” nelle ultime puntate. Ottime potenzialità gettate al vento nella caratterizzazione di un personaggio che non va da nessuna parte: troppe sfaccettature, troppi eventi tra loro sconnessi (come la mancata espulsione della figlia, evitabile) che cercano di sviluppare una personalità interessante ma che falliscono generando confusione, noia, inutilità. La storia del presunto assassinio funziona ancora ma ha ben poco a che fare, almeno finora, con Tangentopli. Accorsi  poi non aiuta con il solito sguardo vacuo e il sorrisetto irritante.


L’ambientazione non ricorda quasi mai il 1992. Altra pecca della serie.
Delusione profonda, viste soprattutto le potenzialità mostrate nelle prime due puntate. Il tempo per fare meglio non manca ma la via è completamente sbagliata. Speriamo cambi e speriamo lo faccia presto.

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