giovedì 10 dicembre 2015

NBT: IN THE HEART OF THE SEA

Una famosa espressione proverbiale recita: “la realtà spesso supera la fantasia”. Niente di più falso, la fantasia per definizione è più straordinaria della realtà, sempre. Non che sia impossibile creare ottime storie partendo da avvenimenti reali, bisogna però saper scegliere con cura quali raccontare. La storia vera che ha ispirato “In the Heart of the Sea” non era adatta ad essere un soggetto di un film e questo a mio avviso è il peccato originale che ha reso il tutto fallimentare.



Il regista Ron Howard ha basato molti dei suoi film più famosi su storie vere (basti pensare a Rush, Frost/Nixon, A beautiful Mind e via dicendo) ma il problema di fondo di un film tratto da una storia vera è la necessità di riportare gli eventi così come sono avvenuti, si può usare una versione dei fatti romanzata ma comunque la struttura di base della storia deve rimanere fedele alle vicende realmente accadute. “In the Heart of the Sea” è tratto da una storia vera che a mio parere non era sufficientemente interessante per poterci basare un film. Avrei preferito di gran lunga che Howard avesse impostato il proprio film sul romanzo “Moby Dick”, l’opera di Melville avrebbe offerto spunti infinitamente più interessanti da portare sullo schermo tanto più che con la CGI dei nostri giorni è finalmente possibile creare una balena bianca degna della sua controparte letteraria.



A proposito di CGI, Ron Howard in questo film la usa in maniera spropositata e spudorata, dico spudorata perché non cerca in alcun modo di nasconderla. La migliore computer grafica è quella invisibile, qui invece dispiace dirlo ma è visibilissima. Personalmente non apprezzo molto la regia di Howard e con questo film non mi ha fatto ricredere, tra le altre cose sono stato infastidito non poco dai continui improbabili super close-up disseminati per tutto il film.
Non è solo la regia, “In the Heart of the Sea” a mio parere fa cilecca sotto molti punti di vista. Il film vorrebbe essere epico ma fallisce, vorrebbe essere grandioso ma fallisce, vorrebbe essere tragico ma fallisce. In realtà potrei parlavi a lungo degli elementi fallimentari di “In the Heart of the Sea” ma sarebbe solo deprimente, invece mi piacerebbe sorvolare misericordiosamente su questi aspetti e provare a trovare dei pro in questo mare di contro. In primo luogo Brendan Gleeson: adoro questo attore. Gleeson si vedrà al massimo per una ventina di minuti in tutto ma la sua presenza è il maggior pregio di questo film. Poi mi ha impressionato la trasformazione fisica degli attori in particolar modo quella di Chris Hemsworth  . A proposito di Hemsworth, dato che è il protagonista penso sia il caso di soffermarci sulla sua performance, in poche parole direi che l’espressione “senza infamia e senza lode” non abbia mai trovato esemplificazione migliore. Un altro pro del film è la realizzazione della balena in CGI, anche se non mi ha convinto  molto la scelta di non renderla del tutto bianca come dovrebbe essere (però posso capire le motivazioni che hanno portato a questa scelta: una balena in CGI completamente bianca sarebbe infatti risultata troppo “finta”).



Non riesco realmente a trovare altri elementi positivi in questo film che, intendiamoci, non è un disastro completo ma piuttosto sembra navigare mollemente nelle acque stagnanti della mediocrità. “In the Heart of the Sea” si propone degli obiettivi ambiziosi ma non riesce a realizzarli ed è un vero peccato perché personalmente avevo ben altre aspettative per un film che può vantare un setting così suggestivo. Il film manca di inventiva e di originalità ma soprattutto è noioso, molto noioso. E questa è la colpa più grave di cui un film possa macchiarsi. 

Nessun commento: