mercoledì 10 ottobre 2018

ROMOLO + GIULY = IL POTERE DELLE IDEE

Romolo + Giuly - la guerra mondiale italiana è la serie rivelazione di questo inizio autunno. Fin dal primo trailer la serie targata Fox e Wildside mi aveva incuriosito per una certa cripticità: a metà tra la critica di costume e una parodia molto pop, molto nostrana. E le premesse sono state rispettate in pieno, nel bene e nel male.


Romolo + Giuly è in grado di abbracciare diverse forme di comicità - dalla più bassa alla satira, passando per la nuova comicità del web - e di fonderle in un contesto tutto italiano. Si va dal recupero di personaggi storici della cultura pop, come Mastrota o Umberto Smaila, fino al boss camorrista interpretato da Fortunato Cerlino che ironizza sul personaggio da lui stesso impersonato in Gomorra - la serie rifacendosi alla celebre parodia dei The Jackal. Si toccano anche vette notevoli di nonsnese; per fare un esempio: Mastrota sta tramando contro la centralità di Roma nella società italiana e invita Don Alfonso a recarsi a Milano per organizzare un colpo di stato. Il boss mafioso lo raggiunge durante le riprese di una televendita di materassi e si scopre che il luogo in cui si riunisce la setta segreta di Mastrota si trova sotto gli studi di registrazione e vi si può accedere solo sollevando un materasso e scendendo la scalinata nascosta sotto di esso.

Don Alfonso

Romolo + Giuly è sì una storia d’amore, come suggerisce il titolo citazionistico, e una metafora satirica dell’attuale eterno scontro tra nord e sud, ma è anche e soprattutto un grande contenitore per le idee comiche più disparate che gli autori hanno saputo trovare. Sono le idee comiche la vera fonte di sostentamento della serie, il motivo che spinge lo spettatore ad attendere con trepidazione l’episodio successivo. In questo calderone multiforme, insieme a citazioni più o meno velate e una grande attenzione ai dettagli, è presente anche una dose massiccia di comicità gretta, spesso tendente al trash gratuito, soprattutto quando si tratta dello scontro tra Roma nord e Roma sud. Se state quindi cercando qualcosa di raffinato e intellettualmente elevato, potreste avere da ridire su Romolo + Giuly; se invece siete aperti a confrontarvi anche con una forma di comicità che potrebbe non appartenervi, ma siete incuriositi dalle idee che stanno dietro una serie così istrionica, allora Romolo + Giuly potrebbe essere manna dal cielo per voi.


Dal punto di vita satirico invece la serie, dopo un pilota velatamente impegnato e alcuni richiami in corso d’opera, arriva solo nel finale ad affrontare la questione meridionale, l’avanzata dei partiti populisti e la contraddizione di fondo che spinge gli italiani a nascondersi dietro un dito per non affrontare le falle di un sistema notoriamente bacato. Anche in questo frangente Romolo + Giuly coglie nel segno e tocca una critica sociale simile, seppur inferiore a quella proposta dall’intramontabile Boris.


Non stiamo certo parlando di un capolavoro: l’alternanza tra diversi registri comici e la futilità di alcuni momenti tendono troppo spesso a creare alti e bassi evidenti all’interno della stessa puntata. Ma con il giusto atteggiamento è possibile “setacciare” dalla serie alcuni momenti nuovi, freschi ed estremamente ilari per la televisione italiana. Non posso spoilerarvi nulla, né della trama né delle singole gag, altrimenti rischierei di rovinarvi il piacere della scoperta dell’idea, che a tratti supera anche la vis comica del momento preso singolarmente. Posso solo dirvi che nella tana della setta di Mastrota è lo stesso Mastrota col suo pollicione instagrammabile a segnare le ore. L’idea più ricercata si trova anche nei dettagli nascosti.


La chiusa aperta dà l’appuntamento alla seconda stagione, che, per superare alcuni inciampi della prima, dovrà certamente alzare la posta e realizzare premesse e promesse, magari distanziandosi maggiormente da una comicità più televisiva, più anni 2000 per lanciarsi verso un compendio generale della risata.

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