domenica 21 maggio 2017

TWIN PEAKS 3 - HERE WE GO AGAIN!

Finalmente arriviamo a parlare di Twin Peaks, dopo due anni di blog, dopo decine e decine di articoli che rimandavano dalla madre delle serie tv. Perché molto spesso è impossibile parlare di intrattenimento televisivo senza tirare in ballo la madre delle serie tv. E finalmente arriviamo a parlarne in concomitanza con l’uscita della terza stagione evento, a distanza di ventisei anni dall’interruzione forzata dell’opera di Lynch e Frost. Nel ’91 infatti la serie venne chiusa in seguito ad un clamoroso calo d’ascolti, dovuto certamente all’imposizione della CBS di alcuni paletti narrativi ai due showrunner, i quali furono costretti a rivelare l’identità dell’assassino di Laura Palmer.


Lynch rimase particolarmente deluso dall’epilogo della sua creatura e in più occasioni, sia durante la messa in onda degli ultimi episodi della seconda stagione che a distanza di anni, ribadì che nella sua mente Twin Peaks si sarebbe dovuto arrampicare sempre attorno ad un ceppo forte come il mistero della morte di Laura. La CBS però non volle sentire ragioni e, forte del potere contrattuale, spinse Lynch a svelare il mistero dei misteri nel primo terzo della seconda stagione. Alla rivelazione seguì un pesante calo dell’intensità emotiva e narrativa della serie, che si trascino per alcuni episodi attraverso sottotrame slegate dagli eventi principali, talvolta al limite del ridicolo, fino all’arrivo del secondo grande filone, quello legato alla figura dello psicopatico Windom Earle. Attraverso l’introduzione di questo indimenticabile personaggio, Lynch riprese le fila del discorso metafisico che fin dall’inizio aveva sviluppato attraverso sogni, delitti e camere con le tende rosse alle pareti. fino ad arrivare all’epilogo della serie, perché a nulla era valsa una manciata di episodi di livello per far ricredere tutti coloro che avevano abbandonato la visione dopo il calo qualitativo. E quando fu comunicato ai due creatori che avrebbero dovuto chiudere lo show nel giro di pochi episodi, Lynch scelse di esagerare, di rincarare la dose e di mostrare finalmente la chiave del mistero, la loggia nera. In un finale onirico e meravigliosamente concluso, Lynch sfruttò anni di meditazione trascendentale per portare lo spettatore al cospetto del suo mondo, l’ideale che lo spinge da decenni a raccontare una realtà complessa, ancora incomprensibile ai più. E la serie si concluse con il più terribile dei cliffanger, l’agente Dale Cooper posseduto dallo spirito di Bob che ripete con una voce stridula: “Come sta Annie?” (“How’s  Annie?”).


Si chiudeva così,tra la tristezza e lo spiazzamento, l’esperienza televisiva più alta di sempre fino a quel momento. Perché Twin Peaks era stata una rivoluzione senza eguali, perché Lynch aveva cambiato per sempre i canoni dell’intrattenimento televisivo. Prima di Coop, gli episodi delle serie tv erano autoconclusivi, raramente tentavano di sviluppare una solida narrazione orizzontale. Prima di Bob e Mike il cinema risiedeva altrove e la serialità era riempita di espedienti semplici per momenti semplici. È solo grazie a Lynch se abbiamo potuto ammirare tutti i capolavori che la televisione ci ha proposto dal ’91 ad oggi: da X-Files a Lost, da Alias a Breaking Bad. Tutto il nostro sistema televisivo odierno ebbe origine nel 1990, nella cittadina di Twin Peaks. Ma, riviste al giorno d’oggi, le prime due stagioni del capolavoro di Lynch e Frost necessitano di essere contestualizzate perché, se la loro esperienza ha aperto le porte al futuro, il loro presente era ancora un ponte di collegamento tra un passato di serie B e un futuro radioso


Le basi delle prime due stagioni di Twin Peaks sono le stesse da cui le serie successive hanno avuto la capacità di distaccarsi. Per questo l’opera di Lynch è spesso catalogata sotto molti generi, dalla commedia all’horror, dal dramma al grottesco, per arrivare alla telenovela. Era un’altra televisione, un altro intrattenimento. E allora i creatori non mancarono di aggiungere gli elementi del giallo classico, gli intrecci amorosi e i rapporti di potere oltre la novità del sovrannaturale. Ed è proprio questa complessità a rappresentare il più grande punto interrogativo in attesa della terza stagione. Perché la televisione ha fatto passi da gigante in questi ventisei anni e Lynch si trova ora nella difficile posizione di mediatore tra una brusca attualizzazione delle modalità della sua creatura e l’improponibile riproposizione delle medesime dinamiche del ’91, che all’epoca avevano fatto la fortuna della serie, ne erano state il tratto distintivo. Ci saranno caratteri da trasportare e altri da abbandonare, ci sarà da rivoluzionare un format passato senza scontentare i fan storici della serie cult per eccellenza.


E oltre a tutto ciò, Lynch sarà anche chiamato a dare una risposta agli infiniti quesiti lasciati in sospeso con la conclusione affrettata della seconda stagione, per arrivare finalmente a fare luce sulla natura delle logge, sulla modalità delle possessioni e forse anche sulla sua visione del mondo. O forse no. Forse non è questo che vogliamo, forse è proprio il mistero alimentato in questi ventisei anni ad aver innalzato ulteriormente la serie da capolavoro ad essere mitologico della televisione. Forse qualcosa sarà svelato, ma tra altri ventisei anni parleremo ancora di ciò che il maestro non ci avrà detto, di quello che avrà tenuto per sé, anche nell’ultimo tassello di un puzzle irripetibile.
Twin Peaks, here we go again!




Approfitto dell’occasione per ricordarvi che da martedì 23 inizia la serie di commenti di Twin Peaks episodio per episodio, cercando di analizzare insieme i simboli in cui ci imbatteremo, tentando di arrivare alla conclusione di tutto prima dello stesso Lynch. Per approfondire il mito, in acque profonde.

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