lunedì 9 novembre 2015

COMMENTO FARGO 2 - EPISODI 2 E 3

Lo so, sono in ritardassimo, ma sto recuperando. Mi dispiace avervi abbandonati così su due piedi per privilegiare una serie che non sta regalando le soddisfazione che aspettavo. Errore mio. Rimedierò. Intanto Fargo 2 è ormai arrivato alla quarta puntata (probabilmente alla quinta quando io avrò pubblicato tale commento), per cui prometti di rimettermi in pare in breve tempo per riuscire a pubblicare il prossimo commento nel giro di una settimana a partire da ora. Ma queste sono tutte illazioni e raramente mantengo le promesse, sappiatelo.


In questi due ultimi episodi Fargo ha alternato momenti convincenti a passaggi a vuoto non clamorosi ma neanche trascurabili, confermando le voci che mi erano arrivate riguardo i contro della prima stagione. Il secondo episodio in particolare, a parer mio, non è riuscito ad enfatizzare i momenti clue(edo), di cui comunque era dotato, scadendo troppo spesso nella noia gratuita. E stavolta dico noia, non lentezza. La lentezza è una scelta stilistica e di scrittura attraverso cui i tempi delle azioni vengono dilatati per avvicinarsi alla realtà ed approfondire determinati temi o personaggi. La seconda puntata invece è lenta perché non riesce a bilanciare bene scene al cardiopalma e altre di intermezzo; quindi un errore nella gestione dei tempi è stato commesso e si nota. Il regista però riesce a sopperire alla parziale mancanza di materiale con la valorizzazione di uno dei capisaldi della serie, ossia lo stile visivo. Tutto è preciso, fine, geometrico, ordinato. Ogni elemento fuoriposto si colloca perfettamente in un contesto violento e sporco di sangue, ma per certi versi puro e immacolato. Sarà la costante della neve posata sui prati del Minnesota e del Sud Dakota.
Altra costante mantenuta in questi primi tre episodi è l’ironia tipica dei fratelli Coen che permea ogni scena, ogni inquadratura. Attraverso questo stile narrativo a tratti surreale, gli scrittori riescono a creare un mondo realistico ma irreale al punto giusto per risultare allo stesso tempo ilare e minaccioso. La scena in cui il suocero del protagonista ferma i malviventi di Kansas City riesce ad essere contemporaneamente carica di pathos ed estremamente divertente, grazie soprattutto allo scrittura del personaggio interpretato da Ted Danson: sopra le righe, dissacrante, intelligente e stranamente realistico. Sul binomio antitetico realismo- surrealismo si fondo l’intero clima dell’opera finora, e, se gli sceneggiatori riuscissero a mantenere il perfetto equilibrio mostrato finora, ci troveremmo finalmente al cospetto di una perla di black humor di rara bellezza.


Il terzo episodio, a differenza del secondo, è invece carico di eventi attraverso i quali si sviluppa la trama principale legata al caso dell’assassinio del giudice e quella secondaria collegata indirettamente alle indagini, ovvero l’imminente guerra tra i Gerhardt e la mafia di Kansas City. Delle due trame quella che sulla carta dovrebbe essere più affascinante e coinvolgente è la seconda, ma lo spettatore è portato dalla caratterizzazione dei personaggi secondari e dallo sviluppo degli eventi ad aspettare con più ansia il momento in cui la telecamera si concentra sulle intuizione della nostra madre preferita o sulle macabre usanze notturne dei macellai negli anni ’70. Spero che questo terzo episodio non rappresenti l’eccezione alla regola, perché a mio parere questo perfetto connubio tra momenti di stanca televisivi ed improvvise folate di eventi significativo potrebbe rappresentare il dispiegamento delle ali di Fargo.


La caratterizzazione dei personaggi, sia quelli principali che secondari, mi è sembrata inoltre estremamente naturale, mai forzata e perfettamente in linea con l’opera in toto. Non avremo mai una scena in cui due personaggi interagiscono tra di loro per il puro sviluppo dei due caratteri, ma tutte le scene sono in qualche modo legate alla trama e quindi non risultano mai fini a loro stesse. Da questo punto di vista va dato atto agli sceneggiati di un lavoro accurato e studiato nei minimi dettagli.
Angolo delle previsioni: la guerra sarà guerra e la mafia giungerà alla felice coppietta di assassini prima dei protagonisti. In ogni caso i morti, da qui alla fine, come ha dimostrato la scena del venditore di macchine da scrivere iper tecnologiche, non mancheranno.


Finora Fargo ha rispettato tutte le aspettative pur mostrando qualche lacuna dal punto di vista della divisione degli eventi e dell’organizzazione del tempo. Rimane però stilisticamente perfetto e dissacrante. Anche l’uso delle musiche è stato sviluppato in maniera intelligente in modo da coinvolgere ulteriormente lo spettatore nel nero della serie crime più bizzarra degli ultimi anni. Le premesse sono ottime, ma riusciranno a tenere sempre costante il livello d’intrattenimento in dieci lunghe puntate?

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