mercoledì 12 luglio 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 9

Siamo così invischiati nel mood della terza stagione da riservare un peso esiguo alla distanza. Spesso dimentichiamo lo spazio temporale che ha diviso sia nella realtà che nella finzione le prime due stagioni da questa terza evento. E un lasso di tempo di queste dimensioni si presta perfettamente alla riscrittura totale di alcuni personaggi della serie; è il caso del maggiore Briggs, di cui probabilmente avevamo intuito solamente alcuni caratteri, ma che nascondeva invece, fin dal 1991, una narrazione nascosta di fondamentale importanza. Come lo spirito del vero Cooper, siamo stati risvegliati per questo revival e non riusciamo a rapportarci coerentemente con uno sviluppo narrativo di venticinque anni di buio. La soluzione alla futura resa dei conti potrebbe essere proprio nel presente mancato tra il passato remoto e il presente mozzato.


L’episodio rimette i piedi nel presente reale e riprende la sua narrazione a partire dalla (poca) tangibilità del capitolo precedente. Vediamo quindi Bob che, rientrato in possesso del corpo di Cooper, si incontra con dei suoi adepti (provenienti direttamente dal cast dell’ultimo capolavoro di Tarantino), confermandoci il suo diretto coinvolgimento negli attentati alla vita di Dougie Jones nel corso degli ultimi episodi.


Torniamo poi a Las Vegas, dove ormai la polizia locale comincia a collegare i tasselli di un puzzle incongruente: non ci sarebbe alcuna prova dell’esistenza di Dougie prima del 1997, anno in cui è stato probabilmente creato il terzo doppleganger. Perché proprio il ’97? Perché Bob, o chi collabora al suo piano sovversivo, avrebbe dovuto creare il fantoccio Dougie Jones proprio in quell’anno, quando erano passati già sette anni dalla vittoria dell’entità maligna su Dale e ne mancavano ancora diciotto per il ritorno dell’agente? Cosa è realmente avvenuto nel ’97?


Lynch sceglie poi di tornare a Twin Peaks per mostrarci un personaggio appena accennato durante la serie originale in una situazione assai spiacevole: si tratta di Johnny Horne, figlio di Benjamin e fratello maggiore di Audrey, affetto da disturbi psichiatrici, che, in un momento di involontaria libertà, si schianta violentemente contro una foto della cascata di Twin Peaks appesa al muro. A soccorrerlo è una voce che potrebbe ricordare quella della sorella, ma che dovremmo probabilmente collegare alla madre. Questo richiamo alle vicende secondarie della città di Twin Peaks mi ha riportato alla mente l’uomo malato di cancro che aspettava la moglie nel settimo episodio. Lynch ha da poco rassicurato i fan più scettici dicendo che tutto avrà un senso. Lungi da me pretendere di comprendere la totalità dei rimandi simbolici della serie, mi chiedo se queste scene toccata e fuga siano effettivamente utili a costruire una trama orizzontale o se si tratta solamente di espedienti narrativi adottati dall’autore per dare vigore all’atmosfera della serie.


Passiamo quindi allo sviluppo narrativo più interessante di questo episodio, ovvero la riscrittura del personaggio del maggiore Briggs di cui accennavo nell’introduzione. Ma andiamo con ordine: il caso della rosa blu. Briggs era in origine un maggiore dell’aeronautica militare statunitense, incaricato di monitorare, attraverso dati satellitari, potenziali eventi ufologici sul territorio statunitense, che si erano poi via via concentrati maggiormente nella zona di Twin Peaks. Briggs è sempre stato caratterizzato da un rapporto conflittuale con il figlio, e alla luce delle rivelazioni sulla predestinazione di questo episodio, tale particolare non va accantonato.
Nella seconda stagione egli scompare per due giorni durante un’esplorazione nei boschi fuori Twin Peaks, per poi tornare alla realtà con le coordinate della loggia nera. Dato il grado di onniscienza dimostrato dal personaggio negli anni successivi all’evento (prima della morte), dobbiamo supporre che Briggs sia stato richiamato dalla loggia bianca e sia entrato in contatto con il gigante della loggia (che - attenzione - potrebbe non essere il gigante che conoscevamo dalla prima stagione). il guardiano della loggia, legato alla predestinazione del cosmo di Laura Palmer, avrebbe reso Briggs partecipe del futuro della comunità e del piano ordito dalla loggia bianca per contrastare l’operato futuro di Bob e degli uomini truccati di nero. Questo spiegherebbe il comportamento successivo di Briggs, il suo ruolo nella narrazione e il suo rapporto con il figlio nel periodo che va dalla fine della seconda stagione alla morte dello stesso maggiore. Briggs è quindi stato il tramite del nuovo gigante nel mondo reale dopo un incontro metafisico. Un’altra pedina del progetto escatologica per la salvezza del mondo.


E la rosa blu? Questo nome in codice utilizzato dagli agenti dell’FBI compare per la prima volta nel film FWWM, in occasione della scomparsa dell’agente Desmond. “Rosa blu” si riferisce quindi agli eventi sovrannaturali che coinvolgono la misteriosa scomparsa di una o più persone verso un piano metafisico. “Rosa Blu” nasconde più di quanto gli agenti abbiano fatto trasparire finora, rivelando un legame ben più profondo tra la volontà del progetto del gigante e l’operato delle forze dell’ordine in relazione agli eventi di Twin Peaks.
Ma per quale motivo la testa del maggiore Briggs sarebbe dovuta sopravvivere alla morte nella loggia bianca? Non credo che il maggiore fosse intriso di una forza spirituale particolare in vita, ma certamente è stato guidato da una mano onnisciente nelle sue ultime azioni. Nelle stesse dinamiche della loggia nera, però, anche la loggia bianca potrebbe trattenere una parte degli individui che la attraversano per poi renderli parte stessa del luogo. E quindi si spiegherebbe la presenza della testa di Briggs nel mare viola della loggia bianca alla visita di Dale. Resta da chiarire la dinamica della morte, ma la trama legata all’omicidio di Ruth Davenport sembra navigare a vele spiegate verso un ricongiungimento con gli eventi sovrannaturali di Twin Peaks.


Se precedentemente la trama del preside Jennings ci era sembrata lontana dal cuore degli eventi, un nuovo sguardo alla vita privata dell’uomo ha rivelato più di quanto potessimo aspettarci. Un legame forte unisce gli eventi di Backhorn alle disavventure delle logge. La sostanza si rimpingua nel momento in cui veniamo a sapere che l’innocuo preside di provincia era interessato fin da ragazza al paranormale e, accompagnato dalla sua fiamma Ruth Davenport, sarebbe entrato in contatto con le entità sovrannaturale di una delle due logge. In particolare egli fa riferimento ad un “Maggiore” (“Major”) che riconosce nel personaggio di Garland Briggs. L’incontro tra Hastings e Briggs sarebbe stato possibile grazie ad alcune coordinate fornite alla stessa Ruth da un personaggio sconosciuto. Il maggiore, in uno stato di ibernazione o prigioniero del luogo in cui si trova, avrebbe chiesto alla coppia di recuperare delle coordinate da un database governativo. Poi quelli che sembrerebbero essere gli uomini truccati di nero avrebbero aggredito fisicamente Hastings e Davenport, facendo espliciti riferimenti alla moglie di Williams, che sappiamo essere stata mossa da un entità per diverso tempo. Briggs, in possesso delle coordinate richieste, avrebbe iniziato a fluttuare e a pronunciare diverse volte il nome “Cooper”. Infine la sua testa, alla quale è legato il mistero della morte del maggiore, sarebbe sparita.


Ricostruendo gli eventi, proprio in virtù della vicinanza della moglie, William sarebbe stato infuso di una forza mistica che gli avrebbe permesso di accedere ad una dimensione metafisica. Gli indizi della prigionia di Briggs e degli uomini violenti che hanno assalito la coppia di indagatori dell’incubo lascerebbero intendere che essi si trovassero nella loggia nera. Le coordinate richieste da Briggs potrebbero essere quelle della loggia bianca, e questo, datato due settimane prima del momento presente, potrebbe temporalmente giustificare la presenza del maggiore nella loggia bianca. Ma cosa è avvenuto realmente nel momento del risveglio di Hastings? In quali circostanze è stata uccisa Ruth Davenport? In che modo l’ibernazione di Briggs nella loggia nera avrebbe conservato il suo corpo umano? In che modo essi sarebbero riusciti ad entrare nella loggia nera e quanti ingressi esistono? Le domande si moltiplicano nel momento in cui vengono date delle risposte generali. Aspettiamo di comprendere meglio gli eventi che hanno portato alla morte del maggiore.


Intanto a Twin Peaks la predestinazione incarnata dal maggiore sta lentamente conducendo Bobby, Truman e Hawk all’ingresso della loggia nera. nel biglietto lasciato nella capsula di metallo possiamo vedere stilizzati i due monti che danno il nome alla città, il simbolo dei gufi, uno spicchio di luna e un pianeta non ben identificato. Pare logico pensare che nella data indicata avverrà una sovrapposizione cosmica simile a quella che aveva aperto la loggia agli uomini nel 1991.


I dettagli, anche quelli più insignificanti, stanno facendo la differenza, come è sempre stato per Twin Peaks. I dettagli, i simbolismi, le sfumature di azioni comuni, stanno riportando in vita il mito e lo stanno conducendo ad una resa dei conti finale che non tradisce alcun tassello. Questo Twin Peaks ha dei momenti nostalgici, ha delle melodie storiche, ma guarda decisamente al futuro, e all’arte, senza badasi di piacere e piacendo in modo smisurato.

Piccola nota a margine:

il blog curato da William Hastings, The search for the zone, è stato ricreato realmente, in concomitanza con la messa in onda del nono episodio. Potete trovare la pagina qui. La rapidità con cui è stata ricostruito questo omaggio, ha portato molti a credere che dietro l’operazione di marketing ci sia la stessa produzione di Showtime. Se così fosse, un particolare specifico balza all’occhio una volta sulla piattaforma: l’anno di creazione della pagina è retrodatato al 1997, e William non cita mai questa data durante le sue apparizioni sullo schermo. Il 1997 è anche la data della creazione di Dougie Jones. Non abbiamo abbastanza informazioni per creare un ponte tra questi due dati, ma questo piccolo, ridicolo dettaglio, su una fanpage realizzata per celebrare un’inezia, potrebbe essere un indizio fondamentale per la comprensione dell’intricato puzzle di legami che traina questo capolavoro.

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