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sabato 25 aprile 2015

1992 - FINALE

La notizia migliore delle ultime due puntate è che “1992” è finalmente finito. Non mi aspettavo che il trend cambiasse e di fatto non è cambiato, anche se qualcosa di salvabile c’è, ad esempio la storia della decadenza della DC o la morte di Venturi (c’avevo preso la scorsa settimana, eh?), ma se questi vengono paragonati a tutto ciò che non funziona il bilancio è decisamente negativo. Sostanzialmente non ci si accorge che si tratta degli episodi conclusivi fino a quando mancano ormai pochi minuti e una canzone discretamente azzeccata comincia a sovrastare le parole dei personaggi che intanto si muovono e cercano di mettere più di una pezza su un finale abbozzato. La sequenza in sé non è cattiva, ma a parte la vicenda legata a Bettino Craxi e Di Pietro, le altre storie sembrano avere una conclusione insoddisfacente, in particolare quella di Bosco e della Castello.
Discreta anche la scelta di far riassumere Pastore nel pool di Tangentopoli per poter riallacciare un rapporto interessante con la realtà degli eventi di quell’anno.


Ecco, gli aspetti positivi sono finiti a mio parere, quindi proporrei di passare a quelli negativi.
Non credo di aver capito bene il rapporto tra Bibi e Leo Notte: perché si frequentano? Cos’hanno in comune? Stanno insieme o è un rapporto di amicizia o è un rapporto di interesse? Non si capisce. Il loro legame è giustificato unicamente dal seppellimento del cadavere di Venturi nella proprietà Mainaghi, per il resto sembra tutto forzato, irreale e di conseguenza fastidioso. Non viene poi fatta luce sul rapporto tra l’azienda della Falco e le organizzazioni mafiose milanesi; intendiamo alla fine che tutto emerga poi fragorosamente, ma la serie non indaga oltre sulla faccenda.
Pastore improvvisamente lascia perdere la sua battaglia personale contro il traffico di sangue e plasma infetti e decide di tornare sui suoi passi per contribuire attivamente all’inchiesta Mani Pulite. Ciò in parte funziona perché la fissazione del personaggio per la storia delle trasfusioni dannose stava diventando pesante e ripetitiva, ma abbandonarla così, da un momento all’altro, rischia di risultare controproducente.


La storia di Bosco e della Castello è forse la peggiore delle ultime due puntate. Una gravidanza da “Gli Occhi del Cuore” che allunga il brodo e tenta di approfondire ulteriormente due personaggi già ampiamente definiti quando ormai la fine è vicina e bisognerebbe tirare le somme piuttosto che aggiungere elementi. Un errore abbastanza grave degli sceneggiatori, errore banale. Una sottotrama che non porta a nulla di interessante se non alla separazione di due personaggi che per storie e personalità era evidente sarebbe avvenuta. Una sottotrama che almeno si può definire conclusa, non come quelle di Stefano Accorsi. Buio, non smetterò mai di dirlo, rappresenta in pieno tutta l’inutilità della serie: storie non concluse (come quella del vicino spacciatore), relazioni capate in aria e dialoghi imbarazzanti (tutti quelli con Bibi). Ma l’incontro con Silvio che tutti (si fa per dire) stavamo aspettando? La figlia showgirl? La relazione con la minorenne in Sardegna? Il rapporto con la Castello? L’assassinio di Venturi? Bah. Quanta futilità.


Anche stavolta a salvarsi è il solo Di Pietro che, con una scena in un bar in cui ordina due drink di fila, riesce a risultare credibile, ben caratterizzato e decisamente interessante.
Dopo dieci lunghi e strazianti episodi possiamo analizzare in la serie nel suo complesso. Sicuramente, se non si fosse chiamata “1992”, nessuno si sarebbe accorto dell’ambientazione vintage. Una fotografia curata ma a tratti irrealistica ed eccessiva allontana molto dall’idea di anni ’90 a cui siamo abituati e qualche canzone caratteristica o qualche riferimento sporadico non possono cambiare la cosa. Il comparto tecnico rimane comunque di livello medio-alto per il nostro paese. Peccato per la recitazione di alcuni personaggi decisamente non all’altezza. Un plauso ad Alessandro Roja e Guido Caprino, Messinese nelle vesti del deputato della Lega Nord, attori più che all’altezza, quasi sprecati.


I veri problemi della serie però sono due: il nome troppo pesante che porta consapevolmente e la scrittura. Inizialmente la serie si era proposta come un affresco della situazione politico-economica italiana, un affresco duro e crudo, cattivo ma realistico. Niente di tutto ciò. “1992” perde dopo due episodi il contatto con la realtà dei fatti e l’attenzione si sposta sulla finzione, sulla fiction, perché checché se ne dica la scrittura dei personaggi e lo sviluppo della trama si discostano ben poco da quelli della fiction italiana. Se fosse stato un prodotto meno pretenzioso, ma più umile, se si fosse presentato fin dall’inizio senza la volontà di denunciare la situazione italiana dei primi anni Novanta, senza la volontà di stupire e di proporsi come nuovo punto di riferimento, sarebbe potuto essere discreto, quantomeno una delle migliori fiction italiane. Peccato che in un’analisi complessiva pesa molto anche come una serie si propone.
Indubbiamente scalinate sotto “Gomorra - la serie” e “Romanzo Criminale - la serie”, e quindi incomparabile con i migliori prodotti oltreoceano.


Le premesse per un prodotto di livello c’erano tutte e da parte mia le aspettative erano alte, forse troppo. Nessun alto, solo qualche picco medio che nella pochezza generale sembra più di quello che è. Peccato, potenzialità e risorse sprecate. Ora spero che Accorsi torni a gridare per la sua Giulia e la Falco a fare foto, Roja a produzioni più decenti e la miss a Uno Mattina.

Dimentichiamoci in fretta di una serie dimenticabile.

martedì 21 aprile 2015

1992 - Episodi 7 e 8

Ah l’inutilità di questa serie non ha limiti. La settima e l’ottava puntata non riescono ad invertire il fiction trend preso dalla serie. I personaggi continuano ad intrattenere rapporti poco interessanti, a compiere azioni poco interessanti per lo spettatore e a vivere della rendita maturata dai primi due discreti episodi; ma la fiducia a tempo è scaduta da un pezzo e si è portati a guardare “1992” solo per inerzia, per vedere come finiscono quelle poche cose interessanti imbastite in otto interminabili episodi.


Anche in queste puntate la parola d’ordine rimane la stessa: futilità. Perché quel personaggio compie tale azione? Perché si comporta in questo modo? Perché invece non ragiona e agisce di conseguenza così ci risparmiamo venti minuti di sottotrama inutile? Ormai ho smesso di farmi queste domande e ho aperto a questa serie il mio lato gossipparo italiano per potermi far coinvolgere almeno un minimo. A dire la verità però, a dispetto dei precedenti appuntamenti, questa settimana qualche aspetto positivo da sottolineare l’ho trovato, soprattutto nell’ottavo episodio, ad esempio l’aumento delle apparizioni del Cavaliere o la corruzione e i favoritismi parlamentari. Tutti temi noti, nessuna rivelazione o scandalo. Niente di tutto ciò, solo un minimo di realtà in mezzo a tanta fantasia poco interessante ed evitabile.


Tea Falco, alle prese con la corruzione dilagante e la malavita, si lascia convincere a tradire la fiducia del povero Pastore, ma in questo modo anche lei passa leggermente in secondo piano e ciò ci riempie di gioia, di luce nuova. Finalmente la nostre preghiere sono state ascoltate. Non capisco ancora però il rapporto forzatissimo tra la giovane Mainaghi e Leo Notte. Mah. Solo: perché? No. Non voglio saperlo.
Pastore continua le sue indagini in privato e arriva a coinvolgere anche Zeno Mainaghi, ex compagno di classe di Luca Molinari, che però gli tira il pacco e niente, Luca viene sospeso dal suo importantissimo lavoro come ufficiale giudiziario agli ordini di Di Pietro. L’unico elemento che lo legava alla realtà è stato eliminato in fretta e furia. Ora il personaggio interpretato da un Diele sempre amorfo risulta privo di qualunque elemento d’interesse per chi come me cercava una serie scandalo, una serie-inchiesta. Ora non gli rimane che incastrare la sua ex e ritenere finalmente realizzata la vendetta che va cercando dal primo episodio. Tutto prevedibile, tutto noioso.


Bosco parte e finisce bene con la sua personalissima crociata contro i proiettili all’uranio impoverito. Emerge la corruzione del parlamento dell’esercito opposta alla cruda realtà dei fatti. Non tutto quello che ci viene raccontato dai mass media è vero, troppe cose vengono filtrate dalle lobby di potere e questo è il caso della proposta di legge del parlamentare leghista che, stroncata sul nascere da interessi maggiori, mai vedrà la luce e mai giungerà alle orecchie dei comuni cittadini. Purtroppo in mezzo a due momenti buoni del personaggio c’è Veronica Castello, insopportabile e totalmente inutile. Il suo ruolo nella serie è solamente quello di sfruttare uomini di potere per ottenere la notorietà e Bosco è purtroppo capitato sulla sua strada. Una narrazione ripetitiva. Un personaggio che non si evolve mai in otto puntate. Funzionale solo perché interpretato da un’ex miss che probabilmente ha firmato per comparire almeno due volte nuda in ogni episodio. Deve essere così se no non si spiega l’evoluzione che la Leone ha subito (o non subito).
Notte. Sempre lui. Sempre l’emblema. Sottotrame inutili a gogò tra cui quella della figlia show girl, quella con la Mainaghi e quella con la Castello. Ottime potenzialità sfruttate male. Nutro ancora un minimo di speranza nelle storia principale legata alla figura di Silvio, anche se il finale è scontato. Tutti sanno che alla fine Leo incontrerà Berlusconi e lo convincerà a “scendere in campo” per la gioia di tutti gli Italiani. Azzardo che secondo me il ventennio successivo non sarà tutto rose e fiori. Ah si, ma la sottotrama legata al rapporto sessuale con la quindicenne in Sardegna? L’hanno aperta per lasciarla aperta o la chiuderanno a tradimento quando nessuno se lo aspetta e Notte finirà davvero al buio di una prigione? Aspettiamo.


Il Dandi funziona, è al centro dell’azione nonostante compaia ben poco in questi episodi. Ottimo caratterista, uno dei pochi che non si perde nella futilità generale. Tuttavia il miglior personaggio di tutta la serie è indubbiamente Antonio Di Pietro: sempre ovviamente coinvolto in prima persona nelle vicende più interessanti, forte, carismatico, astuto e storicamente accettabile, ma al contempo umano, fragile e spaventato. Ottima caratterizzazione. Probabilmente è il fatto di essere protagonisti che rovina i personaggi.


Cosa aspettarsi quando si aspetta? Cosa aspettarsi dunque dalle ultime due puntate? Personalmente mi aspetto che il cerchio si chiuda e che vengano risolte tutte le sottotrame aperte nel tempo. Mi aspetto che Notte convinca Silvio, che Bosco venga cacciato dal parlamento, che la Mainaghina finisca in carcere e Venturi venga direttamente ucciso, che Pastore ottenga vendetta e che Di Pietro incastri Bettino (scontatissima). E la Castello? Beh la Castello può fare quel che vuole che tanto non interessa a nessuno, anche se non credo che le scene di nudo diminuiranno proprio alla fine.

Ciò che poteva essere e invece non è finalmente finisce. “Dai Dai Dai”.

martedì 7 aprile 2015

1992 - Episodi 3 e 4

Dopo aver visto i primi due episodi confesso di essere rimasto piacevolmente sorpreso: la serie funzionava anche se le promesse iniziali erano state parzialmente infrante dalle scelte narrative degli sceneggiatori. In questi due episodi invece il livello del prodotto precipita vertiginosamente verso la mediocrità a siamo abituati da anni in Italia.


La doppia narrazione vista la scorsa settimana aveva portato lo spettatore ad identificarsi con i protagonisti e ad appassionarsi agli avvenimenti legati allo scandalo Mani Pulite. Queste due componenti, correttamente bilanciata, avevano reso la serie interessante e coinvolgente, ma, venuta a mancare quasi completamente una delle due, il risultato è deludente. 1992 manca clamorosamente il bersaglio perdendo di vista quello che almeno in partenza era l’obbiettivo annunciato della serie, ossia quello di raccontare in maniera fresca e trasversale l’alba di Tangentopoli e la corruzione dilagante nell’anno in cui il serial è ambientato.  A parte un paio di scene incentrate su Antonio Di Pietro, sempre meno credibile rispetto all’originale, e sul dottor Mainaghi (uno dei pochi personaggi che mantengono un’aria di credibilità), la serie si focalizza unicamente sui sei personaggi immaginari. Alcune idee discrete come quella di introdurre Falcone e il pool antimafia, vengono rese inconsistenti da una realizzazione poco precisa e da tempistiche del tutto inaccettabili. Miriam Castello Leone impersona una ragazza troppo lontana dal mondo di mani pulite per risultare interessante agli occhi di uno spettatore critico; fortunatamente però il livello di recitazione dell’attrice siciliana si mantiene a livelli più che discreti, come nella scena della morte di Mainaghi (una delle più ispirate finora).


Il Dandi si conferma un ottimo caratterista impersonando un personaggio intrigante, misterioso e accattivante che non ha ancora rivelato la sua vera natura, solamente intravista nel rapporto tra il suddetto personaggio e Stefano Accorsi.
Bibi risulta la meno azzeccata dei protagonisti finora dal punto di vista recitativo. Tea Falco sembra sempre fuori posto, ogni frase un fastidioso, monotono lamento e ciò influisce decisamente sull’empatia che lo spettatore può sviluppare nei confronti di un simile insulto recitativo. Le premesse fanno pensare ad uno sviluppo interessante della storia della novella imprenditrice milanese, stavolta davvero invischiata in faccende più importanti delle semplici disavventure di una viziata figlia di papà, ma l’errore madornale nella scelta dell’attrice al casting potrebbe seriamente compromettere questo braccio della narrazione.


Pietro Bosco è invece la sorpresa positiva della prima parte della serie: l’interpretazione molto convincente e credibile regalata dall’ispettore Manara si accompagna ad uno sviluppo della trama assai interessante legato strettamente alla politica italiana del tempo. La corruzione e le meccaniche sporche che regolano la vita parlamentare emergono in maniera chiara e ben congeniata. Lo spettatore è portato a provare simpatia per il deputato, nonostante questo faccia parte di una Lega macchiata. Uno dei pochi motivi che spingono ad attendere i prossimi episodi.
Diele soffre della sindrome Falco, ossia la totale assenza di espressività e ciò emerge in maniera meno pesante per il ruolo che l’attore interpreta. Il vero problema sta nella costruzione del personaggio: con il potenziale dato dal legame diretto di Pastore con Di Pietro ci si aspettava decisamente un’implicazione maggiore del procuratore aggiunto nella vicenda Mani Pulite, invece questa è pesantemente ed ingiustificatamente oscurata da un AIDS inserito forzatamente nella trama e da una vendetta misteriosa che, se non lo ha già fatto fino ad ora, rischia davvero di stancare e rendere insopportabile il personaggio in questione.


Leonardo Notte è invece l’emblema della mediocrità mostrata da “1992” nelle ultime puntate. Ottime potenzialità gettate al vento nella caratterizzazione di un personaggio che non va da nessuna parte: troppe sfaccettature, troppi eventi tra loro sconnessi (come la mancata espulsione della figlia, evitabile) che cercano di sviluppare una personalità interessante ma che falliscono generando confusione, noia, inutilità. La storia del presunto assassinio funziona ancora ma ha ben poco a che fare, almeno finora, con Tangentopli. Accorsi  poi non aiuta con il solito sguardo vacuo e il sorrisetto irritante.


L’ambientazione non ricorda quasi mai il 1992. Altra pecca della serie.
Delusione profonda, viste soprattutto le potenzialità mostrate nelle prime due puntate. Il tempo per fare meglio non manca ma la via è completamente sbagliata. Speriamo cambi e speriamo lo faccia presto.