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martedì 6 ottobre 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA - SPECIALE ZALONE

La scorsa settimana ho avuto il piacere/onore di rivedere Cado Dalle Nubi, esordio cinematografico del comico pugliese Checco Zalone. E fin qui nulla di nuovo. Sabato, come da programma, mi sono dedicato alla stesura delle consuete Recensioni della Settimana che voi tanto amate, o almeno a cui volete bene. Un po’ di bene non si nega a nessuno. Partito con l’idea di rimanere all’interno delle consuete dieci righe di schermo elettronico, la mia mente è deragliata andando a toccare temi più profondi della semplice e piatta recensione. Ecco a voi dunque RdS - Speciale Zalone, una parentesi nel nostro percorso.



FILM: Cado dalle Nubi (2009)
Checco Zalone è una realtà ormai consolidata del cinema italiano. Ogni suo film viene pubblicizzato oltremodo e monopolizza l’intero palinsesto cinematografico per un determinato periodo. Questo aspetto, unito all’ignoranza di fondo di noi Italiani riguardo la cultura cinematografica, ha fatto sì che le pellicole del Dottor Luca Medici (laureato in giurisprudenza) siano osannate e segnino sempre nuovi record in termini di incassi. Ma sarà tutto oro quello che luccica? Bastano questi elementi a decretare il capolavoro? Parliamone.
Checco Zalone nasce dalla tv, da quello che una volta era un discreto programma di Cabaret come Zelig. Zalone fu uno dei primi comici di successo che non provenivano dal milanese e che quindi approfittarono della “nazionalizzazione” del programma di Claudio Bisio a metà degli anni 2000; altri ad esempio furono Ficarra e Picone, che non sono affatto sfuggiti alle mie critiche (cliccare perscoprire). Il primo Checco era un quasi simpatico ragazzo Barese che si spacciava per cantante e divertiva il pubblico attraverso brevi monologhi sgrammaticati, ma soprattutto attraverso le parodie e le imitazioni, forse vero cavallo di battaglia dell’artista. Non la mia odierna comicità, ma comunque non per forza disprezzabile all’epoca della messa in onda (non biasimatemi; dieci anni sono pochi). A Zelig si aggiunsero partecipazioni a vari programmi Mediaset, qualche comparsata in Rai, la canzone dei mondiali 2006 e uno squallido programma musicale con Amadeus ("La donna rossa"). Poi il salto sul grande schermo. Il tentativo di riproporre quanto fatto vedere in pochi minuti di cabaret in novanta minuti di pellicola e di bissare l’enorme successo ottenuto in tv. Poteva funzionare tutto ciò? Probabilmente no, ma, dati alla mano, ha funzionato eccome.
Il suo primo film, risalente all’ormai lontano 2009, fu Cado dalle Nubi, commedia semplice e immediata che vede Checco, bigotto disoccupato del Sud, lasciare la sua città d’origine per trovare fortuna come cantante a Milano. A grandi linee una caricatura di quella che potrebbe essere davvero stata la storia di Luca Medici. Sketch già visti, recitazione bassa e molto caricaturale, scrittura banale e regia pessima. Sostanzialmente la regia, nei film di Zalone, è pressoché assente. Tutto sembra lo svolgersi di siparietti di Cabaret davanti ad una macchina da presa che svolge il suo ruolo senza lasciare il segno. Tutto scialbo, forse già visto. Eppure il suo miglior film, eppure un successo enorme di pubblico e, in alcuni casi, anche di critica. Forse la novità, chissà.
Gli unici punti a Favore di Cado dalle Nubi sono i momenti di critica sociale inseriti in maniera poco velata dall’autore pugliese: discriminazioni contro il Sud,bigottismo dell’Italiano Medio, omosessualità, disoccupazione ed altro. Tutto è però troppo caricato e infantile per riuscire a colpire la mente dello spettatore e a godere dello spettacolo rimane solo lo stomaco. Anche i successivi film di Zalone non perdono occasione per parlare di temi scottanti come riforma del lavoro e terrorismo, ma sempre con uno stile che non fa uscire dalla sala con un sorriso amaro, agrodolce. Esistono tanti altri modi di fare critica sociale. D’altro canto però, sorvolando sullo stile, le scrittura, la tecnica e gli intenti, rimane la comicità. Sotto questo punto di vista il film funziona discretamente mostrando buoni tempi comici e discrete trovate per mandare avanti una linea comica che altrimenti sarebbe davvero sterile. Un bilancio insomma negativo a livello complessivo, ma che denota quanto in realtà un talento cabarettistico sia effettivamente presente dietro l’ignoranza di un personaggio televisivo che sarebbe potuto rimanere tale. Qualche potenzialità a metà tra grettezza e intelligenza che ha virato troppo facilmente verso il primo modello. Una carrellata di battute sì divertenti, buffe, ma a tratti vuote e legate male tra loro e al contesto non è per forza cinema. Spazio in Italia non ce n’è molto, lasciatelo a chi sa fare cinema e vuole provare a cambiare le cose. Lo specchio dei nostri tempi. VOTO: 5



P.S.: vogliamo poi parlare di come verremo obbligati a guardare il suo prossimo lavoro con la forza della mancanza di alternative? Star Wars uscirà poi in linea con il resto del mondo o dovremo aspettare? Ecco un boccone troppo amaro che quasi mai riesco a buttare giù: la mancanza di alternative è uno dei problemi che hanno portato il cinema italiano dov’è oggi. Guardo Zalone oppure niente? Ah no, aspettate: guardo Zalone oppure i Vanzina? Ora sì che ragioniamo.


domenica 9 agosto 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA 3-9 AGOSTO


FILM: Ex (2009)
Film corale incentrato sul tema amoroso sulla scia dell’anglosassone Love Actually. Le storie di sei coppie in crisi si alternano con alterne fortune sullo schermo. Se alcune storie divertono e appassionano, altre sembrano pedanti, sottotono ed estranee al contesto generale. La struttura è classica e consolidata: in qualche modo tutti i personaggi presentati si ricollegano gli uni agli altri e ciò rende la storia più leggera, scorrevole e facile da seguire. Gli attori sono ormai dei veterani della nuova commedia all’italiana. Da Bisio a Orlando, da Claudia Martinelli a Dory. L’amalgama funziona e l’ingegner Cane riesce sempre a divertire, anche nel semplice gesto di lanciare un indifeso gatto o di andare fino in Basilicata per sfuggire all’ex della compagna. L’atmosfera oscilla bene tra il malinconico della storia di Bisio (la più divertente e meglio scritta) e la leggerezza di quella di Salemme, più una serie di sketch che una vera e propria storia a sé stante. Davvero un film carino e godibile da tutti, se non fosse per qualche battuta scadente, qualche situazione improbabile e qualche lieto fine di troppo. Parte con una cattiveria repressa interessante e finisce comunque a tarallucci e vino. Commedia media. VOTO: 7



FILM: Ti Ricordi di Me? (2014)
Personalmente considero Edoardo Leo un discreto attore e non disdegno un film che lo vede protagonista. Per questo mi sono lasciato convincere nella visione di “Ti Ricordi di Me?”. Peccato che ad accompagnare l’attore ci sia la petulante Ambra Angiolini e una sceneggiatura banale e forzata. Un cleptomane e una narcolettica-smemorata si innamorano dopo qualche difficoltà, poi lei, in seguito ad una crisi inaspettata, perde nuovamente la memoria e abbandona il compagno, Leo, con il figlio. Una struttura leggera ma poco accattivante; troppo vicino a “50 Volte il Primo Bacio”. Tutto sa di già vista, di già sentito. Il finale in particolare rappresenta appieno la poco originalità del film, sia nella trama, che nello sviluppo, che nei personaggi, che nelle dinamiche. Il momento preciso in cui ho compreso il vero livello del prodotto è stato il time skip. Come riassumere un periodo medio-lungo di tempo senza far pesare ciò sul film? Semplice: intermezzo divertente con i personaggi che si evolvono rapidamente sulle note di una canzone un po’ pop, un po’ malinconica, un po’ italiana. Obiettivamente, quanti capisaldi del cinema mondiale fanno uso di questa tecnica di bassa lega per rendere sullo schermo un determinato periodo di tempo? Quanti? Meditate gente, Me Ditate. VOTO: 5



FILM: Una Fantastica e Incredibile Giornata Da Dimenticare(2014)
Un ragazzo crede di vivere un momento assai buio della sua vita e gli sembra che i suoi familiari non riescano a capirlo, desidera quindi che a tutti i membri della famiglia provino ciò che sta provando lui. Questo l’incipit di una commedia di equivoci un po’ surreali e situazioni al limite del grottesco. A salvarla è il solo Steve Carrell che, seppur sottotono perché chiuso da una scrittura banale del personaggio, riesce a strappare qualche risata. Si ride comunque molto meno rispetto alle aspettative e pochi sono i punti a favore di un fantastico e incredibile film da dimenticare. VOTO: 4.5



FILM: La Gente Che Sta Bene (2014)
Ancora Bisio che fa da padrone in queste recensioni estive. Un impiegato d’alto rango rischia il licenziamento e tenta di allacciare i rapporti con una ditta rivale per ottenere contemporaneamente un nuovo impiego e una promozione. Il film però, a dispetto delle previsioni e delle premesse, si sviluppa in maniera molto particolare attraverso tradimenti, voli in aereo, figli in arrivo e colpi bassi nel mondo della finanza. Si sfiorano anche drammi, esistenziali e non. A prescindere d una trama confusa e confondente però, ciò che davvero non funziona in questo film è la comicità. Si passa dallo black humor alla comicità italiana, dalle battute volgari a quelle più impegnate legate alla figura di Margherita Buy. Un miscuglio che rende impossibile distinguere il momento della risata da quello della riflessione. Di satira ce n’è ma non si vede. Imbarazzante e totalmente fuori contesto la scena di Buccirosso (a tratti molto simile a quella vista in “Song e’ Napule”). Altro punto a sfavore è lo stesso Claudio Bisio: irritante, inadeguato, fuori contesto. VOTO: 5