venerdì 15 aprile 2016

FIVE BY FIVE #13

Dopo qualche episodio speciale, per così dire, rieccoci tornati al format solito: cinque album, nuovi, interessanti, diversi e altrettante canzoni per quei pigri che non hanno voglia di ascoltarsi un album intero. E non sanno cosa si perdono. Voi asoltatele, io cerco di capire se Kanye West ha finito o no The Life of Pablo, così riuscirò a parlarne forse, prima o poi. Chissà.


Certi album hai bisogno di ascoltarli al momento giusto e nel posto giusto per interiorizzarli. Per quel che riguarda il III album del trio berlinese il momento giusto è stato una mattina verso le cinque e mezza e il posto giusto è stato Milano, nello specifico quel segmento della capital benvestida che va da Porta Venezia al Duomo. Ovviamente a piedi, tra furgoncini che portano il latte ai bar, clochard addormentati e psicopatici che fanno jogging in una calma e un silenzio surreali riempiti soltanto dai beat che dalle cuffiette andavano a pigiare sui miei timpani. Vi auguro di non dover essere ancora svegli e in giro ad un’ora del genere, quindi III ascoltatelo un po’ come e dove e quando vi pare, ma ascoltatelo.



Contestualizziamo: nel 2011 iniziava la primavera araba, non c’era la guerra in Siria, da Fukushima uscivano cose poco simpatiche, qualcuno si dimetteva, io ero in terza liceo. O in seconda credo, non sono bravo con le date. Insieme a tutto ciò usciva Hurry Up, We’re Dreaming degli M83, che in realtà è uno solo. In cinque anni ne cambiano tante di cose e anche il nostro Anthony Gonzalez è cambiato parecchio. Se vi aspettavate qualcosa in stile Hurry Up ecc. da Junk rimarrete delusi. Non ha infatti nulla, ma proprio nulla a che fare con nessuno dei precedenti lavori dell’un tempo duo francese. Se invece vi piacciono i cambiamenti, quelli un po’ folli, quelli che fanno partorire un pezzo come Do It, Try It, allora troverete pane per i vostri denti.



Sempre parlando di ritorni e lunghe pause, sono tornati TLSP, fermi ormai dal lontanissimo 2007(!). La grande, sostanziale differenza rispetto al ritorno degli M83 è che loro non sono cambiati affatto. Sì ok, Turner ha i capelli lunghi e Kane non ha più quella faccia da ragazzino, ma lo stile è rimasto il loro. Everything You’ve Come to Expect si pone in perfetta continuità con The Age of Understatement, a partire dal titolo lungo. Forse è proprio questa l’unica pecca, se proprio dobbiamo trovarla, in un album per altri versi ottimo: poca voglia di mettersi in gioco da parte degli ex bimbi Turner e Kane. Ma in fondo queste collaborazioni sono fatte per divertirsi, e il divertimento non manca di certo, né per loro che suonano, né per noi che ascoltiamo.



Il primo momento in cui rifletti sulla tua inutilità è quello in cui guardi le olimpiadi e vedi vincere per la prima volta un atleta della tua età o peggio. Il secondo momento, quello in cui prendi definitivamente coscienza del fatto che non lascierai traccia in questo mondo è quello in cui ascolti un bell’album di un artista con qualche anno in meno di te. AURORA è norvegese ed è del ’96 (già, non ha nemmeno vent’anni), ha esordito quest’anno con un album notevolissimo se si considera la sua giovane età. Le atmosfere sono decisamente scandinave ma non per questo fredde, riescono anzi a coinvolgere chi ascolta con un pop per niente banale. Detto questo scappo, vado a registrare un album, altrimenti mi sento vecchio.



ANNUNCIO: a Dicembre questo disco sarà nella mia personale classifica dei miei album preferiti del 2016 e per di più, azzardo, nella top ten. Potrei anche fermarmi qua. Mi sa che lo faccio davvero. Ascoltatelo. È bellissimo.

Marsha Bronson

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