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venerdì 13 maggio 2016

DAREDEVIL E LA DIMENSIONE DEL SUPEREROE

Una settimana fa sono andato al cinema per vedere Captain America: Civil War. Ma questo lo sapete già se avete letto l’articolo di qualche giorno fa in cui cerco di far emergere i problemi del film. Se non l’avete ancora letto, leggetelo qui. Poi però tornate a leggere questo, che è altrettanto importante. Ero al cinema dunque, e pensavo: “Sì, carino è carino, però manca qualcosa”. Effettivamente ho realizzato che, nonostante gli enormi budget, nonostante una programmazione superlativa (quasi quasi da far invidia alla DC - eh Zack?!), alla Marvel cinematografica sembra mancare ancora qualcosa per poter raggiungere la controparte cartacea, e questa eterna tensione al mondo nerd da cui tutto ha avuto inizio potrebbe non giovare alla lunga ai prodotti per il cinema. Questo il mio pensiero durante la visione del film. Poi c’ho ripensato: la Marvel del MCU non punta affatto a ricongiungersi con la Marvel dei fumetti, anzi, ci tiene a far valere il distacco che le sta valendo una schiera di nuovissimi fan con evidenti problemi ad approcciarsi ad una lettura complicata formata da immagini e baloons (immagini grandi, specifichiamolo). I fan del MCU non sono gli stessi dei fumetti, o almeno non solo, ed anche i più insospettabili, dopo lo scetticismo iniziale, si sono avvicinati a questa miniera d’oro. Ciò è stato reso possibile da un nuovo format più semplice, diretto, abbozzato e purtroppo povero di sviluppo a lungo termine. Un modello di cinema che piò funzionare se le aspettative sono basse sotto molti aspetti e se ci si accontenta di entusiasmanti combattimenti ripetuti e prevedibili. E ai fan più puri della Marvel non è rimasto altro che un cattivo fantoccio all’inizio del film o una scena post-credits per gioire e far valere le proprie conoscenze pregresse. Conoscenze che - ricordiamolo - nel migliore dei casi sono costate stipendi, vita sociale, diverse diottrie e qualche volta un rene. Perché le variant cover possono costare assai.


Se quindi la Marvel ha evidentemente scelto di costruire un castello cinematografico stile Disney, prendendo in prestito le basi del mondo fumettistico, che fine ha fatto il mondo cartaceo di Jack Kirby e Stan Lee, di John Romita jr e Mark Millar, di George Perez e John Byrne? Che fine ha fatto lo sviluppo ponderato dei personaggi? Che fine ha fatto quella dimensione umana che emergeva dalle storie coinvolgenti degli anni che furono? La risposta è una solamente: Daredevil.
Daredevil è una serie originale Netflix visibile legalmente (you are a pirate!) solo sulla piattaforma americana. Essa narra delle avventure del Diavolo di Hell’s Kichen, dalla sua formazione al suo apprendistato da vigilante, per poi focalizzarsi, nel corso della seconda stagione, sul vero e proprio operato da supereroe. Ciò che stupisce di Daredevil, volendo forzatamente sorvolare sulla qualità tecnica eccelsa, sulle interpretazioni perfette e sull’ambientazione migliore di sempre in una serie action, è la gestione dei tempi, che a tratti ricorda il miglior Breaking Bad. Nella serie Netflix nulla è forzato e ad ogni personaggio viene dedicato il giusto spazio per lasciare allo spettatore la possibilità di collocarlo correttamente nella ragnatela della narrazione. In questo modo lo sviluppo del protagonista Matt Murdock, della celebre Nelson e Murdock, avviene in maniera graduale, ponderata e finalmente credibile. Un modello distante anni luce dalle raffazzonate trasposizioni sul grande schermo di Thor e Hulk, dall’imbarazzante ruolo dello Shield e dagli ultimi supereroi comporsi come funghi (leggi Pantera Nera). Una gestione delle alternanze tra vita diurna e vita notturna del protagonista così intelligente da rispondere immediatamente alle necessità dello spettatore: entrambe le linee narrative intrecciate mantengono il loro altissimo livello d’interesse e la scena si sposta nello spazio e nel tempo proprio quando la situazione sembra vertere verso la saturazione di informazioni interessanti. Gli sceneggiatori e il regista hanno dimostrato la rara capacità di lasciare briciole di suspance, di non detto in ogni scena, e ciò crea un circolo di dipendenza che alleggerisce incredibilmente ogni episodio, della durata imponente di quasi un’ora.


Tornando ai personaggi, ognuno di loro ottiene uno spazio sufficiente a maturare una caratterizzazione tridimensionale, superiore perfino a quella dei protagonisti dei film del MCU. Ma la più grande innovazione sotto questo punto di vista credo sia la sovrapposizione di storie, strumento impensabile in ambito cinematografico, se non in rarissimi casi (Loki e il bastone maledetto). Le serie Netflix incentrate sui supereroi possono infatti vantare un intreccio ben più complesso che si compone di protagonisti, antagonisti, ambiguità, colpi di scena, ritorni e, come detto, sovrapposizioni. Ci troviamo così ad ammirare in visibilio l’incontro tra Wilson Fisk, villain un po’ umano un po’ palla di lardo della prima stagione, e The Punisher. In questo modo la storyline smette di essere una linea, e comincia ad assumere maggiormente i connotati di una macchia di sangue rosso diavolo che si espande lentamente a partire da una sola ed insignificante goccia, a partire dalla scena in cui il piccolo Matthew perde la vista in seguito ad un incidente.
Questo nuovo modello di televisione ricalca palesemente la struttura propria dei fumetti, che in ogni arco narrativo sviluppano differenti tematiche e situazioni mantenendo pressoché intatti i personaggi principali e l’ambientazione. Quindi, dov’è finita l’anima dei fumetti, che fino a poco tempo fa ricordavo associata unicamente alle serie animate di Spiderman e di Batman? Nelle serie TV moderne. La televisione è la nuova casa dei supereroi cartacei, che tornano in tutto il loro splendore e lasciano intendere quella meraviglia che un tempo teneva incollati gli occhi dei vecchi nerd alle pagine e forse oggi appassionerà un pubblico differente. Un pubblico stanco delle esplosioni e delle battutine infantili del cinema figlio di Die Hard e Bad Boys.

E poi su Daredevil ci sarebbe ancora molto da dire. Potremmo parlare di Stick, di Elektra, di Foggie Nelson e di Karen Page, del confronto sulla giustizia, di Kingpin, dei collegamenti con le altre serie Marvel e della futura riunione. Potrei parlare per ore del Punitore, ma questo era un articolo incentrato sulle scelte di casa Marvel, e quindi finisce qui. Tempo per speculare su Daredevil ci sarà, in attesa della terza stagione o di The Defenders, chi vivrà vedrà. Qualcosa come “Perché la prima stagione di Daredevil surclassa di gran lunga la seconda” può andare? Magari con un titolo più corto e accattivante, magari.

domenica 8 maggio 2016

CIVIL WAR E I 5 BUCHI DI TRAMA

Qualche tempo fa decisi di scrivere un articolo contro Batman contro Superman perché indignato per l’orribile spettacolo offerto da Zack Snyder, il belloccio, il pezzo di ghiaccio e le mamme dei supereroi. Ci misi però troppo tempo a riordinare le idee e mi ritrovai di fronte ad un web che aveva già detto tutto quello che avrei voluto scrivere io, aveva già criticato le stesse falle, aveva già denunziato alla polizia del cinema le scempiaggini del modesto autore di Sucker Punch. Decisi quindi di lasciare a metà la scrittura di un articolo che poco avrebbe aggiunto al dibattito, perché le parole dette sono parole vuote. Ma ecco che accorrono gli Avengers in mio aiuto, con un film che s’è lasciato guardare, ma per il quale non ho gridato al miracolo (fortunatamente ho l’abbonamento al cinema e mi dispiaccio meno di non vedere dei veri e propri capolavori, ma questa non centra il punto della questione).  Il punto è che, per mia fortuna, credo di aver maturato una differente opinione del film rispetto al grande pubblico che in questi giorni sta letteralmente osannando l’opera ultima del MCU. A mente fresca, credo che ad aver abbassato la mia personale valutazione sul film siano state alcune incongruenze, che potremmo chiamare buchi di trama o semplicemente forzature, fate voi. Per spiegare nel dettaglio i cinque punti che credo possano rappresentare delle incongruenze, è necessario che io faccia SPOILER conclamati della pellicola; se quindi non siete ancora andati a vederla, vi consiglio di desistere a proseguire la lettura. Se invece siete dei sadici finti nerd potreste anche continuare. A vostro rischio e pericolo.


La dichiarazione d'Adempienza
Dopo gli eventi di Lagos, l’ONU decide di mettere sotto contratto gli Avengers e in generale tutti i supereroi. Cap, intenzionato a non firmare l’accordo, viene informato del fatto che, una volta ratificati i patti, il suo operato verrà considerato fuorilegge e per questo punito. La ratifica ufficiale avviene a Vienna, ma, appena la riunione ha inizio, Zemo fa scoppiare una serie di ordigni che portano inevitabilmente l’incontro a concludersi anzitempo. Da qui in poi ogni azione di Captain America e della sua fazione di marrani verrà considerata contro le normative in vigore e per questo punibile con la detenzione. Questa è sostanzialmente la definitiva spaccatura tra i due reggimenti supereroistici, che non trovano più un punto d’incontro e vengono separati dalla legislazione mondiale. Se però la riunione dell’ONU organizzata per ratificare gli accordi è stata interrotta dall’attacco terroristico, come è possibile che le azioni di Cap vengano etichettate come fuorilegge appena due secondi dopo lo scoppio della bomba? Quando è entrata in vigore una legge che nessuno ha avuto il tempo di discutere e fa entrare in vigore? Teoricamente, tra gli Avengers, tutto sarebbe dovuto continuare come prima, con un partito unico libero e indipendente dalle istituzione. Ma la guerra civile di ragni e formiche giganti non avrebbe avuto senso con un fronte unito contro il solitario Zemo. Peccato per la morte della logica.



Pantera Nera Neo Spaziale
E con “Pantera nera neo spaziale” intendo l’introduzione quasi randomica di alcuni elementi fondamentali per la reale battaglia tra le due fazioni. Ma analizziamo nello specifico il caso del supereroe africano: quando il re nigeriano rimane vittima dell’attentano alla riunione dell’ONU, ci viene presentato questo giovincello aitante dallo sguardo determinato. Che uno può pensare: “Guarda che sguardo agguerrito che c’hanno ‘sti diplomatici/politici nigeriani! Ma che fermezza d’animo per essere un semplice funzionario statale”. E invece si tratta di Pantera Nera, silenzioso e muscoloso supereroe dei poveri che corre veloce come un superuomo, salta i palazzi senza farsi neanche un graffio e graffia i nemici con unghie retrattili di adamantio. Da dove viene? Come ha ottenuto i suoi poteri? Perché in un universo così globalizzato e aperto alla comparsa di nuove figure eroiche aspetta solo 13 film per fare la sua comparsa? E soprattutto, visti i suoi enormi poteri e il suo attaccamento per il duo popolo, perché non è intervenuto in prima persona nell’operazione che all’inizio del film ha dato il pretesto per l’intero film? Ah già, perché altrimenti non ci sarebbe stato alcun film. E la sua base sembra quella dei Power Rangers Wild Forces. L’ho detto.


La Cieca Visione
Visione era stato sostanzialmente la chiave della sconfitta di Ultron nel precedente film corale del MCU; in questa pellicola invece si veste bene, cucina il papriken (o una cosa simile) e se ne sta tranquillo a casa mentre fuori scoppia il finimondo. La sua assenza nella prima missione in Nigeria è probabilmente la causa della disfatta parziale del gruppetto di giovani teppisti. Anche il suo ruolo nello scontro aperto tra il #teamcap e il #teamstark sembra essere marginale e anzi riesce solo a paralizzare per sempre il povero Warmachine, al quale non gliene va bene manco mezza, manco per sbaglio (è dura essere il sosia nero di Iron Man). Questa sua inutilità ci viene giustificata attraverso una scena in cui Visione cerca di spiegare che la gemma della mente (di cui ancora non conosce l’entità) spesso predne il sopravvento e per questo sarebbe titubante a scatenare la sua potenza distruttiva. Ma non aveva gli stessi timori anche nel secondo capitolo degli Avengers, quando ha disintegrato un esercito di cloni di Ultron con la forza del pensiero? Se avesse davvero usato il potere della gemma in tutte le sue potenzialità, non ci sarebbe stato alcuno scontro in zona aeroportuale. Fine del film.



Spiderman v Spiderman
Per analizzare questo punto dobbiamo fare un passo indietro e cercare di comprendere le ragioni dello scontro cartaceo più che di quello cinematografico. Nel fumetto Iron Man si pone a capo della fazione che sostiene il riconoscimento dei supereroi dinanzi ad una commissione mondiale. Ciò prevede l’eliminazione del vincolo della maschera e quindi l’unione dell’uomo al supereroe. Nel film, Peter Parker ci viene presentato come un giovane adolescente la cui unica preoccupazione è non far sapere a zia May delle sue tendenze aracnidi. Nonostante ciò, però, egli “““sceglie””” di schierarsi dalla parte del filantropo miliardario. In questo modo, cercando un parallelo tra film e fumetto, Spiderman starebbe lottando contro coloro che rivendicano il diritto di nascondere la propria identità dietro una maschera, ossia contro sé stesso. Spiderman contro Spiderman, e Civil War fu. Che poi come si chiamava la mamma di Spiderman? Qualcuno ha detto Martha?


 Il Video Incriminato
Il filo conduttore delle azioni del presunto cattivo, il sempreperfettonellaparte Daniel Bruehl, è la ricerca di informazioni utili a provare l’artefice della morte dei genitori di Tony Stark, ossia Bucky (che sembra anche un po’ un nome da cane). Tralasciando il fatto che lui conosca a priori la verità e che la sua preoccupazione siano soltanto le prove, quando l’azione si sposta nuovamente a Sokovia, ai nostri riuniti protagonisti viene mostrato un video dell’esecuzione dei coniugi Stark che incastra il povero e ipnotizzato Soldato d’inverno. Come ha fatto Zemo ad ottenere tale filmato? Perché mai ci sarebbe dovuta essere una telecamera di sorveglianza su un lampione sperduto della periferia di New York? Presumendo che il video sia stato trovato da Zemo nel covo dell’Hydra in cui si svolgono le ultime sequenze d’azione, per quale motivo l’Hydra stesso ha conservato la prova di un assassinio brutale e diplomaticamente significativo dopo esserne entrato in possesso? Anche in questo caso il film avrebbe preso una piega diversa se gli eventi avessero seguito una logica reale e ci saremmo trovati di fronte ad un dialogo del genere:

Zemo: “Ah, Avengers! Ciò che ho scoperto riguardo la morte dei genitori di Iron Man potrebbe definitivamente rompere la vostra alleanza”
Iron Man: “E cosa hai scoperto?”
Z: “Ad ucciderli fu [suspance] il Soldato d’Inverno”
 Dan Dan Daaaan
Bucky: “No”
Z: “Si, ma…”
I: “Ma che prove hai?”
Z: “Nessuna”
I: “Ah, ok”
FINE


E con ciò capite bene quanto mi trovi in disaccordo con le recensioni entusiaste dell’ultima ora. Con quelli che è bello perché si picchiano. Stiamo parlando di un film carino, godibile e a tratti divertente (ma non eccessivamente), ma manca a mio parere sempre quel salto di qualità che porti la Marvel ad un livello di consapevolezza dei propri mezzi superiore. Civil War fa la sua parte, ma a me piaceva la trilogia di Nolan.

martedì 30 giugno 2015

FLOP 10 CINECOMICS MARVEL - FINALE

Eccoci tornati dopo settimane di assenza, ecco ciò che stavate aspettando. Nella prima parte abbiamo analizzato cinque film Marvel brutti ma non troppo, realizzati male ma non troppo, scritti peggio ma non troppo. Mediocri insomma. Ma oggi ci addentreremo nella cantina umida e muffosa della casa di produzione americana dove tengono conservate le ultime copie di film ignobili di cui molti spesso se ne trascura l’esistenza. Per non dimenticare!



5° POSIZIONE: Spiderman 3 (2007)
Ecco che comincia la scalata all’orrido. Dopo un primo capitolo che oramai è storia del cinema popolare e un secondo che, a sorpresa, aveva superato di gran lunga il predecessore, il me bambino di otto lunghissimi anni fa decise che il terzo e conclusivo film della saga meritava di essere visto al cinema. Che errore madornale. Che poi a dieci minuti dalla fine di quello strazio annunciato mio fratello (più piccolo) mi obbligò anche ad accompagnarlo in bagno e quindi non capì neanche com'é che viene distrutto il simbionte.
Comunque Spiderman 3. Tre. TRE come i nemici che ci sono in questo film, tre nemici che insieme non riescono a farne uno; forse solo Sandman si salva in qualche sfaccettatura personale. Poi Venom che si vede per venti minuti scarsi, Franco senz’occhi che non regge il confronto con il padre, la storia d’amore stucchevole, ma soprattutto Peter-simbionte che balla col ciuffo (che al tempo chiamavamo emo) e fa le facce. Un meme. Niente da aggiungere.


4° POSIZIONE: Ghost Rider (2007)
Non saprei cosa dire. Il film in sé è pessimo: sceneggiatura scritta coi piedi, trama banalissima, vampiri, bestie notturne, realizzazione tecnica rivedibile e sottouniverso interno a quello Marvel che dovrebbe rappresentare l’underground dei biker, e quindi l’altra faccia della medaglia, la società invisibile, ma che invece risulta solo irreale e aiuta unicamente a scavare la fossa in cui sprofonda questo esempio di cattivo cinema. Ma fin qui tutto normale, o almeno tutto accettabile. Esistono molti film di questo tipo che nascono volendosi prendere sul serio e volendo dare nuova linfa vitale ad un fenomeno di cui in pochi si curano, ma poi tutto finisce con poca serietà, qualche battuta scontata e qualche effetto speciale accettabile perché sostenuto dai big money hollywoodiani. Ma il motociclista col teschio è Nicholas Cage. Non potevo passarci sopra, merita questa posizione. Evitatelo se potete, il rampollo Coppola intendo, non Ghost Rider.



3° POSIZIONE: The Punisher (2004)
Film visto una sola volta per sbaglio, poi ho dato sfoggio della mia rabbia repressa sul colpevole DVD. Pellicola fastidiosa, pretenziosa e pomposa che vuole avvicinare l’universo supereroistico ai gangster movie che molto piacciono oltreoceano. Azione, sparatorie, esagerazioni e macchina da presa messa in mano al primo che capita. Ecco a voi The Punisher. Che poi ancora mi sto chiedendo cosa ci faccia questo film nella classifica dei flop Marvel. In effetti non stiamo parlando di un vero e proprio supereroe, ma di un punitore che, sfoggiando un’attillata maglietta nera raffigurante un minaccioso teschio, mette in mostra i muscoli e, in maniera del tutto arbitraria, razzola in giro alla ricerca del colpevole di non ricordo quale crimine. Sentite anche voi che tutta questa storia non sta in piedi. Un film pessimo a prescindere dall’intro dei fumetti sfoglianti. Molto meglio the Punisher in “Spider-man: The Animated Series” .
Ah si, poi hanno fatto anche un sequel che, da quello che ho letto in giro, potrebbe davvero essere caduto più in basso del suo progenitore, ma fortunatamente sono riuscito a non incrociare mai lo sguardo con lui. Tenetemelo alla larga.



2° POSIZIONE: I Fantastici Quattro (2005)
Scusate il gioco di parole, ma cos’è quella “Cosa”? E poi quello non è Captain America? No, non ci siamo. I Fantastici Quattro è qualcosa di indescrivibile, un’esperienza di vita tragica ma allo stesso tempo esilarante e formativa. In sostanza si tratta di un agglomerato di tutto ciò che NON vorrei vedere in un film supereroistico. I protagonisti sono meno caratterizzati della mia lampada alla “Pixar” (si, ho una lampada alla “Pixar” - invidiatemi), il cattivo manca di vere basi che lo rendano credibile e di un background interessante, la trovata dell’acquisizione dei poteri attraverso un incidente nello spazio è tanto ridicola quanto mal realizzata, sia nelle tempistiche che registicamente. Nulla funziona, ma soprattutto le dinamiche tra i protagonisti. Come ho già scritto altre volte, i film corali sui supereroi sono quelli che riempiono di più lo schermo, ma sono anche i più difficili da realizzare, i più rischiosi. In questo caso il risultato è stato inguardabile. Chissà se il reboot annunciato per quest’anno possa in qualche modo risollevare le sorti di un brand che esala gli ultimi estenuanti respiri affannosi. Io non ci punterei molto.



1° POSIZIONE: Daredevil & Elektra (2003-2005)
Alla prima posizione dei peggiori film Marvel di tutti i tempi troviamo due film, perché Leo Notte ci ricorda che “Du gusti is megl che uan”. Daredevil ed Electra sono in realtà un film a sé stante e il suo sequel/spin-off incentrato appunto sul personaggio di Electra che (SPOILER!) era morta alla fine del primo capitolo. Miracoli, non serve aggiungere altro. Se le precedenti posizioni erano occupate da prodotti di fascia media resi pessimi da alcune scelte o da alcuni aspetti specifici, questo duo di orridi abomini fallisce in tutto. Trama, regia, sceneggiatura, recitazione, scene d’azione. Tutto ciò che riguarda questi due film è un completo disastro. Un eroe cieco che combatte la malavita organizzata che poi è innamorato di Electra che poi lo crede responsabile della morte del padre e che quindi tenta di ucciderlo ma capisce di aver preso fischi per fiaschi e si redime attaccando i malviventi di cui sopra ma muore e poi il protagonista la vendica sul campanile o in un luogo simile e poi lei resuscita e vive altre fantastiche avventure indegne di nota? Uff, ho finito il fiato. Che senso ha tutto ciò? In più non ha nemmeno risvolti comici che alleggeriscano il peso di due film inutili e monotoni. Che agonia.
Esistono film fantastici, film passabili, film brutti e film da evitare. Questi due si inseriscono perfettamente nella categoria di quelli inutili. Ore buttate che non torneranno. Intrattenimento di serie… ehm di serie… cosa viene dopo la Z?


Finalmente abbiamo finito. Chiudiamo questo cassetto Marvel una volta per tutta e guardiamo al futuro. Magari ad una nuova TOP/FLOP, magari a qualcosa sulle migliori sigle. Magari qualcosa vintage e nostalgico, ma non troppo. A presto con una nuova classifica.

martedì 26 maggio 2015

TOP 5 CINECOMICS MARVEL

Se negli anni ’80 erano i film fantascientifici post apocalittici a fare da padroni, il nuovo millennio è stato caratterizzato da un abbondanza di cinecomics, la maggior parte dei quali legati al mondo supereroistico. E se dico supereroi voi a cosa pensate? Esatto, la Marvel, celeberrima casa editrice detentrice dei diritti dei supereoi più famosi, insieme alla DC Comics. Mi sono accorto quindi di aver visto negli ultimi quindici anni, purtroppo o per fortuna, quasi tutti i film derivati dalle opere cartacee dello studio californiano. Mi sono quindi deciso a realizzare una top 5 dei migliori film Marvel nella quale compariranno sia titoli realizzati dagli stessi Marvel Studios, sia lungometraggi prodotti da altre case in licenza temporanea (politica old school di Stan Lee). Attenzione però: nessuno dei film analizzati raggiunge la perfezione, stiamo parlando pur sempre di prodotti commerciali molto spesso usa e getta. Cercheremo anche di ricostruire un’evoluzione cinematografica dei cinecomics Marvel. Detto questo sorvolo sulle premesse legate alle opinioni personali e vi lascio alla tanto attesa classifica.



5° POSIZIONE: The Avengers (2012)
I film corali in ambito supereroistico sono decisamente i più difficili da realizzare, basti pensare ai Fantastici quattro o agli X Men, produzioni che per un motivo o per un altro hanno chiuso bottega o virato verso esperimenti che dividessero il gruppo di protagonisti. Un film corale ha bisogno di alchimia, tempi, trama coinvolgente ed interpreti tutti all’altezza. Per questo motivo accolsi in maniera scettica l’idea di riunire i supereroi più famosi di casa Marvel in un’unica pellicola, anche se al contempo nutrivo anche molto interesse nella più grande produzione cinematografica tratta da una serie di albi a fumetti mai fatta.
Il risultato fu tutto sommato soddisfacente: un film d’intrattenimento ben realizzato, discretamente costruito e soprattutto estremamente divertente. Un film che risveglia il bambino che è in ognuno di noi e lo esalta attraverso siparietti comici e scene action movimentate e ordinatamente confuse dalla natura collettiva dei protagonisti. Hulk (solo trasformato) e Iron Man vincono a mani basse, Thor e Captain America troppo spesso pesci fuor d’acqua. Vedova Nera e Occhio di Falco non pervenuti. L’amalgama funziona ma non troppo. Il cattivo invece è azzeccato; il cattivo sostitutivo, il finto cattivo, Loki insomma.
Ottimo prodotto commerciale adatto a tutti e consigliato per passare una serata in allegria.



4° POSIZIONE: Spiderman 2 (2004)
Spiderman, o meglio l’uomo ragno; il mio supereroe, il nostro supereroe, il supereroe di un’intera generazione. Se non fosse stato per i film del maestro Sam Raimi oggi saremmo ancora fermi a Captain America (non quello del 2011 o quello del 2014, ma quello del 1990; abbiate paura). Se con il primo film il regista cult aveva rivoluzionato il genere del cinecomic scegliendo il rispetto dell’opera originale e fondendo ciò alla maestosità e alla teatralità dei blockbuster tipici americani, con il secondo conferma il trend precedente e scava più a fondo nella psicologia del protagonista. Vengono infatti mostrate le difficoltà di un giovane, psicologicamente debole, che porta sulle spalle il peso enorme di una doppia identità. Il film poi vanta un Alfred Molina in stato di grazia nei panni del fantastico Doc Octopus, personaggio profondo e criptico che porta con se anche una poco velata critica alla tecnologia.
Decisamente un film ben fatto, ben girato e scritto. Peccato per i due protagonisti, soprattutto Tobey Maguire, che non reggono il peso del film, anche se migliorano visibilmente rispetto al primo capitolo. Ah poi hanno fatto un terzo capitolo; ah quel terzo capitolo. Non ne voglio parlare. Non ora.



3° POSIZIONE: Iron Man (2008)
Ecco, questo è il film che dopo Spidey ha cambiato nuovamente i canoni del sottogenere. Con Iron Man i cinecomics si allontanano nuovamente dal fumetto e maturano, si avvicinano ad un prodotto nuovo. Il protagonista della serie cartacea viene modificato e reso sul profilo di Robert Downey Jr. la fotografia e la regia diventano più accattivanti e più ricercate. Il film Marvel diventa ormai un vero e proprio prodotto cinematografico, non più una trasposizione infantile ed eccessiva. Il film si avvicina alla realtà. Sherlock risulta il più ispirato e accattivante personaggio dei film supereroistici e mantiene l’intero film da solo. Anche la trama però non è affatto da sottovalutare, infatti si mescolano abilmente tecnologia, magnati, terroristi e molta azione. Un mix che funziona, convince e detta nuove leggi, nuovi canoni sui quali si basano tutti i film successivi fino ad un nuovo prodotto che poi analizzeremo in vetta.



2° POSIZIONE:  X-Men: L’Inizio (2011)
Questa saga è forse la più sottovalutata. Il primo capitolo, ammettiamolo, era in parte divertente ma nulla più. Il secondo è stato il migliore della “vecchia” trilogia (si è posizionato infatti al sesto posto nella mia personalissima e virtuale classifica che voi purtroppo non potete vedere in toto dal vostro avanzatissimo smartphone o dal vostro notebook di ultima generazione), ma poi tutto è stato rovinato con il solito terzo magniloquente ed inutilmente esagerato capitolo. La 20th Century Fox ha deciso poi di rilanciare l’intero brand con due saghe spin-off, una legata a Wolverine e una alla prima classe di X-Men, la seconda decisamente migliore. Per la regia di questo nuovo inizio viene infatti scelto Matthew Vaughn, che il suo lavoro lo sa fare eccome (ehm Kickass vi dice qualcosa?), mentre Singer rimane come sceneggiatore. L’aspetto che più caratterizza questa serie di film è il legame che i mutanti hanno con il governo e i problemi legati all’integrazione, temi quanto mai attuali. Si ha sempre paura del diverso. In questo capitolo poi questi punti forti vengono ampliati e calati in un contesto ancora più chiuso, ancora più ottuso e razzista. Le interpretazioni dei protagonisti (Fassbender su tutti) alzano il livello del prodotto. Intrattenimento curato e intelligente, finalmente.


1° POSIZIONE: Guardiani Della Galassia (2014)
Il re, the king, il miglior film Marvel di sempre. Ecco cosa ci sia aspetta quando si va al cinema a vedere un film supereroi stico, anche se in questo caso l’ambito dei supereroi sarebbe alquanto riduttivo. Gunn infatti, dopo esperienze diciamo folkloristiche con la Troma, allarga il raggio d’azione all’intero universo e propone un gruppo di antieroi costretti dalle circostanze a collaborare e a contribuire inevitabilmente al mantenimento della pace. I tre grandi punti a favore di questa esilarante pellicola sono i personaggi, caratterizzati alla perfezione ed estremamente accattivanti per qualsiasi tipo di pubblico, l’ambientazione fresca, nuova e colorata, e le musiche. La colonna sonora non originale di questo film è qualcosa di indescrivibilmente epico; anni ’70 e ’80 in tutto il loro splendore pop. Alcune sequenze esaltano e divertono lo spettatore come mai avevano fatto i film Marvel. Questa è la nuova linea da seguire per realizzare prodotti all’altezza delle aspettative del grande pubblico. D’ora in poi i film fatto con lo stampino di Iron Man sembreranno minestre scaldate di settimane e settimane prima. Un Film imperfetto ma perfezionabile che apre un arco narrativo finalmente avvincente e poco scontato, finalmente nuovo. Sono in trepidante attesa per il seguito annunciato per il 2017, ah, quanto tempo!
Starlord supera Robert, tenetelo presente.



E voi? Cosa pensate dei film supereroistici? Cosa pensate dei film Marvel analizzati oggi? Quali sono i vostri film preferiti? Ditelo con un commento e condividete. A presto con la flop (dan dan daaaaaan).

giovedì 30 aprile 2015

NBT: AVENGERS: AGE OF ULTRON

Avengers: Age of Ultron è un film del 2015 scritto e diretto da Joss Whedon. Si farebbe prima a dire quali attori non comprende il cast invece di elencare tutti quelli compresi ma comunque gli interpreti principali sono: Robert Downey Jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Samuel L. Jackson eccetera eccetera eccetera. Il film è stato prodotto dalla Marvel Studios e distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Pictures ed è costato circa 280 milioni di dollari.

La trama in breve: Ultron un robot senziente creato da Tony Stark sfugge al controllo del suo creatore e minaccia di distruggere ogni forma di vita organica sul pianeta. Mettiamo subito le cose in chiaro: "Avengers: Age of Ultron" fallisce miseramente. Le mie aspettative per questo film in realtà erano molto basse ma ero andato a vederlo per curiosità dato che è il film supereroistico dell’anno e quindi mi aspettavo almeno di vedere un film gradevole. Tra l’altro avevo visto il primo The Avengers che pur non essendo memorabile era riuscito comunque a farmi passare due ore piacevoli e con questo sequel speravo di replicare, purtroppo non è stato così.

Si comincia subito con una scena d’azione con gli Avengers già assemblati per bene, a differenza del primo film in cui se non ricordo male nella parte iniziale le sequenze d’azione erano ridotte (si fa per dire) perché si doveva prima riunire la squadra, qui invece si parte da subito con una battaglia di gruppo e si vedono subito gli Avengers in formazione d’attacco che combattono tra le nevi di una cittadina dell’Europa dell’est. Si continua così per tutta la durata del film con molte lunghe scene d’azione frenetiche che però non lasciano il segno. Secondo me con meno scene d’azione ma collocate meglio e soprattutto realizzate meglio si sarebbe potuto raggiungere un livello di epicità maggiore, le battaglie sono sì convulse ma non mi sento di definirle spettacolari o epiche: sanno troppo di già visto.
Inoltre a mio parere le scene d’azione soffrono di una grave pecca: sono collocate in un setting sbagliato. Nel primo Avengers le scene di battaglia si svolgevano a New York quindi il setting era perfettamente adatto per un cinefumetto mentre in questo secondo capitolo le battaglie più importanti si svolgono in questa piccola città dell’Europa dell’est (nel film si parla di Europa dell'est ma in realtà le rispese si sono svolte in una cittadina della Val d'Aosta) , questo a mio avviso non è il luogo adatto dove ambientare un film di questo tipo: una città così piccina e insignificante è inadeguata per ospitare uno scontro tra titani com'è quello tra gli Avengers e i robot di Ultron. E’ anche vero che uno dei combattimenti è ambientato a Seul ma le parti più importanti del film sono in un paesotto della Val d'Aosta e questo toglie molto all'epicità complessiva.

Il regista di Age of Ultron è lo stesso del primo Avengers e mantiene lo steso stile registico che aveva usato nel primo film. Se parliamo della regia di questi due film è opportuno distinguere le scene d’azione dalle scene “statiche”. Le scene statiche (o stitiche?) sono girate in maniera triste con primi piani sulle facce dei personaggi e praticamente senza movimento di macchina, una regia degna delle migliore puntate di Tempesta d’amore . Nelle scene d’azione il film si risolleva con una regia molto più dinamica e tutto sommato adatta ad un film di questo tipo ma anche se queste parti sono realizzate molto meglio delle scene statiche dal punto di vista registico comunque non sono sufficientemente epiche e sanno di già visto.
Questo film è stato una vera delusione. Penso che ora lascerò perdere i cinecomics per lungo tempo. Incurante delle mie decisioni il calendario dei film supereroistici è già pronto e prevede da ora fino al 2019-2020 una marea di film. E’ da 15 anni che dobbiamo sorbirci film di supereroi tutti uguali a sé stessi e da qui al 2020 sembra non ci sia speranza di invertire la tendenza. Oramai dopo anni e anni di film fotocopia avremo pure il diritto di chiedere anche in questo filone cinematografico un po' di innovazione o no?

La prima volta che ho visto un cinefumetto è stato nel lontano 2002 e il film era  il primo Spider-Man della trilogia Sam Raimi e...WOW quello sì che era un film fantastico! Vi posso assicurare che mi sono esaltato da bambino vedendo le scene di Tobey Maguire vestito da Spider-Man che volteggia tra i grattaceli di New York, mi sono emozionato forse perché erano scene realizzate molto bene, forse perché erano scene che non si erano mai viste, forse perché ero un BAMBINO.
Ed ecco che abbiamo finalmente centrato il punto della questione. The Avengers: Age of Ultron  non ha saputo divertire me (un ventenne) ma lo scopo del film non era quello di far divertire i ventenni, a vent’anni penso che sia ora di smettere di guardare gente in costumino e calzamaglia che vola. Questi sono film che nascono e sono pensati prevalentemente per i bambini/preadolescenti/adolescenti (che poi ci siano persone di trent'anni che si esaltano per questi film è un'altra storia) e valutarli con troppa severità o con troppa cattiveria (Dove sono i movimenti della macchina da presa? La fotografia è mediocre! Sembra una punta di Tempesta d’amore LOL LOL) è sbagliato. E’ tempo che si capisca che ogni film va analizzato calandolo nel proprio contesto: non è possibile analizzare un cinefumetto con gli stessi metri di valutazione con cui si analizza un film di Stanley Kubrick. I difetti che si possono imputare ad un cinefumetto sono diversi dai difetti imputabili ad un film d’autore e questo troppo spesso lo si dimentica. Quando ho visto il film al cinema domenica scorsa  la sala era stracolma, durante la proiezione il pubblico si è entusiasmato e alla fine del film è partito un fragoroso applauso.
Gli autori di questo film non avevano intenzione di creare un film impegnato, sapevano che The Avengers: Age of Ultron non sarebbe diventato il nuovo Quarto potere, il loro obbiettivo era quello di far divertire e di intrattenere gli spettatori per due ore. Quindi VAFFANCULO! Se il pubblico in sala durante la proiezione si è divertito allora il film ha vinto.

Antonio Margheriti