Visualizzazione post con etichetta David Lynch. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Lynch. Mostra tutti i post

giovedì 7 settembre 2017

TWIN PEAKS 3 - FINALE

Lynch confeziona un doppio finale, che non smette di richiamarsi al tema e del doppio e proprio per questo tiene a far valere la sua duplicità: da una parte la conclusione di una storia ricostruibile attraverso gli elementi forniti, dall’altra pura dispersione metafisica tra presente, passato e alter natività, che si fonda su premesse variabili. Per tentare di dare un senso alle meravigliose immagini che seguono il cammino dell’eroe, è necessario entrare più in profondità di quanto sia stato fatto finora, analizzando i dialoghi parola per parola, scomponendo le interazioni in espressioni, movimenti, intenzioni; ricostruendo  la temporalità e la spazialità di ogni inquadratura nel continuum spezzato di questo finale.


Prima di addentrarci nel doppio episodio, per seguire meglio il filo del discorso, è bene ricordare gli indizi che il Fireman aveva offerto a Cooper nel primo episodio della terza stagione:

Remember 4-3-0

Richard and Linda

Two birds with one stone

Gordon ci rivela un ulteriore dettaglio sulle sparizioni degli agenti della sezione Blue Rose: gli agenti scomparsi erano sulle tracce di - o sono entrati in contatto con - Jowday, poi diventata Judy, un’entità infinitamente malvagia comparsa anni prima. Il fatto che Judy sia “comparsa” collega quest’entità alla generatrice di Bob, il soggetto prodotto dall’esplosione nucleare del ’56.


Vediamo poi Bob giungere finalmente alle coordinate indicategli dalla tulpa Diane. Come previsto, il suo obiettivo era raggiungere il Fireman nella loggia bianca, ma la differenza di potere tra le due entità permette al gigante di incatenare Bob e di teletrasportarlo direttamente alla stazione di polizia di Twin Peaks, sfruttando quindi a suo vantaggio la mossa a sorpresa dell’entità maligna. Il conflitto finale si risolve come potevamo aspettarci, con Freddie che fa valere le possibilità del suo guanto magico e disintegra definitivamente la sfera di Bob, impedendogli di tornare nel corpo di Cooper.
Arrivato in scena proprio per sventare il piano finale di Bob, il vero Cooper, finalmente rinsavito, nota Naido con una certa espressione del volto, la quale viene fissata sull’etere della macchina da presa e fa da accompagnamento per tutto il resto della scena, come se la vista di quel’essere avesse risvegliato in Coop la consapevolezza di una realtà più profonda.
Naido si rivela essere quindi Diane, dopo aver sfiorato la mano di Coop. Non è ancora chiara la dinamica di questo scambio di persona, ma alcuni indizi sciolgono dubbi delle precedenti puntate. Eravamo in precedenza indecisi sul momento in cui Diane fosse stata sostituita da una copia, ora abbiamo una certezza maggiore, ossia che Diane potrebbe essere stata condotta nella loggia nera per farne una copia e da qui sarebbe tornata nel mondo reale il doppelganger, ma lo spirito di Diane non sarebbe stato reinserito in un essere dalle fattezze pressoché identiche, ma in Naido. Ella poi, funzionale al progetto del Fireman, sarebbe stata trasferita nell’anticamera della loggia bianca, per farne lo strumento che si è poi rivelata. Il legame di Diane al progetto della loggia bianca lascia quindi intendere che la donna fosse già un doppleganger prima dell’incontro con Bob. Dai nomi dei due personaggi potevamo arrivare ad intendere il loro legame con un certo anticipo:

N A I D O
D I A N E


Ancora con il volto di Cooper in sottofondo, vediamo lo stesso Coop rivolgersi ai presenti dicendo: “Now there are some things that will change. The past dictates the future”. Il tempo si ferma e il volto sbiadito annuncia: “We live inside a dream”.


La scena si sposta in un luogo dallo sfondo nero, molto simile a quello del primo episodio, che fa da cornice all’incontro di Cooper e Mike. Non si tratta di una loggia perché possiamo udire Mike parlare fluentemente. Egli riprende un topos della serie originale, riscava nei meandri delle nostre memorie per svelarci il significato di un’espressione che per anni abbiamo tentato di interpretare: “Trought the darkness of a future past the magician longs to see. One chants out between two worlds: fire walk with me”. Avevamo creduto che il riferimento ai due mondi fosse un richiamo alla realtà e al regno delle logge, ma dobbiamo spingerci a guardare oltre le apparenze di questo sogno. Colui che canta una canzone tra i due mondi, che credevamo essere Leland Palmer, è in realtà qualunque entità superiore, che veniamo a sapere sopravviva oltre il tempo e la dimensione. Le logge esistono in ogni realtà possibile in modo trasversale e questo dà una prova concreta della loro apparente onniscienza su alcuni eventi. Soprattutto se si considera il fatto che la dimensione che abbiamo creduto reale era solamente un sogno, che le due logge conoscevano fin dal momento in cui era stato creato. Ma chi è il mago che arriva a vedere oltre la scansione comune del tempo? La prima frase ci dà una possibile interpretazione sull’identità ideale del sognatore che regge la finzione di Twin Peaks, ma prima dobbiamo chiederci: quale sogno potrebbe richiedere l’attenzione e la presenza delle logge al suo interno? Potrebbe trattarsi si una soluzione filosoficamente classica, quella del demiurgo che anticipa il mondo stesso e sulla cui volontà si generano il creato e lo scibile. Ma una soluzione alternativa, della quale vi parlerò successivamente, appare più interessante nella struttura della trama.
Il fuoco e solamente uno dei due elementi che appartengono alla realtà delle logge e che seguono gli uomini nel loro cammino. L’altro è l’elettricità che permette a Mike di condurre Coop al cospetto di Phillip Jeffries, che lo stesso Gordon ha confermato essere ormai un’entità metafisica. Phillip asseconda la richiesta di Cooper, preparandogli un canale di collegamento per il 23 febbraio 1989 nella dimensione reale, cioè la notte in cui Laura Palmer fu uccisa, ma tenta di mettere in guardia Cooper attraverso due avvertimenti:

- “There could be someone”
- 8

Il primo potrebbe riferirsi, come vedremo meglio successivamente, alla possibilità che nel luogo spaziotemporale scelto possa nascondersi un altro soggetto interessato allo stesso obiettivo di Cooper. Il secondo invece avvisa Coop della ciclicità della situazione in cui ha scelto di essere trasportato. Nell’infinito verticale, simile ad un otto, costruito con il simbolo del gufo della loggia nera, vediamo una sfera che tenta di muoversi ma che rimane imbrigliata in una curvatura. È il destino che attende l’uomo che viaggia nello spazio e nel tempo.


Veniamo quindi riportati alla notte dell’uccisione di Laura, precedentemente mostrata da Lynch solo nel film prequel FWWM. Il mondo ci appare in bianco e nero, riportandoci alla mente gli eventi dell’ottavo episodio. Non si tratta dunque di una scelta stilistica, per sottolineare la distanza nel tempo di un evento, ma di una scelta narrativa, che dà veridicità solo a queste due scene nel corso di tre stagioni. In realtà per un’altra scena è stato utilizzato il bianco e nero, quella del sogno di Gordon con Monica Bellucci. Ciò è giustificabile perché un sogno nel sogno apre al reale e probabilmente quell’indizio specifico, per il personaggio di Gordon è quanto di più reale egli abbia raggiunto nel corso delle tre stagioni.
Cooper sembra cominciare a soffrire questo salto temporale e da questo momento in poi centinellerà sempre più le parole. Egli però incontra una Laura spaventata da se stessa e dalla sua duplice natura (figlia contemporaneamente di due entità maligne e del sommo bene della sfera prodotta dal capo del Fireman) e le dice: “We are going home”. Cooper ha ormai raggiunto una consapevolezza superiore data proprio dal rapporto intrattenuto con le entità della loggia nera nel corso dei venticinque anni passati in quella dimensione. Il tentativo del protagonista ha come scopo quello di salvare Laura dalla morte per mano del padre, di allontanarla dall’influenza di Judy e di consegnarla presumibilmente alla loggia bianca: ecco i due piccioni con una fava (“Two birds with one stone”) di cui parlava il Fireman, ecco il senso delle parole di Cooper rivolte a Gordon prima di sparire, il suo compito è sempre stato quello di salvare il bene per permettere al bene stesso di distruggere il male assoluto.
Il mondo reale, prima di ricominciare a scorrere su binari alternativi, viene resettato: Pete non trova il corpo avvolto nella plastica e la storia sembra avere un nuovo inizio, ma Twin peaks è un’opera d’arte pura, che abbraccia ogni senso per trasportarlo in un vortice infinito. La componente sonora gioca ancora una volta un ruolo da protagonista, è il rumore che emetteva il grammofono della loggia bianca arriva a strappare Laura dalle braccia di Coop. In realtà gli indizi del Fireman erano quattro, di cui uno solamente sonoro. M analizziamo nel dettaglio i suoni della scena:
- grammofono
- vortice
- grido
Il grammofono è molto simile al suono della rana alata che era entrata nel corpo di Sarah Palmer, trasformandola nel male assoluto. Si tratta ancora una volta di Judy, l’essere prodotto dall’esperimento nucleare venuto a intralciare il piano della loggia nera.
Il suono successivo è invece simile a quello prodotto dai portali dimensionali. Nella serie li abbiamo visti diverse volte, sia in forma terrena che aerea. In questo caso mi riferisco ai portali di secondo tipo, quelli simili  vortici, come il portale che ha portato Andy nella loggia bianca.
Sul terzo suono non è necessario dilungarsi oltre: un tratto caratteristico di questa serie, il grido di terrore di Laura Palmer.


Laura non deve “Tornare a casa” perché ha in sé la forza per distruggere Judy, che quindi cerca di tenerla il più possibile vicino a lei. Judy non è mai stata probabilmente presente nel sogno che abbiamo vissuto per tre stagioni, ma ha sempre avuto una finestra attraverso cui controllare Laura, ossia la madre Sarah. Prima di essere rapita da Judy, Laura ha però avuto uno scambio di battute con Coop che, seppur semplice, ritengo fondamentale. La ragazza si convince a seguire l’agente dell’FBI perché afferma di averlo visto in un sogno. Torniamo quindi alla questione del sogno principale. È possibile che la sognatrice sia Laura stessa che, in un momento di lucidità della sua parte sommamente buona, ha dato vita ad una dimensione alternativa onirica, molto vicina a quella reale, che ha permesso al Fireman di istruire a dovere Coop in modo che Laura non venisse uccisa la notte del 23 febbraio. Un sistema contorto per trovare la possibilità di salvarsi realmente. Tutto ciò che abbiamo visto per anni, tutto ciò che abbiamo amato, era il sogno di salvezza di Laura, conscia della fine che avrebbe fatto.


Coop torna nella loggia nera, dove lo aspettano Mike e l’albero (Arm), che con due incisi ricorrenti (“Is it future or is it past”; “I sit the story of that litte girl who lived down the lane?”) indirizzano il protagonista verso la soluzione della realtà parallela, generata da Judy per nascondere Laura alla sua “casa”. Intanto Cooper continua ad allontanarsi dall’ideale dell’uomo retto che avevamo imparato ad apprezzare, quasi quel modello fosse relegato solo all’impossibile realtà del sogno. Il doppleganger di Laura di avvicina a Coop e, in memoria dei vecchi tempi, gli sussurra qualcosa all’orecchio, prima di essere strappata alla sua dimora, segno che ormai non esiste più alcuna Laura Palmer nel mondo reale, e quindi non è necessaria la presenza di un doppione di qualcosa che non ha esistenza reale. Ma questo ci dà anche prova che la loggia nera, e quindi la loggia bianca, esiste al di là delle dimensioni alternative, “oltre la vita e la morte”. Leland, dallo solita poltrona, sembra implorare Coop: “Find Laura!”.


Dale torna quindi nella realtà che ha perso per sempre Laura. Ad aspettarlo c’è Diane, presumibilmente la Diane che abbiamo visto alla stazione di polizia di Twin Peaks. Anche lei sembra avere dei comportamenti leggermente differenti da come ci era apparsa in precedenza. I due salgono in macchina e percorrono 430 miglia per raggiungere il luogo stabilito. 4-3-0, l’indizio del Fireman. Il luogo indicato è un portale elettrico che permette ai due personaggio di attraversare lo spazio interdimensionale per giungere nella realtà in sui è stata condotta Laura. Ma in questa dimensione qualcosa non è più lo stesso: Coop e Diane sono diventati Richard e Laura (ultimo indizio del gigante) e se il protagonista, dall’alto della sua preparazione spirituale all’evento, risente di questi continui viaggi spaziotemporali, Diane dimentica la sua identità e diventa Linda, abbandonando Dale dopo una notte di sesso e lacrime.


“Judy” si rivela essere anche l’indizio che conduce Coop ad una cameriera di Odessa che ha le sembianze di un’invecchiata Laura, ma che afferma di chiamarsi Carrie Page e ha il cadavere di un uomo in salotto. Nulla la lega alla Laura che conoscevamo, eccezion fatta per un particolare: il nome della madre è rimasto Sarah. Ciò significa che anche lei, Carrie Page, è stata allevata nel peccato, sotto la supervisione vigile di Judy. Potrebbe darsi che non esista Bob, in questa particolare realtà alternativa, ma non ci sono dubbi sulla presenza-influenza di Judy.
I due si recano a “casa”, ovvero nella casa di Twin Peaks in cui, nella realtà principale, Laura era nata e cresciuta. Ma ad aspettarli c’è solamente la famiglia Tremond, che ha precedentemente acquistato l’immobile dalla signora Chalfont. Due nomi che tornano dopo la serie originale. Riferimenti autocitazionisti o qualcosa di più?


“What year is this?” si domanda un confuso Coop, per il quale dunque il piano non è andato secondo il progetto del Fireman. Carrie sente infine chiamare il nome di Laura dalla madre Sarah, guarda verso la casa ed emette un grido gelido che produce uno sbalzo elettrico.  Cosa è successo? Le ipotesi sono due. Da una parte dobbiamo rifarci alla scena dei titoli di coda: le parole sussurrate dal doppelganger di laura a Coop nella loggia nera prima di sparire per sempre. Possiamo ipotizzare che il sosia abbia detto al protagonista di riportare Carrie a casa nella realtà alternativa, ma ella si riferiva probabilmente alla casa spirituale alla loggia bianca. Cosa che Coop stava infatti tentando di realizzare nel ritorno al passato in bianco e nero. Lo sfasamento dimensionale, la sovrapposizione con la nuova identità di Richard avrebbe però cambiato Coop al punto da fargli dimenticare i dettagli del piano, provocando così solamente un ritorno di Laura al grembo materno di Sarah, e quindi di Judy. Un errore che potrebbe costare a Cooper un ulteriore passaggio nel loop infinito in cui è finito dopo il primo salto temporale attraverso Phillip Jeffries.
Dall’altra parte invece questo ritorno a casa a cui si fa spesso riferimento potrebbe essere un ritorno fisico alla casa di Twin Peaks per svelare finalmente a Laura la realtà della sua essenza e renderla consapevole del suo ruolo nell’eterna battaglia tra loggia bianca e Judy. In questo caso il finale sarebbe una sorta di tensione ad una conclusione possibile, che prevede una presa di coscienza di Laura nei panni di Carrie e una risoluzione del conflitto. A voi l’interpretazione.


In ogni caso resta la convinzione di aver ammirato la miglior serie mai realizzata, perché incomparabile a tutta la banalità che ci circonda. Twin Peaks si conferma oltre ogni immaginazione, oltre la televisione, oltre il cinema, la filosofia, oltre noi. E un’essenza così indeterminata, concisa nel corso di un film da diciotto ore, non poteva realizzarsi in un happy ending finale. Perdersi non è mai stato così meraviglioso.

Grazie David Lynch, grazie.

mercoledì 30 agosto 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 16

In molti hanno criticato aspramente questa terza stagione evento sulla base della presenza marginale della colonna sonora originale di Angelo Badalamenti. In risposta a queste malelingue, il sedicesimo episodio costruisce la sua grandezza proprio sulle musiche che fecero grande Twin Peaks. Un uso maestoso della componente sonora, sfruttata per rivivere insieme il passato e per ricollegarci direttamente ad un futuro definitivo e imminente, con la consapevolezza di una terza stagione pregna di spunti, riflessioni e rivelazioni a cui non abbiamo dato il giusto peso. All’alba del tramonto sono i dettagli a ricompensare i più audaci. E le ricompense non fanno rimpiangere né l’attesa di questi diciotto episodi, né tantomeno quella degli ultimi ventisei anni.


L’episodio racconta quattro eventi principali, che tendono a toccare per l’ultima volta quattro narrazioni separate, che saranno presumibilmente riunite nel finale, tra le montagne di Twin Peaks.
Bob, seguito da Richard, verifica le coordinate che gli sono state consegnate nel corso delle puntate. È in possesso di tre coordinate, due delle quali combaciano, mentre una differisce. Ad avergli consegnato delle coordinate sono stati: Ray, Phillip Jeffries e Diane, dopo averle scrutate sul braccio di Ruth Davenport. Le due coordinate che combaciano sono in realtà una trappola ordita contro Bob, di cui cade però vittima un ignaro Richard, scomparendo in un’esplosione elettrica. Probabilmente le due coordinate coincidenti erano quelle di Ray, la cui storia sul mandato di Phillip era vera, e dello stesso Phillip, che ha mascherato dietro una maschera sprovveduta le sue reali intenzioni, legate all’operazione di Mike. Restano quindi le coordinate sul braccio di Ruth Davenport, che - ricordiamo - aveva comunicato al maggiore Briggs prima di finire vittima dei taglialegna. Queste coordinate potrebbero condurre alla loggia bianca, o almeno all’anticamera della stessa, dato il luogo in cui poi Cooper ha ritrovato la testa del maggiore Briggs. Bob potrebbe quindi essere sulla strada della loggia bianca per confrontarsi definitivamente con il Fireman e distruggere la loggia bianca che da decenni ostacola il suo progetto di puro male per il mondo.  Non è ben chiaro dove tutti questi eventi siano geograficamente collocati, ma immagino che l’ingresso della loggia bianca possa essere a poca distanza da Twin Peaks, vista la presenza di Richard con Bob.
Tornando a Richard, il commiato impassibile di Bob tende a confermare la teoria dello stupro in coma della malcapitata Audrey. Secondo quest’ipotesi, l’incontro descritto dal dottor Hayward tra Audrey dopo l’esplosione nella banca e Cooper posseduto da Bob, collocato cronologicamente pochi giorni dopo la fine della seconda stagione, sarebbe culminato con una possessione carnale, che avrebbe quindi generato Richard Horne. Stando a ciò, il comportamento del rampollo Horne potrebbe quindi essere in parte giustificato, essendo egli figlio del male.


Diane svela finalmente gli eventi della notte dell’ultimo incontro con Cooper, che avevamo erroneamente collocato prima delle indagini sull’omicidio di Laura Palmer, credendo si trattasse di una questione amorosa. Invece la storia dimostra di avere tinte molto più oscure: si tratta di un altro stupro per mano di Bob, stavolta subito da Diane. Accecato dalla fame di garmonbozia, Bob avrebbe prima violentato Diane per poi condurla nel convenience store dei taglialegna. Ma la Diane che arriva a raccontare questa storia con un pathos incredibile si rivela essere una “Tulpa”, per dirla con le parole dell’agente Tammy.
I casi plausibili sono due e un particolare potrebbe far pendere l’ago della bilancia. Da un lato Bob sotto mentite spoglie avrebbe potuto rapire Diane per condurla nel quartier generale mobile delle forze della loggia nera, doppiarla e plagiare la mente del doppelganger per sfruttarla in futuro. Secondo questa ipotesi Diane sarebbe stata l’originale prima dell’incontro con Bob. Dall’altro lato, invece, Diane sarebbe potuta essere già una “Tulpa” nel momento dello stupro e quindi Bob si sarebbe limitato a condizionare la mente della donna fasulla con la violenza che gli è propria. Per comprendere questa questione dobbiamo fare un passo indietro sulle modalità della loggia nera e sulle sue possibilità. In questo stesso episodio abbiamo avuto una conferma della procedura per la creazione di copie reali degli esseri umani: il necessario si riduce ad un seme d’oro e ad un “pezzo” della persona che deve essere duplicata, in questo caso specifico una ciocca di capelli. È Mike, dall’intero della loggia ad avere la possibilità di creare una copia. Finora non abbiamo avuto prove che questo procedimento possa essere portato a termine anche ad di fuori della loggia nera, tanto che gli esseri ricreati con il seme d’oro, se muniti dell’anello con il gufo, fanno ritorno nella loggia nera prima di distruggersi. C’è un legame diretto quindi tra il processo e il luogo. Se immaginiamo dunque che Bob non sia mai tornato nella loggia nera in questi venticinque anni di libertà, perché si sarebbe scontrato con Mike, allora dobbiamo ammettere che la possibilità che Diane fosse una copia prima dell’incontro con Bob si rafforza considerevolmente.


In ogni caso abbiamo la conferma che Diane, la “Tulpa” che abbiamo creduto reale per dieci episodi, non avesse cognizione della sua realtà e che fosse soggiogata alla volontà di Bob. Proprio nel momento che precede il suo ritorno nella loggia nera, sembra prendere coscienza della situazione reale, affermando confusamente di essere “nella stazione di polizia”. Ovviamente il riferimento è alla stazione di polizia di Twin Peaks, dove tendono a confluire diverse storyline, ma queste parole sconnesse non fanno che gettare altra sabbia nei nostri occhi. Chi sarebbe Diane, che possa essere connessa ad uno dei personaggi presenti nella stazione di polizia? Magari a Naido, la donna dagli occhi cuciti?


Audrey riesce finalmente a risolvere il suo dilemma interiore e si dirige al Bang bang alla ricerca di Billy, ma qualcosa sembra essere differente. una leggera sinfonia jazz ci riporta al 1990 e siamo di nuovo incastrati in una scena a metà tra il reale e l’onirico, in pieno stile David Lynch. Audrey balla la  musica a lei dedicata mentre tutti intorno la osservano. Sembra una scena fuori dal mondo, fuori dal tempo, quasi irreale. E proprio quando l’incantesimo si spezza vediamo Audrey in una camera bianca, risvegliatasi da un sogno, mentre si specchia terrorizzata. È complicato destrutturare la scena alla ricerca di dettagli utili, ci restano poche sfumature per ipotizzare che la donna sia in realtà in una dimensione metafisica, dalla quale vive e rivive una vita forzata (basti pensare all’impossibilità di muoversi liberamente in questo mondo) e proprio la rottura di un obbligo, che in lei emerge come morale, squarcia anche il velo di maya per svelare la finzione del dietro le quinte. 


Quando è finita in questa dimensione? Cosa resta di Audrey nel mondo reale? Potrebbe essere lo stesso stupro di Bob ad averla rinchiusa in questa dimensione asettica e paralizzante, o una parte di lei, quella più simile alla ragazza sfacciata delle prime due stagioni,potrebbe essere stata rubata alla sua identità reale per mantenerla in uno stato di dormiveglia. Il finale sarà chiarificatore.


Una settimana fa scrivevo:

“Il ritorno del vero Coop è causa per me di una trepidazione maggiore rispetto a quella provata nell’attesa dell’intera terza stagione”


Ebbene l’attesa non è essa stessa il piacere, perché quasi mai una scena aveva suscitato in me emozioni così forti come quella del ritorno di Cooper. Torna la sigla, tornano la classe, il carisma, la gentilezza, la sicurezza di Dale Cooper. Un personaggio meraviglioso che ha fatto la storia della televisione e al quale Lynch riserva il dovuto tributo. E la scena con Janey-E e Sonny Jim riesce anche ad essere toccante, nel complesso delle emozioni scatenate dal culmine di un percorso decennale. Nulla è stato lasciato al caso, ogni personaggio sta trovando il suo scopo in questo puzzle infinito, dai fratelli Mitchum a Bushnell. Per arrivare finalmente a scrivere la parola “fine” che il mezzo televisivo impedì di mettere ventisei anni fa.

mercoledì 23 agosto 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 15

Il quindicesimo episodio rappresenta la conferma dell’unicità di questa stagione evento, che non vedrà altre “Parti” oltre le 18 previste da Showtime. A darne una prova concreta è un unicum per la serie: la conclusione di una sottotrama. E mai conclusione fu più dolce della promessa di matrimonio di Norma e Big Ed. L’attesa ha richiesto qualche anno più del previsto, ma la gioia infantile dipinta sul volto di Ed appena entrato al Double R per dichiarare la fine della latitanza amorosa è impagabile. La conclusione della meta-mini-avventura di Norma con il suo franchise poi arricchisce il messaggio di un senso definitivo che colpisce a cuore di chi era sul divano di casa nel 1991 a tormentarsi sulla fine di Laura Palmer.


Altra conclusione obbligatoria, necessaria e giustamente incensata è la scomparsa della signora ceppo. Perché termina la scrittura di un personaggio storico, iconico della televisione, ma soprattutto perché ci lascia Catherine Coulson, amica di Lynch, professionista esemplare che ha voluto ritagliare del tempo ai suoi ultimi attimi per la realizzazione delle sue apparizioni in questa terza stagione, per essere ancora parte di un progetto meraviglioso. E la serie le ha riservato il dovuto tributo, toccante e sobrio allo stesso tempo, con Hawk che annuncia la sua dipartita in una penombra più vicina agli esordi della serie, più vicina all’inizio che alla fine. Comprendere la visione della morte di una artista dello spessore di David Lynch è un’impresa impossibile, ma cogliere le sfumature di un messaggio d’amore così sincero va oltre l’esperienza televisiva.

There’s some fear, some fear in letting go
You know about death, that is just a change, not an end.


La signora ceppo poi è anche in grado di lasciarci in eredità due frasi criptiche:
My log is turning gold;
Watch for that one, the one I told you about, the one under the moon, on Blue Pine Mountain.

La prima affermazione fa riferimento al legame che intercorre fin dai tempi della prima stagione tra lo spirito de marito intrappolato nel ceppo e il regno delle logge. L’oro richiama il materiale di cui sono fatti gli anelli spirituali che fungono da strumenti di connessione con la loggia nera per gli uomini. È presumibile che la morte di Margareth possa liberare anche lo spirito del marito e quindi permettergli di terminare il suo prolungato trapasso.
La seconda affermazione invece ha una connessione maggiore con la trama e quello che sarà: Hawk è stato precedentemente istruito dalla signora ceppo su ciò che lo aspetta lo notte in cui presumibilmente tutto giungerà ad una conclusione. Un uomo che si manifesterà di notte, sul Blue Pine Mountain, lo stesso sul quale la squadra dello sceriffo Truman ha ritrovato Naido. Suppongo questo sia lo stralcio di una previsione riguardante Bob e il fatto che il suo aspetto attuale possa trarre in inganno il gruppo di Hawk.

La vicenda tragicomica di James (Jim) e Freddie è solamente un pretesto per riunire due armi fondamentali per il Fireman della loggia bianca sotto lo stesso tetto. In attesa di scoprire il senso della presenza d’ubriaco che gronda sangue, il quale - continuo a sostenere - potrebbe essere lo stesso Bill di cui è in cerca Audrey.


Intanto la narrazione torna ad interessarsi di Coop, in attesa che gli ordini di Gordon Cole vengano messi in atto dagli agenti locali e Dougie Jones venga consegnato alle autorità competenti. Dopo aver udito il nome di Gordon Cole alla televisione, Coop viene quindi spinto verso la presa della corrente elettrica e, introducendo la forchetta in uno dei tre fori, sembra rimanere apparentemente fulminato. La speranza condivisa, vista la funzionalità attribuita spesso all’elemento elettrico, è naturalmente quella del risveglio effettivo di Dale Cooper, ricostruendo così una situazione generale molto simile a quella delle prime due stagioni, con un protagonista indiscusso a fare da collante tra le varie bizzarre situazioni secondario. La dispersione voluta di questa terza stagione evento è stata anche frutto della mancanza della figura carismatica dell’agente Cooper, il quale, con il suo ritorno, potrebbe davvero dare la svolta definitiva verso il finale dell’epopea di Twin Peaks. Il ritorno del vero Coop è causa per me di una trepidazione maggiore rispetto a quella provata nell’attesa dell’intera terza stagione.


Ma passiamo al vero cuore pulsante dell’episodio, l’evento che ha ipnotizzato gli spettatori, confondendoli e ammaliandoli: l’incontro tra Bob e Phillip Jeffries. Ci sono delle dovute premesse da fare sull’intero evento. Non è possibile infatti tralasciare il fatto che i discorsi su Judy vengano ripresi direttamente dai “Missing Pieces”, una sezione extra contenuta unicamente nel cofanetto “Twin Peaks the ultimate collection”, distribuito nel 2016. Questo per dire che, a differenza di molte produzioni, anche di successo, Lynch non ha improvvisato nulla nella sua costruzione de capolavoro, ripescando se stesso e autocitandosi in un’opera assolutamente metatelevisiva, che attinge ad un complesso di fonti sconosciute ai più.
In questo episodio vediamo inoltre per la prima volta Bob nei panni di Cooper essere messo alle strette da un concatenarsi di eventi che neanche lui riesce a decifrare. Per la prima volta lo vediamo alzare la voce nel tentativo di avere delle risposte, che sono anche le risposte allo nostre domande, ma che dovremo pazientare ancora per ottenere.
Il luogo attraverso cui Bob arriva a colloquio con Phillip è l’emporio - presentato per la prima volta nel celeberrimo ottavo episodio - che abbiamo riconosciuto come la matrice e il punto di riferimento fisico dei taglialegna (così chiamati nei titoli di coda) dal volto truccato di nero. Dobbiamo correggere un particolare: non è provato che l’emporio possa fare anche da generatore di entità simili, poiché il suono elettronico, unito al fumo bianco, che avevamo collegato ad una generazione è in realtà la modalità attraverso cui questi spiriti viaggiano nelle varie dimensioni e presumibilmente si spostano sulla terra. Bob infatti sfrutta l’emporio per raggiungere il Dutchman, un motel nel quale risiede lo spirito di Phillip Jeffries, intrappolato in una stufa antica. La donna che apre la porta a Bob ci conferma che il motel si trova in una dimensione metafisica.


Phillip Jeffries non sembra rendersi conto di avere di fronte l’entità di Bob nel corpo di Coop e non il suo collega. Egli rivela quindi alcuni dettagli che cambiano le carte in tavola rispetto agli ultimi eventi: non sarebbe stato Phillip a inviare Ray ad uccidere Bob, ma Judy, della quale lo stesso Phillip sembra riluttante a parlare. Egli confessa però, pensando di trovarsi di fronte a Coop, che il suo interlocutore avrebbe già incontrato questa persona e rivela quindi a Bob le coordinate per trovare Judy. In tutto questo però, perché Ray avrebbe attribuito a Phillip l’incarico di uccidere Bob quando lo stesso agente non sembra al corrente degli eventi degli ultimi venticinque anni? Phillip è infatti perennemente fuori dal tempo e anche quando, in FWWM torna alla realtà per alcuni frangenti, si inganna sulla vera identità di Coop, deducendo che sia già posseduto da Bob. Due versioni dello stesso personaggio: la prima è onnisciente sul futuro prossimo, la seconda invece non riconosce il presente quando questo bussa alla porta del suo motel. Nel suo essere una stufa antica, il personaggio che fu di David Bowie continua a generare mote perplessità sul suo passato, sulla sua scomparsa e sul suo legame con le logge.



L’attesa della risoluzione comincia a farsi spasmodica e riconnettere insieme tutti questa aspetti dello stesso intero potrebbe regalare una conclusione spettacolare. Lynch ha dichiarato che tutto avrà un senso, alla fine tutto troverà un posto. Mi auguro che ciò avvenga, senza però eccedere nella finitezza, perché la magia di Twin Peaks e del ritorno tra i suoi boschi si è nascosta proprio nell’infinità di una storia che non può terminare per sempre. Dovrà vivere ancora nelle nostre menti, come è stato per venticinque lunghissimi anni.

giovedì 17 agosto 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODI 12, 13 & 14

Riprendere il filo di una creatura così dispersiva e meravigliosamente contorta dopo tre settimane di assenza potrebbe essere un’operazione complessa. Perché a Twin Peaks è una sfumatura che fa la differenza tra la totale immersione e la visione di un corpo estraneo. Perché questi tre episodi rappresentano un trittico ideale che porta avanti in modo significativo la trama poggiandosi proprio sui più reconditi dettagli degli episodi precedenti. Il dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo episodio sono infatti costruiti su un crescendo di tensione e terrore che trova il suo compimento nel sogno di Gordon e nel volto di Sarah Palmer. Molte parole per dare un senso ad immagini passate, ma non abbastanza da chiarire il quadro generale. Lynch, nella sua caparbia artisticità, diventa Norma e rincara la dose a quattro episodi dalla conclusione, introducendo altri elementi di disturbo nel complesso di alcune sottotrame che tendono a convergere verso un unico punto indicato da tutte le coordinate mostrate: Twin Peaks, Washington. Non c’è da stupirsi se la soluzione ad enigmi precedenti possa trovare la sua chiave risolutiva proprio in funzione di un dettaglio successivo. Così non avremmo mai potuto raggiungere la verità con le nostre gambe, ma abbiamo creduto di poterlo fare, e tanto è bastato per spingerci alla ricerca.
Sarebbe inutile e pedissequo soffermarsi su situazioni dei singoli episodi che hanno avuto uno sviluppo significativo nel corso delle puntate successive, quindi tenteremo di procedere tirando le fila del discorso fino al momento corrente.


Dopo averne discusso ampiamente, dopo aver fantasticato sul senso di un’immagine irreale, veniamo finalmente accontentati con una spiegazione definitiva sulla rosa blu. “Blue Rose” non si trova in natura, è l’appellativo della particolare sezione dell’FBI composta da Gordon e Albert che si occupa appunto di investigare su omicidi legati a fenomeni paranormali di doppelganger. “Blue Rose” era ciò in cui eravamo invischiati da venticinque anni senza conoscerne il nome. Eppure nella task force non era presente il maggiore Briggs, attorno al quale aleggia ancora una densa coltre di mistero. Eppure proprio il maggiore Briggs, nel mare viola della loggia bianca, pronunciava ad uno smarrito Cooper le parole “Blue Rose”. Che sia stato un monito arrivato da un personaggio conscio della vera natura della duplicità del mondo o solamente una costatazione ulteriore del processo nel quale era ed è tuttora invischiato l’agente speciale Cooper? Dove si trovano i doppelganger di Phillip Jeffries e di Chester Desmond? Se ipotizziamo, come è possibile dedurre dal finale della seconda stagione, che i doppelganger della loggia nera possono accedere al mondo reale se e solo se la loro controparte umana resta rinchiusa in una dimensione alternativa come quella della loggia, allora delle copie degli agenti potrebbero essere a piede libero e contemporaneamente gli originali potrebbero essere ancora rinchiusi nella loggia nera, da dove Phillip avrebbe contattato Ray per uccidere Bob nel corpo di Cooper.


A proposito di Ray, attraverso un interrogatorio al cardiopalma, viene aggiunto un ulteriore elemento alla questione degli anelli della loggia, che si ricollega direttamente alla scomparsa di Chester Desmond in FWWM. Ormai sappiamo che gli anelli, infilati al dito spirituale, legano l’anima dell’individuo alla loggia nera. Ray infatti, come Dougie Jones, nel momento del trapasso finisce al cospetto di Mike. La mossa di Bob sembra essere un chiaro smacco al suo rivale senza un braccio, che dallo loggia nera tenta in ogni modo di contrastare la diffusione del male assoluto nel mondo reale. In questo gioco di forze continuo non si spiega però né la sparizione di Chester Desmond nell’istante esatto in cui ha sfiorato l’anello sotto la roulotte in FWWM, né l’utilizzo talismanico che Laura Palmer faceva dell’anello in suo possesso. La risposta a tutto ciò potrebbe essere una complicazione situazionale ulteriore: l’anello potrebbe essere uno strumento neutro che lega generalmente un essere umano alla loggia, e, in base alla fattura eseguita sull’oggetto mistico, potrebbe cambiare anche il suo funzionamento, entro certi limiti. Una spiegazione che io per primo non ritengo sufficientemente soddisfacente, anche alla luce della precisione di alcuni dettagli lynchiani. Aspettiamo quindi di comprendere appieno il senso di questo elemento ricorrente.


Dopo mesi passati ad aspettare che un dettaglio aprisse la via ad un’unificazione delle trame capillari, ecco che Diane, personaggio meraviglioso, fisicamente introdotto solo nella terza stagione, chiude il cerchio con Janey-E e con Dougie Jones. Finalmente gli ultimi tasselli trovano una corrispondenza per confluire fluidamente verso l’epilogo della storia. L’elemento del doppio torna anche in questo caso, con due donne simili ma diverse che tendono alla ricerco dello stesso uomo, che ha le fattezze del marito dell’una, ma nasconde l’anima del presunto amante dell’altra. Intanto Diane continua il suo doppiogioco con Bob, e suppongo anche che le sue doti di ex-agente dell’FBI, sopravvissute ai fumi dell’alcolismo, la rendano conscia che anche la squadra “Blue Rose” sia a conoscenza delle sue azioni.


La spedizione dei quattro agenti di polizia locali sul Blue Pine Mountine porta all’impensabile: se potevamo prevedere un incontro diretto tra Hawk - anima del gruppo - e le forze sovrannaturali, è lo sprovveduto Andy a fare la parte dell’eroe e ad intrattenere una conversazione ideale con quello che si presenta come “Fireman”, il pompiere, colui che combatte il fuoco della loggia nera. Consapevole inaspettato della realtà dei fatti e dell’origine del male assoluto, seppur per un tempo breve, Andy trae in salvo Naido, la donna con gli occhi cuciti, per poi tornare ad essere il goffo poliziotto di sempre. Chi è Naido? L’incontro del gruppo - che potremmo ricondurre a quelli che furono i Bookhouse Boys - ha quindi una funzione ben precisa che è quella del recupero di Naido, visto che Andy sembra non essere consapevole del suo viaggio dimensionale e che gli altri membri del gruppo presentano un vuoto di memoria comune sull’accaduto. Naido è la chiave del piano del maggiore Briggs e quindi del “Fireman”. La donna, molto simile all’essere che ha generato Bob dopo l’esperimento nucleare nel ’45, potrebbe essere una delle armi finali nell’arsenale delle forze della loggia bianca. Un’altra arma, esplicitamente convocata dal “Fireman” in territorio statunitense è l’anglofono Freddie, collega di lavoro e amico di James, che, proprio seguendo le indicazioni del custode del bene, è entrato in possesso di una forza sovraumana grazie ad un guanto da giardinaggio. Al di là dell’ironia del racconto, l’evento ricorda da vicino la storia di Nadine all’epoca della perdita di memoria, durante la seconda stagione. Che si sia trattato anche in quel caso di un intervento di forze superiori nella vita quotidiana della cittadino di Twin Peaks?


Finalmente, dopo dodici lunghi episodi - e un’attesa durata venticinque anni-, torna a mostrarsi il personaggio di Audrey, e lo fa spiazzando lo spettatore. Non è la ricca ereditiera snob che potevamo attenderci, non sembra essere la donna di potere dietro il progetto della scatola di vetro a New York. Si tratta invece di una frastornata e confusa donna di mezz’età, incastrata in un matrimonio decisamente infelice con quello che non sembra essere l’uomo dei suoi sogni. La sua sottotrama, introdotta a sorpresa quando altre andavano chiudendosi, lascia interdetti sulle prime, apparendo completamente slegata dal contesto globale, quasi fosse fuori dal tempo, fuori da Twin Peaks. Ma sul calare della conversazione con il marito sull’amante Bill, Audrey afferma di non essere in grado di andare a controllare al Bang Bang Bar la presenza di Bill. Qualcosa, una forza oppressiva più forte della sua volontà le impedisce di agire. Negli ultimi istanti del quattordicesimo episodio, la figlia di Tina, l’ultima che avrebbe visto Bill, racconta ad una sua amica una scena inquietante che ricorda direttamente il finale della seconda stagione “Oltre la vita e la morte”. Bill potrebbe essere quindi l’uomo dal volto sfigurato, ancora grondante sangue, che siede nella cella accanto a quella di Naido e che ripete ogni suo verso. Questo puzzle manca di troppi elementi per poter essere ammirato, ma Bill, come lo è stato Coop alla fine della serie originale, potrebbe essere posseduto da un’entità della loggia. Si troverebbe quindi ad una grata di distanza due personaggi fondamentali per il prosieguo della trama. Ma resta l’interrogativo sulla situazione di Audrey, indubbiamente sinistra.


Il momento più alto di questi tre episodi è però certamente il racconto del sogno di Gordon in cui è presente una Monica Bellucci in grado di indicare la verità. In un meraviglioso bianco e nero, attraverso un crescendo di inquietudine, Lynch ci mostra il senso di un’opera visto da ancor più distante, in un’accezione teologica. Chi è il sognatore? Monica Bellucci ricorda anche a Gordon l’episodio della riapparizione di Phillip Jeffries (David Bowie - alla cui memoria è dedicato l’intero episodio) e la sua accusa a Cooper, precedentemente visto in FWWM. La definitiva conferma della teoria del doppelganger dietro il caso Dale Cooper per gli agenti della “Blue Rose”.


Chiudiamo quindi con il personaggio più raccapricciante del trittico di episodi, ovvero Sarah Palmer. La madre di Laura, presente sullo schermo con una frequenza sempre maggiore, sembra vivere un conflitto interiore incredibilmente profondo che sfocia nella scena dell’assassinio dell’uomo nel bar. Come Laura, anche Sarah è ormai solamente l’involucro di qualcosa di infinitamente più grande di lei, ma se per Laura potrebbe trattarsi del sommo bene, ciò che si nasconde dietro il volto di Sarah è l’oscurità assoluta. Questo elemento tende a confermarci che la ragazzina dell’ottavo episodio, quella nella cui bocca si faceva largo la rana alata nata dagli esperimenti nucleari, sia effettivamente Sarah. Non è chiaro quanto la donna sia ancora presente a se stessa e quanto sia consapevole eventualmente della sua situazione. In alcuni momenti sembra la madre disperata delle prime due stagioni, mentre in altri appare in accordo con l’essere che dimora dentro di lei. Ma questo essere è in grado di uscire allo scoperto? Dalla visita di Hawk a casa Palmer dopo l’incidente del supermercato si direbbe di sì, e anzi quella stessa sequenza proverebbe anche la connivenza tra la donna e il male che alberga in lei. Un’ulteriore freccia nella faretra della loggia nera e una conferma sulla predestinazione del storia, fin dai suoi primi capitoli.



Questo triplo episodio è caratterizzato da riferimenti ricorrenti al doppio, che è anche la prima immagine che venne proposta da Lynch: Twin Peaks. Tutto ruota attorno alla questione delle due logge e dei doppelganger, che spesso viene ridimensionata ad uno scontro ideale tra forze del bene e del male, ma che nasconde sfumature filosofiche ben più profonde. Tutto aveva un senso definito fin dal principio, legato ad un filo rosso di predestinazione che per decenni abbiamo seguito senza esserne consapevoli. Questa terza stagione non è un sequel, è un risveglio spirituale, e l’elemento meta televisivo del doppio nel nome e nella locandina è la conferma definitiva di una vita spesa per la sua arte.

mercoledì 19 luglio 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 10

È stato ripetuto diverse volte: la libertà concessa a Lynch nella realizzazione della sua creatura prediletta sta facendo la differenza, specialmente se paragonata ai paletti restrittivi della seconda stagione. Eppure la volontà dell’autore - che come sappiamo era arrivato anche ad abbandonare il progetto pochi mesi prima dell’inizio delle riprese - immaginava questo terzo atto come un unico film di diciotto ore. Anche alla luce della visione che egli stesso ha della sua opera, dobbiamo tendere a valutare ogni episodio sia autonomamente, perché così ci viene fornito da Showtime, sia nel complesso di una narrazione univoca. E nella divisione settimanale che è stata fatta del prodotto finito, attraverso l’escamotage delle sonate al chiaro della luce soffusa del Bang Bang, è possibile che alcune “Parti” pecchino di contenuti che mettano la giusta dose di carne al fuoco, e che invece tendano a privilegiare uno sviluppo circolare, andando a toccare situazioni marginali. Nonostante una densità minore, questo decimo episodio offre alcuni contributi interessanti. Proviamo ad approfondirli allontanandoci da una modalità cronologica.


Il rampollo Horne si è rivelato essere effettivamente il figlio di Audrey, ma tra malefatte, corruzioni ed estorsioni, della madre neanche l’ombra. Che fine avrà fatto la piccola e temeraria ragazza che aveva stregato Coop nella prima stagione?  Dopo i primi due episodi avevamo ipotizzato che Audrey, data la sua disponibilità economica e il legame che la legava a Cooper, poteva essere la donna dietro l’operazione della scatola di vetro. Questa teoria aveva poi ottenuto una conferma indiretta dalle parole del dottor Hayward, che aveva fatto luce sugli avvenimenti successivi al finale della seconda stagione. Ora però questa teoria potrebbe crollare nel tempo di un otturatore. Tammy infatti mostra a Gordon e Albert una foto del doppelganger di Coop nella scatola di vetro. Il mandante dell’operazione potrebbe essere lo stesso Bob, anche se i suoi metodi, a partire dal prequel, sono sempre apparsi meno sofisticati e più pragmatici. Da lui è facile aspettarsi l’organizzazione di un corpo di assassini, meno quella di un sistema complesso per intercettare lo spirito di Coop verso il terzo doppelganger, Dougie Jones. Chi si cela allora dietro la scatola di vetro, ma soprattutto, verso quale parte tende la moralità del clan della scatola?


Il messaggio di Bob a Diane, di cui abbiamo appena accennato nelle scorse settimane, rivela più di quanto potessimo aspettarci da un meraviglioso personaggio. Diane, dopo anni passati all’ombra di un registratore, è riuscita a ritagliarsi una personalità allo stesso tempo convincente e ambigua. Se abbiamo ormai imparato ad aspettarci dal suo personaggio alcune battute ricorrenti, alcuni modi di fare, alcuni atteggiamenti, il suo travagliato passato - che poi l’ha presumibilmente spinta all’alcolismo - nasconde la reale dimensione del personaggio, che opera un doppiogioco tra Bob e l’FBI. La soluzione più semplice sarebbe ammettere una storia d’amore tra Diane e Cooper e quindi giustificare il suo comportamento nel tentativo di coprire quello che lei crede non essere il suo amante, ma comunque l’uomo che indossa le spoglie del protagonista. Questa versione cozzerebbe però con l’idea che Gordon e Albert ci hanno proposto di Diane, ossia di una personalità che ha delle informazioni sugli eventi di Twin Peaks ancora celata agli agenti. Coop aveva una corrispondenza diretta con la donna ed è presumibile che lei abbia tentato di ricostruire il puzzle della battaglia delle logge, per cui non possiamo accettare che il suo comportamento si fondi solamente sull’assuefazione dell’immagine. La mia proposta è quella di un secondo incontro: credo che il confronto tra Diane e Bob in carcere - uno dei momenti più alti della serie finora - non sia in realtà il primo. Bob potrebbe aver avvicinato precedentemente la donna, costringendola a collaborare in cambio dell’incolumità di Coop, o della promessa del ritorno di questo nella figura fisica di Dougie Jones. Un puzzle intricato che non trova ancora una soluzione, ma che apre le porte della narrazione ad un doppiogioco già noto, che potrebbe evolversi in una caccia all’uomo al contrario, nel tentativo di attirare Bob in una trappola.


Il ritorno della signora Ceppo, in queste condizioni, è sempre un evento, a prescindere dal contesto. Se poi questo cameo inaspettato porta con se le conferme di un progetto escatologico, allora il momento televisivo non può che innalzarsi. “Laura is the one”, è la conferma che aspettavamo per credere ancora che tutta questa vicenda abbia il suo cuore in Laura Palmer, che fu la sfera ambrata, la ragazza avvolta nella plastica e che potrebbe tornare ad essere l’ultimo baluardo della loggia bianca, in attesa del risveglio di Coop. Quel che è certo è che la storia di Laura deve ancora finire. Il suo personaggio, di cui è rimasto uno spirito dagli occhi bianchi rinchiuso nella loggia nera, avrà ancora una rilevanza fondamentale, e questo ci porta a dedurre che il luogo degli eventi per la conclusione della storia, come indicato dal maggiore Briggs, potrebbe essere proprio la loggia nera.


Dale Cooper invece, nonostante alcuni siparietti divertenti, non sembra muoversi verso il cuore degli eventi. È chiaro che debbano essere gli eventi a raggiungerlo e proprio il ritrovamento della fede di Dougie Jones nello stomaco del cadavere del maggiore Briggs potrebbe spostare l’Fbi verso Las Vegas. ma per quale motivo Coop fatica a svegliarsi? Che possa essere solamente il ricongiungimento dell’anima con il corpo originale a farlo rinsavire? In ogni caso, visto l’andazzo, immagino la presenza del vero Cooper possa essere ridotta agli ultimissimi episodi, proprio verso il finale di questa epopea.



Dopo dieci puntate comincia a farsi sentire il peso dello stile narrativo lynchiano, che predilige uno sviluppo lento, arricchito da simboli e richiami che strizzano l’occhio e garantiscono soddisfazione solo a coloro che sanno coglierli. Noi fan della seconda ora, che all’epoca della prima messa in onda non eravamo ancora nati, non abbiamo vissuto l’esperienza diretta, frammentata della prime due stagioni, e non abbiamo potuto provare il senso di smarrimento che riempie lo spazio vuoto che intercorre tra le diverse storie. È il senso di sospensione che oggi ci attanaglia e ci fa sperare che arrivi presto un nuovo capitolo, soprattutto quando l’ultimo non ha cercato di darci le spiegazioni che andiamo cercando, ma ha fornito altre risposte, ad altre domande.

mercoledì 28 giugno 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 8

Alla puntata più immanente segue quella più trascendentale. L’intento speculativo e cosmologico della serie, che propone di sciogliere i dubbi più profondi, che attanagliano gli appassionati da venticinque anni, si mescola in modo inimitabile con l’essenza astratta dello spirito di Lynch. La tela bianca assegnatali da Showtime diventa lo spazio della mente in cui ogni immagine può ambire a toccare le coscienze degli spettatori. E la sostanza si arricchisce di una forma onirica sublime che tende a coinvolgere fin dai sensi, per risalire i nervi e ricreare l’immagine di una creazione. In questa puntata Lynch è anche creatore, perché con la sua fantasia produce il fondamento creazionista dell’opera, andando a fornire un sostrato molto più che plausibile per le origini del mito. Ciò che colpisce maggiormente sono le modalità d’espressione in un contesto che non era abituato a cotanta innovazione, ma che andava stabilizzandosi da tempo su compromessi stabili e duraturi tra cinema e televisione. Ma Lynch, che nasce pittore e non morirà regista, riversa la sua visione dell’arte nel mezzo del popolo, per tirarne fuori la perla dell’eccezionalità.


Estrapolare un contesto televisivo classico da questo episodio, andando a ridurre l’essenza alla ricerca di spunti narrativi, è davvero un’operazione innaturale, perché l’esperienza di “Part 8” andrebbe vissuta in prima persona, ma, per una coerenza con gli intenti della nostra serie di commenti, andiamo ad analizzare cosa è possibile dedurre da questo delirio metafisico.


L’episodio si apre con l’omicidio di Mr. C per mano del suo sottoposto Ray. Ma un omicidio nel caso di entità sovrannaturali del calibro di Bob non può certamente rientrare in categorie di pensiero comuni, e infatti, nell’istante successivo all’esplosione dei due proiettili, Ray vede un gruppo di uomini truccati di nero avvicinarsi al corpo del morente Cooper. Si tratta degli stessi individui che avevamo visto nel commissariato di Buckhorne nel primo episodio, e poi nel sesto e nel settimo, sempre in circostanze legate all’omicidio di Ruth Davenport. Possiamo dedurre alcuni caratteri di questi esseri: evidentemente appartengono alla schiera delle entità della loggia, ma essi riescono misteriosamente a vagare nel mondo reale mantenendo il loro corpo, anche se non è chiaro se gli umani possano in qualche modo vederli. Nel caso del primo episodio appare evidente che il preside di Davenport non fosse in grado di vedere l’uomo nella cella adiacente alla sua; nel caso di Ray, invece, egli intravede l’azione di questi spiriti sul corpo di Cooper. Ma in cosa è consistito la loro azione? Per un attimo vediamo che una sfera raffigurante il volto di Bob viene allontanata dal corpo di Cooper, mentre altri spiriti sembrano dilaniare il corpo mortale. Bob sorride, soddisfatto, compiaciuto e sicuro di ciò che sta accadendo, per cui non metterei in dubbio il legame tra le entità. Successivamente il corpo di Cooper si risveglia, senza confermare la presenza di Bob al suo interno. Io credo che gli spiriti truccati di nero siano intervenuti a salvare l’anima di Bob dalla morte - o dal ritorno forzato nella loggia nera, in caso di morte del corpo - espellendolo dalle spoglie umane e accelerando il decesso di Coop. Per poi reintrodurre Bob in un corpo che ha subito i danni degli spari solo nel momento in cui non era presente il simbionte, salvaguardando così l’incolumità dell’entità e garantendogli la sopravvivenza. Non c’è dubbio che questi spiriti siano una componente attiva della loggia nera sul mondo reale, come viene anche dimostrato nel prosieguo della puntata, e che abbiano la funzione di indirizzare alcuni eventi in modo che questi accadano secondo un ordine prestabilito. Bob non doveva perire in quel modo, e il loro intervento ha sventato la minaccia.
Questo evento si pone solo come prologo del fulcro della puntata, ossia un viaggio onirico alla scoperta della nascita di Bob. L’azione si sposta in New Mexico, nel 1945, durante uno dei primi test nucleari. Nel fungo atomico sembrerebbe delinearsi il volto di Bob,che ha quindi in questo evento specifico la sia genesi primaria. Mentre la scena della pompa di benzina sembra invece voler lasciar intendere la creazione del corpo degli spiriti truccati di nero dietro le finestre opache della struttura. Una duplice e contemporanea nascita.


Vediamo poi un essere somigliante sia alla donna senza occhi del terzo episodio, sia all’efferato omicida della scatola di vetro, vomitare un fiume di garmonbozia in uno spazio privo di gravità, e all’interno della sostanza la telecamera ci mostra una sfera con il volto di Bob, un uovo e la creazione di un oggetto dorato, che richiama da vicino gli anelli e la sfera usata da Bob - o chi per lui - per ricreare l’anima di Dougie Jones.
Veniamo quindi condotti nuovamente nel mare viola del terzo episodio, ma stavolta in una struttura soprelevata, che richiama solo per alcuni particolari quella in cui era finito Coop nella sua rimaterializzazione. Gli unici due personaggi che vengono mostrati sono il gigante e una donna, riconosciuta nei titolo di coda come senorita Dido. Qui, in un’atmosfera fortemente evocativa e autocitazionista, una campana suona sola, come fosse un allarme che muove i due personaggi, i quali si spostano in un’altra stanza dell’edificio. In essa è presente uno schermo che mostra loro sostanzialmente gli stessi eventi mostratici in precedenza: la genesi di Bob e la produzione degli uomini truccati di nero. Il gigante quindi si solleva dal suolo e produce con la mente una sfera dorata raffigurante il più famoso sorriso di Laura Palmer. La donna poi bacia la sfera in segno di speranza e la invia sulla terra.


Undici anni più tardi, nel 1956, nello stesso luogo dell’esplosione atomica, un uovo si schiude lasciando fuoriuscire un essere a metà tra una rana e un insetto alato. Una ragazza adolescente si scambia un bacio di congedo con un ragazzo e rientra in casa. Intanto alcuni uomini truccati di nero si aggirano per le strade buie del New Mexico, alla ricerca di un accendino. Uno di loro entra in una stazione radiofonica, uccide un uomo e una donna e comincia a ripetere senza sosta una serie di frasi all’apparenza sconnesse:

Questa è l’acqua e questo è il pozzo
Bevi fino in fondo e calati
Il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro al’interno

Queste parole fanno cadere la ragazza di prima in un sonno profondo e l’essere uscito dall’uovo, dopo essersi intrufolato dalla finestra nella camera della ragazza, può approfittarne per entrare nell’adolescente attraverso la bocca.


Facciamo ordine. La genesi appare chiara, ma è ciò che succede contemporaneamente ad essa a destare un certo interesse. Nello specifico la scena nella struttura sul mare viola, che a questo punto potrebbe rappresentare la celebre loggia bianca, che aspettiamo invano da ventisette anni.  Il gigante infatti, personaggio chiave tra le entità della loggia, esiste ancor prima della venuta di Bob e agisce quasi a voler contrastare l’operato futuro dello spirito maligno. La sua creazione della sfera di Laura sembra essere la risposta alla venuta di Bob. Ma cosa potrebbe essere la sfera di Laura? Per comprendere il senso dell’analisi di questo elemento, dobbiamo definire la possibilità che tutta la serie sia stata governata dalla predestinazione. Partiamo dal prequel, FWWM. In una scena famosa, Laura ha una visione in cui Annie Blackburne, ferita e provata, le appare per chiederle di scrivere nel suo diario che il vero Coop è rimasto rinchiuso nella loggia nera, evento che si verificherà solamente nel finale della seconda stagione. Tutti gli eventi che vanno dal prequel al finale, e quindi presumibilmente anche ciò che è avvenuto successivamente, seppur non trasposto in pellicola, potrebbero essere stati predeterminati da un gioco di entità. La sfera di Laura potrebbe quindi essere il microcosmo all’interno del quale è riassunta l’essenza dei predicati che Laura potrà esprimere nel corso della sua esistenza. Uno specchio parziale dell’universo dal punto di vista della ragazza, che quindi comprende anche tutte le persone che sono entrate in contatto con la sua sfera personale. Un percorso già definito in partenza, quindi, oppure no? Perché dall’altra parte, i neonati esseri della loggia nera hanno a loro volta preparato il terreno per le future azioni di Bob. Per provare ciò, dobbiamo accettare che la ragazza del 1956 sia Sarah Palmer, la quale potrebbe perfettamente inserirsi nel personaggio dal punto di vista cronologico. Ricordiamo quindi che Sarah era, e probabilmente lo è tuttora, una delle poche persone in grado di vedere lo spirito di Bob nella realtà. Lo stesso era in grado di fare Laura, prima della morte. Avevamo sottovalutato quest’aspetto, riconoscendo al personaggio di Sarah solamente una particolare sensibilità agli eventi della loggia, ma a questo punto dobbiamo presumere che sia entrata in contatto precedentemente con le entità maligne, le quali, attraverso l’essere uscito dall’uovo, hanno probabilmente condizionato l’esistenza di Sarah perché conoscesse Leland, perché partorisse Laura. Tutto ciò si traduce in una doppia predestinazione, che si annulla in un contesto sempre più simile ad una partita a scacchi tra entità della loggia bianca e della loggia nera. Siamo solo pedine inermi, destinate ad assistere allo scontro nel quale siamo coinvolti.


Il gigante, che dimora in un luogo dotato di un allarme, sembrerebbe quindi essere un guardiano della rettitudine nel mondo reale, ed è costretto ad intervenire proprio quando forze maligne minacciano l’incolumità del libero arbitrio umano. Egli quindi si serve di Cooper, durante la serie originale, fornendogli indizi da decifrare per rovesciare la situazione a favore della loggia bianca. Ma proprio quando Coop sembrava essere vicino alla verità, ecco che la sua posizione viene assunta da una delle entità maggiori della loggia nera. Possiamo parlare di Bob come uno degli spiriti cardini della loggia nera, ma a questo punto anche lui rientra nel piano riguardante l’uovo e l’oro, tutti elementi contenuti nella garmonbozia vomitata dall’essere senza occhi, che potrebbe risultare anche superiore, per grado, allo stesso Bob.
Gli uomini truccati di nero sono invece il braccio armato della loggia nera, perché - e ormai ne abbiamo la certezza - possono presentarsi nel mondo reale anche con una tangibilità fisica naturale.

E il quadro metafisico s’infittisce e si adombra, s’incupisce e ci meraviglia. Nella miglior ora di televisione dell’anno.



Piccole note a margine:
- il fungo atomico raffigurato dietro Gordon nel settimo episodio non fa che rincarare la dose, sia dal punto di vista del personaggio, che da quello del regista. L’FBI sa molto più di quanto non dia a vedere. Rosa blu.
- il bianco e nero della puntata richiama quello della prima sequenza del primo episodio, in cui il gigante svela a Cooper i tre nuovi indizi. Che si possa trattare della loggia bianca anche nel caso della prima puntata?

mercoledì 21 giugno 2017

TWIN PEAKS 3 - EPISODIO 7

L’esordio di questa stagione evento aveva colpito tutti per la capacità di fondere lo stile visionario di Lynch con una concentrazione importante di eventi realmente significativi per lo sviluppo della trama principale, quella che ebbe origine con l’omicidio di Theresa Banks e che proseguì tra i silenziosi boschi di Twin Peaks agli inizi degli anni ’90. Questo settimo episodio rincara la dose del mistero e si accompagna con uno spostamento reale o figurato dei personaggi. Le diverse situazioni mostrate in questo frammentato quadro metafisico sembrano infatti cominciare a volgere in azione la carica ilare e ideale accumulata fino a questo momento. Senza dimenticare di aggiornare costantemente il catalogo dei dubbi che rappresenta il motore di un certo tipo di narrazione criptica.


Le vicende riprendo esattamente da dove le avevamo lasciate la scorsa settimana, con Hawk che mostra soddisfatto e confuso il risultato della sua ricerca. La profezia del ceppo è compiuta, e il commissariato di Twin Peaks è finalmente entrato in possesso delle pagine mancanti del diario di Laura Palmer, che, oltre a confermare l’identità dell’entità di Bob celata dietro le spoglie del padre, rende il nuovo sceriffo consapevole di un errore temporale, descritto precedentemente solo nel film FWWM. Durante una scena del film infatti Annie Blackburn appare come visione a Laura e le chiede di scrivere nel diario che il Coop buono è rimasto imprigionato nella loggia nera. Questo particolare conduce alla scena del dottor Hayward che ci fornisce ulteriori elementi sui giorni successivi alla possessione definitiva di Bob. Ed è altamente soddisfacente essere ripagati in questo modo dopo venticinque anni di attesa. Fino ad ora Lynch ha saputo dosare alla perfezione il fan service di cui un revival di questa portata sarebbe potuto essere pregno. In questo settimo episodio ha saputo contestualizzare meravigliosamente il premio che tutti noi stavamo aspettando. Eppure la faccenda non sembra risolversi: delle quattro pagine mancanti del diario di Laura, solo tre sono state ritrovate da Hawk dietro la porta del bagno. Per capire questo tassello mancante, dobbiamo rifarci alla notte dell’uccisione di Laura Palmer, descritta in parte in FWWM e in parte dalle ricostruzioni a posteriori. Una delle certezze, relativamente a quella notte, è il ritrovamento di un pizzino, bruciato sui bordi, che riportava la frase cardine “Fuoco cammina con me”. È probabile che quel fogli fosse in origine la quarta pagina strappata del diario, che rivelava ulteriori dettagli sulla possessione di Leland Palmer e sulla natura omicida dello spirito di Bob. Un ultimo tassello che legherebbe definitivamente ogni zona di questo dipinto, ma che non verrà probabilmente mai alla luce. Questa mancanza tiene aperta la necessità di un lavoro dei personaggi di Twin Peaks per accedere alla verità.


Altra questione fondamentale è quella relativa al cadavere del maggiore Briggs, all’intero del quale è stato trovato la fede nuziale di Dougie Jones e del quale non si trova ancora il capo. Ciò che più colpisce però sono le incongruenze emerse dall’autopsia che lasciano non pochi dubbi. Come sappiamo, la loggia può imprigionare delle anime umane al suo interno, come è accaduto a Cooper, ma anche queste, seppur esistenti solo nella loro forma spirituale, risentono del passare del tempo reale. Allo stesso modo i loro corpi, legati quindi ad altri spiriti, si aggirano nel mondo umane risentendo degli effetti del tempo. Per cui non è possibile che il corpo si stato conservato vivo nella loggia o in un piano metafisico adiacente per poi essere ucciso una volta uscito da questa zona d’ombra. Le ipotesi quindi sono due: o Briggs è stato ucciso nel momento della scomparsa e il copro è stato conservato alla perfezione nel corso di questi venticinque anni o si tratta di una questione metafisica. Perché manca proprio la testa? Mi spiego meglio: all’inizio del terzo episodio, nel momento in cui il vero Coop si ritrova in quella che abbiamo definito l’anticamera temporale della loggia, quando la donna con gli occhi cuciti lo conduce sul tetto dell’edificio e viene sbalzata giù da una scarica elettrica, vediamo il volto ingigantito del maggiore fluttuare a mezz’aria per pronunciare le parole “Blue rose”. E se quello non fosse stato il volto del maggiore Briggs, ma la testa? Una piccola differenza che potrebbe condurci a conclusioni ben diverse. Il maggiore potrebbe essere stato ucciso all’interno di un piano metafisico e la sua testa potrebbe essere in qualche modo ancora legata allo spirito del maggiore, che anche in questo stato non ha smesso di portare avanti la sua indagine sulle entità della loggia. Lo dimostra il fatto che sia comparso proprio lui a Cooper per ricordargli il dettaglio della rosa blu, e non si è manifestato come entità fisica, come è avvenuto per i doppleganger di Laura e Leland Palmer, ma proprio nella dimensione mancante sul piano del reale. Solamente il tempo ci darà i motivi di una scelta così curiosa e misteriosa, ma potrebbe trattarsi anche di uno di quei caso oltreumani così profondi che non terminano in una spiegazione metalogica.


La trama legata alle indagini dell’FBI prosegue e finalmente vediamo l’incontra tra il Cooper malvagio e Diane. In un dialogo carico di tensione emotiva e nervosa, vengono fatti dei riferimenti agli avvenimenti di una notte specifica, ma non sappiamo nulla di più. Poi Diane abbandona il faccia a faccia e scoppia in lacrime per essersi trovata di fronte ad un’altra persona. E quando le indagini sembravo virare verso una chiarezza globale, ecco che Bob mette in atto un piano d’evasione studiato ben prima di finire in prigione. Resta aperta la questione sulla notte a casa di Diane. Al di là di speculazione immanentiste - in quanto Coop non era ancora entrato in contatto con le entità della loggia - resta la certezza di un rapporto più profondo tra il protagonista nelle sue vesti umane e Diane, prima che tutta la storia di Twin Peaks avesse luogo.


Rivediamo dunque Dougie Cooper Jones alle prese con il suo entusiasmante lavoro. Nonostante la situazione non sembra potersi risolvere in tempi brevi, è importante focalizzare l’attenzione sulla scena dell’attentato ad opera del nano senza punteruolo. Dougie ha uno scatto alla giovane Coop e riesce a sventare l’azione omicida seguendo le indicazioni del piccolo albero materializzatosi virtualmente sotto gli occhi del protagonista. Torniamo al secondo episodio, in cui l’albero antropomorfo aveva spiegato all’anima di Cooper alcune condizioni per recuperare il suo corpo. Ma al contempo l’avevamo visto possibilmente contrariato nel momento della scomparsa di Coop dalla loggia, e avevamo ipotizzato potesse essere legato all’essere comparso nella scatola di vetro a New York poco dopo il protagonista. Detto questo, finora avevamo visto Mike aiutare Coop a sopravvivere nel mondo reale in attesa di un’epifania, e, considerando che l’albero è in realtà lo sviluppo autonomo del braccio del corpo umano di Mike e che all’epoca della prima stagione esso era stato definito simile a Bob, non ci stupivamo che l’albero potesse essere avverso all’azione dell’agente dell’FBI. Ma in questo caso esso collabora attivamente a guidare Coop verso la sopravvivenza al tentato omicidio del nano mandato da Bob, opponendosi quindi al piano malefico della creatura più simile a lui. Le intenzioni reali dell’albero restano ancora annebbiate, ma potrebbe valere anche per lui la teoria del doppleganger all’intero della loggia, come suggerito dal collega Marsha Bronson. In questo modo avremmo due alberi, uno positivo e uno negativo, che agiscono per fini diametralmente opposti.


Torniamo quindi a Twin Peaks, precisamente al Great Northern hotel, in cui una collaboratrice della famiglia Horne non riesce a trovare la fonte di un rumore sinistro in una delle stanze dell’edificio. I casi plausibili possono essere due: potrebbe trattarsi di un individuo fisico nascosto in uno dei corridoi segreti dietro le pareti - di quelli utilizzati da Audrey nella serie originale, per intenderci - oppure il suono potrebbe essere legato al personaggio di Josie, deceduta senza apparenti motivi venticinque anni prima. Come sappiamo, e come ci è stato confermato da Pete Martell nell’ultimo episodio della seconda stagione, qualcosa di Josie è rimasta nell’hotel al momento della dipartita, qualcosa che ha lasciato alle sue spoglie mortali l’irrisorio peso di 29 chili. Io propendo maggiormente per la seconda ipostesi che, oltre ad essere sicuramente più suggestiva, meglio si sposa con la natura metafisico-mistica del suono udito della collaboratrice. Anche se la reazione di Benjamin Horne, quasi consapevole della natura del suone e senza dubbio meno preoccupato della donna, potrebbe stare ad indicare la natura più terrena dell’evento. Nel caso in cui Josie tornasse in questo modo dopo una scomparsa inspiegabile e poco contestualizzata, Lynch andrebbe ulteriormente, infinitamente elogiato per essere riuscito a connettere alla trama metafisica principale un altro personaggio in origine totalmente slegato.

Attenzione ad Andy

Ci sarebbe ancora molto di cui discutere, teorie da proporre, voli pindarici da intraprendere, ma credo che con questo poche riflessioni abbiamo toccato i cardini dell’episodio più ricco di eventi significativi dell’intera terza stagione finora. Twin Peaks sta confermando la superiorità di un’artista unico alla regia, senza dimenticare di portare aventi una narrazione convincente, condita dai giusti riferimenti all’opera di partenza. In questo settimo episodio tutto risulta bilanciato alla perfezione in un’atmosfera tra il magico e il realistico, tra l’oscuro e il meraviglioso.



Piccola nota a margine:

Lynch stesso, nel personaggio di Gordon, ci dà un accenno di spiegazione per la vicenda creazione e smaterializzazione dei finto Dougie Jones nel terzo episodio. L’agente dell’FBI, in un dialogo pressoché fuori contesto con l’agente Tammy, individua nell’anulare sinistro il dito spirituale. Questo è meta-metacinema. Ed è poeticamente fantastico.