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martedì 9 giugno 2015

FLOP 10 CINECOMICS MARVEL - PRIMA PARTE

Il solo fatto che per una TOP 5 esista una FLOP 10 dovrebbe già suggerire quanti film tratti dai fumetti Marvel si siano rivelati poi dei flop, più o meno clamorosi, e quanto, a conti fatti, dal mio punto di vista, il livello medio dei prodotti supereroistici contemporanei sia a tratti infimo; elogiato ed innalzato dai fanboy e da manovre di marketing ragionate. Mi viene da pensare che le eccezioni siano i prodotti godibili, anziché le ignobili commercialate vuote di contenuti realmente interessanti.
Ci tenevo poi a precisare che, per ogni saga Marvel, è stato inserito un singolo film, il peggiore, per evitare ripetizioni e classifiche interminabili. Vorrei anche aggiungere che, specialmente in questa prima parte, la differenza tra due titoli in posizioni adiacenti è assai sottile, talvolta pressoché nulla. Passiamo quindi all’analisi dei film dalla decima alla sesta posizione.



10° POSIZIONE: The Incredible Hulk (2007)
Il meno brutto dei brutti, il meno peggio. Dopo il primo capitolo introspettivo e riflessivo diretto dal celebre Ang Lee, il cappellino con visiera con su scritto “Director” è passato sulla testa di Leterrier, e il cambio si è sentito. The Incredible Hulk, a dispetto di un cast eccelso (con il mio amato Edward Norton nel ruolo di protagonista) e di un budget invidiabile, risulta essere un’accozzagli di elementi action che stonano con la doppia natura dell’eroe verde. Dopo un inizio in medias res, il film si perde, si dilunga e annoia senza infamia né lode. A tratti cerca di essere un action, a tratti un thriller psicologico, a tratti un road movie, ma non riesce mai ad mantenere una linea definita per più di un quarto d’ora.  Prodotto sottotono ed evitabile, anche se più originale in quanto realizzato prima della rivoluzione ironmaniana; un po’ come la globalizzazione.



9° POSIZIONE: The Amazing Spiderman 2 - Il Potere Di Electro (2014)
Non posso dire che in generale questo film non mi sia piaciuto; il suo lavoro di mero intrattenimento lo fa, ma presenta troppe falle, troppe debolezze, troppe incertezze. Ogni colpo di scena, se così possiamo chiamarlo, è telefonato a partire dal primo secondo della pellicola, morte che stravolge la vita del protagonista nel finale compresa. Mai una sorpresa. I nemici poi falliscono miseramente: in tre non riescono mai a sembrare davvero minacciosi, non riempiono mai lo schermo senza la presenza pesante dell’Uomo Ragno; poco carisma e profilo psicologico abbozzato e stereotipato. Rhino comparsata, Electro ridicolo, Goblin irritante. Anche le rivelazioni sul passato del protagonista annoiano e non convincono.
La storia d’amore di Spiderman e Gwen sembra quella di Dawson’s Creek (con annessa scena in lacrimoni), ma almeno ci regala Emma Stone, vero punto di forza dell’intera saga.



8° POSIZIONE: Thor (2011)
Film del filone degli Avengers con la talentuosa Natalie Portman e il palestratissimo Chris Hemsworth. Già la scelta del cast denota la volontà dei Marvel Studios di ampliare il loro pubblico e di aprirsi anche ai neofiti dei fumetti; una svendita di un prodotto che una volta era per soli nerd insomma.
Il film è realizzato bene, ottimo il dualismo Asgard - Terra. Il grande problema dell’intera pellicola sono però i tempi: tutti clamorosamente sbagliati. La cacciata di Thor, l’arrivo sulla Terra, l’amore con la bella scienziata, ma soprattutto il cambiamento del protagonista. In un giorno sul nostro pianeta questo dio fiero e alquanto chiuso al mondo esterno si innamora, si redime, scopre l’uguaglianza delle popolazioni dell’universo e riacquista i poteri. Tutto in un solo dannato giorno. UNO. Oltre a ciò altre sciocchezze in fase di scrittura minano la credibilità di un titolo che cade troppo spesso nel banale. Se non ci fosse stato Loki credo avreste letto di questo film la prossima settimana.


7° POSIZIONE: Iron Man 3 (2013)
La svolta dark dell’uomo con l’armatura che vuole ricalcare quanto fatto da Nolan con l’uomo pipistrello. Il film, ancora una volta, rientra nel novero dei prodotti Marvel realizzati bene ma scritti coi piedi. Quando tutti voltano le spalle al simpaticissimo Robert Downey Jr. avrei voglia di voltargliele anch’io. Una serie di eventi incoerenti e campati in aria che di dark non hanno niente e un villain, il fantomatico Mandarino interpretto da Gandhi in persona, che non è un villain ma un impostore, un fantoccio, un burattino. Delusione.
Il problema principale di questo film è forse il trailerche ha creato false aspettative: tragicità, phatos, armature che si scagliano contro lo stesso Iron Man. Niente di tutto ciò. Il film è la solita commediola mal riuscita. Niente di nuovo.



6° POSIZIONE: Wolverine - L’Immortale (2013)
Gli X-Men. La seconda saga dal punto di vista cronologico per la Marvel. Una serie che fa della pluralità del gruppo di mutanti  il suo vanto diventa una sottoserie incentrata su un solo protagonista, Wolverine appunto. Se Wolverine - Le Origini poteva essere divertente preso come semplice concentrato d’azione e dimostrava di avere una trama abbastanza interessante (carino anche per la presenza del presunto assassino della mamma di Sidney Prescott), il suo sequel indiretto si rivela essere solamente una trashata senza capo né coda. Logan è turbato dalla morte di Jean e allora viaggia fino in Giappone dove ci sono robot samurai che combattono con le spade sui tetti, il tutto condito da magnati e clan che vogliono i poteri del mutante. Lo vedete da soli che non regge. Non regge niente. Oltretutto è anche soporifero oltre ad essere terribilmente brutto e nella continuity della saga nel suo complesso non conta nulla, se non per la solita scena successiv ai titoli di coda. Hugh Jackman però è sempre Hugh Jackman, non c’è niente da fare.


Per oggi la nostra avventura nella faccia oscura della Marvel finisce qui. Vi prometto che la prossima settimana analizzeremo perle di rara bruttezza, film orribili a di là del fatto di essere tratti dai fumetti, abomini che nessuno dovrebbe vedere. MAI.

martedì 26 maggio 2015

TOP 5 CINECOMICS MARVEL

Se negli anni ’80 erano i film fantascientifici post apocalittici a fare da padroni, il nuovo millennio è stato caratterizzato da un abbondanza di cinecomics, la maggior parte dei quali legati al mondo supereroistico. E se dico supereroi voi a cosa pensate? Esatto, la Marvel, celeberrima casa editrice detentrice dei diritti dei supereoi più famosi, insieme alla DC Comics. Mi sono accorto quindi di aver visto negli ultimi quindici anni, purtroppo o per fortuna, quasi tutti i film derivati dalle opere cartacee dello studio californiano. Mi sono quindi deciso a realizzare una top 5 dei migliori film Marvel nella quale compariranno sia titoli realizzati dagli stessi Marvel Studios, sia lungometraggi prodotti da altre case in licenza temporanea (politica old school di Stan Lee). Attenzione però: nessuno dei film analizzati raggiunge la perfezione, stiamo parlando pur sempre di prodotti commerciali molto spesso usa e getta. Cercheremo anche di ricostruire un’evoluzione cinematografica dei cinecomics Marvel. Detto questo sorvolo sulle premesse legate alle opinioni personali e vi lascio alla tanto attesa classifica.



5° POSIZIONE: The Avengers (2012)
I film corali in ambito supereroistico sono decisamente i più difficili da realizzare, basti pensare ai Fantastici quattro o agli X Men, produzioni che per un motivo o per un altro hanno chiuso bottega o virato verso esperimenti che dividessero il gruppo di protagonisti. Un film corale ha bisogno di alchimia, tempi, trama coinvolgente ed interpreti tutti all’altezza. Per questo motivo accolsi in maniera scettica l’idea di riunire i supereroi più famosi di casa Marvel in un’unica pellicola, anche se al contempo nutrivo anche molto interesse nella più grande produzione cinematografica tratta da una serie di albi a fumetti mai fatta.
Il risultato fu tutto sommato soddisfacente: un film d’intrattenimento ben realizzato, discretamente costruito e soprattutto estremamente divertente. Un film che risveglia il bambino che è in ognuno di noi e lo esalta attraverso siparietti comici e scene action movimentate e ordinatamente confuse dalla natura collettiva dei protagonisti. Hulk (solo trasformato) e Iron Man vincono a mani basse, Thor e Captain America troppo spesso pesci fuor d’acqua. Vedova Nera e Occhio di Falco non pervenuti. L’amalgama funziona ma non troppo. Il cattivo invece è azzeccato; il cattivo sostitutivo, il finto cattivo, Loki insomma.
Ottimo prodotto commerciale adatto a tutti e consigliato per passare una serata in allegria.



4° POSIZIONE: Spiderman 2 (2004)
Spiderman, o meglio l’uomo ragno; il mio supereroe, il nostro supereroe, il supereroe di un’intera generazione. Se non fosse stato per i film del maestro Sam Raimi oggi saremmo ancora fermi a Captain America (non quello del 2011 o quello del 2014, ma quello del 1990; abbiate paura). Se con il primo film il regista cult aveva rivoluzionato il genere del cinecomic scegliendo il rispetto dell’opera originale e fondendo ciò alla maestosità e alla teatralità dei blockbuster tipici americani, con il secondo conferma il trend precedente e scava più a fondo nella psicologia del protagonista. Vengono infatti mostrate le difficoltà di un giovane, psicologicamente debole, che porta sulle spalle il peso enorme di una doppia identità. Il film poi vanta un Alfred Molina in stato di grazia nei panni del fantastico Doc Octopus, personaggio profondo e criptico che porta con se anche una poco velata critica alla tecnologia.
Decisamente un film ben fatto, ben girato e scritto. Peccato per i due protagonisti, soprattutto Tobey Maguire, che non reggono il peso del film, anche se migliorano visibilmente rispetto al primo capitolo. Ah poi hanno fatto un terzo capitolo; ah quel terzo capitolo. Non ne voglio parlare. Non ora.



3° POSIZIONE: Iron Man (2008)
Ecco, questo è il film che dopo Spidey ha cambiato nuovamente i canoni del sottogenere. Con Iron Man i cinecomics si allontanano nuovamente dal fumetto e maturano, si avvicinano ad un prodotto nuovo. Il protagonista della serie cartacea viene modificato e reso sul profilo di Robert Downey Jr. la fotografia e la regia diventano più accattivanti e più ricercate. Il film Marvel diventa ormai un vero e proprio prodotto cinematografico, non più una trasposizione infantile ed eccessiva. Il film si avvicina alla realtà. Sherlock risulta il più ispirato e accattivante personaggio dei film supereroistici e mantiene l’intero film da solo. Anche la trama però non è affatto da sottovalutare, infatti si mescolano abilmente tecnologia, magnati, terroristi e molta azione. Un mix che funziona, convince e detta nuove leggi, nuovi canoni sui quali si basano tutti i film successivi fino ad un nuovo prodotto che poi analizzeremo in vetta.



2° POSIZIONE:  X-Men: L’Inizio (2011)
Questa saga è forse la più sottovalutata. Il primo capitolo, ammettiamolo, era in parte divertente ma nulla più. Il secondo è stato il migliore della “vecchia” trilogia (si è posizionato infatti al sesto posto nella mia personalissima e virtuale classifica che voi purtroppo non potete vedere in toto dal vostro avanzatissimo smartphone o dal vostro notebook di ultima generazione), ma poi tutto è stato rovinato con il solito terzo magniloquente ed inutilmente esagerato capitolo. La 20th Century Fox ha deciso poi di rilanciare l’intero brand con due saghe spin-off, una legata a Wolverine e una alla prima classe di X-Men, la seconda decisamente migliore. Per la regia di questo nuovo inizio viene infatti scelto Matthew Vaughn, che il suo lavoro lo sa fare eccome (ehm Kickass vi dice qualcosa?), mentre Singer rimane come sceneggiatore. L’aspetto che più caratterizza questa serie di film è il legame che i mutanti hanno con il governo e i problemi legati all’integrazione, temi quanto mai attuali. Si ha sempre paura del diverso. In questo capitolo poi questi punti forti vengono ampliati e calati in un contesto ancora più chiuso, ancora più ottuso e razzista. Le interpretazioni dei protagonisti (Fassbender su tutti) alzano il livello del prodotto. Intrattenimento curato e intelligente, finalmente.


1° POSIZIONE: Guardiani Della Galassia (2014)
Il re, the king, il miglior film Marvel di sempre. Ecco cosa ci sia aspetta quando si va al cinema a vedere un film supereroi stico, anche se in questo caso l’ambito dei supereroi sarebbe alquanto riduttivo. Gunn infatti, dopo esperienze diciamo folkloristiche con la Troma, allarga il raggio d’azione all’intero universo e propone un gruppo di antieroi costretti dalle circostanze a collaborare e a contribuire inevitabilmente al mantenimento della pace. I tre grandi punti a favore di questa esilarante pellicola sono i personaggi, caratterizzati alla perfezione ed estremamente accattivanti per qualsiasi tipo di pubblico, l’ambientazione fresca, nuova e colorata, e le musiche. La colonna sonora non originale di questo film è qualcosa di indescrivibilmente epico; anni ’70 e ’80 in tutto il loro splendore pop. Alcune sequenze esaltano e divertono lo spettatore come mai avevano fatto i film Marvel. Questa è la nuova linea da seguire per realizzare prodotti all’altezza delle aspettative del grande pubblico. D’ora in poi i film fatto con lo stampino di Iron Man sembreranno minestre scaldate di settimane e settimane prima. Un Film imperfetto ma perfezionabile che apre un arco narrativo finalmente avvincente e poco scontato, finalmente nuovo. Sono in trepidante attesa per il seguito annunciato per il 2017, ah, quanto tempo!
Starlord supera Robert, tenetelo presente.



E voi? Cosa pensate dei film supereroistici? Cosa pensate dei film Marvel analizzati oggi? Quali sono i vostri film preferiti? Ditelo con un commento e condividete. A presto con la flop (dan dan daaaaaan).

giovedì 30 aprile 2015

NBT: AVENGERS: AGE OF ULTRON

Avengers: Age of Ultron è un film del 2015 scritto e diretto da Joss Whedon. Si farebbe prima a dire quali attori non comprende il cast invece di elencare tutti quelli compresi ma comunque gli interpreti principali sono: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson eccetera eccetera eccetera. Il film è stato prodotto dalla Marvel Studios e distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Pictures ed è costato circa 280 milioni di dollari.

La trama in breve: Ultron un robot senziente creato da Tony Stark sfugge al controllo del suo creatore e minaccia di distruggere ogni forma di vita organica sul pianeta. Mettiamo subito le cose in chiaro: "Avengers: Age of Ultron" fallisce miseramente. Le mie aspettative per questo film in realtà erano molto basse ma ero andato a vederlo per curiosità dato che è il film supereroistico dell’anno e quindi mi aspettavo almeno di vedere un film gradevole. Tra l’altro avevo visto il primo The Avengers che pur non essendo memorabile era riuscito comunque a farmi passare due ore piacevoli e con questo sequel speravo di replicare, purtroppo non è stato così.

Si comincia subito con una scena d’azione con gli Avengers già assemblati per bene, a differenza del primo film in cui se non ricordo male nella parte iniziale le sequenze d’azione erano ridotte (si fa per dire) perché si doveva prima riunire la squadra, qui invece si parte da subito con una battaglia di gruppo e si vedono subito gli Avengers in formazione d’attacco che combattono tra le nevi di una cittadina dell’Europa dell’est. Si continua così per tutta la durata del film con molte lunghe scene d’azione frenetiche che però non lasciano il segno. Secondo me con meno scene d’azione ma collocate meglio e soprattutto realizzate meglio si sarebbe potuto raggiungere un livello di epicità maggiore, le battaglie sono sì convulse ma non mi sento di definirle spettacolari o epiche: sanno troppo di già visto.
Inoltre a mio parere le scene d’azione soffrono di una grave pecca: sono collocate in un setting sbagliato. Nel primo Avengers le scene di battaglia si svolgevano a New York quindi il setting era perfettamente adatto per un cinefumetto mentre in questo secondo capitolo le battaglie più importanti si svolgono in questa piccola città dell’Europa dell’est (nel film si parla di Europa dell'est ma in realtà le rispese si sono svolte in una cittadina della Val d'Aosta) , questo a mio avviso non è il luogo adatto dove ambientare un film di questo tipo: una città così piccina e insignificante è inadeguata per ospitare uno scontro tra titani com'è quello tra gli Avengers e i robot di Ultron. E’ anche vero che uno dei combattimenti è ambientato a Seul ma le parti più importanti del film sono in un paesotto della Val d'Aosta e questo toglie molto all'epicità complessiva.

Il regista di Age of Ultron è lo stesso del primo Avengers e mantiene lo steso stile registico che aveva usato nel primo film. Se parliamo della regia di questi due film è opportuno distinguere le scene d’azione dalle scene “statiche”. Le scene statiche (o stitiche?) sono girate in maniera triste con primi piani sulle facce dei personaggi e praticamente senza movimento di macchina, una regia degna delle migliore puntate di Tempesta d’amore . Nelle scene d’azione il film si risolleva con una regia molto più dinamica e tutto sommato adatta ad un film di questo tipo ma anche se queste parti sono realizzate molto meglio delle scene statiche dal punto di vista registico comunque non sono sufficientemente epiche e sanno di già visto.
Questo film è stato una vera delusione. Penso che ora lascerò perdere i cinecomics per lungo tempo. Incurante delle mie decisioni il calendario dei film supereroistici è già pronto e prevede da ora fino al 2019-2020 una marea di film. E’ da 15 anni che dobbiamo sorbirci film di supereroi tutti uguali a sé stessi e da qui al 2020 sembra non ci sia speranza di invertire la tendenza. Oramai dopo anni e anni di film fotocopia avremo pure il diritto di chiedere anche in questo filone cinematografico un po' di innovazione o no?

La prima volta che ho visto un cinefumetto è stato nel lontano 2002 e il film era  il primo Spider-Man della trilogia Sam Raimi e...WOW quello sì che era un film fantastico! Vi posso assicurare che mi sono esaltato da bambino vedendo le scene di Tobey Maguire vestito da Spider-Man che volteggia tra i grattaceli di New York, mi sono emozionato forse perché erano scene realizzate molto bene, forse perché erano scene che non si erano mai viste, forse perché ero un BAMBINO.
Ed ecco che abbiamo finalmente centrato il punto della questione. The Avengers: Age of Ultron  non ha saputo divertire me (un ventenne) ma lo scopo del film non era quello di far divertire i ventenni, a vent’anni penso che sia ora di smettere di guardare gente in costumino e calzamaglia che vola. Questi sono film che nascono e sono pensati prevalentemente per i bambini/preadolescenti/adolescenti (che poi ci siano persone di trent'anni che si esaltano per questi film è un'altra storia) e valutarli con troppa severità o con troppa cattiveria (Dove sono i movimenti della macchina da presa? La fotografia è mediocre! Sembra una punta di Tempesta d’amore LOL LOL) è sbagliato. E’ tempo che si capisca che ogni film va analizzato calandolo nel proprio contesto: non è possibile analizzare un cinefumetto con gli stessi metri di valutazione con cui si analizza un film di Stanley Kubrick. I difetti che si possono imputare ad un cinefumetto sono diversi dai difetti imputabili ad un film d’autore e questo troppo spesso lo si dimentica. Quando ho visto il film al cinema domenica scorsa  la sala era stracolma, durante la proiezione il pubblico si è entusiasmato e alla fine del film è partito un fragoroso applauso.
Gli autori di questo film non avevano intenzione di creare un film impegnato, sapevano che The Avengers: Age of Ultron non sarebbe diventato il nuovo Quarto potere, il loro obbiettivo era quello di far divertire e di intrattenere gli spettatori per due ore. Quindi VAFFANCULO! Se il pubblico in sala durante la proiezione si è divertito allora il film ha vinto.

Antonio Margheriti

domenica 26 aprile 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA 20-26 APRILE




FILM: ZODIAC (2007)
Bryan Singer conferma ancora una volta le proprie doti registiche confezionando un prodotto stilisticamente impeccabile. La sola sequenza iniziale, con movimenti di macchina classici ma ben realizzati, vale da sola il prezzo del biglietto. L’ambientazione anni ’60 è resa in maniera azzeccata attraverso una precisa cura del particolare, meno ispirata quella anni ’70, ma comunque accettabile. Le interpretazioni dei tre protagonisti sono discrete ma nulla più; se dovessi premiarne una sceglierei quella di Mark Hulk Ruffalo perché più convincente, anche se non supportata da un doppiaggio italiano all’altezza. Il vero problema del film è la lentezza: da un thriller-giallo-poliziesco ci si aspetterebbe una dose di adrenalina decisamente maggiore, invece, complice anche la lunghezza eccessiva della pellicola, i momenti di tensione risultano essere due o tre, nulla più. Per il resto è calma piatta, solo investigazione su investigazione. Ovviamente stiamo parlando di una scelta stilistica e registica, non di una mancanza del film. Singer ha voluto esplicitamente rifarsi ad un genere di cinema che si riprende i polizieschi degli anni in cui la pellicola è ambientata, quei polizieschi realizzati con poco budget e quindi privi di scene d’azione e inseguimenti al cardiopalma, ma fondati sui dialoghi, sul carisma dei personaggi e sulla scoperta progressiva di nuovi indizi. Tutto in verità è lineare, coerente e credibile, ma troppo lontano dalla frenetica realtà odierna per riuscire a coinvolgere appieno lo spettatore. Un film di nicchia, un film d’altri tempi. La pecca più grande rimane però il finale mozzato, una mancanza che abbassa inesorabilmente il livello del prodotto facendo sfociare nel nulla quella poca tensione che si era accumulata in due ore e mezza di visione. Iron Man sfruttato male. VOTO: 6.5



FILM: I FRATELLI GRIMM E L’INCANTEVOLE STREGA (2005)
Terry Gilliam. Dicono di lui sia un regista visionario, un genio del cinema moderno, e a dirla tutti i suoi grandi film li ha girati (“Brazil” e “La Leggenda del Re Pescatore”), ma stavolta pecca di presunzione nella riproposizione romanzata della storia dei due fratelli tedeschi scrittori di fiabe per bambini. La trama sa di già visto e a tratti fa acqua ma tutto sommato è godibile nella sua semplicità e immediatezza, i protagonisti invece sono stati rielaborati in maniera interessante e più moderna, Il genio ribelle e il Joker riescono poi a caratterizzarli in maniera soddisfacente. I problemi sono da ricercarsi altrove: la comicità quasi sempre banale ad esempio non strappa mai neanche un sorriso abbozzato, sembra quasi diretta ad un pubblico infantile (quello delle fiabe dei Grimm appunto), ma alcune scene crude e le ambientazioni cupe allontanano i bambini dal prodotto. I personaggi secondari sono sempre eccessivi e macchiettistici e ciò risulta fastidioso alla lunga. La regia è monotona e stancante, Gilliam ripropone sempre le stesse inquadrature che potrebbero sembrare azzardate e innovative solo la prima volta che vengono realizzate, alla seconda cominciano a sembrare pesanti, alla terza il regista ha ormai definitivamente superato il limite. Variare e spaziare senza mai far sentire la propria mano sull’opera in maniera eccessiva. La fotografia inoltre ha degli sbalzi improvvisi e inspiegabili, per non parlare dell’uso della computer grafica, forse l’unico motivo di riso in tutto il film.
Gillian ci propone poi delle "finissime" citazioni alle fiabe classiche, come Raperonzolo e l’omino di marzapane, ma sono fatte in maniera così grezza e superficiale che riescono a diventare una pecca per il film anziché elevarne il livello. A tratti il restista sembra temporeggiare sulle inquadrature relativa alle citazioni, come a voler dire: “Ehi! Avete visto tutti, vero? Avete visto tutti che magistrale citazione che ho fatto?”. Irritante e presuntuoso. VOTO: 4.5



ALBUM: DEMON DAYS (2005)
La band virtuale più famosa al mondo si conferma con questo secondo lavoro in studio ancora più eclettico, ancora più coinvolgente. Stavolta Damon Albarn decide di puntare prevalentemente sull’elettronica applicata all’alternative rock classico dei Blur senza però trascurare influenze pop, hip-hop e rap. Il risultato di questa commistione è un disco complesso, musicalmente particolare e indubbiamente di qualità. Ogni brano dimostra di avere una linea di fondo che non viene mai stravolta del tutto, una sorta di coerenza musicale che contraddistingue l’opera in toto. I suoni non sono mai esasperati e ridondanti, ma sottili e ricercati anche se faticano a raggiungere un livello di introspezione tale da risultare diversi a seconda dell’ascoltatore. A tratti quest’album sembra non voler andare incontro all’acquirente, ma aspetta che sia questo a porsi nel giusto stato d’animo per poter gustare ciò che il prodotto ha da offrire. “Feel Good Inc.” funziona splendidamente perché è la più pop e accessibile delle canzoni presenti, ma anche “DARE” segue la stessa linea. I brani che invece colpiscono maggiormente un individuo ben disposto all’ascolto potrebbero essere “Kids With Guns”, “Dirty Harry” e “Damon Days”. Le collaborazioni sono quasi tutte valide e interessante, leggermente meno ispirate quelle legate al mondo dell’hip-hop.
 Un lavoro innovativo, coraggioso e non immediato. Un album di nicchia ben riuscito. VOTO: 8



ALBUM: TURISTI DELLA DEMOCRAZIA (2012)
Il panorama indie in Italia negli ultimi anni è decisamente in crescita. Sempre più gruppi, meno pop di quelli famosi, nel loro piccolo producono lavori molto validi e interessanti che purtroppo non riescono ad emergere e raggiungere la notorietà. È questo il caso de “Lo Stato Sociale” che con due album hanno ottenuto un successo notevole a livello nazionale. Oggi parliamo del primo, “Turisti della Democrazia” che già dalla copertina suggerisce l’irriverenza che caratterizza l’intero prodotto. Le sonorità spaziano dall’elettronica, al pop, all’indie rock rimanendo però sempre orecchiabili e accessibili a tutti. L’accessibilità è infatti uno dei punti cardini della musica del quintetto bolognese; l’obiettivo principale infatti è quello di far risaltare i testi, vera anima dell’album, e quindi l’aspetto musicale è sì curato, ma non vuole eccedere per rischiare di allontanare un determinato pubblico dal messaggio che ogni canzone porta con sé. Come detto i testi sono il veri protagonisti dell’opera; testi intelligenti, acuti, ironici e acidi che denunciano la politica italiana, le nuove tendenze giovanili, l’ipocrisia della classe media-borghese e in generale tutto il marcio che si nasconde nello stivale. Testi che aumentano il valore del prodotto e invitano a riflettere accompagnati da motivetti coinvolgenti. Una conferma che i luoghi comuni sulla mancanza di valore artistico oggi in Italia lasciano il tempo che trovano. VOTO: 8