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domenica 9 agosto 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA 3-9 AGOSTO


FILM: Ex (2009)
Film corale incentrato sul tema amoroso sulla scia dell’anglosassone Love Actually. Le storie di sei coppie in crisi si alternano con alterne fortune sullo schermo. Se alcune storie divertono e appassionano, altre sembrano pedanti, sottotono ed estranee al contesto generale. La struttura è classica e consolidata: in qualche modo tutti i personaggi presentati si ricollegano gli uni agli altri e ciò rende la storia più leggera, scorrevole e facile da seguire. Gli attori sono ormai dei veterani della nuova commedia all’italiana. Da Bisio a Orlando, da Claudia Martinelli a Dory. L’amalgama funziona e l’ingegner Cane riesce sempre a divertire, anche nel semplice gesto di lanciare un indifeso gatto o di andare fino in Basilicata per sfuggire all’ex della compagna. L’atmosfera oscilla bene tra il malinconico della storia di Bisio (la più divertente e meglio scritta) e la leggerezza di quella di Salemme, più una serie di sketch che una vera e propria storia a sé stante. Davvero un film carino e godibile da tutti, se non fosse per qualche battuta scadente, qualche situazione improbabile e qualche lieto fine di troppo. Parte con una cattiveria repressa interessante e finisce comunque a tarallucci e vino. Commedia media. VOTO: 7



FILM: Ti Ricordi di Me? (2014)
Personalmente considero Edoardo Leo un discreto attore e non disdegno un film che lo vede protagonista. Per questo mi sono lasciato convincere nella visione di “Ti Ricordi di Me?”. Peccato che ad accompagnare l’attore ci sia la petulante Ambra Angiolini e una sceneggiatura banale e forzata. Un cleptomane e una narcolettica-smemorata si innamorano dopo qualche difficoltà, poi lei, in seguito ad una crisi inaspettata, perde nuovamente la memoria e abbandona il compagno, Leo, con il figlio. Una struttura leggera ma poco accattivante; troppo vicino a “50 Volte il Primo Bacio”. Tutto sa di già vista, di già sentito. Il finale in particolare rappresenta appieno la poco originalità del film, sia nella trama, che nello sviluppo, che nei personaggi, che nelle dinamiche. Il momento preciso in cui ho compreso il vero livello del prodotto è stato il time skip. Come riassumere un periodo medio-lungo di tempo senza far pesare ciò sul film? Semplice: intermezzo divertente con i personaggi che si evolvono rapidamente sulle note di una canzone un po’ pop, un po’ malinconica, un po’ italiana. Obiettivamente, quanti capisaldi del cinema mondiale fanno uso di questa tecnica di bassa lega per rendere sullo schermo un determinato periodo di tempo? Quanti? Meditate gente, Me Ditate. VOTO: 5



FILM: Una Fantastica e Incredibile Giornata Da Dimenticare(2014)
Un ragazzo crede di vivere un momento assai buio della sua vita e gli sembra che i suoi familiari non riescano a capirlo, desidera quindi che a tutti i membri della famiglia provino ciò che sta provando lui. Questo l’incipit di una commedia di equivoci un po’ surreali e situazioni al limite del grottesco. A salvarla è il solo Steve Carrell che, seppur sottotono perché chiuso da una scrittura banale del personaggio, riesce a strappare qualche risata. Si ride comunque molto meno rispetto alle aspettative e pochi sono i punti a favore di un fantastico e incredibile film da dimenticare. VOTO: 4.5



FILM: La Gente Che Sta Bene (2014)
Ancora Bisio che fa da padrone in queste recensioni estive. Un impiegato d’alto rango rischia il licenziamento e tenta di allacciare i rapporti con una ditta rivale per ottenere contemporaneamente un nuovo impiego e una promozione. Il film però, a dispetto delle previsioni e delle premesse, si sviluppa in maniera molto particolare attraverso tradimenti, voli in aereo, figli in arrivo e colpi bassi nel mondo della finanza. Si sfiorano anche drammi, esistenziali e non. A prescindere d una trama confusa e confondente però, ciò che davvero non funziona in questo film è la comicità. Si passa dallo black humor alla comicità italiana, dalle battute volgari a quelle più impegnate legate alla figura di Margherita Buy. Un miscuglio che rende impossibile distinguere il momento della risata da quello della riflessione. Di satira ce n’è ma non si vede. Imbarazzante e totalmente fuori contesto la scena di Buccirosso (a tratti molto simile a quella vista in “Song e’ Napule”). Altro punto a sfavore è lo stesso Claudio Bisio: irritante, inadeguato, fuori contesto. VOTO: 5 

domenica 3 maggio 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA 27 APRILE - 3 MAGGIO


FILM: Song ‘e Napule (2014)
“Dimostrare che un’altra televisione in Italia è possibile”. Questo il motto ferrettico che hanno probabilmente adottato anche i talentuosi Manetti Bros. I due registi romani portano al cinema ciò che di buono avevano fatto vedere in quattro stagioni di Coliandro con una commedia ben costruita, girata, recitata e montata. La storia segue le vicende di un giovane pianista, entrato in polizia tramite raccomandazione, scelto per essere l’infiltrato ad un matrimonio tra figli di boss camorristi. Per far sì che l’intricato piano funzioni però Pino Dinamite, interpretato da un fantastico e credibilissimo Venturi di 1992, dovrà riuscire ad entrare nella band del cantante neomelodico Lollo Love (esilarante Giampaolo Morelli) che si esibisce al matrimonio incriminato.
Personaggi sopra le righe che non stonano rispecchiando una città, un popolo sopra le righe. Comicità dissacrante che gli amanti dell’ispettore di Rai 3 non potranno fare a meno di apprezzare. Dietro il velo di semplicità e allegria si cela però una profonda critica sia alla città di Napoli che all’Italia intera. La sequenza iniziale sulle raccomandazioni è da antologia, fantastica.
 Ad una prima occhiata potrebbe sembrare che della città di Napoli vengano presentati solo gli aspetti negativi (camorra, sporcizia, violenza), ma non è così; proprio nelle scene più lente e riflessive infatti la macchina da presa si sofferma a mostrare splendidi scorci, paesaggi mozzafiato e vicoli caratteristici della controversa metropoli. Tirando le somme Napoli esce rafforzata nell’immagine da questo film italiano molto intelligente. Un popolo che potrebbe esistere solo lì, all’ombra del Vesuvio. VOTO: 8



FILM: Control (2007)
Film biografico sulla vita di Ian Curtis, cantante e leader dei Joy Division nella loro breve attività. La prima cosa che salta all’occhio è la scelta stilistica del bianco e nero, scelta quanto mai azzeccata che restituisce in maniera credibile sia gli anni ’70 che la complessa psicologia del protagonista. Il film copre l’intera carriera musicale dell’immenso cantante, dai dischi di Bowie nella cameretta alla tragica fine passando per il successo e le crisi di epilessia. Lo sceneggiatore, consapevole di non poter includere l’intera vita dell’artista in due ore di pellicola, decide di tagliare sul rapporto tra Curtis e gli altri membri del gruppo; ciò risulta anche funzionale nel delineamento del carattere schivo, fragile e solitario del protagonista.
Control è un film in cui non si parla molto, in cui ci sono molti silenzi alternati a brani degli stessi Joy Division; molti passaggi sono oscuri o comunque non avvengono direttamente davanti alla macchina da presa, quasi si volesse lasciare comunque una sorta di riservatezza alla figura di Ian. La sequenza finale nella sua semplice forza dirompente commuove e lascia un gusto molto amaro in bocca, si ha la sensazione che la grave perdita si sarebbe potuta evitare, ma non è stato così. Quando “Atmosphere” parte senza però coprire le grida strazianti della povera Deborah Curtis si ha un tuffo al cuore, un nodo in gola. Scena magnifica.
Da questo film emergono e si mescolano rabbia, dolore, sofferenza, depressione, angoscia e voglia di farla finita. Uno spaccato realistico della vita del giovane frontman poeta che, unito ad una fotografia spettacolare e ad una regia statica e riflessiva, contribuisce a dare vita ad un prodotto imperdibile per gli amanti del punk e della new wave. Uno dei migliori film biografici di sempre. VOTO: 9



FILM: We Are The Best (2013)
Film svedese passato decisamente in sordina qui in Italia. Le protagoniste sono tre ragazzine tredicenni anticonformiste e ancora convinte che nel 1982 si possa prendere il punk come modello anche al di fuori della pura musica, anche come stile di vita. La pellicola, tratta da una graphic novel, si struttura come una serie di episodi quasi slegati tra loro che riescono comunque a creare una storia organica, uno sviluppo credibile dei personaggi che, scoperta una sala prove aperta a tutti nella loro scuola, decidono di comporre musica nonostante la penuria di conoscenze tecniche e di strumenti.
Non si riesce bene a comprendere se il regista volesse fotografare le difficoltà dell’adolescenza, dell’anticonformismo giovanile o i valori delle generazioni cresciute con il punk. Il prodotto si presenta come una via di mezzo, un ibrido che non sempre riesce nel suo scopo. A tratti sembra volare più alto, a tratti più basso senza mai affondare il colpo. Dal mio punto di vista ho interpretato la storia delle tre ragazzine come un ritratto degli ultimi, quelli che la società non considera, quelli che non riescono ad esprimere loro stessi in schemi ben definiti ma che devono romperli e quindi essere visti in maniera negativa dalle persone che li circondano. Spesso è più facile chiudersi e nascondersi dietro ciò che la società vuole piuttosto che esprimere se stessi e risultare estraneo alla società stessa.
Fotografia e regia scolastiche, molto convincenti le interpretazioni delle tre protagoniste. VOTO: 6.5



ALBUM: L’Italia Peggiore (2014)
Dopo aver elogiato il primo album de “Lo Stato Sociale” nelle scorse Recensioni della Settimana, oggi parliamo del secondo lavoro in studio, uscito lo scorso anno. Con “L’Italia Peggiore” il quintetto bolognese si conferma come il più commerciale ed accessibile gruppo indie elettronico di critica sociale italiano. Al secondo tentativo Lodo e compagni curano più l’aspetto musicale dando vita a motivetti ancor più orecchiabili e azzeccati, ma tralasciano talvolta i testi o eccedono nel luogo comune; “C’eravamo Tanto Sbagliati” ad esempio somiglia più ad un’accozzaglia di frasi da stato di Facebook piuttosto che ad un brano socialmente e politicamente scorretto. A parte due o tre brani poco ispirati però l’album conferma quanto di buono si era intravisto in “Turisti della Democrazia”: testi acidi (“La Rivoluzione Non Passerà in TV”) e critica di costume (“In Due è Amore in Tre è una Festa”). “Linea 30” la vera perla; coraggiosa, dura, alternativa, poco invasiva. La strage di Bologna vista da vicino, così vicino che non ci si accorge nemmeno di ciò che sta accadendo.
Molto buone anche le collaborazioni con Piotta, l’enorme Arianna Dell’Arti e Scottecs, ormai idolo di grandi e piccini. Un gradino sotto il primo album ma comunque un prodotto godibile da chiunque. VOTO: 7.5