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giovedì 26 aprile 2018

PERCHÈ AVENGERS: INFINITY WAR È IMPORTANTE


Dopo dieci anni dall’uscita del primo Iron man finalmente vede la luce l’opera per la quale abbiamo avuto il coraggio di affrontare ore e ore di perdite di tempo, villain posticci, personaggi piatti e trame scialbe. Finalmente, dopo dieci lunghissimi anni, arriva il momento di raccogliere i frutti di un piacevole sacrificio. Sono stati gli anni della nostra adolescenza e anche degli eroi, prima introdotti in sordina, accolti con un pizzico di scetticismo, poi adorati alla follia, poi mal sopportati e infine nuovamente trionfatori. Avengers: Infinity War non è importante per la sua realizzazione tecnica, ma per essere l’inizio della fine di un film lungo dieci anni, diciannove pellicole, il compimento di uno dei capisaldi della nostra cultura pop anni 2000.


Allora c’è il film, la trama, i dettagli più minuziosi che rimandano a questo o a quell’albo specifico, ma ci sono soprattutto le sensazioni, le travolgenti emozioni che questo universo aveva promesso da sempre di saper poi trasmettere, ma che finora non aveva intercettato a dovere. Si parla di due ore e mezza e di una generazione: un’opera, la sua genealogia, la fanbase e tutti gli altri. Andare in contro all’iceberg nella sua totalità avrebbe comportato delle difficoltà, e infatti delle difficoltà ci sono state.


Il numero di personaggi - dagli eroi ormai storici agli ultimi arrivati, passando per gli aiutanti, le guardie del corpo, i simpatizzanti - richiedeva un lavoro di scrittura esagerato, minuzioso al millimetro per far convivere delle singolarità tanto carismatiche, e la scelta, più che corretta, è stata quella di riunire per dividere. Non si tratta più dei film di Joss Whedon, non avremo più a che fare con stanchi momenti di riunioni di gruppo, ma l’azione prende il sopravvento sulla teoria spicciola e, a discapito di qualche nesso logico, i gruppi di eroi continuano a perseguire un obiettivo sparsi nella galassia. Se lo spazio però, in questo modo, viene sfruttato a meraviglia dagli sceneggiatori, non si può dire lo stesso del tempo, che torna come cardine centrale della pellicola e spesso sfasa alcuni momenti sfiorando l’incongruenza. Ma, alla luce della mole di lavoro, anche alcune forzature sono trascurabili rispetto all’oliatura di un congegno quasi perfetto.


La trama doveva essere magniloquente e lo è stata. Un mattatore su tutti, forse vero protagonista della pellicola: Thanos. Attorno alle sue azioni, ai suoi spostamenti e a quelli dei suoi sgherri ruota la narrazione della pellicola e i protagonisti talvolta sembrano trasportati all’interno dell’opera, in particolar modo il gruppo di Tony Stark. Si tratta di un ottimo espediente per trasmettere l’inferiorità delle forze del bene rispetto alla nuova e più temibile minaccia di Thanos. La preparazione all’inevitabile battaglia finale è più una caccia al topo che lo studio attento di un piano. Non mancano dei momenti rivedibili, qualche scelta fatta per portare avanti una certa sottotrama o addirittura l’intero film, ma nel complesso ogni momento è funzionale allo sconvolgente finale e ciò conta più delle singole scelte.


Il tono del film stavolta cambia e viene finalmente in contro alle esigenze di un pubblico ormai stanco della solita commedia action-fantasy. A rappresentare il punto di svolta, oltre alla tangibilità della minaccia di Thanos - ben più reale già a partire dalla sequenza iniziale - è la motivazione che spinge il villain, una motivazione politica, comprensibile e proprio per questo ancora più folle. I protagonisti inoltre partono da una forte posizione di svantaggio non avendo un piano organico per contrastare lo strapotere del Titano e ciò li espone ad un rischio perenne di rimetterci la vita. Giochiamo costantemente a sfilacciare il filo della vita di personaggi amati e questo non può che colpire la nostra parte sentimentale, perché la minaccia stavolta è reale e più di un eroe sarà costretto a soccombere. Forse anche questa crudezza, questa malinconia anche nelle scene più scanzonate, questa pretesa di una giocosa serietà mancava agli episodi precedenti dell’epopea Marvel. Non è un caso che tutti i fan ricordino la morte dell’agente Coulson, quella di Quicksilver o ancora quella di Yondu. Forse è quando il meraviglioso e coloratissimo mondo Marvel si cala nella grigia vita reale che riesce ad esaltarsi, perché raggiunge vette di epicità solamente sperate e quando si parla di superuomini dotati di poteri che vestono un costume per salvare il mondo l’epicità fondamentale tanto quanto l’azione, tanto quanto l’umorismo.


Semplicemente, Avengers: Infinity War è una macchina perfetta che arriva dove deve senza lasciare nella al caso. È una grande storia che si regge soprattutto sul miglior villain mai visto nel nuovo corso dei conecomic americani, sia dal lato Marvel che per la controparte DC. È tutto ciò che avevamo sempre desiderato, ciò che ricercavamo dopo un ottimo Avengers, un buon Age of Ultron e un minimizzato Civil War. Avengers: Infinity War è le emozioni che volevamo provare da tempo.



PARTE SPOILER!



Se siete arrivati a leggere fin qui immagino abbiate già visto la pellicola. Proseguite a vostro rischio e pericolo.
Prima della visione avevo previsto tre morti illustri: Loki, Heimdall, Nebula; ho sbagliato solo a scegliere tra le figlie di Thanos. Poi il finale ha un po’ smontato le mie teorie. Ma andiamo con ordine.


Bisogna ammettere che tutti i personaggi sono stati trattati con grande eleganza e misura, ma, proprio a partire dall’opera da cui provengono, i Guardiani della Galassia si sono confermati una spanna sopra gli eroi terrestri. Ciò che li contraddistingue è proprio un’aura differente, unica, che viene trasmessa anche agli altri personaggi che interagiscono con il gruppo, come ad esempio Thor e Iron man. Gunn ha dato vita ad una creatura in grado di camminare da sola ormai. Succede molto all’interno dei Guardiani anche se si tratta di un film corale. Finalmente, dopo cinque anni, vediamo il tanto atteso bacio tra Quill e Gamora, al quale segue una repentina evoluzione della loro storia d’amore, velocizzata ulteriormente dalla minaccia di Thanos: Gamora infatti viene prima catturata e poi sacrificata per ottenere la gemma dell’anima. Vediamo il cadavere dell’aliena esanime in fondo al dirupo, eppure non riesco a capacitarmi della sua dipartita, perché la storia d’amore con Quill è appena sbocciata, perché non potrebbero esistere dei Guardiani della Galassia senza Gamora. Allora immagino che questa morte sacrificale possa essere reversibile con la restituzione della gemma dell’anima. Vedo un Quill distrutto recarsi a Vormir e gettare la gemma nel dirupo per la resurrezione di Gamora.


Sulle morti di Loki e Haimdall invece niente da aggiungere: i personaggi avevano fatto da tempo il loro corso ed è stato giusto sacrificarli all’interno dell’evento più importante del MCU.
Il resto della pellicola invece si poggia su un twist forse sottovalutato, un momento che sembra essere stato pensato per condurre ad una frase ad effetto, ma in verità nasconde il senso delle azioni di alcuni personaggi da quel momento fino al termine dell’opera. Sto parlando del viaggio nei futuri possibili del Doctor Strange, quando su Titano si isola dagli altri eroi per verificare quante possibilità avessero gli Avengers di vincere la guerra contro Thanos: 1 su circa 13 milioni. Da quel momento in poi il saggio Strange, il custode della nostra realtà sembra giocare contro i suoi stessi interessi e consegna la gemma del tempo a Thanos per salvare la vita di Tony Stark. Voglio fidarmi di Strange e di ciò che ha visto, probabilmente il futuro in cui gli eroi vincono contro il titano prevede anche la consegna della gemma del tempo - e quindi la sopravvivenza di Iron man -, prevede anche la disfatta finale. Allora tutto avrebbe senso e ci troveremmo perfettamente in linea con la parte due del film - in uscita nel 2019 - in cui la situazione dovrà per forza di cose ribaltarsi.


Il finale è stato straziante; che il film potesse effettivamente finire con il guanto dell’infinito completo era un evento pronosticabile. Ciò a cui avevamo pensato meno è stata la moria di eroi che ne è seguita. Un vero e proprio massacro che mi ha commosso in alcuni frangenti, come la scomparsa di Bucky che riesce a dire solamente: “Steve”; quella di Peter Parker tra le braccia di Tony e in generale tutti i Guardiani. È stato difficile affrontare un momento così carico di pathos, ma in questo caso la programmazione a lungo termine di Kevin Faige è andata contro gli interessi stessi dell’azienda. Se non fossimo costantemente a conoscenza dei prossimi 4/5 film del MCU in via di sviluppo avrei creduto a queste morti polverose, ma sappiamo già che in seguito ad Avengers 4 usciranno nelle sale il sequel di Spiderman Homecoming e Guardiani 3. Purtroppo questa scelta toglie una parte della drammaticità alla scena, si tratta solo di scoprire quando e soprattutto come tutti questi eroi torneranno in vita (o torneranno nel mondo reale). Restano però i momenti, quelli meravigliosi e toccanti, che anche una programmazione poco o troppo lungimirante non può cancellare. La svolta, come suggeriscono i titoli di coda, sarà rappresentata da Captain Marvel, supereroina di cui non conosco pressoché nulla e sulla quale non mi sbilancio, spero solo non si tratti di un deus ex machina troppo spudorato. E spero anche che non si faccia confusione con i paradossi temporali, ma vista la precisione degli sceneggiatori per questo terzo teamup, sono fiducioso verso il quarto capitolo.


Visto anche lo strumento utilizzato da Nick Fury nella scena post credit, sono dubbioso sulla destinazione del messaggio a Captain Marvel, non tanto per la collocazione spaziale quanto per quella temporale: la soluzione più semplice sembrerebbe essere l’utilizzo della gemma del tempo, ma se il guanto fosse andato distrutto o quantomeno danneggiato dopo lo schiocco di dita e non fosse più possibile utilizzare tale pietra rimarrebbe solo un ritorno al passato in maniera “manuale”. E se Captain Marvel fosse già nel passato? E se Nick Fury avesse inviato un messaggio al passato? In questo caso la paura sarebbe di veder cancellato dalla continuity spaziotemporale l’intero terzo capitolo degli Avengers. Ci sono pro e contro in ogni situazione. Probabilmente Avengers v Thanos parte II sarà ancora più difficile da scrivere, speriamo ancora più entusiasmante da vedere. Intanto i capoccia del MCU sono riusciti a farmi salire l’hype per Captain Marvel. Es el marketing.

domenica 27 agosto 2017

5 MOTIVI PER CUI THE DEFENDERS È UNA DELUSIONE

Dopo un esordio spettacolare con Daredevil, la qualità dei prodotti Marvel Netflix è andata via via calando. “The Defenders”, corrispettivo televisivo del team up più famoso, poteva essere il punto di svolta per l’intero progetto, ma così non è stato.


Vediamo insieme i cinque motivi per cui “The Defenders” non è stata in grado di mantenere le aspettative.



4 - 3 = Un protagonista
La serie si proponeva come una summa delle storie precedenti, che avevano lasciato in sospeso alcuni particolari per confluire poi verso un’unica conclusione. Quattro personaggi, una storia. L’obiettivo era probabilmente quello di livellari i diversi gradi d’interesse dovuti alla scrittura altalenante delle singole serie per generare un nuovo trasporto comune verso il gruppo di vigilanti. La realtà dei fatti racconta invece di un Matt Murdock ancora esageratamente superiore agli altri. Daredevil riesce a dare un altro tono alle scene in cui è presente per una profondità, uno spessore e un carisma a cui gli altri tre “difensori” non si avvicinano minimamente. La scelta di terminare la battaglia finale in quel modo poi non fa che avvalorare la tesi di una finta serie corale, molto più simile ad una terza stagione del diavolo di Hell’s Kitchen.



“È stata una settimana molto dura”
Quanto tempo passa dalla scarcerazione di Luke Cage alla conclusione dell’intera storia? Mi sono posto questa domanda diverse volte durante la visione. Alla fine è Jessica Jones a rispondere: meno di una settimana. Nell’ottica di un tempo così breve, quasi aristotelico, si perde il senso di uno sviluppo morale dei protagonisti e la loro interazione, ridicolmente esplicitata da Daredevil prima dello scontro finale, si riduce ad una collaborazione improvvisata. Manca la maturazione dei personaggi, aggiunta forzatamente verso il finale attraverso quello che dovrebbe essere Il colpo di scena. Ma è giusto interrogarsi su di esso: cosa sarebbe rimasto dell’esperienza dei Defenders senza il telefonato twist conclusivo?



War never changes
Lo scontro con la mano ci viene presentato come il culmine di un conflitto secolare tra i traditori di K’un lun e i casti. Lo stato delle cose è costantemente descritto in termini militari. Guerra, guerra e ancora guerra.
“Chi vincerà la guerra?”
“Questa è la fine della guerra”
“Questa non è la fine della guerra”
Queste ultime due frasi magari pronunciate dallo stesso personaggio a distanza di pochi minuti.
E il rimando immediato è alla vera guerra, quella in grado di annientare intere popolazioni, quella che non si placa con quattro colpi di karate in un ufficio bianco. Eppure la minaccia rappresentata dalla Mano non è mai tangibile: non ci sono attentati, non ci sono duelli decisivi, non ci sono punti di non ritorno. Quella che i protagonisti chiamano guerra è la schermaglia di qualche scagnozzo e un manipolo di vigilanti per evitare che un’organizzazione secolare possa ottenere la chiave della vittoria della guerra, che poi si rivelerà essere un elemento tutt’altro che decisivo. Il pericolo non è mai realmente vicino, né per i protagonisti né per la popolazione di New York. E allora stona incredibilmente il tono epico degli ultimi due episodi, soprattutto considerando che “The Defenders” si colloca all’interno del MCU, e a due passi dal Midland circle ci sarebbe un certo Tony Stark.



La sagra dei clichè
Daredevil aveva rivoluzionato la dimensione del supereroe con una narrazione più intima, profonda che aveva contribuito a rendere più imprevedibili le storie del Diavolo di Hell’s Kitchen.
Da questo punto di vista “The Defeneders” rappresenta un enorme passo indietro. Con uno sviluppo minimo in profondità della narrazione, i prodotti Marvel Netflix tornano a posizionarsi a livello della loro controparte cinematografica, e chiunque abbia visto almeno un paio di cinecomics sarà immediatamente in grado di predire lo svolgersi degli eventi. Mancano reali colpi di scena inaspettati - ad eccezione di quello che spezza l’unità del gruppo verso la metà della serie - e questo, unito alla mancanza di una minaccia reale, spegne il trasporto emotivo per una serie a tratti piatta.



E quindi?
Con l’ultima scena prima dei titoli di coda viene addolcito anche l’amaro finale. Cosa resta dell’esperienza dei Defenders dopo la “guerra” con la mano? Valutiamo la domanda da due punti di vista. Da una parte, per l’universo della serie, il team up ha avvicinato quattro eroi  già contigui, bruciando in otto puntate decine di personaggi validi per futuri sviluppi, sacrificati sull’altare della spettacolarità delle coreografie. Si tratta banalmente di una storia periferica che conclude una narrazione confusa e frammentata senza particolari guizzi.

Dall’altra ci siamo noi spettatori, che abbiamo assistito alla conclusione della “prima fase” di questo sottouniverso dei cinecomic. La serie scorre e si lascia guardare, considerando anche il fatto che si svolga in pochissime ore, si ride a denti stretti in alcuni momenti e si riesce anche a godere delle interazioni tra i protagonisti, ma non rimane nulla più di una copia sbiadita del modello MCU. Manca completamente la peculiarità televisiva che era stata di Matt Murdock prima e di Jessica Jones poi. Manca l’anima dei progetti Netflix, soppiantata dallo spirito Marvel.

domenica 8 maggio 2016

CIVIL WAR E I 5 BUCHI DI TRAMA

Qualche tempo fa decisi di scrivere un articolo contro Batman contro Superman perché indignato per l’orribile spettacolo offerto da Zack Snyder, il belloccio, il pezzo di ghiaccio e le mamme dei supereroi. Ci misi però troppo tempo a riordinare le idee e mi ritrovai di fronte ad un web che aveva già detto tutto quello che avrei voluto scrivere io, aveva già criticato le stesse falle, aveva già denunziato alla polizia del cinema le scempiaggini del modesto autore di Sucker Punch. Decisi quindi di lasciare a metà la scrittura di un articolo che poco avrebbe aggiunto al dibattito, perché le parole dette sono parole vuote. Ma ecco che accorrono gli Avengers in mio aiuto, con un film che s’è lasciato guardare, ma per il quale non ho gridato al miracolo (fortunatamente ho l’abbonamento al cinema e mi dispiaccio meno di non vedere dei veri e propri capolavori, ma questa non centra il punto della questione).  Il punto è che, per mia fortuna, credo di aver maturato una differente opinione del film rispetto al grande pubblico che in questi giorni sta letteralmente osannando l’opera ultima del MCU. A mente fresca, credo che ad aver abbassato la mia personale valutazione sul film siano state alcune incongruenze, che potremmo chiamare buchi di trama o semplicemente forzature, fate voi. Per spiegare nel dettaglio i cinque punti che credo possano rappresentare delle incongruenze, è necessario che io faccia SPOILER conclamati della pellicola; se quindi non siete ancora andati a vederla, vi consiglio di desistere a proseguire la lettura. Se invece siete dei sadici finti nerd potreste anche continuare. A vostro rischio e pericolo.


La dichiarazione d'Adempienza
Dopo gli eventi di Lagos, l’ONU decide di mettere sotto contratto gli Avengers e in generale tutti i supereroi. Cap, intenzionato a non firmare l’accordo, viene informato del fatto che, una volta ratificati i patti, il suo operato verrà considerato fuorilegge e per questo punito. La ratifica ufficiale avviene a Vienna, ma, appena la riunione ha inizio, Zemo fa scoppiare una serie di ordigni che portano inevitabilmente l’incontro a concludersi anzitempo. Da qui in poi ogni azione di Captain America e della sua fazione di marrani verrà considerata contro le normative in vigore e per questo punibile con la detenzione. Questa è sostanzialmente la definitiva spaccatura tra i due reggimenti supereroistici, che non trovano più un punto d’incontro e vengono separati dalla legislazione mondiale. Se però la riunione dell’ONU organizzata per ratificare gli accordi è stata interrotta dall’attacco terroristico, come è possibile che le azioni di Cap vengano etichettate come fuorilegge appena due secondi dopo lo scoppio della bomba? Quando è entrata in vigore una legge che nessuno ha avuto il tempo di discutere e fa entrare in vigore? Teoricamente, tra gli Avengers, tutto sarebbe dovuto continuare come prima, con un partito unico libero e indipendente dalle istituzione. Ma la guerra civile di ragni e formiche giganti non avrebbe avuto senso con un fronte unito contro il solitario Zemo. Peccato per la morte della logica.



Pantera Nera Neo Spaziale
E con “Pantera nera neo spaziale” intendo l’introduzione quasi randomica di alcuni elementi fondamentali per la reale battaglia tra le due fazioni. Ma analizziamo nello specifico il caso del supereroe africano: quando il re nigeriano rimane vittima dell’attentano alla riunione dell’ONU, ci viene presentato questo giovincello aitante dallo sguardo determinato. Che uno può pensare: “Guarda che sguardo agguerrito che c’hanno ‘sti diplomatici/politici nigeriani! Ma che fermezza d’animo per essere un semplice funzionario statale”. E invece si tratta di Pantera Nera, silenzioso e muscoloso supereroe dei poveri che corre veloce come un superuomo, salta i palazzi senza farsi neanche un graffio e graffia i nemici con unghie retrattili di adamantio. Da dove viene? Come ha ottenuto i suoi poteri? Perché in un universo così globalizzato e aperto alla comparsa di nuove figure eroiche aspetta solo 13 film per fare la sua comparsa? E soprattutto, visti i suoi enormi poteri e il suo attaccamento per il duo popolo, perché non è intervenuto in prima persona nell’operazione che all’inizio del film ha dato il pretesto per l’intero film? Ah già, perché altrimenti non ci sarebbe stato alcun film. E la sua base sembra quella dei Power Rangers Wild Forces. L’ho detto.


La Cieca Visione
Visione era stato sostanzialmente la chiave della sconfitta di Ultron nel precedente film corale del MCU; in questa pellicola invece si veste bene, cucina il papriken (o una cosa simile) e se ne sta tranquillo a casa mentre fuori scoppia il finimondo. La sua assenza nella prima missione in Nigeria è probabilmente la causa della disfatta parziale del gruppetto di giovani teppisti. Anche il suo ruolo nello scontro aperto tra il #teamcap e il #teamstark sembra essere marginale e anzi riesce solo a paralizzare per sempre il povero Warmachine, al quale non gliene va bene manco mezza, manco per sbaglio (è dura essere il sosia nero di Iron Man). Questa sua inutilità ci viene giustificata attraverso una scena in cui Visione cerca di spiegare che la gemma della mente (di cui ancora non conosce l’entità) spesso predne il sopravvento e per questo sarebbe titubante a scatenare la sua potenza distruttiva. Ma non aveva gli stessi timori anche nel secondo capitolo degli Avengers, quando ha disintegrato un esercito di cloni di Ultron con la forza del pensiero? Se avesse davvero usato il potere della gemma in tutte le sue potenzialità, non ci sarebbe stato alcuno scontro in zona aeroportuale. Fine del film.



Spiderman v Spiderman
Per analizzare questo punto dobbiamo fare un passo indietro e cercare di comprendere le ragioni dello scontro cartaceo più che di quello cinematografico. Nel fumetto Iron Man si pone a capo della fazione che sostiene il riconoscimento dei supereroi dinanzi ad una commissione mondiale. Ciò prevede l’eliminazione del vincolo della maschera e quindi l’unione dell’uomo al supereroe. Nel film, Peter Parker ci viene presentato come un giovane adolescente la cui unica preoccupazione è non far sapere a zia May delle sue tendenze aracnidi. Nonostante ciò, però, egli “““sceglie””” di schierarsi dalla parte del filantropo miliardario. In questo modo, cercando un parallelo tra film e fumetto, Spiderman starebbe lottando contro coloro che rivendicano il diritto di nascondere la propria identità dietro una maschera, ossia contro sé stesso. Spiderman contro Spiderman, e Civil War fu. Che poi come si chiamava la mamma di Spiderman? Qualcuno ha detto Martha?


 Il Video Incriminato
Il filo conduttore delle azioni del presunto cattivo, il sempreperfettonellaparte Daniel Bruehl, è la ricerca di informazioni utili a provare l’artefice della morte dei genitori di Tony Stark, ossia Bucky (che sembra anche un po’ un nome da cane). Tralasciando il fatto che lui conosca a priori la verità e che la sua preoccupazione siano soltanto le prove, quando l’azione si sposta nuovamente a Sokovia, ai nostri riuniti protagonisti viene mostrato un video dell’esecuzione dei coniugi Stark che incastra il povero e ipnotizzato Soldato d’inverno. Come ha fatto Zemo ad ottenere tale filmato? Perché mai ci sarebbe dovuta essere una telecamera di sorveglianza su un lampione sperduto della periferia di New York? Presumendo che il video sia stato trovato da Zemo nel covo dell’Hydra in cui si svolgono le ultime sequenze d’azione, per quale motivo l’Hydra stesso ha conservato la prova di un assassinio brutale e diplomaticamente significativo dopo esserne entrato in possesso? Anche in questo caso il film avrebbe preso una piega diversa se gli eventi avessero seguito una logica reale e ci saremmo trovati di fronte ad un dialogo del genere:

Zemo: “Ah, Avengers! Ciò che ho scoperto riguardo la morte dei genitori di Iron Man potrebbe definitivamente rompere la vostra alleanza”
Iron Man: “E cosa hai scoperto?”
Z: “Ad ucciderli fu [suspance] il Soldato d’Inverno”
 Dan Dan Daaaan
Bucky: “No”
Z: “Si, ma…”
I: “Ma che prove hai?”
Z: “Nessuna”
I: “Ah, ok”
FINE


E con ciò capite bene quanto mi trovi in disaccordo con le recensioni entusiaste dell’ultima ora. Con quelli che è bello perché si picchiano. Stiamo parlando di un film carino, godibile e a tratti divertente (ma non eccessivamente), ma manca a mio parere sempre quel salto di qualità che porti la Marvel ad un livello di consapevolezza dei propri mezzi superiore. Civil War fa la sua parte, ma a me piaceva la trilogia di Nolan.

martedì 9 giugno 2015

FLOP 10 CINECOMICS MARVEL - PRIMA PARTE

Il solo fatto che per una TOP 5 esista una FLOP 10 dovrebbe già suggerire quanti film tratti dai fumetti Marvel si siano rivelati poi dei flop, più o meno clamorosi, e quanto, a conti fatti, dal mio punto di vista, il livello medio dei prodotti supereroistici contemporanei sia a tratti infimo; elogiato ed innalzato dai fanboy e da manovre di marketing ragionate. Mi viene da pensare che le eccezioni siano i prodotti godibili, anziché le ignobili commercialate vuote di contenuti realmente interessanti.
Ci tenevo poi a precisare che, per ogni saga Marvel, è stato inserito un singolo film, il peggiore, per evitare ripetizioni e classifiche interminabili. Vorrei anche aggiungere che, specialmente in questa prima parte, la differenza tra due titoli in posizioni adiacenti è assai sottile, talvolta pressoché nulla. Passiamo quindi all’analisi dei film dalla decima alla sesta posizione.



10° POSIZIONE: The Incredible Hulk (2007)
Il meno brutto dei brutti, il meno peggio. Dopo il primo capitolo introspettivo e riflessivo diretto dal celebre Ang Lee, il cappellino con visiera con su scritto “Director” è passato sulla testa di Leterrier, e il cambio si è sentito. The Incredible Hulk, a dispetto di un cast eccelso (con il mio amato Edward Norton nel ruolo di protagonista) e di un budget invidiabile, risulta essere un’accozzagli di elementi action che stonano con la doppia natura dell’eroe verde. Dopo un inizio in medias res, il film si perde, si dilunga e annoia senza infamia né lode. A tratti cerca di essere un action, a tratti un thriller psicologico, a tratti un road movie, ma non riesce mai ad mantenere una linea definita per più di un quarto d’ora.  Prodotto sottotono ed evitabile, anche se più originale in quanto realizzato prima della rivoluzione ironmaniana; un po’ come la globalizzazione.



9° POSIZIONE: The Amazing Spiderman 2 - Il Potere Di Electro (2014)
Non posso dire che in generale questo film non mi sia piaciuto; il suo lavoro di mero intrattenimento lo fa, ma presenta troppe falle, troppe debolezze, troppe incertezze. Ogni colpo di scena, se così possiamo chiamarlo, è telefonato a partire dal primo secondo della pellicola, morte che stravolge la vita del protagonista nel finale compresa. Mai una sorpresa. I nemici poi falliscono miseramente: in tre non riescono mai a sembrare davvero minacciosi, non riempiono mai lo schermo senza la presenza pesante dell’Uomo Ragno; poco carisma e profilo psicologico abbozzato e stereotipato. Rhino comparsata, Electro ridicolo, Goblin irritante. Anche le rivelazioni sul passato del protagonista annoiano e non convincono.
La storia d’amore di Spiderman e Gwen sembra quella di Dawson’s Creek (con annessa scena in lacrimoni), ma almeno ci regala Emma Stone, vero punto di forza dell’intera saga.



8° POSIZIONE: Thor (2011)
Film del filone degli Avengers con la talentuosa Natalie Portman e il palestratissimo Chris Hemsworth. Già la scelta del cast denota la volontà dei Marvel Studios di ampliare il loro pubblico e di aprirsi anche ai neofiti dei fumetti; una svendita di un prodotto che una volta era per soli nerd insomma.
Il film è realizzato bene, ottimo il dualismo Asgard - Terra. Il grande problema dell’intera pellicola sono però i tempi: tutti clamorosamente sbagliati. La cacciata di Thor, l’arrivo sulla Terra, l’amore con la bella scienziata, ma soprattutto il cambiamento del protagonista. In un giorno sul nostro pianeta questo dio fiero e alquanto chiuso al mondo esterno si innamora, si redime, scopre l’uguaglianza delle popolazioni dell’universo e riacquista i poteri. Tutto in un solo dannato giorno. UNO. Oltre a ciò altre sciocchezze in fase di scrittura minano la credibilità di un titolo che cade troppo spesso nel banale. Se non ci fosse stato Loki credo avreste letto di questo film la prossima settimana.


7° POSIZIONE: Iron Man 3 (2013)
La svolta dark dell’uomo con l’armatura che vuole ricalcare quanto fatto da Nolan con l’uomo pipistrello. Il film, ancora una volta, rientra nel novero dei prodotti Marvel realizzati bene ma scritti coi piedi. Quando tutti voltano le spalle al simpaticissimo Robert Downey Jr. avrei voglia di voltargliele anch’io. Una serie di eventi incoerenti e campati in aria che di dark non hanno niente e un villain, il fantomatico Mandarino interpretto da Gandhi in persona, che non è un villain ma un impostore, un fantoccio, un burattino. Delusione.
Il problema principale di questo film è forse il trailerche ha creato false aspettative: tragicità, phatos, armature che si scagliano contro lo stesso Iron Man. Niente di tutto ciò. Il film è la solita commediola mal riuscita. Niente di nuovo.



6° POSIZIONE: Wolverine - L’Immortale (2013)
Gli X-Men. La seconda saga dal punto di vista cronologico per la Marvel. Una serie che fa della pluralità del gruppo di mutanti  il suo vanto diventa una sottoserie incentrata su un solo protagonista, Wolverine appunto. Se Wolverine - Le Origini poteva essere divertente preso come semplice concentrato d’azione e dimostrava di avere una trama abbastanza interessante (carino anche per la presenza del presunto assassino della mamma di Sidney Prescott), il suo sequel indiretto si rivela essere solamente una trashata senza capo né coda. Logan è turbato dalla morte di Jean e allora viaggia fino in Giappone dove ci sono robot samurai che combattono con le spade sui tetti, il tutto condito da magnati e clan che vogliono i poteri del mutante. Lo vedete da soli che non regge. Non regge niente. Oltretutto è anche soporifero oltre ad essere terribilmente brutto e nella continuity della saga nel suo complesso non conta nulla, se non per la solita scena successiv ai titoli di coda. Hugh Jackman però è sempre Hugh Jackman, non c’è niente da fare.


Per oggi la nostra avventura nella faccia oscura della Marvel finisce qui. Vi prometto che la prossima settimana analizzeremo perle di rara bruttezza, film orribili a di là del fatto di essere tratti dai fumetti, abomini che nessuno dovrebbe vedere. MAI.

martedì 26 maggio 2015

TOP 5 CINECOMICS MARVEL

Se negli anni ’80 erano i film fantascientifici post apocalittici a fare da padroni, il nuovo millennio è stato caratterizzato da un abbondanza di cinecomics, la maggior parte dei quali legati al mondo supereroistico. E se dico supereroi voi a cosa pensate? Esatto, la Marvel, celeberrima casa editrice detentrice dei diritti dei supereoi più famosi, insieme alla DC Comics. Mi sono accorto quindi di aver visto negli ultimi quindici anni, purtroppo o per fortuna, quasi tutti i film derivati dalle opere cartacee dello studio californiano. Mi sono quindi deciso a realizzare una top 5 dei migliori film Marvel nella quale compariranno sia titoli realizzati dagli stessi Marvel Studios, sia lungometraggi prodotti da altre case in licenza temporanea (politica old school di Stan Lee). Attenzione però: nessuno dei film analizzati raggiunge la perfezione, stiamo parlando pur sempre di prodotti commerciali molto spesso usa e getta. Cercheremo anche di ricostruire un’evoluzione cinematografica dei cinecomics Marvel. Detto questo sorvolo sulle premesse legate alle opinioni personali e vi lascio alla tanto attesa classifica.



5° POSIZIONE: The Avengers (2012)
I film corali in ambito supereroistico sono decisamente i più difficili da realizzare, basti pensare ai Fantastici quattro o agli X Men, produzioni che per un motivo o per un altro hanno chiuso bottega o virato verso esperimenti che dividessero il gruppo di protagonisti. Un film corale ha bisogno di alchimia, tempi, trama coinvolgente ed interpreti tutti all’altezza. Per questo motivo accolsi in maniera scettica l’idea di riunire i supereroi più famosi di casa Marvel in un’unica pellicola, anche se al contempo nutrivo anche molto interesse nella più grande produzione cinematografica tratta da una serie di albi a fumetti mai fatta.
Il risultato fu tutto sommato soddisfacente: un film d’intrattenimento ben realizzato, discretamente costruito e soprattutto estremamente divertente. Un film che risveglia il bambino che è in ognuno di noi e lo esalta attraverso siparietti comici e scene action movimentate e ordinatamente confuse dalla natura collettiva dei protagonisti. Hulk (solo trasformato) e Iron Man vincono a mani basse, Thor e Captain America troppo spesso pesci fuor d’acqua. Vedova Nera e Occhio di Falco non pervenuti. L’amalgama funziona ma non troppo. Il cattivo invece è azzeccato; il cattivo sostitutivo, il finto cattivo, Loki insomma.
Ottimo prodotto commerciale adatto a tutti e consigliato per passare una serata in allegria.



4° POSIZIONE: Spiderman 2 (2004)
Spiderman, o meglio l’uomo ragno; il mio supereroe, il nostro supereroe, il supereroe di un’intera generazione. Se non fosse stato per i film del maestro Sam Raimi oggi saremmo ancora fermi a Captain America (non quello del 2011 o quello del 2014, ma quello del 1990; abbiate paura). Se con il primo film il regista cult aveva rivoluzionato il genere del cinecomic scegliendo il rispetto dell’opera originale e fondendo ciò alla maestosità e alla teatralità dei blockbuster tipici americani, con il secondo conferma il trend precedente e scava più a fondo nella psicologia del protagonista. Vengono infatti mostrate le difficoltà di un giovane, psicologicamente debole, che porta sulle spalle il peso enorme di una doppia identità. Il film poi vanta un Alfred Molina in stato di grazia nei panni del fantastico Doc Octopus, personaggio profondo e criptico che porta con se anche una poco velata critica alla tecnologia.
Decisamente un film ben fatto, ben girato e scritto. Peccato per i due protagonisti, soprattutto Tobey Maguire, che non reggono il peso del film, anche se migliorano visibilmente rispetto al primo capitolo. Ah poi hanno fatto un terzo capitolo; ah quel terzo capitolo. Non ne voglio parlare. Non ora.



3° POSIZIONE: Iron Man (2008)
Ecco, questo è il film che dopo Spidey ha cambiato nuovamente i canoni del sottogenere. Con Iron Man i cinecomics si allontanano nuovamente dal fumetto e maturano, si avvicinano ad un prodotto nuovo. Il protagonista della serie cartacea viene modificato e reso sul profilo di Robert Downey Jr. la fotografia e la regia diventano più accattivanti e più ricercate. Il film Marvel diventa ormai un vero e proprio prodotto cinematografico, non più una trasposizione infantile ed eccessiva. Il film si avvicina alla realtà. Sherlock risulta il più ispirato e accattivante personaggio dei film supereroistici e mantiene l’intero film da solo. Anche la trama però non è affatto da sottovalutare, infatti si mescolano abilmente tecnologia, magnati, terroristi e molta azione. Un mix che funziona, convince e detta nuove leggi, nuovi canoni sui quali si basano tutti i film successivi fino ad un nuovo prodotto che poi analizzeremo in vetta.



2° POSIZIONE:  X-Men: L’Inizio (2011)
Questa saga è forse la più sottovalutata. Il primo capitolo, ammettiamolo, era in parte divertente ma nulla più. Il secondo è stato il migliore della “vecchia” trilogia (si è posizionato infatti al sesto posto nella mia personalissima e virtuale classifica che voi purtroppo non potete vedere in toto dal vostro avanzatissimo smartphone o dal vostro notebook di ultima generazione), ma poi tutto è stato rovinato con il solito terzo magniloquente ed inutilmente esagerato capitolo. La 20th Century Fox ha deciso poi di rilanciare l’intero brand con due saghe spin-off, una legata a Wolverine e una alla prima classe di X-Men, la seconda decisamente migliore. Per la regia di questo nuovo inizio viene infatti scelto Matthew Vaughn, che il suo lavoro lo sa fare eccome (ehm Kickass vi dice qualcosa?), mentre Singer rimane come sceneggiatore. L’aspetto che più caratterizza questa serie di film è il legame che i mutanti hanno con il governo e i problemi legati all’integrazione, temi quanto mai attuali. Si ha sempre paura del diverso. In questo capitolo poi questi punti forti vengono ampliati e calati in un contesto ancora più chiuso, ancora più ottuso e razzista. Le interpretazioni dei protagonisti (Fassbender su tutti) alzano il livello del prodotto. Intrattenimento curato e intelligente, finalmente.


1° POSIZIONE: Guardiani Della Galassia (2014)
Il re, the king, il miglior film Marvel di sempre. Ecco cosa ci sia aspetta quando si va al cinema a vedere un film supereroi stico, anche se in questo caso l’ambito dei supereroi sarebbe alquanto riduttivo. Gunn infatti, dopo esperienze diciamo folkloristiche con la Troma, allarga il raggio d’azione all’intero universo e propone un gruppo di antieroi costretti dalle circostanze a collaborare e a contribuire inevitabilmente al mantenimento della pace. I tre grandi punti a favore di questa esilarante pellicola sono i personaggi, caratterizzati alla perfezione ed estremamente accattivanti per qualsiasi tipo di pubblico, l’ambientazione fresca, nuova e colorata, e le musiche. La colonna sonora non originale di questo film è qualcosa di indescrivibilmente epico; anni ’70 e ’80 in tutto il loro splendore pop. Alcune sequenze esaltano e divertono lo spettatore come mai avevano fatto i film Marvel. Questa è la nuova linea da seguire per realizzare prodotti all’altezza delle aspettative del grande pubblico. D’ora in poi i film fatto con lo stampino di Iron Man sembreranno minestre scaldate di settimane e settimane prima. Un Film imperfetto ma perfezionabile che apre un arco narrativo finalmente avvincente e poco scontato, finalmente nuovo. Sono in trepidante attesa per il seguito annunciato per il 2017, ah, quanto tempo!
Starlord supera Robert, tenetelo presente.



E voi? Cosa pensate dei film supereroistici? Cosa pensate dei film Marvel analizzati oggi? Quali sono i vostri film preferiti? Ditelo con un commento e condividete. A presto con la flop (dan dan daaaaaan).