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domenica 29 dicembre 2019

TOP 10 2019

Bentrovati,
Un anno di rincorse, riesami, riavute.

Ha il suo gusto ritrovarsi anche ciclicamente in modo rituale.


Ora tocca ai film parlare. Le classifiche sono così anni 2010s. Ora che entriamo di prepotenza nei luccicanti, sfavillanti, ruggenti 20s sarà il caso di ammodernarsi. Andiamo en passant con i miei migliori dieci titoli, in ordine di uscita. Che siano scoperte e consigli.

Inizia la commedia, che parlino gli attori.


Suspiria (2018) di Luca Guadagnino
Remake che si discosta dall'opera originale per raccontare una storia torbida, violenta. Il nostrano Guadagnino si conferma una mano delicata che scende nel genere, dal romantico al thriller, fino alle tinte horror di questa nuova demoniaca creatura argentiana.
Meravigliosa l'appazione della Mater Suspiriorum accompagnata dalle musiche di Thom Yorke, momento cinematografico tra i più alti ed efficaci dell'anno, da conservare vivido negli occhi.


La Favorita di Yorgos Lanthimos
Lanthimos è il regista rivelazione dell'ultimo decennio.
La Favorita è un capolavoro di stile che non smette di scavare attorno ai nuclei del regista; dove non si può arrivare, egli mostra in silenzio l'uomo e i suoi vuoti.
Le tre attrici protagonisti duellano alla miglior performance e danno vita ad un'opera di spessore internazionale. Storia del cinema.


La Casa di Jack di Lars von Trier 
Esperienza visiva violenta e brutale costruita sui più ricercati stilemi cinematografici dell'ultimo ventennio. Lars von Trier è in grado di trasporre un pensiero indicibile per immagini e condurci come il protagonista verso una discesa agli inferi della post-moralità. Fino alla luce della redenzione, che forse è la stessa della fine.
La Casa di Jack è un viaggio da intraprendere.


Midsommar di Ari Aster
Sorpresa in positivo del 2019 per una pellicola a tratti insostenibile che tocca picchi di incubo visivo.
Un horror psiologico dove non cala mai il sole realizzato con una messa in scena impressionante, invidiabile, per parlare del rapporto di coppia, della colpa, dell'attraversmento del lutto. Imperdibile.


La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco
Maresco - apprezzatissimo a Venezia - realizza un film a due anime per raccontare l'omertà siciliana: da una parte la battaglia donchisciottesco della fotografa Letizia Battaglia, dall'altra la storia irreale dell'impresa di Ciccio Mira. Il risultato è un docufilm che arriva dove la finzione non avrebbe neanche immaginato. Le migliori risate per il miglior ritratto.


C'era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino
Su questo film si potrebbero scrivere saggi su saggi.
Mi limiterò a questo:

Avevo il cinema negli occhi, quando sono uscito

Questo mi basta.


Burning di Lee Chang-dong
Voliamo in Corea per una meravigliosa scoperta. La nuova scuola orientale approfondisce una nuova narrazione della classe meno abbiente, della gioventù, della noia.
Dal romanzo di formazione alla storia sentimantale, dal thriller al dramma psicologico, Burning copre un vasto spettro di colori con una grazia unica, un tocco leggero che mostra senza giudicare ogni caduta che non sarà l'ultima.


Parasite di Bong Joon-ho
Avevamo promesso di non cadere nelle bieche classifiche di provincia, eppure i meriti di Parasite sono sotto gli occhi di tutti e non possiamo esimerci dal premiarlo con l'ambito premio di film dell'anno. È lui, poche storie.
La mano strepitosa ed equilibrata, eclettica di Bong Joon-ho dimostra quanto ancora sia attuale raccontare la diparità, la lotta di classe.
Parasite è un film totale, perfetto, una gemma rara e unica.


Marriage Story di Noah Baumbach
Finalmente l'altro Wes Anderson riesce a produrre un prodotto riuscito e unanimamente riconosciuto.
Marriage Story ha i conottati del saggio con i giusti tocchi umani.
La scena iniziale e quella finale chiudono un cerchio preciso e misurato, eppure estremamente vitale.
Scarlett Johansson e Adam Driver reggono un dramma fin troppo vero, toccante.


The Irishman di Martin Scorsese
Martin torna al suo vero grande amore e mette a disposizione le sue abilità uniche per un'altra sporca storia americana. È grande cinema, di quello dell'anima, e anche l'ultima vera occasione di rivedere insieme quattro mostri sacri della nuova Hollywood.
Una visione agrodolce che ha il gusto delle grandi produzioni di un cinema passato.

Quindi. C'è stato tanto, quasi tutto, e chi non c'è stato o ha demeritato (Joker) o ha semplicemente scelto l'annata sbagliata per uscire in sala.

Scoperte e ritorni e dintorni.
Che questo Natale vi sia stato lieve, che quest'anno vi abbia scoperti.
Che la prossima volta sia una di tante e l'unica.
È bello tornare a parlare di cinema e di noi.

giovedì 27 dicembre 2018

TOP 10 FILM 2018

Anno ricchissimo. Punto.
Rivediamoci velocemente le regole che non si sa mai, anche se lo so che alla fine non le leggete.

-        Film usciti in sala per la prima volta dal 1 gennaio al 24 dicembre;
-        Film usciti su Netflix o sulle altre piattaforme on-demand nello stesso arco di tempo;
-        Non sono ammessi “film” di natale usciti direttamente su Youtube sul canale della Rai, prodotti da Rai2 e Rai digital, con il Pancio ed Enzuccio.

È stato un anno così ricco che avrei potuto stilare una TOP 30 senza calare di qualità. Ma sono state fatte delle scelte. Le mie. Che non sono le vostre. Quindi scanniamoci sotto nei commenti come non volessimo arrivare al 2019. Daje.



10 - Ready Player One di Steven Spielberg
Dal besteller di Ernest Cline, il nuovo ambizioso classico di Spielberg cambia forma a ritmo di musica nel regno della fantasia digitale. Il risultato è un assolo di citazioni nerd e avventura anni ’80 che abbaglia il cuore bambino e lascia dietro una scia di meraviglia. Peccato il film tenda troppo spesso a specchiarsi nel suo stesso fanservice e finisca per autolimitarsi in un canovaccio invecchiato tutt’altro che bene. Non il capolavoro annunciato, ma un’opera di cuore (nerd).
 
First time?
9 - La ballata di Buster Scruggs di Joel ed Ethan Coen
Dal cinema alla televisione; da una miniserie antologica ad un film a episodi. Cambiano gli ingredienti, ma il risultato è sempre altissimo cinema. I Coen tornano nel west per raccontare sei storie di morte e fortuna e recuperare il livello delle migliori produzioni del loro passato, dimostrando che Netflix non è solamente un mostro da demonizzare.
La collezione di storie del vecchio volume del west tocca a turno tutte le corde, per arrivare ad un finale metacinematografico semplicemente perfetto in cui gli ospiti della diligenza sono i personaggi sulla pellicola e siamo anche noi, e i cacciatori di taglie sono dei semplici funzionari e anche due angeli della morte. Corsi e ricorsi autocitazionisti si intrecciano per chiudere un’opera totale sulla natura umana.
 
Black


8 - BlacKkKlansman di Spike Lee
Il ritorno in grande stile di Spike Lee nel suo habitat naturale: la rivalsa sociale della popolazione afroamericana. Il film centra fin da subito ambientazioni anni ’70 e ritmo, riuscendo ad alternare alla perfezione il riso, la riflessione sociale e i momenti emotivamente più forti, risultando efficace oltre ogni immaginazione.

(Apro una parentesi: il film più importante dell’anno
C’è chi utilizza il mezzo per un fine più alto. E allora, oltre la qualità, va premiato anche l’impatto sociale, perché scrivere di un mondo diverso da quello che abbiamo è più facile e infinitamente meno utile del racconto per immagini. E quindi lo scorso anno la palma importanza andò a Detroit di Kathrine Bigelow. Quest’anno è il caso di premiare Spike Lee, che sarà di parte dall’altra parte, ma come racconta questa strana brutta storia americana (quasi) nessuno.
E considero chiusa la polemica tra me e il sottoscritto.
E chiudo anche una parentesi)



7 - Hostiles di Scott Cooper
Sorpresa dell’anno per un’opera tagliante e scorretta che inverte i canoni del genere western per dare nuova linfa ad un filone morente. In particolar modo la prima parte rasenta la perfezione per il suo naturale andamento aschematico che restituisce un quadro di violenza e sofferenze in cui ognuno è toccato dalla colpa del genocidio degli indiani d’America. Il dolore delle perdite di una madre sgretolata dal dolore sarà la chiave per un futuro condiviso. Grande cinema anticontemporaneo e, anche per questo, perfettamente attuale.



6 - Mirai di Mamoru Hosoda
Quale meravigliosa scoperta.
Hosoda torna ai livelli di Wolf children per raccontare il percorso di crescita di un bambino di quattro anni costretto a fare i conti con l’arrivo di una sorellina. Tra realtà e immaginazione, tra passato e futuro, il regista restituisce alla perfezione il passaggio da un naturale solipsismo al riconoscimento di  una stato superiore: essere al contempo se stessi e una parte di un altro individuo, di cui portiamo il sangue.
Raffinato, onirico e infine toccante, Hosoda intercetta la vita nel suo groviglio di fantasie.



5 - L’isola dei cani di Wes Anderson
Ogni nuovo lavoro il cinema di Wes sale di livello. Stavolta una storia di contorno diventa in realtà il centro di una rivolta nazionale per un Giappone tanto militarizzato quanto feudale e ciò porta la tipica struttura dell’autore texano a fondersi con intenzioni spiccatamente politiche.
Animazione tecnicamente eccelsa per una carrellata di opere d’arte su pellicola che rapiscono l’occhio, colpiscono il sentimento. Dopo Fantastic Mr Fox, più dissacrante - ma non disimpegnato come potrebbe apparire - Anderson riprende la stop motion come la miglior espressione della sua idea artistica fatta di simmetrie, colori accesi e movimenti di macchina a 90°.

E con questa perla termina per il 2018 la quota animata. Purtroppo ogni anni perdiamo una settimana di cinema da Natale a capodanno, proprio quando la Disney decide di rilasciare i nuovi classici. Lo scorso anno il fuori-classifica toccò a Coco, che, da un’analisi a posteriori, si sarebbe fermato ai piedi del podio. Quest’anno è la volta di Spiderman: un nuovo universo, che avrò modo di vedere solo il 27 dicembre. Mi flagello.



4 - La forma dell’acqua di Guillermo del Toro
Del Toro sguazza sorridente nel cinema (quello vero). Racconta la diversità in ogni sua forma. Tratteggia dolcezza e amore sconfinato per la settima arte. E il risultato è puro godimento sensoriale.
Il film trionfatore agli Oscar 2018 è figlio di un cinema passato e delle migliori fiabe Disney. Potrebbe bastare l’intermezzo da cinema muto in bianco e nero a portare in alto l’opera in questa personalissima classifica. Un film da guardare con gli occhi che avevamo anni fa.



3 - Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
Disarmante la maestria con cui McDonagh è in grado di alternare il dramma più crudo al riso. Nella dimensione della commedia nera si trova il perfetto equilibrio di un’opera curatissima e intelligente che intercetta come nessun’altra il carico di violenza che grava sulla società occidentale.
Una serie di personaggi sui generis ed estremamente umani è il mezzo per raccontare il percorso della violenza che nasce da un efferato omicidio e si conclude con una soluzione vuota: una dispersione che possa racchiudere in sé un nuovo inizio, oltre la sofferenza.
Tre manifesti ricalca lo stile dei Coen per arrivare dove i fratelli registi non erano mai riusciti e punge un sistema inefficace nella sua manifestazione, che è l’apice della sua criticità.
Attori straripanti e due sequenze magnifiche (scena delle scale e incendio dei manifesti) portano il film verso il cult istantaneo, un apice della commedia nera che resterà a lungo insuperato.



2 - Il sacrificio del cervo sacro di Yorghos Lanthimos
Il lavoro di Yorgos Lanthimos sulle falle della natura umana e della sua organizzazione sociale prosegue con una rivisitazione del mito di Ifigenia, protagonista di due tragedie di Euripide. Il regista greco mantiene e accentua il suo stile fortemente cinematografico per mettere lo spettatore in una condizione di difficoltà e spingerlo ad aprire una questione. Le immagini disvelano una violenza nascosta che non passa dalle parole, ma dalla messa in scena, dalle musiche, dalle inquadrature.
Il sacrificio del cervo sacro è un’esperienza superiore e complessa, difficilmente sostenibile senza una preparazione adatta. La difficoltà creata a livello linguistico si traduce gradualmente in una difficoltà concettuale sulle forme sociali e familiari.
Lanthimos si rinnova e ritorna su se stesso per dare sempre vita a qualcosa che non c’era.


1 - Dogman di Matteo Garrone
Il miglior film del 2018 è senza dubbio l’italianissimo Dogman di Matteo Garrone, rivisitazione del brutto affare del canaro della Magliana. Il canaro cinematografico non pone tanto l’attenzione sul fatto di cronaca nera, ma lo utilizza per raccontare la vita degradata degli ultimi nella periferia romana. Marcello Fonte, miglior attore a Cannes, interpreta un uomo a cui viene sottratto tutto, finanche l’umanità. E senza l’ultimo briciolo di umanità, anche la violenza più efferata può sembrare adatta al degrado del contesto.
La forza del racconto è nelle immagini più che nella trama. Garrone riversa una forza d’impatto nella sua pellicola tale da devastare lo spettatore ad ogni nuova visione. Questo cinema arriva all’istintività dell’uomo, dove giace una violenza sopita, che è la stessa che muove il canaro, ormai fantoccio della società che l’ha cullato in un rovo di spine fin dalla nascita.
L’eccellenza quest’anno è italiana; segno che il problema non sono i mezzi, ma le idee per un cinema migliore.



Siamo arrivati quindi alla conclusione. Avrei potuto parlarvi ancora di Lady Bird, opera dolce e indipendente, proprio come la sua protagonista, oppure di The disaster artist, esperimento imperdibile; di Tonya o de L’uomo che uccise don Chisciotte, di First man o del piccolo cult che è Notti magiche di Virzì, ma non lo farò, questa classifica, questo meraviglioso anno di cinema termina qui.

Sono state scelte inusuali? Forse
Sono state scelte in controtendenza? Sì
Sono state scelte un tantino hipster? MA CERTO!!!

E quindi prendete queste scelte per quelle che sono. Soggusti. Non prendetevela ammale.
Noi ci rivediamo il 30 dicembre, quando ancora non saprete cosa fare a capodanno, ma verrete finalmente a conoscenza della mia FLOP 10 2018. Che non aspettate altro, e buon inizio di fine anno (?)