giovedì 4 gennaio 2018

FLOP 5 FILM 2017

Eccoci arrivati alla seconda parte dell’appuntamento più atteso dell’anno per i lettori di Insidemad, la temibilissima flop 5 dei film più ignobili dell’anno solare appena trascorso. Vi ricordo che in molti casi ci troviamo di fronte ad una qualità palesemente scadente, in altri invece è stato il mio gusto personale a decidere le sorti della classifica. Per questo motivo, se vi trovate in disaccordo con quanto scritto, o apprezzate l’orrido, e il problema è vostro, o semplicemente abbiamo gusti differenti, e il problema non sussiste.


Cominciamo con una menzione d’onore: Valerian, la città dei mille pianeti, film di Luc Besson che aspettavo con una certa trepidazione per le premesse che avevano anticipato il rilascio del titolo. L’opera è anticipata da un’introduzione spettacolare, alla quale però non segue uno sviluppo degno. Se dal punto di vista degli effetti speciali Valerian segna un altro standard qualitativo per le opere fantasy, la scrittura dei personaggi e dell’intreccio rasenta l’imbarazzante. Nulla va per il verso giusto e la noia sopraggiunge troppo presto. Senza patos, senza trasporto, senza spirito d’avventura. Mero esercizio di stile per un autore in declino.
E qui voi direte: “Ma ci hai appena parlato di un sesto film, quindi questa diventa una flop 6?”
Sì, in realtà la menzione d’onore serviva a nascondere una flop 6. E no, questa resta una flop 5. Sono ossessionato dall’ordine, sono ossessionato dai multipli di 5.



5 - La torre nera di Nikolaj Arcel
Peggio di Valerian ha saputo fare la prima trasposizione cinematografica della storica saga di Stephen King, La torre nera. Un film per riassumere un epopea di otto corposi volumi. L’opera del regista danese non centra la messa in scena, non azzecca i personaggi e non segue uno sviluppo degno di nota. La produzione ha deciso di puntare tutta la campagna marketing sui due volti di punta, Idris Elba e Matthew MacConaughey, dimenticandosi di porre le basi per una degna trasposizione, ripescando nell’immaginario dei film d’avventura per ragazzi anni ’90 per riempire delle evidenti mancanze strutturale. Alla fine il film si riduce ad una scorribanda dimenticabile di un bambino problematico e del suo amico pistolero.
È uno dei pochi casi in cui ho desiderato che un film venisse esteso per farne un franchise, aprendo così ad uno sviluppo più complesso dei personaggi e di una trama troppo banale per essere vera nel 2017. E invece la storia del piccolo Jake si conclude dopo appena 90 minuti, senza nessun tipo di guizzo. Se fosse durata mezz’ora in meno nessuno se ne sarebbe accorto. Alcuni elementi della saga letteraria balzano all’occhio per la loro originalità, come le figure dei pistoleri, ma la materia madre è stata ammattita a tal punto da risultare fastidiosa, quando con la stessa si sarebbe potuta realizzare una saga quantomeno degna e rispettosa dell’opera di partenza.
Il finale poi è da pelle d’oca, uno dei peggiori mai realizzati negli ultimi anni, superato solamente da un altro film presente in questa classifica. La semplicità con cui vengono risolte alcune dinamiche è imbarazzante, un insulto all’intelligenza.



4 - La cura dal benessere di Gore Verbinski
Adoro Gore Verbinski per come ha trattato la materia piratesca nella prima trilogia di Pirati dei Caraibi, per quel capolavoro d’animazione che è Rango e per il remake di The Ring, che ha portato un certo horror orientale nelle produzione statunitensi. Adoro Gore Verbiski per la prima parte de La cura dal benessere, curata, meticolosa, ansiogena, a tratti meravigliosa. Odio Gore Verbinski per la seconda parte de La cura dal benessere. Il film precipita improvvisamente nel trash gratuito. La regia e la messa in scena risentono di questo calo generale abbassando il loro livello qualitativo e il finale raggiunge vette di squallore inimmaginabili che gettano alle ortiche quanto di ottimo fatto in precedenza. Scorsese lascia il posto al peggior Uwe Boll e una visione perfetta diventa presto un incubo dal quale è impossibile uscire se non strappando il biglietto e scappando dalla sala.
La cura dal benessere è la dimostrazione che egregie doti registiche non possono nulla se non supportate da una sceneggiatura all’altezza.


3 - King Arthur - il potere della spada di Guy Ritchie
Guy Ritchie ritenta la magia di Sherlock, ma fallisce miseramente, dando vita ad un prodotto mediocre in cui il tipico montaggio dell’autore britannico mal si sposa con una messa in scena videoludica, il tutto condito da una trama inconsistente e piena zeppa di buchi narrativi. Gli schemi attraverso i quali Ritchie tenta il recupero dell’epica cavalleresca sono i medesimi dell’operazione Sherlock Holmes: musiche, irriverenza, temporalità sconnesse. Stavolta però la fase di scrittura non ha saputo cogliere l’anima delle opere di riferimento e il risultato è stato un vuoto di emozioni carico di riferimenti persi nel nulla. I personaggi non reggono l’impostazione del regista e la trama passa presto in secondo piano. Poche sequenze riuscite aumentano il rammarico per quella che Guy Ritchie aveva pensato come un’esalogia e invece si limiterà a questo sconclusionato primo capitolo. Non vedremo mai Merlino, non vivremo mai la storia d’amore tra Artù e “la maga” (personaggio tanto misterioso da non avere un nome).
L’immenso Guy Ritchie di Snatch è stato in grado di confezionare un film in cui il cinema non c'è.


2 - Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar di Joachim Ronning e Espen Sandberg
Altra enorme delusione. Da amante della prima trilogia mi sono lasciato sedurre da due buoni trailer, e sono finito abbandonato su una spiaggia. Il quinto capitolo della saga dei Pirati Disney non coglie il motivo per il quale i fan di vecchia data avevano amato e ancora osannano la prima trilogia: l’avventura, la voglia di scoprire sempre cose nuove. Dei precedenti capitoli sembra essere rimasta solo la ricerca della risata facile che, portata allo stremo, ha finito per fagocitare anche la trama. Personaggi storici tornano sullo schermo senza le caratteristiche psicologiche che li avevano resi grandi; i nuovi protagonisti invece non reggono il confronto con la precedente generazione e, senza le giuste basi, finiscono per scivolare nel calderone della mediocrità nonostante buone premesse.
La trama dimostra di avere degli spunti discreti, come il flashback del giovane Jack Sparrow, persi in un vortice che gira su se stesso e disperde tutta l’energia di una saga molto fisica. L’obiettivo di andare dal punto A al punto B per ottenere un certo oggetto finisce per essere un pretesto per mandare avanti una narrazione povera, confusa e poco contestualizzata nella mitologia della saga. Mancano epicità, esplorazione, meraviglia, intrigo e la naturale comicità alla quale eravamo abituati. Ha ancora senso sperare nel sesto capitolo?


1 - Justice League di Zack Snyder
Non sarà il film peggiore dell’anno, ma è quello che mi ha fatto uscire dalla sala più infastidito, scontento. Il mio rapporto con il genere supereroistico non è più un mistero, e questo ha influenzato certamente la decisione di mettere al primo posto questo fallimento annunciato, però è innegabile che Justice league rappresenti il mediocre livellamento verso il basso del cinema d’intrattenimento americano. La copia mal riuscita di un film già vecchio anni fa che tenta di rilanciare quattro ragazzi poco carismatici nella corsa ai coloratissimi ed inutili eroi Marvel. Comicità spicciola, prevedibilità infinita e tante, troppe situazioni che sanno di già visto. L’opera di Snyder/Whedon non è ciò di cui il cinema ha bisogno, semplicemente perché il cinema non alberga lì. Se il cinema è la realizzazione visiva di un’idea, Justice League tenta il colpaccio gobbo con qualche spunto recuperato in giro e pochissima verve. Semplicemente non c’è l’idea dietro questo film, semplicemente non c’è il cinema. E chi va in sala per immergersi in un’altra realtà, per sognare, per emozionarsi, per vivere la vita di qualcun altro, non potrà che disprezzare questo fondo bucato dell’intrattenimento contemporaneo. Basta.

Finisce così un anno ricolmo di delusioni, prodotti nati male e finiti peggio. Franchise pronti al rilancio e sprofondati nell’abisso. E quindi alla fine siamo riusciti a punire ancora il buon vecchio Snyder, ancora i film coi i supereroi. Chiamami scemo, chiamami anplagghed, ma sono fatto così.


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