lunedì 9 marzo 2015

L’ALBA DELL'ORRORE

Cosa fai nel 2015 quando pensi di avere qualcosa da dire, da trasmettere, ma non sai come fare? Semplice, apri un blog. E allora apriamolo questo blog.

L’uomo vive di paura.
Giornalmente chiunque di noi si trova a fare i conti con le piccole ansie che contraddistinguono la nostra vita. A volte queste ansie posso sfociare in paure, talvolta irrazionali, dette fobie. Quando queste vengono prese ed ampliate a dismisura si ottiene il terrore, nella concezione in cui lo intendiamo oggi. Sul terrore si è scritto e si è detto tanto, ma non sempre questo è stato così come lo conosciamo: qualcuno prima del buon Stefano Re aveva già rivoluzionato il concetto di horror, ossia i due mostri sacri Poe e Lovecraft. Questi due, tra l’Otto e il Novecento, scrissero piccoli racconti mescolando abilmente paranormale, visionario e turbe della psiche umana, gettando le  basi per quel filone artistico da cui oggi prendono spunto “capolavori indiscussi” del cinema quali Smiley, Ouija o Clown (tanto per citarne qualcuno) che qualitativamente nulla hanno a che fare con i sopracitati autori. Ah, la deriva del genere horror mi fa scendere sempre una lacrimuccia.



Se di Edgar Allan Poe conosco ormai a menadito corvi, gatti e cuori rivelatori, di Lovecraft avevo letto solo qualche breve estratto poichè distratto da impegni ed altre letture. Finalmente però ho potuto mettere le mani sull’opera più famosa dell’autore grazie all’edizione ninetynine sens, stiamo parlando de “La Casa Stregata” del 1924. Il racconto in questione, quaranta pagine in tutto, per quei pochi che ancora non l’avessero letto, parla di una casa abbandonata nella grigia e claustrofobica Providence, la quale si crede sia infestata da spiriti maligni. Il protagonista, affascinato dall’alone di mistero che circonda l’abitazione diroccata sita in Benefit Street, comincia una serie di ricerche sul passato della villa e convince lo zio ad aiutarlo nell’impresa di debellare il male che da secoli infesta la proprietà. Una trama del genere, ai giorni nostri, sembra cosa di poco conto. Chi mai avrebbe paura della solita casa costruita su di un cimitero (non indiano ma francese stavolta)? E invece un po’ d’ansia tutto sommato me l’ha messa.



I punti focali che rendono questo racconto un capolavoro sono sostanzialmente tre: la scrittura, il realismo e le descrizioni della “presenza”. Lo stile di Lovecraft in quest’opera è davvero particolare, poiché non opta per la banale scelta di cadere in un irreale mondo di fantasia con l’aggiunta di inutili e poco plausibili particolari, ma mantiene una scrittura asciutta, rigorosa e precisa dall’inizio alla fine, rendendo così sempre molto credibili gli eventi che si susseguono. Si potrebbe in maniera azzardata definire “La Casa Stregata” un proto X-Files (ma di questo ne parleremo un’altra volta). Il protagonista sembra a tratti agire come uno Sherlock Holmes dell’orrore, un “investigatore dell’occulto”, e ciò rende possibile un maggiore coinvolgimento del lettore, in quanto le vicende narrate sembrano assai plausibili e vicine alla realtà. Il culmine però arriva nella descrizione dell’entità presente nella casa. La precisione di dettaglio, il climax che l’opera era stata fino a quel momento, il castello di realismo creato apposta per il passo in questione, il volto del Dott. Elihu Whipple (per chi avesse letto l’opera); tutto ciò fa rabbrividire il lettore, fa gelare il sangue nelle vene. 
“La Casa Stregata” non risente minimamente dell’età che ha e a tutt’oggi rappresenta un punto di riferimento per il genere horror. 



La paura generata dalla lettura poi passa, poi, a diciannove anni, si ripensa a questo racconto con mente più lucida, si capisce che questi eventi non possono mai accadere nel modo reale e si tira un sospiro di sollievo. L’altra sera però, mentre portavo fuori il mio cane, mi sono fermato per qualche secondo ad osservare un complesso di case in costruzione. Il vento forte faceva sbattere violentemente le ante di qualche vecchia finestra lontana, i granelli di sabbia nel cantiere scivolavano lentamente dalla cima di piccoli cumuli suggerendo un movimento, una presenza, poco distante si sentiva un cane abbaiare con rabbia. Ho ripensato a “La Casa Stregata”. Mi è salito un brivido lungo la schiena.

1 commento:

Francesco Biancullo ha detto...

Caro Mattia,
nonostante io abbia letto pochissimo di Poe e nulla di Lovecraft, il tema della paura e del terrore mi ha sempre affascinato. Da una prima lettura dell'articolo traspare preparazione e passione da parte tua. Una passione non solo dell'argomento ma anche nella voglia di trasmettere qualcosa al lettore (come hai accennato all'inizio del testo). Innanzitutto voglio congratularmi con te per aver fatto una scelta inusuale nell'era della banalità di fb e del gameplay. Ti faccio i miei auguri per questa nuova strada che hai intrapreso e sono molto curioso di leggere nuovi tuoi articoli.
Saluti,
FB