sabato 3 dicembre 2016

BENIGNI, IL REFERENDUM E LA FINE DEL MONDO

In quest’articolo parleremo non a sproposito del referendum, ma non proprio del referendum. Piuttosto di tutto quello che negli ultimi mesi ha ruotato attorno a questo centro di gravità passeggero. Quindi non aspettatevi analisi dettagliate del testo della costituzione, prese di posizione nette e tentativi di convincimento da una parte e dell’altra. Parleremo di Renzi, di Benigni, di Salvini, del diritto al voto, di Trump e della democrazia. Quei discorsi che sembra dicano tutto e poi non lasciano nulla, insomma. Magari tentando un piccolo pronostico personale alla fine del discorso.

Esempio di campagna referendaria pertinente

Partiamo dallo spatentato Benigni; autore, cantante, artista, diavolo un po’ redento, un po’ decaduto, un po’ il contrario di Troisi. Troisi era schivo, evitava la ribalta e spremeva - poco - il suo genio nei suoi alloggi. Si svegliava sempre all’una, ironizzava sull’Italia della Prima Repubblica che prendeva una direzione decadente e ammirava Pasolini per la sua capacità di imporsi trasversalmente nell’eterna lotta della comunicazione dei propri pensieri. Benigni invece ha espresso i suoi pensieri, generando critiche da destra e da sinistra e dal centro. È giusto rendere pubblica la propria posizione politica quando si ricopre un ruolo mediatico del genere? “Tendenzialmente” sì, quando però si riesce a far valere la propria posizione di superiorità intellettuale anche nella conformazione del pensiero, quindi come Pasolini, non come Benigni. Il coming out dell’enorme Toscano è arrivato a pochi giorni da un’altra presa di posizione pubblica, quella di Robert De Niro, che, ancora in piena campagna elettorale per la Casa Bianca, ha espresso il proprio dissenso verso Trump con parole durissime. Perché dunque abbiamo riso e condiviso a raffica il video di De Niro per poi bistrattare il poverello nostrano? Ci ho riflettuto abbastanza e sono arrivato alla conclusione che amiamo lo scontro mediatico, amiamo e parole pesanti tra persone che perdono la faccia per metterla a servizio di un’opinione scomoda e detestiamo aspramente ogni sorta di collaborazionismo tra il mondo intellettuale e il potere. De Niro si è pronunciato “contro” e questo è stato il vero motivo per il quale il mondo ha sposato la sua causa. Tutto il mondo tranne i diretti interessati al voto presidenziale, che non hanno evidentemente apprezzato il video dell’attore, alla luce della vittoria del biondo imprenditore. Quindi tutto questo per dire che probabilmente l’azione di Benigni potrebbe portare comunque un beneficio alla proposta referendaria, considerando che l’importante è che se ne parli.


Poi Renzi, Salvini, Grillo, JP Morgan e il governo tecnico. Domani andremo a votare per il referendum costituzionale, ma l’intera campagna referendaria si è giocata con lo spettro delle future elezioni sullo sfondo. Elezioni che probabilmente non vedremo a breve, ma che tutta l’opposizione italiana si auspica da tempo per mandare a casa quel tizio coi dentoni. Quindi Renzi a casa, sì o no? No, perché sostanzialmente abbiamo smarrito il senso del referendum. Da buona repubblica parlamentare, noi cittadini siamo chiamati ad eleggere direttamente camerati e senatori che si occuperanno di legiferare con il nostro tacito assenso dato dal voto. Questi onorevoli sono guidati da leader politici che tentano, talvolta invano, di dare una parvenza sistematica al loro partito, di far credere alla popolazione che migliaia di attivisti e politici possano pensarla alla stessa maniera sui temi più scottanti della vita in comunità. In questo modo, noi comuni cittadini ci affidiamo alle promesse elettorali, ai comizi e agli slogan di queste formazioni per decidere un voto in linea con i nostri principi. E questo è basilarmente il funzionamento delle elezioni ordinarie, ma il referendum è altra cosa. In questo caso siamo chiamati ad esprimere direttamente un parere nostro su di una questione ben precisa; e anche quando ci viene raramente data la possibilità di esprimere il nostro pensiero in merito ad una proposta, ci affidiamo alla guida degli stessi gruppi politici di prima. La democrazia diretta che diventa un’altra democrazia rappresentativa. L’iter del voto referendario è altra cosa, possiamo cercare di capire meglio le ragioni del sì e del no, possiamo seguire i dibattiti in tivù, ma tutto deve necessariamente passare dalla lettura diretta della fonte, della riforma. Soltanto a quel punto, una volta maturato un pensiero personale sulla faccenda, possiamo pensare di essere consapevoli e pronti ad una decisione del genere. Ma capisco che la stragrande maggioranza della popolazione italica non sia nella posizione di informarsi fino a questo punto e la stessa informazione, se non supportata da conoscenze pregresse di diritto e costituzione italiana, potrebbe non riuscire a produrre una soluzione definitiva. A questo punto, e solo a questo punto, nasce la ricerca di una parte referendaria che mi accolga nelle mie perplessità e che mi guidi al voto in maniera semiconsapevole. E non ha caso ho detto “parte referendaria” e non “partiti”, perché i partiti non esistono a questo punto, esistono solo le parti, fomentate da individui talvolta un po’ beceri, questo sì. Credo che Salvini sia arrivato a scrivere sulla sua pagina Facebook qualcosa come: “Il prezzo della mia carta igienica di fiducia è aumentato di 5 centesimi. Anche per questo #iovotono #renziacasa”. Quindi vi lascio immaginare la pertinenza referendaria delle discussioni negli ultimi tempi. Se poi vi trovate nella scomoda situazione di avere il cuore diviso, cioè di pensare che il testo del referendum sia accettabile, ma di credere anche che la scelta partitica sia la cosa migliore da fare o viceversa, fermatevi a riflettere: se il vostro leader politico di rifermento fosse schierato dall’altra parte, cambierebbe il vostro voto? In caso di risposta positiva vi inviterei a ripensare la vostra posizione, e anche la vostra libertà intellettuale. Oppure potreste anche non votare.


Il non voto non è sempre la scelta sbagliata. Siamo in democrazia, la nostra struttura statale è fondata sulla partecipazione della collettività alla cosa pubblica, votare è davvero importante, MA quanto vale un voto per simpatia? MA quanto vale il voto di una persona che non compreso o addirittura non ha letto il testo della riforma? MA che senso ha la partecipazione del voto quando il voto non ho partecipato ma dovuto? Siamo chiamati a modificare una parte sostanziosa della costituzione senza avere i fondamenti pregressi per comprendere appieno il peso della nostra scelta, non essendo in larga parte costituzionalisti col brevetto. Quindi, se questa responsabilità vi sembra eccessiva, se non vi sentite in grado di prendere una decisione che si preannuncia così importante non andate a votare, semplicemente. Anche fare un passo indietro è parte della vita democratica.

La musica italiana in una foto

Che poi io votai Lorenzo Fragola in finale ad X Factor 8. Davvero vi affidereste al mio giudizio sulla riforma?


Gli ultimi sondaggi ufficiali davano il No in vantaggio per 57 a 43 punti percentuali. A questo punto resto combattuto, si direbbe una probabile vittoria del fronte disunito del No, ma le presidenziali americane insegnano. E, per rimanere nell'ottica popolare, Renzi è un po’ come Trump, che è molto come Berlusconi: la gente ha il coraggio di votarlo solo nella segretezza dell’anonimato del voto. Se vincesse il Sì saremmo più vicini alla fine del mondo. se vincesse il No saremmo più vicini alla fine del mondo. Alla fine la fine del mondo rimane dov’è, siamo noi che le corriamo incontro in ogni caso. Gli attuali partiti dureranno meno della riforma, pensate bene al vostro voto, anche la Democrazia Cristiana è finita. 

Tutto finisce, qualcosa rimane solo un po' più a lungo

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