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giovedì 21 settembre 2017

AMARE IL MATERIALISMO


È bizzarro l’amore che possiamo riservare ad un oggetto. Inerme, non ci restituisce nulla.

È l’arcano della merce a dare senso al tutto. Dietro ogni particolare si nasconde silente un tempo accumulato che non vediamo, ma di cui subiamo il fascino. È il nostro tempo, o il tempo altrui, a dare valore al mondo materiale. La nostra moneta più preziosa è quest’attimo senza tempo che raccoglie il passato. Amare il materialismo, l’amore del tempo non prova vergogna.

sabato 22 ottobre 2016

IO VADO, TU SEGUIMI

Poggiò i libri sgualciti sul tavolo e si sedette cercando l’invisibilità. Come ogni tardo pomeriggio, si ritrovava a studiare nell’affollata biblioteca, aspettando la sera e la laurea. Placando la fame con gli avanzi della dispensa. Aprì il libro, cercò la pagina giusta e cominciò a leggere distrattamente di ciò che non gli interessava e non l’avrebbe interessato. La giornata stava volgendo alla solita occlusiva conclusione, quando alzò distrattamente lo sguardo tra un nome altisonante e una definizione presuntuosa e li vide. Vide i suoi occhi splendenti tra gli occhi degli altri che non splendevano mai come i suoi. Vide i suoi capelli accesi, rossi e distinti, divisi da una dea e ramati uno ad uno con grazia. Vide le sue guance, arrossate dal calore dell’aula, riempite da una costellazione di lentiggini che la coloravano in modo singolare, unico. Vide la sua espressione corrucciata, intenta com’era a comprendere chissà quale pensiero proibitivo, avvolta com’era nel suo studio, nei suoi pensieri, nella chioma che le incoronava dolcemente l’anima docile. La vide e un’espressione si fermò sulle labbra e sugli occhi del ragazzo, a metà tra lo stupore e la magia del tempo che scorre al contrario.
La ragazza distolse lo sguardo dagli studi e i due si incrociarono per qualche attimo, uno scambio impercettibile. Le guance di lei si colorarono di un rosso più accesso, l’espressione di lui sfociò definitivamente in un sorriso, e il tempo si fermò.


Si sarebbero incontrati, conosciuti e amati. Avrebbero trovato nell’altra persona ciò che da sempre avevano atteso invano. Si sarebbero rivisti qualche sera dopo al cinema, a vedere quel film complesso; ma del film non sarebbe interessato a nessuno. Si sarebbero baciati una notte, sotto le stelle e il freddo mite di autunno leggero. Sarebbero andati a mangiare fuori, in un locale modesto ma caldo, e lui l’avrebbe fatta accomodare, e lei sarebbe arrossita, imbarazzata e lusingata. Avrebbero riso, pianto insieme, sofferto. Insieme. avrebbero visitato luoghi già visti con altri occhi, avrebbero visitato nuovi luoghi, con l’amore per la scoperta negli occhi e il futuro nella borsa. Avrebbero nuotato per ore, cercando di risalire il fiume e raggiungere le cascate. Avrebbero messo da parte i bui delle loro anime per risplendere insieme. sarebbero andati avanti nonostante tutto puntasse a sud, avrebbero resistito alle intemperie. Lui avrebbe regalato a lei infiniti sorrisi, lei gli avrebbe dato in cambio la gioia di vivere il mondo, che prima era stato con loro, ora era solo loro. Avrebbero piantato le radici di un albero imponente ed elegante, come un padre che accoglie a braccia aperte le difficoltà del figlio. Sarebbero rimasti insieme per sempre. O forse no.
Si sarebbero potuti incontrare, conoscere ed amare. Avrebbero potuto trovare nell’altra persona ciò che da sempre avevano atteso invano. Avrebbero potuto rinascere a vita nuova. Avrebbero potuto passare interi pomeriggi ad ammirare il matrimonio delle nuvole e il vento, le forme in movimento di una vita immobile. Avrebbero potuto condividere una parte del loro cuore per resistere alla morte. Avrebbero potuto terminare una giornata con i piedi nell’acqua salata e la testa nel loro nuovo mondo, nato per restare. Avrebbero potuto passare anniversari ad amarsi nella loro nuova casa, senza molte parole. Si sarebbero potuti aprire l’un l’altro per scoprire di essere simili nella storia di due vite dissimili. Sarebbero potuti rimanere insieme per sempre, ma così non è stato. O forse si.
Il tempo riprese a scorre quasi come prima e l’espressione di stupore fanciullesco del ragazzo si tramutò in sconforto quando vide il posto dove era seduta la ragazza vuoto. La cercò con gli occhi, non poteva essere sfuggita in un così breve lasso di tempo. La cerco tra le sagome che popolavano quella vuota biblioteca. La cercò con la speranza e la trovò, coperta da una giacca solitaria, mentre si allontanava verso l’uscita. Sul volto del ragazzo scese una goccia di sudore che pareva una lacrima, e la schiena gli si rizzò per poi incurvarsi nell’anonimato. Tornò nel nido sicuro. Nel suo guscio spesso rivide le immagini del momento dell’amore e se ne innamorò. Sul suo viso scese una lacrima, non una goccia di sudore, perché era arrivato il momento.
La sua mano timida le sfiorò la spalla proprio alle soglie dell’uscio. Fuori cominciava a scendere una foschia umida insieme alla sera buia, ma le luci si rinvigorivano nel pallore del crepuscolo della mezza stagione. I rumori si estraniarono e comparve una scintilla nello sguardo nascosto di lei, lei di spalle.

“Ciao”.

giovedì 27 agosto 2015

NBT: LOLITA

Ciao sono Paolo e oggi Mattia mi ospita nel suo blog per parlare del film “Lolita” di Stanley Kubrick. Ora, su questo argomento ci sarebbe molto da dire e molto di cui discutere ma con il vostro permesso mi soffermerò solo su un aspetto in particolare di questo film (che poi è anche l’elemento centrale della storia) ovvero la relazione tra Humbert (James Mason) e Lolita (Sue Lyon). Una relazione certamente scandalosa da inserire in un film a quei tempi, si parla di una liaison tra un uomo di mezza età ed una quattordicenne dopotutto. Aggiungete poi che Humbert è anche il patrigno di Lolita e otterrete una relazione con incesto e pedofilia. È naturale pertanto che all’epoca il film fece scalpore ma a mio avviso l’attrazione che Humbert prova per Lolita non è affatto carnale o per lo meno non solo. Vedrò di spiegare il mio punto di vista nel modo più esaustivo possibile.


Humbert si innamora di Lolita nell’istante stesso in cui la vede non solo perché giovane e bella ma anche e soprattutto per l’aura che emana, un’aura di leggerezza e semplicità. Lolita è pura e autentica, ma allo stesso tempo è anche maliziosa e impertinente. Humbert poi, convivendo con Lolita e la madre di lei, impara a conoscere meglio tutti gli aspetti del carattere dell’amata. Scopre che Lolita, pur essendo già precocemente adulta sotto molti punti di vista, mantiene spesso dagli atteggiamenti quasi bambineschi, è una ragazza spesso deliberatamente infantile e ed è proprio questo suo modo fanciullesco e spensierato di guardare al mondo che lo attrae in particolar modo. Per usare le parole di Humbert stesso: “What drives me insane is the twofold nature of this nymphet, a veteran nymphet perhaps, this mixture in my Lolita of tender, dreamy childishness and a kind of eerie vulgarity”.
Lolita è immatura, puerile e forse anche sprovveduta ma è una boccata d’aria fresca per Humbert disgustato dalla banalità dei suoi coetanei. Nel film i coetanei di Humbert sono rappresentati da Mrs. Haze (la madre di Lolita) e dai coniugi Farlow: personaggi insulsi ed insipidi che non suscitano in Humbert alcun interesse. Humbert arriva anche a sposare Mrs. Haze ma lo fa solo per poter rimanere vicino a Lolita. Nel periodo in cui i tre convivono nella stesa casa è evidente il contrasto tra la figura di Mrs. Haze e Lolita: la mediocrità e la volgarità della madre fanno da contraltare alla solarità e sensualità della figlia.
La madre di Lolita morirà, investita da un’auto, poco tempo dopo e finalmente Humbert potrà iniziare la sua tanto agognata relazione con la figliastra. Humbert fa di tutto per impedire che Lolita possa abbandonarlo ma è proprio questo comportamento ossessivo che esaspera la ragazza e che alla fine la induce a fuggire con Quilty (Peter Sellers).


Tre anni dopo la sua fuga Lolita contatta nuovamente Humbert per chiedergli del denaro. Nella scena finale in cui Humbert la incontra per l’ultima volta nella nuova casa di lei, Lolita sembra essere cambiata radicalmente. Ora è una donna. La sua adolescenza sembra esserle scivolata di dosso. Porta degli spessi occhiali, indossa un grembiule per stirare e mostra una gravidanza in stato avanzato. È sposata con Richard Schiller, un ragazzo squattrinato ed insignificante. Deve occuparsi alle faccende di casa e tenere d’occhio il bilancio familiare. Ora ha obblighi e responsabilità, non è più quella ragazza spensierata che Humbert aveva conosciuto tre anni prima. Lolita si è trasformata in Mrs. Dolores Schiller. Una casalinga qualunque.
La fine dell’innocenza di Lolita? Non sarei propenso a chiamarla così dato che non era particolarmente innocente neppure in precedenza. No, qui siamo di fronte alla fine della leggerezza di Lolita. Tutta quella vivacità, tutta quella joie de vivre di cui Humbert si era follemente innamorato se ne sono andate lasciando spazio ad una nuova Lolita disincantata, adulta, matura. Questo cambiamento così evidente scandalizza Humbert. La Lolita che aveva conosciuto e amato non esiste più, dopo che aveva sofferto così tanto per conquistarla gliel’hanno portata via. Hanno ucciso Lolita! Le hanno tolto ciò che la rendeva speciale. Ma che cos’era che la rendeva così unica? Di preciso non si può spiegare: era una scintilla effimera, fugace, eppure così bella. Quella scintilla si è spenta e Lolita è diventata una donna qualunque, certo ancora splendida esteriormente eppure terribilmente ordinaria.
  
Humbert si rende conto che forse era stato un folle anche solo a sognare che sarebbe rimasta per sempre la sua “ninfetta” (così la definisce nel suo diario), che non sarebbe mai cresciuta e che avrebbe conservato quella scintilla per tutta la vita.
Humbert alla fine consegna a Lolita i soldi che gli aveva chiesto ed è costretto ad abbandonarla tra le lacrime.



Come avrete capito si tratta di una storia d’amore estremamente squilibrata ed è quasi un miracolo che un film del genere sia uscito al cinema in quegli anni. Quello che emerge dal film però non è la ricerca da parte del protagonista di rapporti sessuali con una minorenne (come può sembrare ad un primo impatto) ma piuttosto la voglia di trovare nuovi stimoli per amare.  Autenticità, freschezza, spontaneità: ecco cosa cercava veramente Humbert, non tanto la soddisfazione carnale.
Infatti l’elemento erotico in “Lolita” è molto sublimato per non dire del tutto assente: visto con gli occhi di oggi questo film è estremamente casto. Certo per alcuni versi Kubrick fu costretto a rendere il film casto per evitare che venisse censurato, ma secondo me rivedere la storia di Nabokov in un’ottica meno sessuale dà la possibilità al pubblico di comprendere i sentimenti del protagonista e permette che si instauri un’empatia tra lo spettatore e Humbert. Se il film fosse stato più spinto a mio avviso questa empatia non ci sarebbe stata perché il pubblico non sarebbe riuscito ad andare oltre al sentimento di ribrezzo nei confronti di un uomo che approfitta in maniera turpe di una adolescente.

P.S. Le opinioni che ho espresso si riferiscono in modo specifico al film e non al libro dal quale è stato tratto. Nel libro di Nabokov (che non ho ancora letto) a quanto pare la relazione tra i due è molto più scabrosa, e l’età di Lolita è di soli 12 anni.


Paolo Della Corte