Visualizzazione post con etichetta James Gunn. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta James Gunn. Mostra tutti i post

mercoledì 26 aprile 2017

GUARDIANI DELLA GALASSIA VOL. 2 E LA FANTASTICA IMPERFEZIONE

Il secondo capitolo dei Guardiani della Galassia si fonda sulle basi stilistiche e logiche poste dall’opera prima nel lontano 2014, virando però verso un approfondimento nuovo dei protagonisti e delle loro dinamiche di gruppo. Se l’inizio in medias res ci ributta nella mischia dello scontro spaziale, la prima parte della sceneggiatura non spicca per una coerenza particolare e lascia spazio ad una serie di sequenze sì divertenti, ma non esattamente amalgamate alla perfezione. L’analisi introspettiva dei personaggi però saprà ricongiungere i lasciti di questi siparietti in un messaggio di fondo univoco, di rimando dal film precedente, ma indubbiamente più centrale in quest’opera.


A differenza del primo film, in questo secondo “Volume” gli scalmanati ragazzi di Starlord si allontanano dal centro dell’azione, mossi da una ricerca che è resa attraverso Ego, il padre di Peter, ma che sta a rappresentare un percorso collettivo di maturazione del gruppo come “famiglia”. Questo movimento centripeto porta la banda ad abbandonare la ribalta: non aspettatevi folle festanti al termine del film. Tale scelta influisce anche sui rapporti che il film intrattiene con il Marvel Cinematic Universe, riducendo ai minimi termini i riferimenti specifici al sommo Thanos e al suo progetto di distruzione, rinunciando a camei insperati e all’introduzione del prossimo “Thor: Ragnarok”, film sulla carta più vicino ai Guardiani. Se da una parte questo tentativo d’indipendenza potrebbe infastidire i fanatici dei collegamenti tra film del MCU, dall’altra trova i favori di chi, come me, ha sempre sperato in uno spazio che potesse valorizzare al punto giusto il gruppo dei Guardiani.
Guardiani della Galassia Vol. 2 si pone quindi come uno stand alone sull’universo di Peter Quill che vuole andare più in profondità rispetto al primo film, aprendo una parentesi che contiene in sé più risposte che domande, pensata per concludere alcuni archi narrativi. Questa peculiarità del film, che lo differenzia significativamente dagli altri prodotti del MCU, è però anche il punto debole di una sceneggiatura che non vuole volontariamente raggiungere i picchi di epicità del primo capitolo e che risente di alcune mancanze a livello narrativo. Il fatto che, all’interno di una trilogia cinematografica, il capitolo di mezzo appaia così slegato dalla trama centrale può essere inteso come una scelta fallace.


Dal primo momento in cui ho visto “Guardiani della Galassia Vol. 1”, ho subito pensato potesse diventare con il tempo il corrispettivo per la mia generazione di ciò che era stata la trilogia classica di Star Wars per la generazione dei nostri padri, ma l’opera di Lucas aveva una progettualità e una libertà d’azione che hanno davvero reso possibile la creazione di un universo in espansione poggiato sui primi tre film. La scelta di James Gunn di allontanare il secondo capitolo dal fulcro del’azione è al contempo innovativa ed estremamente rischiosa. Il finale commovente non ha in sé la carica epica del finale de “L’impero colpisce ancora”, e questo non aiuta a creare un senso di continuità assoluto. Non basta una scena post credit a riattivare la fantasia degli spettatori.


Ma d’altro canto, un film così slegato dalle logiche seriali che invadono la continuity cinematografica del MCU rappresenta la boccata d’aria fresca di cui sentivamo il bisogno. La libertà di James Gunn lo riporta sui binari dell’autorialità cinematografica, che, nel secondo capitolo ancora più che nel primo, si traduce in una messa in scena e in una regia assolutamente al di sopra del livello medio del genere, indubbiamente comparabili a quelle di produzioni meno popolari e più ricercate. Sequenza dei titoli di testa meravigliosa, battaglia finale perfetta in ogni suo aspetto e una manciata di scene memorabili ad arricchire il tutto.


“Guardiani della Galassia Vol. 2”, nonostante alcuni cambiamenti nella scrittura, non interrompe una continuità con il capitolo precedente che si basa sui personaggi, sulla comicità e sulla colonna sonora non originale. Al gruppo dei cinque (quattro più uno) Guardiani ormai storici, in questo film si aggiunge una serie di personaggi di contorno che nelle loro interazioni partecipano in tutto e per tutto alla vita dell’equipaggio spaziale. Nebula emerge alla lunga nella risoluzione del conflitto con Gamora e contribuisce attivamente allo sviluppo della trama; Mantis invece appare la più abbozzata dei “nuovi guardiani”, ma funge da ottima spalla comica in coppia con Drax e gode di una caratterizzazione che cela in sé i semi di uno sviluppo interessante, soprattutto alla luce di alcune ombre. A spiccare sopra tutti è però Yondu - già presente nel precedente film -, che, da una situazione di partenza che già vantava i favori del pubblico, diventa vero mattatore della seconda parte della pellicola, risultando il centro attorno al quale si chiude il bilancio finale del progresso psicologico dei protagonisti. Un vero capolavoro di scrittura che si stanzia a livello dell’amatissimo Loki, se non al di sopra.


La comicità caratterizza ancora una volta queste avventure spaziali differenti. Lo stacco dagli altri film Marvel si percepisce in particolar modo in un paio di scene in cui termini scurrili ci ricordano le origini di Gunn e gli intenti di una trilogia pungente. La colonna sonora non originale invece, pur assestandosi su buoni livelli, non raggiunge minimamente l’immersività e il peso che aveva nel primo capitolo. La scelta dei brani, operata dalla stesso regista, non ha saputo trovare pezzi altrettanto iconici, non ha saputo legarli alle scene in maniera altrettanto impeccabile.



In generale il problema principale di questo film non perfetto è quello di venire dopo la vera sorpresa del MCU, il fiore all’occhiello di un progetto che con il succitato “Thor: Ragnarok” sembra voler tentare di bissare il modello di Gunn. Il primo film sui guardiani aveva rinnovato i canoni, alzato l’asticella per tutti i successori e questo secondo capitolo ha scelto intelligentemente di non confrontarsi apertamente con il suo predecessore, invertendo il canone, cambiando la struttura e la dimensione dello sviluppo narrativo, senza però rinunciare ai cardini identificativi della serie. E in questi termini il film ha ampiamente soddisfatto ogni pretesa. Diverte, esalta, emoziona e appassiona utilizzando un linguaggio finalmente cinematografico. Un altro tassello di una storia fantastica. I Guardiani sono tornati e se ne sono già riandati, ho cominciato a segnare sul calendario  giorni che mancano all'uscita del terzo capitolo.



Frase post titoli di coda (SPOILER)
.
.
.
.
.
La scena del funerale di Yondu con Cat Stevens e i guardiani di fronte allo spettacolo di fuochi d'artificio è probabilmente il punto più alto del MCU. Senza probabilmente, c'è anche Rambo. 


domenica 14 giugno 2015

RECENSIONI DELLA SETTIMANA 8-14 GIUGNO


FILM: Super (2011)
James Gunn, prima di passare agli ordini dei Marvel Studios, diresse “Il Batterista Nudo”, Rainn Wilson, in questo film sui supereroi poco convenzionale, violento e disturbante. Il film, nel suo complesso, è davvero complesso (giocone di parole, eh?). Ciò è dovuto principalmente al fatto che, sotto la maschera di psicopatico, sotto quella di reietto della società, sotto quella di alienato, il protagonista nasconde delle emozioni e dei sentimenti che riassumono meno una determinata condizione umana, ossia l’isolamento o l’abbandono. In questo il film funziona egregiamente mostrando a tratti gli aspetti più fragili di un personaggio controverso ma assai sensibile e umano.
Che Gunn sia un ex Troma (se non sapete cos’è, correte a rimediare) lo si nota da qualche scena bizzarra e sopra le righe, per non dire trash oltre ogni limite, come quella dell’indice di Dio. Il film oscilla sempre tra realismo (sostenuto dalla violenza gratuita ed esplicita) e parodia. Alcuni personaggi, come il protagonista, sono più legati al secondo mondo ma sostengono involontariamente il primo, e lo stesso accade a quelli che risultano più legati al primo. Un intreccio interessante. In quest’ottica ho quindi apprezzato maggiormente il protagonista e il braccio destro del supercattivo rispetto all’esaltata Ellen Page e a Kevin Bacon, ma riconosco che senza questi ultimi il bilanciamento di cui sopra sarebbe venuto a mancare.
Film ben congeniato e ben realizzato, troppo spesso etichettato come opera minore. VOTO: 7.5


ALBUM: Il Padrone Della Festa - Live (2015)
Esiste una cricca di artisti italiani pop poco pop, un po’ alternativi nel loro modo di intendere il pop. Quegli artisti che si conoscono di nome ma non si fanno mai vedere, se non per qualche rapida apparizione sanremese o a qualcuno degli svariati primi maggi che fioriscono ogni anno. Tre di questi hanno la (s)fortuna di conoscersi bene, di frequentarsi nel privato, di essere amici insomma. Stiamo parlando di Fabi Silvestri Gazzè che, dopo aver compiuto un viaggio formativo in Africa due anni fa, hanno deciso di portare un cerberico progetto musicale, chiamato appunto, con quel pizzico di fantasiosa fantasia nostrana, Fabi Silvestri Gazzè. A dirla tutta però, non è che mi sia garbato molto il prodotto che ne è venuto fuori: ho trovato “Il Padrone Della Festa” borioso, nostalgicamente ripetitivo e soprattutto distruttivo dei punti forti che i tre artisti dimostrano di avere separatamente. Un buco nell’acqua profonda dal mio modesto punto di vista. Ho ascoltato poi il live del concerto che è succeduto all’album in studio e la mia parte intollerante si è dovuta ricredere: il disco in questione riprende molti brani famosi dei tre solisti e li reinterpreta in maniera fresca, nuova. Hanno svecchiato pure “L’Y-10 Bordeaux”, dai, un plauso lo meritano. Anche gli estratti del lavoro congiunto dimostrano di avere una forza celata inimmaginata. Una bella scoperta. VOTO: 7.5



ALBUM: Run (2015)
Gli Awolnation, band-progetto di Aaron Bruno, tornano e cercano di bissare il successo del primo album (che ricordiamo trascinato dalla perfetta Sail), ma non riescono nell’impresa. Ci troviamo di fronte ad un prodotto che si copia nel corso di quattordici lunghe canzoni, si ripete e non osa quasi mai. Il classico suono elettronico discordante, marchio di fabbrica degli AN, viene bilanciato in maniera rivedibile: alcuni brani ne abusano, in altri è completamente assente.
L’album in realtà parte bene: “Run” accelera e introduce bene, “Fat Face” si lascia ascoltare, ma è “Hollow Moon (Bad Wolf)”, singolo che anticipava l’uscita del lavoro in studio, il brano che tiene alte le aspettative. La struttura classica dell’elettronica degli AN mischiata agli Arcade Fire e a tendenze più soft, più alternative, più folk. Un pezzo decisamente riuscito. Si continua discretamente per arrivare a “I Am”, altro singolo molto più pop, accessibile, ma non per questo scadente; si può riconoscere un giro di piano simile a quelli di Chris Martin. Da qui in poi, a parte un paio di eccezioni, l’album declina verso l’inutilità. Solo noia, peccato. Poteva essere un prodotto carino e fresco, molto adatto al periodo estivo, ma così non è. Evocativa la cover. VOTO: 5.5



FILM: La Tempesta Del Secolo - Seconda Parte (1999)
Eccoci finalmente. Dopo una settimana di pausa forzata torniamo a parlare della miniserie di Stephen King che turba, inquieta e fa riflettere. Per capire ciò che verrà detto vi invito a leggere o rileggere la receimpressione della prima parte.
Dove eravamo rimasti? L’entità aveva già cominciato a controllare le menti della popolazione dell’isola, ma quello era niente rispetto a ciò che accade nella seconda parte. In realtà gli eventi non precipitano velocemente come ci si potrebbe attendere da una miniserie, ma l’ansia è crescente e si sente che sta per accadere qualcosa. Tutto porta a pensare che il finale dell’episodio sia la chiave dell’intera opera e così è. Mentre la popolazione continua a subire l’influenza di Linoge (o Legion, per chi ha visto o letto “La Tempesta del Secolo”) il protagonista è combattuto sul da farsi: gli abitanti vorrebbero che uccidesse a sangue freddo la minaccia, ma il buon senso prevale in lui. Lo stesso non si può dire per il resto dell’isola che, sul finire della puntata, decide di scagliarsi contro l’entità, portandola a mostrarsi per quello che è, ossia un demone onnipotente, ma non immortale, badate bene che ciò sarà fondamentale. Lo stregone quindi ricorda nuovamente che se gli verrà consegnato ciò che vuole lascerà libera l’isola del Maine. A quel punto Linoge fugge, lasciando interdetti i presenti. La caccia all’uomo può dirsi conclusa, ma la scelta sarà ardua.

Il livello tecnico perpetua nella mediocrità, ma la trama è ormai entrata nel vivo e la mano del maestro si sente sempre più. Un gradino sopra la prima parte. VOTO: 7