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venerdì 26 giugno 2015

COMMENTO WAYWARD PINES EPISODIO 6

Esisteva una volta Twin Peaks, serie culto ideata e scritta dal duo di filosofi mancati Lynch e Frost. Era una commistione perfettamente bilanciata di vari generi: soap, comedy, black comedy, poliziesco, thriller, sovrannaturale, ma soprattutto mistery. Era il mistero a sostenere il tutto, le fondamenta. “Chi ha ucciso Laura Palmer?” spopolava e sosteneva tutti gli altri misteri secondari ad esso legati, come l’isola per Lost. I produttori dell’ABC però decisero, nel 1991, dopo un paio di puntate dall’inizio della seconda stagione, che il nome dell’assassino di Laura sarebbe dovuto essere rivelato perché i fan lo richiedevano a gran voce. Il duo di registi tentò invano di ribellarsi e il castello di carte crollo senza le fondamenta. Venuto a mancare il pilastro della narrazione, tutte le sottotrame minori persero di significato, di fascino agli occhi degli stessi spettatori che mandavano lettere di protesta alla casa di produzione perché il mistero venisse svelato. La folla aveva scelto per la morte della serie, perché la folla sceglie sempre Barabba.


E adesso vi starete chiedendo: cosa centra la debacle di Twin Peaks con il commento al sesto episodio di Wayward Pines? Centra, centra eccome. Come accadde per i Picchi Gemelli, serie a cui si rifà lo scrittore dei romanzi da cui è tratto WP, anche nell’opera di Shyamalan i misteri che sostenevano la struttura e che invogliavano lo spettatore a seguire assiduamente la serie sono venuti clamorosamente a mancare in una puntata-flashback vuota e inutile. Ma andiamo con ordine.
Il sesto episodio si divide in due parti: una riguardante il protagonista e Pilcher e un’altra incentrata sui preparativi per la fuga di Kate e Harold. La prima è più lenta, ma anche più riflessiva e comprende una serie di flashback che non aggiungono quasi nulla a ciò di cui eravamo venuti a conoscenza nella puntata precedente, mentre la seconda è pressoché un riempitivo: sembra abbiano voluto allungare a dismisura la creazione di un ordigno che poteva essere ridotta ad un paio di scene. In generale tutta la puntata poteva essere alleggerita.


Dai racconti dello scienziato veniamo a sapere particolari poco interessanti sui preparativi all’ibernazione di massa. Veniamo a sapere della parentela tra Pilcher e l’infermiera e che quello di Ethan è considerato il blocco B. Esisteva quindi un blocco A, ossia una prima generazione di “scongelati” che, dopo aver saputo del loro destino, si è ribellata e, uscendo da WP, è andata in contro alla morte (ecco spiegata la tirannia e la penuria di libero arbitrio). Scopriamo poi che lo scienziato si è riservato il privilegio di tenere con sé alcuni Abbie per poterli analizzare e ciò credo potrebbe rivelarsi un possibile elemento centrale per un colpo di scena futuro. Dai flashback quindi possiamo escludere teorie del viaggio nel tempo e complessi ragionamenti sui paradossi legati ad esso. Tutto si svolge cronologicamente: quando abbiamo visto l’ex sceriffo e l’ex psichiatra interagire con altre persone nel 2014 erano effettivamente in quell’anno e solamente dovevano ancora essere ibernati (grazie Anonimo, palesati).



Detto ciò i misteri che mi dilettavo a elencare nei precedenti articoli sono sostanzialmente stati risolti. Cosa rimane quindi di WP? Ora cosa succederà? Dove sta andando a parare una serie che sembra aver terminato il carburante nel bel mezzo di un’appassionante corsa? Il mio sospetto è che, finite tutte le cartucce, le avventure della famiglia Burke decadranno lentamente verso l’americanata pura, ossia Ethan che si erge a paladino della patria e tenta con tutte le sue forze di contrastare l’ingresso degli Abbies in città (cosa che accadrà non appena la bomba di Kate sarà innescata); un action apocalittico che poco ha a che vedere con le premesse di una serie mistery ispirata a e da Lynch. Spero di sbagliarmi. In generale i tempi e le rivelazioni sono stati gestiti male. Dispiace vedere una serie che si perde dopo picchi interessanti e ben preparati. Peccato. 

lunedì 25 maggio 2015

COMMENTO WAYWARD PINES EPISODIO 2

La serie figlia delle grandi serie del passato comincia finalmente ad ingranare. Il mistero e il sovrannaturale prendono il sopravvento sul resto e lo spettatore è inevitabilmente portato ad incollare gli occhi allo schermo. In questo episodio ci sono forse meno avvenimenti degni di nota rispetto a quello precedente, ma ciò che accade è un continuo colpo di scena, un continuo climax ascendente di tensione. 

Si parte con lo sceriffo locale, forse sì, troppo stereotipato finora, che intima il protagonista di rimanere nella camera d’albergo, si passa dalla scoperta della mappa nello stivale del defunto e martoriato collega e si arriva alla violenta e inaspettata conclusione dell’episodio. Proprio la conclusione potrebbe infatti essere di buon auspicio per il prosieguo della serie. Negli anni infatti siamo stati abituati a cliché e colpi di scena prevedibili che raramente portano alla morte dei personaggi principali, specialmente nelle prime battute di una miniserie. Di solito ci si aspetta che un personaggio non muoia mai davvero, ma venga solo allontanato per un certo periodo di tempo, come ammettono gli sceneggiatori in Boris per esempio. Qui invece la donna che sembrava l’unico baluardo di umanità e integrità nella misteriosa Wayward Pines viene sgozzata di fronte a tutta la comunità dal boia del posto, ossia lo stesso sceriffo. Da questa azione capiamo che le dinamiche della microsocietà venutasi a creare nella sinistra cittadina sono profondamente condizionate dalla convinzione degli abitati della bontà del sistema di leggi e verità non dette che regge l’intera farsa. Non si può scappare, non si può parlare del passato, non si può smettere di recitare senza che nessuno se ne accorga e immagino siano molte altre le azioni giornaliere e comuni proibite a Wayward pines, tutte azioni che coinvolgono in qualche modo la libertà dell’uomo. La metafora della civiltà odierna è evidente e ben congeniata; sotto una coltre di intrattenimento puro potrebbe celarsi anche una velata vena critica molto interessante che potrebbe elevare il livello del prodotto ad una più accurata analisi del prodotto.


Passiamo poi all’analisi dell’aspetto metafisico della serie finora: il tempo. Come avevo immaginato e come avevo anticipato nel precedente commento il paradosso temporale è uno dei pilastri che tengono e terranno in piedi la serie. A WP il tempo scorre diversamente: la compianta barista pensava di essere ancora nel 1999 quando la serie è ambientata nel 2014 e il collega scomparso perché giustiziato dello sceriffo si era sposato più di un anno prima dell’arrivo dell’agente Burke, ma in realtà era in servizio fino a cinque settimane prima del famoso incidente stradale da cui tutto è partito. Qualcosa non quadra e dovremo aspettare altre otto settimana per capire cosa e perché. Intanto la moglie e il figlio del protagonista annusano il complotto e sono in procinto di investigare autonomamente sulla scomparsa del parente. Mi aspetto sbattano spesso la testa contro un muro a casa di tutta la nebbia che circonda la città, ma credo anche risulteranno fondamentali per la definitiva fuga.


La serie si sta incanalando su precisi binari battuti ma sempre freschi e innovativi. Il più grande punto a favore di WP è indubbiamente la presa che ha sul pubblico medio. La situazione di pericolo in cui si trova il protagonista al fine del secondo episodio, braccato e intrappolato, porta lo spettatore ad attendere con ansia la prossima settimana e il prossimo episodio.
Il cambio di regia giova alla serie portando una ventata fresca e garantendo una varianza interessante. Il lavoro di Charlotte Sieling eguaglia e supera quello di Shyamalan nello stile, nella cura e nel coraggio di rischiare. Alcune inquadrature sono assai simili, ad esempio quelle all'interno della clinica, ma tutto risulta più dinamico e coinvolgente. La nuovo regista limita al massimo l’effetto nebbia di cui avevamo già parlato.


Che dire? Un secondo episodio meno citazionistico e più avvincente, più originale. Un prodotto godibile se visto con aspettative non eccessive, ma neanche basse, non le merita. Una serie che lascia spesso lo spettatore a bocca aperta con rivelazioni e colpi di scena azzeccati. La natura di miniserie gioverà. Posso confermare: il piglio e quello giusto.